Articoli con tags ‘ Messico ’


Messico, si accende la lotta tra il cartello di Sinaloa e quello dei Beltran Leyva

Ott 17th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Innocenti
Sono stati diversi, anche nell’anno che volge al termine, i “luogotenenti” (e gregari) dei vari cartelli di narcos messicani arrestati o morti in conflitti a fuoco con la polizia. All’appello, all’inizio dell’anno, mancava la cattura dell’imprendibile Joacquin Guzman Loera, detto El Chapo (per la sua bassa statura), capo del cartello di Sinaloa. La sua latitanza è terminata l’8 gennaio dopo la rocambolesca evasione, l’11 luglio 2015, attraverso un tunnel scavato dall’esterno, dal carcere di massima sicurezza di Almoloya. El Chapo (nella foto), in realtà, era stato protagonista di altre spettacolari evasioni, a partire da quella, anni prima, dal carcere (sempre di massima sicurezza!) di Puente Grande (Jalisco) a bordo di un autocarro che trasportava biancheria in una lavanderia. Al termine di una lunga latitanza e di polemiche sulla presunte protezioni politiche di cui avrebbe goduto il capo dei narcotrafficanti, El Chapo era stato nuovamente catturato il 22 febbraio 2014, a Mazatlan, nell’albergo Miramar, con un’operazione esemplare condotta da un gruppo di marines della Marina Militare e con l’ausilio di personale della Dea. Ora che El Chapo è in attesa della estradizione richiesta dalle autorità americane, lo scenario criminale messicano, sempre più frazionato, è punteggiato da cartelli e gruppi minori in...


Il Messico, alle corde con la criminalità, festeggia i 206 anni della sua indipendenza

Set 19th, 2016 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
La sicurezza pubblica in Messico è, ormai, talmente compromessa che riesce difficile pensare ad uno “scatto di reni” istituzionale per uscire fuori da una situazione sempre più drammatica. Anche perché – bisogna essere molto chiari – sono proprio alcune istituzioni, in primis alcuni settori delle diverse polizie, ad essere poco affidabili e, spesso, colluse con la criminalità. E, sul punto, gli episodi sono, purtroppo, molto frequenti e inquietanti. Si pensi solo che nella capitale, negli ultimi sei anni, sono stati allontanati dalla polizia oltre diecimila agenti, ai vari livelli, molti dei quali per estorsioni o perché coinvolti in sequestri di persona o a libro paga della criminalità. Non per niente si è parlato di “cartellizzazione della polizia”. E le “epurazioni” dai ranghi dei singoli corpi avvengono con buona frequenza e massicciamente se si pensa che, alcuni mesi fa, in un sol colpo sono stati destituiti ben 124 agenti di Tuxtla Gutierrez per non aver superato i periodici esami di controllo (psicologici, tossicologici, medici e socioeconomici) e di “confianza” ai quali si viene periodicamente sottoposti. Naturalmente ci sono molti poliziotti “scomodi” perché onesti e, per questo, debbono sempre guardarsi le spalle per evitare spiacevoli conseguenze. Basti pensare che negli ultimi quattro...


Nessuno è felice in Messico

Mag 20th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Arianna Zottarel, www.stampoantimafioso.it
Una voce di libertà in Messico. Così Nando dalla Chiesa ha presentato Anabel Hernández, giornalista che da anni denuncia la tragica situazione messicana, durante l’incontro organizzato dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata e da Libera all’Università degli Studi di Milano ieri pomeriggio. Una conferenza che si inserisce all’interno di un ciclo di eventi dedicati al tema messicano, un impegno civile dell’Università unico nel panorama italiano, approfondito ulteriormente ogni anno durante il corso di perfezionamento post-laurea in Scenari Internazionali della Criminalità Organizzata e nel corso di laurea in Organizzazioni Criminali Globali. Quella che Anabel Hernández ha raccontato è la fotografia di un Messico che ha già le sembianze di un “narco-stato”, controllato dai cartelli della droga e con un governo permeato dalla corruzione. Una degenerazione politica che la giornalista ha denunciato più volte, mostrandoci storicamente come questo processo si è delineato. Dagli anni ’70 ad oggi, infatti, molta della responsabilità è da attribuire alla volontà statunitense di combattere il comunismo nel proprio “giardino di casa”, il Centro e il Sudamerica. Come accertato da numerosi documenti e procedimenti giudiziari passati, è acclarato che la CIA si sia accordata segretamente con i cartelli colombiani e messicani. Come ha approfondito Thomas Aureliani, collaboratore di Cross ed esperto di criminalità...


