Articoli con tags ‘ Nicola Mancino ’


Borsellino ucciso per proteggere la Trattativa

Nov 29th, 2012 | Categoria: articoli
di Lorenzo Baldo
All’ingresso dell’aula Bunker del carcere dell’Ucciardone ci sono solo gli agenti della polizia penitenziaria che osservano i pochi passanti. Quarta udienza preliminare del processo sulla trattativa Stato-mafia, porte chiuse al pubblico e ai giornalisti. All’interno del bunker ci sono esponenti dello Stato-stato assieme a personaggi “ibridi” accusati di aver trattato con Cosa Nostra I nomi dei Boss mafiosi di prim’ordine come Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, sono scritti nella richiesta di rinvio a giudizio accanto a quello del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, insieme ai nomi e cognomi di uomini delle istituzioni e della politica che con essi avrebbero trattato: Calogero Mannino, Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino, e poi ancora esponenti del Ros dei carabinieri come Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni; in ultimo Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, don Vito. Tra coloro che hanno chiesto ed ottenuto di essere ammessi come parte civile al processo sono presenti in aula Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, nonché presidente della Commissione antimafia europea e Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato in via D’Amelio e presidente dell’associazione delle “Agende Rosse”. Punto focale dell’udienza odierna: la competenza territoriale per il futuro processo. Gli...


Trattativa Stato-mafia, la consulta vuole gli atti ma i pm resistono

Set 26th, 2012 | Categoria: news
Gli inquirenti palermitani ritengono “perlomeno inusuale” e “un’intromissione, un’invasione di campo” la richiesta dei giudici della Corte costituzionale di ricevere i “brogliacci” delle intercettazioni delle telefonate del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con l’ex ministro degli Interni, Nicola Mancino. Una richiesta che i pm rispediscono al mittente definendola “poco chiara” ma sembra evidente che, dietro ai toni istituzionali, ci sia una malcelata insofferenza nei confronti della richiesta. Una scintilla che può far riaccendere il fuoco della polemica attorno all’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia. Proprio indagando sulla presunta trattativa gli inquirenti siciliani hanno intercettato le telefonate di Mancino per scoprire se l’ex ministro, all’epoca non ancora indagato, dicesse la verità quando negava i rapporti tra Cosa nostra e  uomini dello Stato. Napolitano ha poi sollevato la questione per la decisione dell’ufficio inquirente di non distruggere subito le conversazioni “captate per caso” – così ha sempre sostenuto il procuratore, Francesco Messineo – e comunque giudicate “irrilevanti” dagli stessi pm. La Consulta, chiamata a decidere sul ricorso presentato da Giorgio Napolitano contro la Procura di Palermo, ha chiesto ai pm siciliani, fra le altre cose, il numero e le date delle chiamate registrate dalla Dia e riguardanti conversazioni fra il presidente della...


Vent’anni fa la strage di via D’Amelio. Quando la verità?

Lug 19th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Impeachment. Sì, chiedo l’impeachment per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché a mio giudizio si sta frapponendo alla ricerca della verità sulla morte di mio fratello Paolo». Salvatore Borsellino parla di un vero e proprio attentato alla Costituzione, facendo riferimento alla presa di posizione del Capo dello Stato che ha aperto un conflitto contro la procura di Palermo presso la Corte Costituzionale. Il pm Antonio Ingroia e i sostituti Lia Sava, Nino Di Matteo e Guido Palermo hanno infatti predisposto il vaglio di intercettazioni telefoniche intercorse tra Nicola Mancino – all’epoca della strage ministro dell’Interno – e l’allora presidente della Camera dei Deputati Giorgio Napolitano, che rivendica la propria immunità. Rita Borsellino, sorella del magistrato, ammette di essersi «sentita schiaffeggiata dalle parole del Presidente: non parlo come sorella, ma come comune cittadina che, a distanza di venti anni, chiede di conoscere la verità sulla strage di via D’Amelio». Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha commentato: «È assodato che il Presidente della Repubblica non possa essere intercettato ma è anche vero che i giudici hanno lavorato in ottemperanza delle leggi. Ora dovrà decidere la Consulta», mentre il ministro Paola Severino ha sentenziato:«È importante mantenere la segretezza delle telefonate del Capo...


