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Mario Francese. Una vita in cronaca

Feb 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Le fotografie lo immortalano mentre percorre instancabilmente i corridoi della procura palermitana. I magistrati lo ricordano per la sua incredibile capacità di mettere insieme gli indizi e arrivare prima di altri alla notizia: «Non chiedeva quasi nulla, né verbali né notizie, ma solo il riscontro a un proprio lavoro di ricerca», racconta Guido Lo Forte. I colleghi giornalisti ne rimpiangono la dedizione al lavoro. I più sinceri, come Lucio Galluzzo, non nascondono che il suo modo di intendere la professione lo isolava: «Veniva persino deriso, bersaglio di ironie, anche guardato con il sospetto che viene rivolto a chi cerca la “medaglia” da chi la medaglia la vuole senza sudarsela». I collaboratori di giustizia dicono che «non si faceva i fatti suoi», «aveva rotto le scatole a molti», «non era possibile parlargli». Uno dei figli, Giulio,  giornalista, lo ricorda disteso a terra sotto un lenzuolo. Lui che da “biondino” del giornale palermitano «Diario», quel 26 gennaio 1979, era accorso sul posto dell’omicidio senza sapere che l’ucciso fosse suo padre.  Mario Francese era un siracusano trapiantato a Palermo. Era uno che parlava con tutti, sosteneva che «è troppo facile entrare in aula e seguire le udienze. Le vere notizie si raccolgono nei corridoi»....


L’altra metà della cupola

Gen 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Lo stereotipo le vuole custodi e veicolo dei (dis)valori tradizionali, ma ai margini dell’attività criminale. Le donne di Cosa Nostra, invece, sono pienamente inserite nel contesto mafioso: affidabili fiancheggiatrici o vere e proprie guide, il loro ruolo è sempre più determinante. Specie da quando Cosa Nostra si è vista costretta a cambiare le sue regole di reclutamento…  Per comprendere la rilevanza del ruolo della donna all’interno di Cosa Nostra, quantomeno come madre, figlia, moglie, basta pensare che, secondo quanto da tutti riconosciuto, essa è il perno della famiglia di sangue, sul cui modello si struttura l’intera organizzazione della “famiglia” mafiosa. Non a caso, si è parlato di “centralità sommersa” della donna di mafia.  Essa infatti è custode ed elaboratrice dei codici culturali su cui si basa l’organizzazione, tra cui l’onore, la vendetta, l’omertà; è la garante della “reputazione” dei propri uomini; è lo strumento di rafforzamento del potere delle cosche, per lo più a mezzo delle strategie matrimoniali, in ordine alle quali è stata sempre trattata quasi come merce di scambio. Soprattutto è l’indispensabile catena di trasmissione dei disvalori mafiosi ai figli; la formatrice pedagogica delle giovani generazioni alle quali attingere i nuovi uomini d’onore, dato che alle madri è in via...