Articoli con tags ‘ operazione Minotauro ’


Minotauro, il processo entra nel vivo

feb 8th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Giuseppe Legato
Il menù è ricco: latitanti, cadaveri eccellenti,’ndrine e politica, sindaci imputati, appalti pubblici alle imprese della ‘ndrangheta. Sembra un estratto di cronaca giudiziaria ambientato in un Tribunale della costa jonica reggina e invece è il processo Minotauro contro la malavita calabrese sotto la Mole che – l’altroieri – è entrato – finalmente – nel vivo. L’udienza fiume del 6 febbraio ha alzato il velo su scenari scomodi, bagarre tra testi e difesa, schermaglie verbali, sfide e provocazioni. E non poteva essere altrimenti visto che i due soggetti centrali della deposizione del capitano Vincenzo Bertè, capo della terza sezione del nucleo investigativo dei carabinieri di Torino, sono stati Pasquale Marando, massimo esponente delle ‘ndrine di Platì trapiantate a Torino e Nevio Coral, ex sindaco di Leinì finito alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. Pasquale è morto. Fine di una mitologia mafiosa Ogni tanto su qualche giornale torinese salta fuori la storia di Pasquale Marando, narcotrafficante di fama mondiale, residente a Leinì, frazione Tedeschi 67, scomparso nel 2001 a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’euro e mai più ritrovato. Un fantasma che appare e riappare nelle ordinanze di molte indagini sul traffico di droga. Ufficialmente un latitante, in...


Altro colpo ai Marando: sequestri per venti milioni di euro

dic 5th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Davide Pecorelli
Un’altra colonna dell’impero Marando crolla sotto i colpi della magistratura. Dopo gli arresti ecelenti degli ultimi anni, che hanno decapitato la Famiglia Marando, la DIA ha eseguito, due giorni fa, il sequestro di beni a loro riconducibili per il valore di 20 milioni di euro. Importante cosca operante in Piemonte da anni, con base operativa a Volpiano, è stata colpita dal sequestro di beni a seguito dell’inchiesta Marcos conclusa nel 2009 dalla Procura di Torino. La richiesta di custodia cautelare in carcere fu spiccata nei confronti di 8 soggetti, per il reato di riciclaggio aggravato. Tra questi Domenico Marando, a capo del gruppo criminale dopo la scomparsa di suo fratello Pasquale probabilmente ucciso in un agguato nel 2002. Domenico Marando ha un curriculum criminale di tutto rispetto: oggi è a Rebibbia, condannato in via definitiva per omicidio plurimo aggravato e per soppressione di cadavere, è stato arrestato nel corso dell’operazione Minotauro per svariati reati, tra cui quello di associazione di stampo mafioso. Un’attività che secondo la magistratura ha permesso alla famiglia, in stretto contatto con gruppi potentissimi della Calabria – tra cui gli Agresta, i Perre e i Barbaro – di costruire un vero e proprio impero fatto di terreni, ville, partecipazioni in...


La coda del Minotauro. ‘Ndrangheta e politica nel profondo Nord

nov 14th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Giuseppe Legato
Le rivoluzioni, va da sé, non si esauriscono in un giorno. Come i capitoli di un libro si scrivono uno per volta. Diversi sono i protagonisti, i luoghi, i dettagli, non il file rouge che guida il cambiamento. Forse è per questo che nel labirinto di Minotauro, epopea di manette contro le ‘ndrine di Torino scattata all’alba di un anno e mezzo fa, le strade dell’antimafia sembrano infinite. Continuano ad aggiungere nomi, volti e fatti al libro mastro della mala calabrese. Svelano intrecci, interrompono trame. Una rivoluzione a puntate. L’ultima l’hanno chiamata “Colpo di coda”: 23 arresti, due presunti locali di ‘ndrangheta – Chivasso e Livorno Ferraris – disarticolati, 4,6 milioni di euro di beni sequestrati. Il blitz è del 10 ottobre scorso. Il gip Giuseppe Salerno è la firma in calce a 341 pagine di accuse penalmente rilevanti – da provare in giudizio – formulate dai pm Roberto Sparagna e Monica Abbatecola. Una coda dunque, un ‘appendice che per il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli non è nemmeno “l’ultima” di questo viaggio contro il sistema criminale più forte e radicato del Nord Italia. Alcuni nomi si ripetono altri sono nuovi di zecca. Gli ingredienti non cambiano: riti, codici e business che...


