Articoli con tags ‘ Michele Aiello ’


Allergico alle fave, fu giusto scarcerarlo

Set 6th, 2012 | Categoria: news
Archiviata l’indagine ministeriale sulla concessione della detenzione domiciliare al manager della sanità siciliana Michele Aiello, condannato a 15 anni e 6 mesi per associazione mafiosa e corruzione e uscito dal carcere, alla fine del febbraio scorso, perché affetto da favismo. I giudici avevano motivato il loro provvedimento sulla base del fatto che il vitto carcerario prevede solo fave e piselli e gli ispettori del ministero della Giustizia non hanno ravvisato alcuna irregolarita’ nel fatto che il tribunale di sorveglianza dell’Aquila non abbiano imposto alla direzione del carcere di Sulmona, in cui Aiello era detenuto, di consentire al condannato di avere un menu particolare. Ne’ vi sono irregolarità nel fatto che, a fronte del fatto che il carcere non cambiava registro, non era stato proposto il trasferimento di Aiello. L’indagine così è chiusa e a pagare è stato solo il direttore del carcere, Sergio Romice, che in maggio era stato trasferito a Pescara. Aiello era stato condannato nell’ambito dell’inchiesta sulle Talpe in procura, assieme – fra gli altri – all’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, che ha avuto sette anni e che sta scontando la pena a Rebibbia dal gennaio dell’anno scorso. La concessione dei domiciliari ad Aiello aveva fatto discutere. Secondo molti...


Chiesti dieci anni per Salvatore Cuffaro

Giu 28th, 2010 | Categoria: news
Al termine della quinta udienza di requisitoria, i pm Antonino di Matteo e Francesco Del Bene hanno avanzato la richiesta di condanna a dieci anni di reclusione per Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia e senatore dell’Udc. Capo di imputazione: concorso esterno in associazione mafiosa. I dieci anni di condanna richiesti dai pubblici ministeri tengono conto dello sconto della pena scaturito dal rito abbreviato del quale si avvale l’imputato Cuffaro. Secondo gli avvocati dell’accusa, l’ex presidente è reo di aver contribuito, nel corso di tutta la sua carriera politica, “al sostegno e al rafforzamento dell’associazione mafiosa” con comportamenti e rapporti “che configurano il concorso e non solo il favoreggiamento”, tradotti in voti della mafia ad appannaggio dello stesso senatore. Di Matteo e Del Bene non hanno chiesto le attenuanti generiche: “I fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il ruolo di governatore regionale” A rappresentare l’anello di congiunzione tra Cuffaro e Cosa Nostra è il “Re Mida” della Sanità siciliana, Michele Aiello, condannato a 18 anni per associazione mafiosa. La ditta dell’imprenditore si è occupata, per conto di Cosa Nostra, della costruzione di una serie di strade interpoderali, in cambio dell’assunzione di personale designato dalla mafia siciliana....


Le coordinate dell’imputazione

Nov 11th, 2007 | Categoria: archivio articoli
«Tra gli imputati vi è quindi anche Salvatore Cuffaro. Risponde di due delitti di favoreggiamento […] sinteticamente riconducibili a due vicende […]. La condotta infatti si risolve sempre nella comunicazione di notizie riservate, utili a bloccare indagini che […] erano potenzialmente in grado di compromettere varie propaggini territoriali di Cosa nostra» […] Tra gli imputati vi è quindi anche Salvatore Cuffaro. Risponde di due delitti di favoreggiamento, di cui all’art. 378 del codice penale (di seguito c.p., ndr.), sinteticamente riconducibili a due vicende che in questo processo abbiamo già sotto altri profili affrontato: la vicenda delle informazioni ad Aiello, Ciuro e Riolo in ordine alla loro sottoposizione a indagini nell’ottobre del 2003, e quella della rivelazione della presenza di una microspia all’interno dell’abitazione di Giuseppe Guttadauro tra la primavera e l’estate del 2001 (per i profili di tutti i coprotagonisti qui nominati, cfr. articolo p. 19, ndr.). Oltre a questi due delitti, com’è noto, Cuffaro deve rispondere anche di altri due capi d’imputazione […]: rivelazioni di segreto d’ufficio commesse in concorso formale con i delitti di favoreggiamento. Con riferimento poi alla sola condotta della primavera/estate del 2001, a Cuffaro è contestata una circostanza aggravante ad effetto speciale, che è quella dell’art. 7 della legge 203...


Requisitoria integrale processo Aiello-Cuffaro (talpe alla Dda)

Ott 10th, 2007 | Categoria: documenti


Aiello, Borzacchelli insabbiò l’inchiesta?

Gen 10th, 2006 | Categoria: news
L’inchiesta sull’imprenditore siciliano Michele Aiello, secondo gli inquirenti prestanome di Bernardo Provenzano, imputato al c.d. processo “talpe” per aver costituito una rete di informatori all’interno della Dda di Palermo, poteva iniziare già nel 2000 anziché nel 2002: ciò non avvenne perché fu insabbiata dal sottufficiale del Ros e futuro deputato regionale Udc Antonio Borzacchelli, attualmente imputato per concussione e rivelazione di notizie riservate. Il fatto è stato scoperto casualmente durante un trasloco di documenti alla Caserma dei Carabinieri di via Verdi a Palermo. In un armadio è stato ritrovato un fascicolo contenente le dichiarazioni del pentito Salvatore Barbagallo, che il 21 febbraio del 2000 aveva dichiarato alla Guardia di Finanza quanto a sua conoscenza sui rapporti tra Michele Aiello, ex primo contribuente siciliano, e il boss dei boss di Cosa Nostra. Il magistrato Olga Cafasso incaricò all’epoca i Carabinieri di svolgere le verifiche sulle dichiarazioni del collaboratore, e dai documenti ritrovati risulta che il sottufficiale specificamente incaricato di svolgere gli approfondimenti era proprio Antonio Borzacchelli.


La mafia è bianca, come un camice

Gen 10th, 2006 | Categoria: recensioni
Fa davvero impressione rivedere, a distanza di quindici anni, le immagini della staffetta televisiva tra Michele Santoro e Maurizio Costanzo: un passaparola mediatico tra tv pubblica e tv privata per onorare la memoria di Libero Grassi, il coraggioso imprenditore ucciso nel 1991 perché si era rifiutato di pagare il pizzo. E colpisce la foga oratoria con la quale un giovane politico siciliano prese la parola per denunciare ai microfoni la presunta criminalizzazione del suo partito, la Democrazia Cristiana. Memorabile infine, quasi a far da contraltare alla rabbia del politico, l’espressione sorniona di Giovanni Falcone, che a distanza di qualche mese sarebbe stato ucciso a Capaci, mentre in collegamento da Roma commenta sotto voce con gli altri presenti quell’improvvida sortita. Il rampante portaborse infervorato che si batteva contro il “giornalismo mafioso” è oggi diventato il governatore della Sicilia: ne ha fatta davvero tanta di strada, e non sempre per meriti propri. Vuoi perché attorno a lui si è creato il vuoto, dopo le indagini sulla Tangentopoli siciliana e la stagione dei grandi processi intentati dai magistrati palermitani per recidere i legami tra mafia e politica, vuoi perché ha saputo stringere le giuste alleanze, con personaggi in grado di fargli fare una rapida...