Articoli con tags ‘ ‘ndrangheta in Piemonte ’


Bardonecchia, un bene sottratto alla ‘ndrangheta

Ott 26th, 2016 | Categoria: articoli
di Davide Pecorelli
A vent’anni di distanza dalla confisca, la villa dei Mazzaferro di Bardonecchia torna a rivivere. L’impegno e la tenacia delle istituzioni, delle associazioni Liberainsieme e Libera, hanno portato all’inaugurazione de «L’Alveare», un luogo che ospiterà gruppi di ragazzi e ragazze in una delle più belle località di montagna del Piemonte.  


Bruno Caccia, l’ora della verità

Lug 6th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Nicola Tranfaglia
In occasione della riapertura, oggi mercoledì 6 luglio 2016, del processo per l’omicidio del Procuratore capo Bruno Caccia, riproponiamo l’articolo pubblicato nel giugno 2013 da «Narcomafie», a firma dello storico Nicola Tranfaglia. Chi avrà l’occasione di leggere Il giudice dimenticato (Edizioni Gruppo Abele, euro 8,00), scritto a quattro mani con Teresa de Palma, si renderà conto che siamo di fronte a uno dei misteri italiani che resiste ancora a cinque processi già celebrati. (altro…)


Bruno Caccia, un caso ancora aperto – Le tappe del processo

Lug 6th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Elena Ciccarello
In occasione della riapertura, oggi mercoledì 6 luglio 2016, del processo per l’omicidio del Procuratore capo Bruno Caccia, riproponiamo gli articoli pubblicati a gennaio da «Narcomafie», a firma di Elena Ciccarello e Davide Pecorelli Rocco Schirripa, detto ‘Barca’, sessantadue anni, pluripregiudicato calabrese residente a Torino dagli anni Settanta. Per la giustizia, un narcotrafficante inserito nei ranghi più alti della ’ndrangheta piemontese. Per gli abitanti del quartiere Parella, l’anonimo panettiere di un negozio di “prodotti tipici regionali” calabresi. Secondo i magistrati milanesi è lui uno dei killer di Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino, ucciso la sera del 26 giugno 1983 mentre portava a spasso il cane, sotto casa. Lui un membro del comando che mise a segno uno degli omicidi più eclatanti e misteriosi d’Italia, per il quale da tre anni i familiari chiedono la riapertura delle indagini e di cui, fino ad oggi, la giustizia ha individuato un solo responsabile, il boss calabrese Mimmo (Domenico) Belfiore, condannato definitivamente nel 1992 all’ergastolo come mandante dell’omicidio e dal giugno 2015 ai domiciliari per motivi di salute. (altro…)


Processo Minotauro, la memoria difensiva di “Libera”

Mag 12th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Norma Ferrara
A cinque anni dagli arresti messi a segno dall’indagine Minotauro, coordinata dalla Dda di Torino, contro la ‘ndrangheta in Piemonte, dopo oltre cento udienze in primo e secondo grado, è arrivato il sigillo della Cassazione. La Suprema Corte ha confermato le condanne definitive per 23 imputati del filone principale del processo, tra gli altri quella per l’ex sindaco di Leinì, Nevio Coral, a otto anni per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno disposto, inoltre, alcuni annullamenti con rinvio. Al “Palazzaccio”, come lo chiamano nella Capitale, durante la prima parte dell’udienza di ieri  davanti alla Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, in rappresentanza delle parti civili c’era soltanto l’associazione Libera. La memoria conclusiva della parte civile “Libera”. Durante l’udienza  Libera è intervenuta  chiedendo  – come si legge  nella memoria conclusiva presentata –  il “rigetto dei ricorsi” e la “conferma in ogni sua parte della sentenza della Corte di Appello di Torino”. “La sentenza –  si legge in un passaggio dell’atto  – richiama le conclusioni assunte dal Collegio di prime cure, confermando la sussistenza dell’associazione mafiosa. Il metodo mafioso governa i rapporti interni tra le “locali” che sono “gemmate” dalla madre calabrese e vi rimangono legate condividendone linguaggi, riti e doti, pur conservando...


“Fare le mafie fuori”, intervista agli organizzatori del convegno

Nov 2nd, 2015 | Categoria: prima pagina
 Il 29 e il 30 ottobre, il Rettorato dell’Università degli Studi di Torino ha ospitato il convegno Fare le mafie Fuori- Nuovi territori e strategie di contrasto (nella foto, un momento del convegno). Durante l’incontro, promosso dalla Fondazione Fondo Ricerca e Talenti – la prima fondazione universitaria in Piemonte che finanzia e sostiene iniziative di divulgazione scientifica di studenti e ricercatori – si è ragionato attorno alla questione del riconoscimento delle mafie e della loro diffusione in aree diverse da quelle di genesi storica. Per farlo sono stati chiamati al confronto studiosi provenienti dalle università italiane e straniere, giornalisti, uomini delle istituzioni e della politica che hanno problematizzato attorno a questi aspetti con strumenti diversi, riuscendo a scomporre insieme ciò che viene definito “mafia” e proporlo fuori dagli stereotipi veicolati dal sapere comune. Un dibattito ricco di stimoli che non è stato certo fine a sé stesso: coerenti ai temi dibattuti, sono state presentate le attività scientifiche di alcuni giovani ricercatori. Gli organizzatori del convegno, che si muovono all’ interno dell’Università degli Studi di Torino sono Maria Trapani, dottoranda in Scienze sociali e i sociologi Joselle Dagnes, Davide Donatiello e Valentina Moiso. A loro abbiamo rivolto le nostre domande. Fare le mafie...