Ayotzinapa, a che punto sono le indagini

Apr 7th, 2016 | Categoria: articoli
di Fabrizio Lorusso
[Questo lungo articolo, a firma di Fabrizio Lorusso, collaboratore di Carmilla e fondatore e curatore del blog lamericalatina.net, comprende anche un comunicato stampa del Collettivo Parigi-Ayotzinapa] In Messico il numero dei desaparecidos ha superato ufficialmente l’impressionante cifra di 27.500, anche se ci sono stime che addirittura raddoppiano l’entità di questa catastrofe umanitaria, e la crisi dei diritti umani, che le autorità cercano di sterilizzare e silenziare con una strategia mediatica e diplomatica, è pesantissima su tutti i fronti. Il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa è emblematico, metafora terribile della lunga notte messicana, ma è riuscito, a fasi alterne e grazie all’azione della società civile e dei media non allineati col governo, a rompere il silenzio su questa situazione. Ayotzinapa rappresenta tuttora una spina nel fianco del governo di Enrique Peña Nieto, presidente eletto nel 2012 e appartenente al Partido Revolucionario Institucional (PRI). A un anno e mezzo dalla “notte di Iguala”, in cui agenti della polizia locale di Iguala e Cocula, nel meridionale stato del Guerrero, sequestrarono 43 studenti della scuola normale rurale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa, ultimarono extra-giudizialmente altre sei persone, ne ferirono decine e consegnarono i giovani a presunti narcotrafficanti, i normalisti restano ancora desaparecidos e il governo è...


“Sconvolti per i forni crematori nelle prigioni del Coahuila”

Feb 29th, 2016 | Categoria: news
dei familiari di vittime innocenti delle mafie
Noi familiari italiani di vittime innocenti delle mafie ci stringiamo ai nostri fratelli messicani che stanno cercando verità e giustizia per i loro cari. La notizia della presenza di forni crematori all’interno di alcune prigioni dello Stato di Coahuila al confine con gli Stati Uniti, utilizzati anche dal cartello de Los Zetas, ci ha lasciato sconvolti. Los Zetas controllano la parte occidentale di Tamaulipas e lo Stato di Coahuila. Esercitano un tale dominio da poter portare centinaia di persone in massa, torturarle e poi disintegrarle per farne sparire i corpi, senza che le autorità intervengano. Sono state sterminate e ridotte in cenere centinaia di persone in tutto il Messico e in particolare ad Allende e Piedras Negras e vogliamo che i familiari delle vittime di questi atti disumani sentano la nostra vicinanza e reciprocità. Non sapere se il proprio familiare è ancora vivo, magari ridotto in schiavitù, o se è stato brutalmente ucciso, disintegrandone i resti, ci riempie il cuore di dolore e di rabbia verso un sistema nazionale ed internazionale che non fa abbastanza per tutelare i diritti umani. Va sottolineato che nel periodo in cui il gruppo criminale operò, con tali livelli di impunità, era al governo dello Stato di Cuahuila Humberto...


Messico, la ribellione delle donne: “Troppe aggressioni e uccisioni di giornaliste. Clima d’impunità”

Feb 16th, 2016 | Categoria: news
Un “contesto generalizzato di violenza e impunità” nei confronti dei crimini commessi “contro giornalisti e difensori dei diritti umani”. Questa la fotografia del Messico scattata dall’Associazione Centroamericana delle donne in difesa dei diritti umani (organizzazione che raggruppa 691 donne impegnate per il rispetto dei diritti umani in Messico) all’indomani dell’omicidio della freelance Anabel Flores Salazar. L’organizzazione mesoamericana alza la voce. Chiede che sia fatta luce sull’accaduto, di uscire dal clima di “impunità” diffusa, ricordando che “dal 2002 quello della Flores è il quattordicesimo omicidio perpetrato contro una giornalista” e il “terzo nel Veracruz durante l’amministrazione del governatore Javier Duarte de Ochoa”, già accusato da più più parti per il suo silenzio complice fino al punto di essersi guadagnato l’appellativo di Ammazza-giornalisti. Il numero cresce, poi, se si considerano le aggressioni. Secondo i dati raccolti dalla Rete nazionale delle donne in difesa dei diritti umani, sono 615 le intimidazioni verso le “mujeres periodistas y defensoras de derechos humanos”, 497 dei quali “durante i primi due anni dell’amministrazione di Enrique Peña Nieto”, presidente messicano in carica.   “Questa situazione, lungi dal cessare, sta peggiorando”, ha scritto in una nota ufficiale diramata ieri l’organizzazione, che ha trovato “un significativo aumento degli attacchi contro donne giornaliste”, citando gli esempi di...


