Articoli con tags ‘ omicidi di mafia ’


Cose nostre: per la legalità e la cultura, ricordando Angelo vassallo

Nov 4th, 2010 | Categoria: archivio articoli
Venerdì 5 novembre ricorrono due mesi dall’assassinio di Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica ucciso a colpi di pistola in un agguato che sembra avere il marchio della fredda brutalità mafiosa. Per non dimenticare l’accaduto questo venerdì, in diretta streaming “a reti unificate”, dalle 20:00 alle 24:00, andrà in onda una maratona di solidarietà dal nome “Cose nostre: per la legalità e la cultura, ricordando Angelo Vassallo”. Al progetto aderiscono il network Altratv.tv, FEMI (Federazione delle micro web tv), Ipazia Preveggenza Tecnologica, Current, Valigia Blu, Repubblica, Wired, L’Unità, Rainews24, De Agostini, U-Station, aduni, YouDem. Per seguire comodamente la diretta sarà sufficiente collegarsi a www.cosenostre.tv set 2010 – Ucciso sindaco di Pollica (Sa) set 2010 – A Pollica le voci si moltiplicano ma anche i silenzi


Banchi di prova per la politica antimafia

Ott 16th, 2010 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino
Fatti diversi, per lo più drammatici, hanno riacceso i riflettori sulla “questione mafie”. Omicidi, aggressioni, minacce, intimidazioni toccano di nuovo, dopo un periodo di (apparente) minor intensità, uomini e donne delle istituzioni. A fronte di ciò il Governo e la maggioranza politica rivendicano una inedita azione di contrasto delle organizzazioni criminali, esibendo i ripetuti arresti di latitanti eccellenti, le consistenti confische di patrimoni illeciti, una più puntuale iniziativa sul terreno legislativo, l’impiego finanche dell’esercito a difesa delle istituzioni e dei suoi rappresentanti più esposti. L’ostentazione dei successi e degli impegni è, in buona parte, una operazione di immagine e di marketing, ché gli arresti e le confische sono frutto di indagini assai più che di scelte politiche, il codice della legislazione antimafia resta un obiettivo incerto sia nei contenuti che nei tempi, l’efficacia delle forze armate nell’azione di contrasto delle mafie è, a dir poco, incerta. Ma le assunzioni di impegno vanno prese sul serio. E messe alla prova. Ciò significa, anche, contestualizzarle e inserirle in un progetto complessivo. Di questo progetto indichiamo, qui, alcune tessere, banchi di prova della serietà degli impegni dichiarati. Primo. Lo scambio con la politica è lo specifico delle organizzazioni mafiose rispetto ad altre forme di...


Messico: il web contro la violenza dei narcos

Ott 8th, 2010 | Categoria: articoli
intervista a Cynthia Rodriguez di Simone Bauducco e Davide Ziveri
Inviati di guerra nel proprio paese. Come definire se non con queste parole la condizione dei giornalisti messicani. Sessantacinque inviati uccisi in 10 anni, 11 desaparecidos e 16 attacchi contro le sedi di giornali. Questi i numeri della guerra scatenata dai narcos nel paese che ha appena festeggiato il suo bicentenario. Uno Stato dove esistono vere e proprie aree di silenzio e dove il destino di chi prova a indagare è nelle mani dei narcotrafficanti. A Tamaulipas, a febbraio, sette giornalisti sono scomparsi nel nulla. Solamente il lavoro di un giornalista texano, che si è infiltrato nella zona, è riuscito a riportare l’attenzione su questo caso. Una spirale di violenza che ha esasperato gli animi dei cittadini delle regioni più colpite. Ma nel Messico dei narcos oggi si intravede qualche piccolo segnale di speranza. I famigliari delle vittime iniziano a parlarsi tra loro. Alcuni giornalisti hanno creato la rete “Periodistas a piè” per provare a unire il fronte della stampa che ha rinunciato alle illusorie promesse del potere e continua a non piegarsi di fronte alla violenza dei narcos. Cynthia Rodriguez è una giovane giornalista messicana del quotidiano “Proceso” che da quattro anni vive in Italia. Nel suo libro d’inchiesta “Contacto en Italia” ha...