Borsellino ucciso perché sapeva della trattativa tra Stato e mafia

Lug 19th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
Borsellino e Sciascia «Sia nel luglio del 1992, sia nell’anno 1993, la strategia di Cosa nostra è stata quella di trattare con lo Stato attraverso l’esecuzione di plurime stragi che hanno trasformato la trattativa in un vero e proprio ricatto alle istituzioni». La “trattiva” di cui scrivono i pubblici ministeri nell’atto d’accusa che conclude quasi quattro anni di indagini nate dalle rilevazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, è quella tra Stato e mafia. Un ricatto bello e buono che Cosa nostra ha rivolto alle istituzioni democratiche e che ha avuto qualche risultato considerevole “se si considera che l’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario (il carcere duro per i mafiosi, ndr ) è stato di fatto depotenziato». I detenuti sottoposti al regime restrittivo si ridussero, in poco più di un anno, di circa due terzi. Intanto a Palermo il giudice Giovanni Falcone esplose in un attentato scenografico, potente, che si portò via un pezzo di autostrada e un pezzo di Stato. L’altro pezzo saltò il 19 luglio 1992 uccidendo Paolo Borsellino. Poi, su quell’Italia in frantumi, si è costruita una nuova stagione politica. Chi rompe paga e i cocci sono i suoi. Dall’ultima ricostruzione della Procura di Caltanissetta sulla bomba che il 19...


La trattativa nella trattativa

Giu 19th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Si diceva «tormentato» Nicola Mancino, ex ministro degli Interni dal giugno 1992 all’aprile del 1994, dall’inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia nella quale, da semplice testimone, si è trovato ad essere iscritto nel registro degli indagati per la (supposta) falsa testimonianza resa al processo Mori. E il tormento di Mancino lo ha spinto a cercare un’aiuto nel Quirinale che, a quanto emerge dalle intercettazioni della Procura di Palermo, non si è tirato indietro. L’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia sta mostrando tutte le sue pieghe, gravide di misteri. Le richieste di Mancino al Quirinale Già il 16 giugno scorso il Quirinale ha dovuto smentire le “irresponsabili illazioni” in merito al contenuto di una lettera, pubblicata su Il Fatto quotidiano e ripresa da alcuni giornali, inviata dal Quirinale al procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. In questa lettera si chiedono chiarimenti sulla configurabilità penale della condotta degli esponenti politici coinvolti nell’indagine. Alla lettera è allegata una missiva di Mancino a Napolitano in cui si segnalava l’opportunità di raggiungere una visione giuridicamente univoca tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta, tutte parallelamente impegnate nella verifica del ruolo di ex ministri e parlamentari nel biennio della trattativa. Un modo per “sfilare” l’inchiesta alle procure che se ne stanno occupando, Palermo e...


Trattativa Stato-mafia, indagato Mancino per falsa testimonianza

Giu 12th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
L’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Palermo, con l’ipotesi di falsa testimonianza. La decisione è stata adottata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, alla vigilia della chiusura dell’indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Tutte le posizioni dei nove personaggi sotto indagine sono ancora al vaglio dei pm: da stabilire infatti, spiega la procura (che conferma le indiscrezioni trapelate oggi in alcuni quotidiani) quale sarà, per ciascuno dei coinvolti, l’imputazione finale. Si va da un ventaglio di ipotesi di reato che, oltre alla falsa testimonianza, abbracciano il favoreggiamento aggravato, il concorso nella violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario o – ipotesi estrema – il concorso in associazione mafiosa. Nell’indagine sono coinvolti i generali Mario Mori e Antonio Subranni, l’ex tenente colonnello Giuseppe De Donno, l’ex ministro dc Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Nino Cinà. E ora anche Mancino, il cui ruolo fino a questo momento è considerato relativamente secondario. Proprio ieri, poi, è stato riascoltato come teste, dai pm del pool, un altro ex ministro dell’Interno, Vincenzo Scotti, a proposito di alcuni fatti...