Rivolta carcere Monterrey, si contano i morti. E i detenuti vengono trasferiti

Feb 12th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
Circa 200 detenuti sono stati trasferiti durante le prime ore di oggi dal carcere di Topo Chico, dove ieri era scoppiata una pesante rivolta, in altre prigioni del Paese. A riferirlo, le autorità carcerarie del Nuevo Leon. Alla fine, le stime ufficiali parlano di 49 detenuti morti negli scontri. Il trasferimento è cominciato alle prime luci del mattino, quando, sotto lo sguardo delle forze dell’ordine e dei familiari assiepati all’esterno (alcuni dei quali hanno ripetutamente tentato di entrare all’interno del carcere), i detenuti sono stati caricati su diversi autobus per essere poi, via aereo, smistati in altri centri di detenzione. Le prigioni di destinazione, secondo l’edizione online della testata messicana Proceso, sarebbero a Hermosillo, Guanajuato e Juarez. Il governatore di Nuova Leon, Jaime Rodriguez Calderon, ha precisato che ieri sera, prima che la situazione precipitasse e per motivi legati al sovraffollamento della struttura, erano già stati concordati con il governo federale una serie di spostamenti. Fuori dal carcere sono stati posizionati gli elenchi dei nomi dei prigionieri che trasferiti, tra cui 30 donne.


Messico, il presidente della commissione Giustizia del Senato: “Duarte sotto accusa per uccisione giornalisti”

Feb 12th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
di redazione Continua a far rumore la morte della giornalista messicana Anabel Flores Salazar, il cui cadavere, seviziato e legato per i polsi è stato rinvenuto a inizio settimana sul ciglio di un’autostrada nello stato di Puebla. Secondo quanto riportato dalla testata Proceso, il presidente della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, Fernando Yunes Marquez, sosterrà un’iniziativa per mettere sotto accusa il governatore di Veracruz, Javier Duarte, responsabile, a suo dire, dei delle uccisioni di 15 giornalisti occorse durante sua amministrazione. Forte attacco alle autorità politiche arriva, intanto, anche da Marco Antonio Blásquez, senatore del partito laburista, che ha tirato in ballo il presidente messicano Enrique Peña Nieto, cui chiede di fare quanto nelle sue mansioni per “rimuovere il governatore dal suo incarico”. I due senatori presenteranno un documento all’Ufficio del Procuratore Generale (PGR) per chiedere che si intensifichino e accelerino le indagini sui vari reati commessi contro il sindacato dei giornalisti nella città di Veracruz.


Caos Messico, a fuoco carcere per tentata evasione. Protagonisti Los Zetas?

Feb 11th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
Ieri, la notizia del ritrovamento della salma della giornalista Anabel Flores Salazar. Oggi, quella di una vera e propria insurrezione scoppiata nel carcere di Monterrey, nello stato del Nuovo Leòn. Non conosce pace, il Messico se è vero, come riporta la testata Reforma (che a sua volta cita fonti istituzionali), che sarebbero una settantina le vittime tra detenuti, personale carcerario e funzionari. Le dinamiche della rivolta, forse innescata da un gruppo di carcerati riconducibili ai Los Zetas, uno dei gruppi criminali più violenti dello Stato centro americano (inizialmente nato come braccio armato del Cartello del Golfo), sono ancora poco chiare. Secondo le prime ricostruzioni dei media messicani, intorno alla mezzanotte un gruppo di detenuti avrebbe preso possesso di un’area del carcere, appiccando incendi per spargere il caos, dando fuoco, sui tetti, anche ad alcuni materassi. Le fiamme, altissime, sono visibili anche a una grande distanza dalla struttura detentiva, fuori dalla quale si sono accalcati decine di familiari dei reclusi. Secondo fonti ufficiali, non ci sarebbero evasi.


Messico, continua il “martirologio” dei giornalisti. Trovato cadavere di Anabel Flores Salazar

Feb 10th, 2016 | Categoria: news
di redazione
Ai margini di un’autostrada dello stato di Puebla, seminuda, percossa, le mani legate. Morta ammazzata. Sembra un libro di Don Winslow e, invece, è pura realtà. E’ la cronaca, vera per quanto inquietante, del ritrovamento del cadavere di Anabel Flores Salazar, giornalista messicana di cronaca nera rapita lunedì scorso dalla sua abitazione di Veracruz da un commando di uomini armati. Rimasti al momento senza volto e senza nome. 32 anni, madre di due bambini (di cui un neonato), freelance del quotidiano El Sol de Orizaba, appassionata voce delle parti più oscure del Messico, la Salazar è la sedicesima vittima in sedici anni a Veracruz (dieci solo negli ultimi cinque anni). Dove informare è un mestiere pericoloso. Le autorità stanno indagando. Nel mirino del procuratore Angel Luis Bravo è finita una gang con la quale la reporter era entrata in contatto nel 2004. Contatto che aveva portato poi all’arresto di uno dei componenti del sodalizio criminale. Ma muoversi in Messico non è mai semplice. L’altissimo tasso di corruzione e la penetrazione dei cartelli nella politica complicano, e non poco, la ricerca della verità. E non a caso il Comitato per la protezione dei giornalisti si scaglia contro Javier Duarte de Ochoa, colpevole di silenzio, di avere “alle spalle una triste storia di impunità” e...