Narcos messicani: otto vittime decapitate

Lug 28th, 2010 | Categoria: news
La guerra tra narcos in Messico non è mai finita. Stamane, svegliandosi, gli abitanti della periferia di Torreon – cittadina dello stato di Durango, nord del Messico – hanno trovato sui loro marciapiedi otto teste decapitate. L’identità delle vittime non è ancora stata ricostruita e non sono ancora stati rinvenuti nemmeno i corpi. Quello che si sa è che le teste appartengono a otto uomini di età tra i 25 e i 30 anni. Le teste sono state abbandonate, non a caso, in posti differenti della città. Solo due settimane fa, proprio a Torreon, un commando aveva freddato 17 giovani che si trovavano a una festa. Nei mesi precedenti, sempre nella stessa zona si erano verificati altri due episodi simili: scariche di proiettili su ragazzi in festa. Tutto questo accade nel triangolo tra Torreon, Gomez Palacio e Ciudad Juarez, a cavallo tra i due stati di Durango e Coahuila, crocevia del traffico internazionale di droga. Pochi giorni fa il portavoce del procuratore generale aveva dichiarato che i bossoli rinvenuti sulla scena della strage di Torreon del 15 luglio, e delle altre due stragi di Ciudad Juarez del 30 gennaio e di nuovo di Torreon del 31 gennaio, corrispondevano a quelli dei fucili...


Fortugno, la lenta marcia verso la verità

Feb 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Francesco Forgione
La sentenza di primo grado per l’omicidio di Francesco Fortugno, con quattro condanne all’ergastolo, rappresenta un risultato importante per la giustizia in Calabria e nel Paese. Intanto per la relativa  rapidità con la quale giunge, a poco più di tre anni da quella terribile giornata delle primarie dell’Unione, con il seggio di Locri insanguinato dai killer del vice presidente del Consiglio regionale calabrese. E soprattutto con i quattro responsabili già in carcere. Non è cosa da poco in una terra come questa, dove il velo dell’omertà è quasi mai scalfito dall’interno delle organizzazioni criminali e nella società. Eppure non possiamo che considerare questa sentenza solo un primo passo verso una verità più ampia che deve fare luce sul contesto politico-mafioso nel quale questo omicidio è maturato ed è stato consumato. In Calabria non si uccide una importante carica istituzionale della Regione senza che i boss della  ’ndrangheta, ai suoi livelli più alti, non siano d’accordo. E non si sceglie un luogo simbolico, come il seggio delle primarie, se non si vuole mandare un preciso segnale alla politica e allo stesso schieramento nel quale Fortugno militava. Con questa sentenza abbiamo una verità giudiziaria e una conferma del valore delle indagini svolte fino ad...


Boss di periferia

Nov 1st, 2009 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_11_2009 L’emendamento alla Finanziaria che consente la vendita dei beni confiscati ai mafiosi è un colpo di spugna alla legge 109/96 che ne consente la destinazione a scopi sociali. E apre la possibilità per le cosche di riacquistare ciò che forze dell’ordine e magistratura hanno faticosamente sottratto loro. Lo spieghiamo sull’ultimo numero di Narcomafie, che contiene inoltre un esclusivo dossier sulle ramificazioni delle mafie nei quartieri milanesi. Un’inedita fotografia di ras, latitanti e luogotenenti della criminalità organizzata che spadroneggiano nei sottoboschi meneghini. (altro…)


Capo d’Orlando. Un sogno fatto Sicilia

Apr 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Davide Grassi, figlio di Libero, imprenditore palermitano ucciso dalla mafia nel 1991, al funerale di suo padre alza la mano in segno di vittoria. «Non vi pago» aveva detto il genitore agli estorsori, rimanendo fedele a quell’impegno a costo della propria vita. Al funerale altre tre persone seguono il gesto: la fotografa Letizia Battaglia, il socialista Franco Piro e il signor Agostino, padre di Nino, agente di polizia ucciso insieme alla moglie, divenuto ormai un’icona dei familiari delle vittime per la sua barba non tagliata in segno di protesta. Davide Grassi confida allo scrittore Fulvio Abbate di aver provato conforto nella risposta dei tre e di aver capito, anche grazie a loro, che quello non era “un gesto a vuoto”, ma che quelle due dita alzate in segno di vittoria esprimevano un sentimento vero e condiviso. Capo d’Orlando. Un sogno fatto in Sicilia affronta – dietro il fluire del racconto – il dibattito mai risolto sul linguaggio dell’antimafia. Abbate, attraversando in lungo e largo la cittadina in cui è nata la prima associazione antiracket, cerca le parole per descrivere ciò che accade senza ripetere stereotipi e letture paludate. «Conversavo con loro [i commercianti dell’Acio], e nel frattempo temevo disperatamente di imbattermi...