Minotauro, lettera aperta del vice parroco di Leinì

ott 30th, 2012 | Categoria: articoli
di Chiara Albano
È passato appena un fine settimana da quando è stata ufficializzata l’esclusione di Leinì dai comuni che si sono costituiti parte civile nell’inchiesta Minotauro. L’ex-comitato “No a Tutte le Mafie”, nato in seguito agli arresti dello scorso giugno e poche settimane fa divenuto presidio di Libera intitolato a Pio La Torre, in merito alla vicenda aveva espresso immediatamente rammarico: «Esprimiamo dispiacere per l’inammissibilità della costituzione di parte civile del Comune di Leini nei confronti di Nevio Coral, a causa di un errore processuale nel conferimento della delega di deposito degli atti da parte dell’avvocato incaricato dal Comune. In assenza di tale vizio, è presumibile ipotizzare che anche Leini, come il Comune di Volpiano, si sarebbe potuto costituire parte civile». Ma Don Diego Goso, vice parroco leinicese, ieri, 29 ottobre, ha deciso di scrivere una lettera all’attuale commissario (il consiglio comunale di Leinì è stato sciolto per mafia lo scorso 23 marzo, n.d.a.). Qui di seguito pubblichiamo il testo (continua…)


Torino, si suicida il boss Catalano

apr 20th, 2012 | Categoria: news
Giuseppe Catalano, tra i più importanti esponenti della ‘ndrangheta torinese, si è buttato dalla finestra della sua villetta di Volvera, dove si trovava agli arresti domiciliari, dandosi la morte. Catalano era stato arrestato durante l’operazione Minotauro, condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Torino nel giugno 2011. Indagine monumentale contro l’infiltrazione della criminalità calabrese in Torino e provincia: 172 imputati, molti già a processo. Tra questi proprio Giuseppe Catalano. “I numerosi elementi hanno dimostrato – si legge negli atti dell’inchiesta Minotauro – sia l’appartenenza di Catalano all’associazione in argomento, sia il particolare ruolo di assoluto rilievo da lui ricoperto: tale carica lo ha portato a essere protagonista di varie vicende inerenti l’intero sodalizio nella sua dimensione territoriale piemontese”. Il padrino però era malato, una malattia recentemente aggravatasi che ha portato la custodia cautelare in carcere a mutarsi in arresti domiciliari. Forse proprio la malattia è stata la causa del suo recente dissociarsi dalla ‘ndrangheta: ”Ammetto di aver aderito all’organizzazione di cui sono accusato ma non intendo più farne parte”. Così, con una lettera inviata al tribunale e alla procura, Giuseppe Catalano, considerato un padrino della ’ndrangheta e capo locale di Siderno a Torino, si era dissociato di recente dall’organizzazione criminale. Il suo fisico era...


Commissioni di accesso per i comuni di Leinì e Rivarolo

ago 25th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Giuseppe Legato
Il viceprefetto di Torino Enrico Ricci risponde al telefono con un sottile accento toscano: «Sì, è vero. Su richiesta del ministro dell’Interno – dice – il prefetto ha disposto la creazione di due commissioni di accesso agli atti per i comuni di Leinì e Rivarolo sull’onda delle risultanze dell’operazione Minotauro contro la ‘ndrangheta».  Sei funzionari, tutti della Prefettura di Torino (sulla cui identità c’è un giustificato – massimo -  riserbo) divisi in due squadre da tre dirigenti ognuna con massimi poteri d’indagine su tutti gli atti amministrativi, cominceranno un lavoro di controllo certosino su appalti, delibere, atti di giunta del consiglio comunale e determine dirigenziali delle due cittadine travolte dalle intercettazioni telefoniche della maxi inchiesta dei carabinieri e della procura contro la criminalità calabrese sotto la Mole. (continua…)


“La comunità dei calabresi è la nostra ricchezza”

