Articoli con tags ‘ Michele Sindona ’


Se Ambrosoli “se l’andava cercando”

Set 15th, 2010 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino
L’uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Polllica, uomo dei movimenti e delle istituzioni, propone, insieme al dolore e alla rabbia, riflessioni molteplici. Soprattutto in questa fase difficile nella quale il conflitto sociale cresce e la legalità sembra, a volte, un semplice slogan usato per mantenere lo status quo, con i suoi privilegi, le sue prevaricazioni, le sue ingiustizie. E per bloccare la crescita dei diritti e dell’uguaglianza. Cioè quel percorso che è costato la vita ad Angelo Vassallo. Di fronte a questo omicidio – come ha scritto Luigi Ciotti – «ci fermiamo tutti per avere più coraggio. Il coraggio, l’avere cuore e l’avere a cuore, di battersi ogni giorno per il bene pubblico, per l’ambiente, per la legalità, minacciati dalle mafie, dalla corruzione, dalle varie forme di illegalità. Come faceva Angelo. Ci fermiamo tutti perché l’omicidio di Angelo è una ferita alla comunità. Tutti dobbiamo ricordarlo, ma ricordarlo non basta se il ricordo non diventa maggiore corresponsabilità. Ci fermiamo tutti per procedere poi più determinati». È questa la strada. Ma occorre dire in modo esplicito che, tra gli ostacoli che ad essa si frappongono, ci sono l’indifferenza e il cinismo di una parte rivelante della politica e della società. L’omicidio di...


Milano, dove si nasconde la mafia

Dic 12th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
I processi di negazione dell’esistenza di un forte problema mafioso a Milano e dintorni non tengono conto di una lunga e grave serie di fatti verificatisi sul territorio. Memorandum per chi si ostina a dire che “a Milano la mafia non esiste” Quando qualcuno dice che la mafia a Milano c’è, che a Milano ci sono contatti tra affari, criminalità e politica, la risposta è sempre «non strumentalizziamo, non usiamo questi temi per fini politici». Nella storia della città il «non strumentalizziamo», il «non parliamo», il «non diciamo che a Milano la mafia c’è» risale agli anni Ottanta. Perché prima non se ne parlava neanche, non ci si poneva neanche il problema. Il sindaco Pillitteri (in carica dal 1986 al 1992, ndr.) diceva che la mafia a Milano non c’era quando Cosa nostra già vi aveva impiantato una base e mandato i suoi ambasciatori. A Milano andava spesso Stefano Bontate, l’allora capo di Cosa nostra, era sovente di passaggio Tommaso Buscetta, vi vivevano Luciano Liggio (che fu arrestato in via Ripamonti), Gerlando Alberti, Tanino Fidanzati. In Lombardia tra il ’74 e l’83 ci furono ben 103 sequestri di persona, tra quelli organizzati dai siciliani di Cosa nostra e quelli dei calabresi della ’ndrangheta. Negli...


La motivazione

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo le conclusioni della sentenza del tribunale di Palermo (cap. XIX, pag. 4260 ss.) che riassume l’iter argomentativo del processo Andreotti. I rapporti con i cugini Salvo. In merito ai rapporti con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo l’esame degli elementi di prova raccolti ha evidenziato che: 1. i cugini Salvo, profondamente inseriti in “Cosa Nostra”, furono più volte interpellati da persone associate all’illecito sodalizio per cercare di ottenere una favorevole soluzione di vicende processuali, manifestarono a diversi “uomini d’onore” i loro stretti rapporti con l’on. Lima, e, nei colloqui con una pluralità di esponenti mafiosi, evidenziarono i loro rapporti con il sen. Andreotti; 2. i cugini Salvo, sul piano politico, offrirono un sostegno aperto ed efficace (seppure non esclusivo) a diversi esponenti della corrente andreottiana, sulla base dello stretto rapporto di collaborazione e di amicizia personale che essi avevano instaurato da lungo tempo con l’on. Lima; 3. tra il sen. Andreotti ed i cugini Salvo si svilupparono anche diretti rapporti personali comprovati dai seguenti fatti: – il sen. Andreotti inviò un regalo (un vassoio d’argento) in occasione delle nozze della figlia primogenita di Antonino Salvo, Angela Salvo; – nel corso di un incontro conviviale svoltosi presso l’Hotel Zagarella il 7 giugno 1979, il sen. Andreotti...


Sindona e la mafia

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. VI – § I della sentenza (…) Il collegamento del Sindona con la mafia italo-americana era ben presente, già in epoca ampiamente anteriore al simulato sequestro del medesimo soggetto, all’ambasciatore italiano negli U.S.A.. Sul punto, il teste on. Massimo Teodori ha riferito che l’ambasciatore a New York, Gaja, intorno al 1975-76 venne invitato da una organizzazione di italo-americani ad una celebrazione in onore del Sindona, ma rifiutò di prendervi parte a causa della presenza di elementi connessi con ambienti mafiosi, ed inviò un rapporto al Ministero degli Esteri della Repubblica italiana, spiegando le ragioni per cui “non aveva partecipato a quella manifestazione e non intendeva partecipare a nessun’altra cosa che riguardasse Sindona, ritenendolo in contatto stretto con ambienti di natura mafiosa”. Particolarmente significativi furono gli interventi esplicati alla fine del 1978 e nel 1979 in favore del Sindona da soggetti legati a “Cosa Nostra”. Una vicenda di essenziale importanza è certamente quella concernente le telefonate intimidatorie ricevute fra il 28 dicembre 1978 ed il 12 gennaio 1979 dall’avv. Giorgio Ambrosoli. Come si evince dalla sentenza del 18 marzo 1986 della Corte di Assise di Milano, l’avv. Ambrosoli ricevette una prima telefonata minatoria il 28 dicembre 1978 da un uomo che...


Bancarotta Signor Sindona

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. VI – § I della sentenza Dalle risultanze dell’istruttoria dibattimentale si desume che il sen. Andreotti rappresentò, per Michele Sindona, un costante punto di riferimento anche durante il periodo della sua latitanza, e che il raccordo tra i due soggetti era noto a settori di “Cosa Nostra” i quali, contestualmente, operavano in modo illecito a favore del finanziere siciliano. Come è stato evidenziato dalla sentenza n. 20/86 del 18 marzo 1986 della Corte di Assise di Milano, negli anni successivi al crac del suo impero finanziario il Sindona, per piegare il corso degli eventi in suo favore, utilizzò nel modo più spregiudicato la rete di amicizie, di compiacenze e di complicità che si era costruita negli anni della sua potenza, ed impiegò le cospicue risorse finanziarie che era riuscito a mettere al sicuro presso banche estere. In primo luogo, il Sindona attivò ambienti della comunità italo-americana di New York ed ambienti del potere ufficiale ed occulto in Italia, al fine di impedire che venisse concessa la sua estradizione dagli U.S.A.. Già con un memorandum del 5 agosto 1975 il console italiano a New York aveva segnalato l’opportunità di perseguire l’estradizione con energia, dato che il Sindona stava svolgendo un’intensa attività in...