Articoli con tags ‘ New York ’


A New York la centrale del narcotraffico calabrese (with english translation)

Mag 7th, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di Giuseppe Baldessarro
  A pranzo e cena vestiva i panni dell’anonimo titolare di una piccola pizzeria di New York, il resto del tempo Gregorio Gigliotti lo utilizzava per gestire un imponente traffico di cocaina. Era lui il perno attorno a cui ruotava un business da diverse tonnellate di “roba” che dalla Colombia, attraverso gli Usa, arrivavano poi in Europa. Era un broker don Gregorio. Anzi di più, era la vera e propria pietra angolare di una struttura che incardinava narcos sudamericani, uomini della ‘ndrangheta e alcune della famiglie storiche di Cosa nostra americana.   A scoprirlo sono stati gli specialisti del Servizio Centrale Operativo della polizia italiana (Sco) e della Federal Bureau of Investigation (Fbi), che nelle scorse ore hanno arrestato 13 persone in Calabria (a Crotone, Sinopoli e Vibo Valentia) e 4 negli Stati Uniti. Numeri solo in apparenza esigui, tanto più che secondo i magistrati reggini (il provvedimento di fermo porta la firma del Procuratore Federico Cafiero de Raho e dell’aggiunto Nicola Gratteri) l’indagine ha un valore analitico e strategico che va ben oltre le iniziali aspettative. In questo senso l’inchiesta conferma un dato già emerso in altre operazioni della Dda di Reggio Calabria, ossia che la ‘ndrangheta sta imponendo il proprio dominio anche...


Quel giorno a New York

Set 12th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Eva Morletto
11 settembre 2001 a New York. Ieri li abbiamo visti insieme, Bush e Obama. Da una larte l’America profonda, nazionalista e guerrafondaia e dall’altra l’ America della speranza, quella che non si è fatta vincere dalla diffidenza verso il prossimo, dal razzismo e da tutto ciò che i fautori della strage avrebbero auspicato. Nel male, nel ricordo spinoso degli attacchi alle Twin Towers e delle sanguinarie guerre che seguirono in Medio Oriente, questa é in fondo una buona notizia. Visto che le premesse erano davvero pessime. Sophie Le Cam, 39 anni, francese, nel 2001 era una giovane ricercatrice, esperta in arte contemporanea e felice di poter lavorare in un tempio della creatività moderna quale il Guggenheim Museum di New York. Sophie all’epoca era fidanzata con Marc, americano di religione ebraica, ed entrambi vivevano nel New Jersey, in quella striscia di villette residenziali affacciate su Manhattan. Per comodità, durante i giorni settimanali Sophie dormiva in un appartamentino in centro città, al settantesimo piano di un edificio dalle parti di Lexington Avenue. Condivideva l’affitto con una studentessa francese e con un impiegato egiziano, Nader. “Ho sentito...


Cosa nostra, arresti made in Usa

Gen 21st, 2011 | Categoria: news
Una maxi retata oltreoceano ha inferto un duro colpo a Cosa nostra, colpendo tutte e sette le grandi famiglie mafiose della costa atlantica. L’Fbi ha arrestato oltre 110 persone tra i quali spiccano i 91 membri appartenenti alle famiglie Gambino, Genovese, Colombo, Bonanno e Lucchese che vantavano il dominio su New York; a queste si aggiungono i De Cavalcante in New Jersey e i Patriarca, famiglia che da sempre controlla il Rhode Island. Diversi i reati a loro imputati: omicidio, estorsione, racket, gioco d’azzardo, incendi dolosi, strozzinaggio nelle industrie cementizia e portuale, traffico di droga. Tuttavia si tratta di attività di matrice americana senza ramificazioni in Italia. È dunque una casualità il fatto che una delle persone coinvolte nella maxiretata sia stata arrestata in Sicilia, a Siracusa: si tratta del 31enne Walter Samperi, affiliato al clan Colombo e accusato di attività estorsiva commessa tra il 2004 e il 2010 nella Grande Mela. Della famiglia Colombo sono state arrestati anche il capo – Andrew Russo – il suo vice e il consigliere. In manette anche il capo della famiglia Patriarca, l’ultra ottuagenario Luigi Manocchio e “re” delle estorsioni. «Questi arresti – ha commentato il ministro della Giustizia newyorkese – segnano un importante passo...


Tenente Petrosino

Set 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
La mafia non è mai stata roba da poveracci, per quanto si sia sempre nutrita di miseria. Uno dei primi a capirlo è stato Joe Petrosino, leggendario poliziotto italoamericano che nella New York dei primi del Novecento riuscì a catturare più di tremila criminali, tra boss, gregari e semplici delinquenti. Nato a Padula, in provincia di Salerno, Petrosino era arrivato negli Usa nel 1873 a soli 13 anni. A 23 si era arruolato in polizia e una rapida carriera lo aveva portato, nel 1905, a dirigere il gruppo scelto dell’Italian Legion, incaricato di contrastare le organizzazioni mafiose e paramafiose cresciute nella grande mela. Una su tutte la famigerata Mano nera, che alcuni studiosi collocano all’origine di Cosa nostra americana. Petrosino ne diventò il principale nemico.  Il poliziotto non era però affatto persuaso che quella criminalità d’accatto, per quanto diffusa, costituisse un reale pericolo: non credeva che Mano nera fosse una vera organizzazione quanto piuttosto un «espediente praticato da chi deve sopravvivere dormendo, la notte, accanto a un cesso puzzolente sempre intasato», una forma di delinquenza anarcoide che martoriava gli abitanti di Little Italy, e ogni tanto veniva infiltrata dalle vere cosche in cerca di copertura o di uomini.  Petrosino intuiva invece il...


