Articoli con tags ‘ Michele Zaza ’


All’ombra del vulcano

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Controllo del territorio. Appoggi politici. Alleanze con imprese. A Nola e dintorni sono i fratelli Russo a comandare ogni attività. L’ascesa cominciata come luogotenenti del boss Carmine Alfieri. La latitanza dorata dei padroni di un impero criminale, alimentato da complicità politiche locali e nazionali La Sicilia delle denunce contro il pizzo è troppo distante; troppo lontana anche Caserta, la terra dei casalesi “scoperti” da Gomorra, nonostante sia ad un tiro di schioppo da questo agglomerato di Comuni che qualcuno vorrebbe trasformare in provincia: nuovi posti di lavoro, clientele e prebende. Siamo a Nola, terra di camorra. «Qui nessuno denuncia, l’antiracket è una parola che nel vocabolario degli imprenditori non compare, qui tutti pagano e stanno zitti». Perfino la mozzarella, quella che si serve nei ristoranti di Roccarainola, comune limitrofo, è affar loro. Al silenzio delle imprese e del mondo del lavoro, risponde il silenzio della stampa e del mondo politico: la Commissione antimafia non cita il nolano come zona di camorra e nelle audizioni evita di valutare i legami politici dei clan che controllano il territorio. Il feudo dei Russo. Nola, crocevia dei boss di camorra. Dai Carmine Alfieri e Raffaele Cutolo di ieri, all’ultima indagine del febbraio scorso, coordinata dalla Dda...


La mafia fluida

Feb 28th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Il suo intento era quello di incarnare la cultura mafiosa tradizionale, ma la Sacra corona unita non ha dimostrato uno spessore pari alle altre organizzazioni e dopo l’offensiva giudiziaria dei primi anni Novanta la sua portata si è progressivamente ridimensionata. La vocazione imprenditoriale che la sostiene le ha comunque consentito di trasformarsi in “mafia di servizio” per altri gruppi criminali Circa quindici anni fa, quando ho iniziato a studiare la Sacra corona unita (Scu), lo scenario che si presentava appariva alquanto caotico e incerto. Si trattava, infatti, di un sodalizio criminale pressoché sconosciuto non solo all’opinione pubblica e agli organi di informazione, ma anche ai ricercatori e agli inquirenti. Fatta eccezione per le redazioni locali dei quotidiani che seguivano con attenzione le cronache di violenza omicida che, nei primi anni Novanta, avevano iniziato a infrangere il mito di una terra felice (la Puglia) considerata immune da forme strutturate di delinquenza mafiosa, solo pochi magistrati e poliziotti, ignoti ai più, costituivano i principali interlocutori con cui cercare di avviare un primo, timido tentativo di analisi.  Ciò che emergeva dai frammenti che man mano si andavano componendo era l’immagine di un’organizzazione criminale piuttosto insolita e peculiare che, nonostante richiamasse alla memoria elementi di similitudine...