lug 13th, 2011 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Marco Nebiolo
La ’ndrangheta bussò e la politica, sventurata, rispose. O forse fu la politica a bussare, avendo capito che dopo l’ondata migratoria degli anni 50/60 potevano essere replicati anche al Nord, in scala ridotta, meccanismi di raccolta del consenso ampiamente collaudati nel meridione. Meccanismi in grado di pescare “a strascico” nei settori più bisognosi e meno istruiti della popolazione. E pazienza se a essere “grattato” e inaridito è il fondamento stesso della democrazia rappresentativa, il voto libero e consapevole dei singoli cittadini. L’accordo con la mafia è stato visto, da settori trasversali della politica, come una scorciatoia verso quella vittoria sul cui altare sacrificare qualunque valore. Primum vivere (o meglio, vincere), deinde philosophari. Non stupisce dunque che in Piemonte la liaison tra mafia e politica locale abbia radici lontane e che ciò che abbiamo letto nelle carte dell’operazione Minotauro sia solo l’ultimo capitolo di una vicenda che si trascina da almeno 40 anni. E quando storia e cronaca si assomigliano troppo, vuol dire che qualcosa, a livello politico e giudiziario, non ha funzionato. Una luce ambigua. Il punto centrale e più delicato di tutta la questione è il rapporto tra politica e le comunità di immigrati calabresi, le quali, piaccia o non...


Nevio Coral arrestato in Francia

giu 9th, 2011 | Categoria: news
A leggere l’autobiografia di Nevio Coral sul suo sito internet, colorato d’azzurro rassicurante, ci si potrebbe facilmente convincere che l’ex sindaco di Leinì sia in aria di santità. Imprenditore, attivo nel mondo politico e nella società civile, attento ai valori della legalità e della giustizia tanto da intitolare il Palasport di Leinì a Giovanni Falcone, giudice ucciso da Cosa nostra. E poi succede che leggi le intercettazioni dell’indagine Minotauro che ieri ha portato all’arresto di 141 persone e ti accorgi che l’azzurro, grattando appena col dito, cela sporca ruggine. Basti la telefonata che Vincenzo Argirò, esponente del “Crimine”, ‘ndranghetista di razza, fa a Coral nel maggio del 2009: «Pronto!». Argirò dice: «Sì, come andiamo?». Coral: «Bene! Bisogna proprio dire che gli amici si trovano sempre quando si va a casa d’altri, eh!». Argirò: «Dottore, voi avete… io non è che mi posso… avvicinare a voi alle vostre nature, nel mio piccolo… mi fa piacere sindaco sentirvi!». Coral: «No, no, anche a me fa piacere…. si stava parlando degli amici, no! e allora… mi diceva: guarda che tu i grandi amici, magari te li dimentichi… ma possiamo eventualmente trovarci un attimino perché io ...


Operazione Minotauro, quando il Piemonte è ‘ndranghetista

giu 8th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
“Un autonomo sodalizio”. Così il Procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli definisce la ‘ndrangheta in Piemonte. “Autonoma ma con radicamenti innegabili al sud, in Calabria”, aggiunge Giuseppe Pignatone, procuratore di Reggio. E la duplice presenza di Caselli e Pignatone restituisce la portata dell’operazione “Minotauro”. Cinque anni d’indagine “portati avanti da uomini straordinari con mezzi ordinari” afferma quasi commosso, in conferenza stampa, il colonnello De Vita. Tre distinti filoni d’indagine poi confluiti in un unico immenso dedalo di nomi, fatti, connessioni. Ben 191 persone iscritte nel registro degli indagati, 141 i mandati di custodia cautelare spiccati dal gip, due dei quali eseguiti in Calabria. Solo due, il resto è tutta una “questione settentrionale”. Tra i reati contestati: associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis), detenzione illegale di armi, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio ma anche “voto di scambio” (416 ter) reato che coinvolge esponenti politici e della pubblica amministrazione. Politica e ‘ndrine. Nevio Coral e non solo. “Stupisce e amareggia che ci siano numerosi casi singoli che riguardano...


‘Ndrangheta a Torino, 142 arresti nell’operazione Minotauro

giu 8th, 2011 | Categoria: news
Dentro il labirinto in cui Dedalo ha rinchiuso la bestia, così 1300 poliziotti come un moderno Teseo hanno tagliato la testa al toro. “Minotauro” è il nome di un vasta operazione di polizia coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino che ha portato a 142 arresti a Torino e in altre province, come Milano, Modena e Reggio Calabria. Arresti di ‘ndrangheta. Il capoluogo torinese sembra essere l’epicentro dell’operazione che ha visto impegati anche cento uomini dello Scico, corpo speciale delle Fiamme gialle, che hanno sequestrato beni per 70 milioni di euro: 127 tra ville, appartamenti e terreni situlati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza. Non si sa ancora nulla sull’identità delle persone aggiunte dagli ordini di custodia cautelare. Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso, al traffico di sostanze stupefacenti, al porto e detenzione illegale di armi, al trasferimento fraudolento di valori, all’ usura e all’estorsione.