…ma Bonanno e Genovese stanno bene

Dic 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Chi comanda davvero la criminalità organizzata oggi a New York? È l’interrogativo che si pongono gli investigatori dell’Fbi, alle prese con il moltiplicarsi degli interessi dei gruppi criminali e delle bande di mille etnie che usano metodologie tipicamente mafiose. Quello che è certo è che due sono le famiglie di Cosa Nostra che meglio hanno resistito, negli ultimi dieci anni, ad ondate di arresti, pentimenti e carneficine determinate da lotte intestine: i Bonanno e i Genovese. Nemmeno dieci anni fa, osservatori accreditati davano la famiglia Bonanno quasi per estinta, o comunque fortemente indebolita. Alla fine degli anni Ottanta anche l’FBI aveva deciso di sciogliere l’unità speciale di controllo di ogni mossa e ogni affare dei suoi uomini di punta. Il vecchio boss ultranovantenne Joseph Bonanno, detto “Joe Banana”, in ritiro in Arizona, aveva fatto sentire la sua voce l’ultima volta nel 1983, e in un modo piuttosto anomalo per un padrino: da grande comunicatore qual era, scelse di concedere una storica intervista alla rete televisiva americana “Cbs”. In circa un’ora di botta e risposta, Bonanno aveva raccontato di essere «un uomo d’onore» incompreso e di essere stato perseguitato «per tutta la vita», ammettendo però di essere stato «l’uomo più rispettato di tutto...


E la cimice sconfisse l’impero

Dic 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Incastrato dalle microspie, condannato all’ergastolo, gravemente ammalato. Ha un triste finale la carriera criminale di John Gotti, re della New York anni 80, boss spietato e gentile, amante del lusso e delle belle donne «La legge sarà dura con noi… ma non riusciranno più a distruggerci. Anche morissimo, andrebbe bene». Questo è John Gotti. La frase, rubata da un’intercettazione ambientale prima del suo arresto, riassume il fascino ambiguo dell’uomo che per anni ha tirato le fila della mafia newyorkese. Ma chi è John Gotti? Un’infanzia difficile, consumata in un quartiere duro da vivere come il Bronx. Poi, quello che per amici e vicini di casa è “Johnny Boy”, lascia le strade sporche e malfamate della periferia per approdare ai lussuosi grattacieli e alla sfavillante mondanità di Manhattan. La partenza è in sordina: per qualche anno Gotti veste i panni dell’agente di una società di forniture idrauliche. Poi, però, cominciano a vederlo girare accompagnato da una scorta e a bordo di auto di gran lusso – Mercedes o Lincoln in particolare. È il salto di qualità: pur lavorando ancora nelle retrovie, John Gotti si guadagna in breve tempo la fama di pezzo da novanta della malavita. La ricercatezza nel vestire, la galanteria dei...


I sopranos non cantano più

Dic 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Gli ultimi due anni sono stati per Cosa Nostra americana, falcidiata da inchieste e arresti, l’acme di un declino iniziato negli anni Novanta. Ma per l’FBI è ancora presto per ritenerla sconfitta Cosa Nostra americana? Inossidabile solo sugli schermi, nella serie televisiva The Sopranos. Ma il successo della fiction, che ha resistito a tutte le critiche, le censure, gli anatemi della comunità italo-americana (secondo cui The Sopranos continuerebbe ad avvalorare l’equazione tra i suoi membri e i mafiosi), ha creato preoccupazioni non solo tra la maggioranza degli italo-americani al di sopra di ogni sospetto: The Sopranos e il suo successo sono stati un problema anche per le famiglie di Cosa Nostra statunitense, che, colpite da inchieste ed arresti ormai quasi senza sosta, avrebbero bisogno di silenzio e tranquillità, unica ricetta per far fronte ad uno dei periodi più neri della storia delle cosche Usa sul fronte giudiziario. Un periodo, questo degli ultimi due anni, che sembra anche segnare uno spartiacque nei modelli organizzativi delle “famiglie” mafiose americane. Un boss all’antica. Spartiacque rimarcato anche dalla scomparsa di uno degli ultimi simboli della “vecchia mafia”, un nome di prima grandezza di Cosa Nostra a New York: il padrino della famiglia Lucchese Anthony Corallo, morto...


Barbarie e ragione

Ott 10th, 2001 | Categoria: editoriali
A un mese dall’attacco terroristico alle torri gemelle di New York è scattata, ancora una volta, la risposta della guerra. Ad essa, di nuovo, cerchiamo di opporre la forza della ragione. Non è in discussione il punto di partenza. L’orrore e la barbarie che hanno devastato New York e Washington non hanno giustificazioni. Di più, essi non hanno colore (politico, religioso o nazionalistico, che sia); sono semplicemente orrore e barbarie. Non c’è dio, non c’è politica, non c’è progetto di emancipazione senza rispetto e pietà per l’uomo. Non vale dire che la violenza ha avuto nella storia (ed ha oggi) un ruolo di primo piano, sia nel mantenimento dello status quo sia nei progetti di cambiamento. Lo sappiamo bene. Ma il secolo appena concluso ha infine, tra strappi e contraddizioni, convogliato gli sforzi della parte migliore dell’umanità verso — almeno — la minimizzazione della violenza. Ed è, contemporaneamente, cresciuta, anche nei settori politici più radicali, la consapevolezza — indotta dalle dure lezioni della storia — che il domani è scritto nell’oggi e che il futuro sarà a immagine e somiglianza del metodo e delle pratiche seguite per costruirlo. In ogni caso, rispetto alla pur diffusa violenza, il terrorismo — soprattutto quando raggiunge le vette di ferocia e di casualità cui abbiamo assistito...