Strisce di memoria

Mar 10th, 2009 | Categoria: recensioni
Nel quindicesimo anniversario dell’assassinio di don Peppe Diana, un gruppo di giovani disegnatori ricorda il suo impegno contro la mafia. Con un volume di racconti a fumetti edito da Round Robin «Chi è don Peppe?». «Sono io». Quattro colpi di pistola. Muore così, la mattina di San Giuseppe del 1994, il parroco di San Nicola a Casal di Principe, il primo prete ucciso dalla camorra. Da quel clan dei casalesi che, nonostante i suoi 36 anni, don Giuseppe Diana da tempo combatteva con mezzi semplici ma efficaci. Ora, grazie all’iniziativa dell’associazione daSud, la vita del prete scout – simbolo dell’alternativa alla violenza camorrista – diventa un fumetto per i tipi della Round Robin editrice. Collana antimafia. Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo  è il primo titolo della collana Libeccio, una serie di racconti a fumetti sulla vita e l’impegno civile di uomini delle istituzioni e cittadini comuni che hanno deciso di schierarsi sul fronte della giustizia e della difesa dei deboli, contro la protervia della criminalità organizzata. «Abbiamo scelto la via della memoria dal basso – racconta Raffaele Lupoli, ideatore e curatore della collana per daSud –. Accanto alla bibliografia e alle carte giudiziarie, il fumetto si anima di racconti...


Geografie di vita e di morte

Feb 10th, 2009 | Categoria: recensioni
Casal di Principe, via Garibaldi n.29. Marano, via Santa Maria a Cubito n.231. Di nuovo Casal di Principe, via Baracca. Modesti appartamenti, negozi, associazioni. In questa geografia anonima sono cresciuti e hanno trovato la morte uomini innocenti, in vie ordinarie e stanze mute. Nelle chiese di paese sono stati celebrati i loro funerali. In cimiteri poco distanti, sepolte le loro spoglie. Eppure erano corpi giovani, pieni di vita e passione. Ce n’era uno che aveva appena venti anni, si chiamava Salvatore Nuvoletta. Era un giovanissimo carabiniere di Marano e morì sacrificato sull’altare dello strapotere dei clan. Qualcuno lo indicò a Francesco “Sandokan” Schiavone, che cercava vendetta per suo “cugino” Mario, rimasto ucciso durante un conflitto a fuoco con i carabinieri. Per avere quel nome Sandokan arrivò addirittura a schiaffeggiare pubblicamente il maresciallo del paese. Secondo il racconto di alcuni pentiti fu proprio il superiore a vendere il nome di Salvatore, per quanto il giovane non fosse stato neppure presente alla sparatoria. C’erano stati dei segnali. Salvatore si era accorto che qualcosa non andava e ne aveva paura. Lo confidò alla madre pochi giorni prima di morire. Ne parlò anche con il fratello Gennaro, anche lui nell’Arma, che allora sottovalutò le...


San Cataldo, assassinato Calì

Gen 10th, 2009 | Categoria: news
Salvatore Calì, 59 anni, è stato assassinato il 27 dicembre scorso a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta con 4 proiettili sparati a bruciapelo da killer a bordo di una motocicletta mentre usciva dalla sua agenzia di pompe funebri. Figlio del boss mafioso Luigi Calì, assassinato a sua volta nel 1981 all’età di 70 anni, Salvatore era uscito recentemente dal carcere dopo avere scontato una condanna a 9 anni per associazione mafiosa e tentato omicidio. Già nel 1992 era scampato ad un agguato. Secondo gli inquirenti la vittima stava cercando di riorganizzare la cosca locale, di cui era al vertice.