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La poesia è per i rivoltosi

Nov 25th, 2016 | Categoria: articoli
di Davide Brullo
Leggere è come diradare i fondi di una tazza di caffè. Si mescolano le parole nella tazza. Si rovescia con un gesto istantaneo del polso la tazza. E si raccoglie l’esito, qualcosa che impollini un destino. Anche se la lettura non salva, leggiamo per salvarci. Le parole di una particolare scrittura tracciano il ritratto dello scrittore. Quando scopriamo parole rarissime, radiose e bronzee, che sembrano incavare il calco del nostro avvenire, ci viene voglia di capire che faccia ha chi ha scritto quelle parole. Come se tra il verbo e il viso ci fosse una feroce affinità, un’affluenza di visioni. A volte, però, può avvenire il contrario. “M’innamorai di una fotografia di Samuel Beckett molto prima di aver letto una riga scritta da lui”, scrive Iosif Brodskij. I crateri del viso di Beckett esplicitano i canyon del silenzio e del fraintendimento delle sue opere. Quelle rughe, quegli occhi rivolti verso le viscere dell’uomo rimbombano. D’altronde, il viso irredimibile di Arthur Rimbaud è già africano, progetta lontananze e violente fughe: i suoi occhi non guardano te, indecente lettore, ma la mappa dei vagabondaggi umani che hanno portato alla confusa cerchiatura del tuo corpo. Il suo sguardo ti ha già vinto – lo...