Assoluzione in appello per Rosario Marando annullata dalla Cassazione

Lug 20th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
La Cassazione ha annullato la sentenza con cui la Corte d’appello di Torino, nel maggio del 2014, aveva assolto Rosario Marando (presunto boss della ‘ndrangheta in Piemonte, secondo gli inquirenti) dall’accusa di avere preso parte al riciclaggio di 33 milioni di euro. I supremi giudici hanno ordinato un nuovo processo. Il “tesoro” era il prodotto di traffici di droga e sequestri di persona orchestrati da uno dei fratelli di Rosario, Pasquale Marando, il quale, sempre secondo gli inquirenti, è stato ucciso nel gennaio del 2002 dopo “una carriera criminale durata oltre un ventennio”. La Cassazione ha invece respinto il ricorso di altri due imputati, Domenico Marando e Paolo Anglisani, ai quali la Corte d’appello aveva inflitto tre anni e quattro mesi e tre anni e otto mesi di reclusione. La vicenda era legata anche a una società chiamata “Green Farm”, di Rivarossa (Torino), che secondo l’indagine veniva utilizzata per gestire il patrimonio frutto di attività illecite.    


Piemonte e Calabria: blitz contro la ‘ndrangheta

Mag 7th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Il Comando provinciale dei Carabinieri di Asti ha condotto un blitz contro la ‘ndrangheta fra la città di Asti e le province di Torino, Vercelli e Crotone. L’operazione ha condotto a ventidue perquisizioni, al sequestro di 37 chili di droga e di un capannone utilizzato per la coltivazione di marijuana. Sei gli arresti. Inoltre le forze dell’ordine avrebbero ricostruito il contesto nel quale sarebbe maturato l’omicidio di Nicola Moro, commerciante di prodotti ittici all’ingrosso assassinato con un colpo di pistola nel 2011, a Villanova d’Asti. I reati contestati vano dalla coltivazione, produzione, detenzione e traffico di sostante stupefacenti al porto illegale di armi, fra cui un kalashnikov.


Torino, operazione “San Michele”: chiesti 31 rinvii a giudizio

Apr 30th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Il pubblico ministero Roberto Sparagna ha chiesto il rinvio a giudizio per 31 persone coinvolte nell’operazione “San Michele”, svoltasi a luglio 2014 (http://www.narcomafie.it/2014/07/01/torino-operazione-san-michele-ndrangheta-zona-grigia-e-appalti-pubblici/) e relativa alle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte, in particolare negli appalti pubblici e smaltimento rifiuti, oltre che in alcuni subappalti della Tav. Fra gli indagati figurano anche un ispettore capo della polizia municipale in servizio a Torino (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa), un comandante e un maresciallo dei carabinieri della stazione del Torinese, accusati di aver rivelato dati segreti sulle indagini attraverso un accesso abusivo al sistema informatico. Nella foto, la conferenza stampa del luglio 2014  


‘Ndrangheta in Piemonte, bloccato lo sgombero di una villa sequestrata

Apr 29th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Rocco Schirripa, 60 anni, arrestato per aver favorito la latitanza di un boss della ‘ndrangheta e poi nell’ambito dell’operazione “Minotauro” come componente della locale di ’ndrangheta di Moncalieri, abita la villa piemontese confiscata a Torrazza Piemonte, in viale Gramsci. Il primo tentativo di sgombero, avvenuto il 28 aprile all’alba, è andato a vuoto. I carabinieri si sono presentati a casa di Schirripa ma non è stato possibile procedere perché i legali dell’uomo avrebbero presentato ricorso al Consiglio di Stato. Lo sgombero era stato disposto dall’agenzia dei beni confiscati ma il ricorso al momento sospenderebbe qualsiasi provvedimento di allontanamento. La storia di Schirripa è costellata dal coinvolgimento in una serie di sequestri e di confische, di cui il primo avvenuto nel 1994. A partire da una confisca avvenuta nel ’98 Schirripa ha portato avanti un ricorso amministrativo conclusosi da non molti mesi con un verdetto del Tar, con esito negativo, a cui ha fatto seguito per l’appunto l’ordine di sgomberare.


A Torino è ‘ndrangheta. Irrevocabile la condanna per 50 affiliati

Feb 25th, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di Davide Pecorelli
Nessun nuovo processo. Ieri, dopo ore in Camera di Consiglio, la Corte di Cassazione si è espressa dichiarando colpevoli di associazione mafiosa 50 soggetti . Sono tutti affiliati alla ‘ndrangheta e processati, con rito abbreviato, grazie alla chiusura dell’operazione Minotauro che, l’8 giugno del 2011, ha fatto scattare le manette ai polsi a più di 140 soggetti. La Seconda Sezione della Suprema Corte ha rigettato la richiesta avanzata dalla Procura Generale che chiedeva l’annullamento delle condanne e  il rifacimento del processo perché  per i soggetti a giudizio non si configurava il metodo mafioso. Una sentenza attesa, soprattutto per la richiesta del PG in Cassazione, che avrebbe riportato la storia processuale di questo gruppo criminale all’appello e creato un precedente giuridico pericoloso. Il timore più grande era quello –  verificato più volte negli ultimi anni – che ci fosse la difficoltà giuridica di dimostrare l’esistenza del metodo mafioso al Nord. Così non è stato. Oltre 300 anni di carcere per 50 soggetti affiliati alla ‘ndrangheta strutturata in locali, tra Torino e provincia, sono diventati definitivi. Tra i soggetti al 41/bis ci sono personaggi di grande spessore criminale, come Bruno Iaria. Il capo locale di Cuorgnè, definito il “re” di questo centro nel canavese, pochi giorni fa...