Articoli con tags ‘ maxiprocesso ’


E valga il vero

Feb 10th, 2016 | Categoria: articoli
di redazione
Riproponiamo due estratti di libri. Il primo, tratto da “Trent’anni di mafia” di Saverio Lodato (edizioni Bur, 2006), racconta il clima di quel 10 febbraio 1986, a Palermo, nell’aula bunker. Il secondo, pubblicato in “Io non tacerò” (Melampo editore, 2012), a cura di Maria Grimaldi, è tratto testualmente dalla parte iniziale della sentenza/ordinanza da cui nacque il Maxiprocesso (scritta dal Giudice insieme ai magistrati del pool Falcone, Borsellino, Di Lello e Guarnotta).   (altro…)


L’aula bunker di Palermo, oggi

Feb 10th, 2016 | Categoria: articoli
di Enza Rando
È stata una grande emozione entrare nell’aula bunker di Palermo per seguire il processo “La Trattativa”. Mi ha riportato indietro. Per me studentessa palermitana che ha vissuto con interesse e attenzione quello che succedeva a Palermo, cresciuta leggendo le ricerche e i libri di Umberto Santino (per un periodo ho anche frequentato il prestigioso Centro Impastato per la mia tesi), quando sono entrata nell’aula bunker, dopo tanti anni, da avvocato di parte civile di Libera, sono stata assalita da un miscuglio di emozioni e di sensazioni alle quali non riuscivo a dare un nome. Ho sentito il vero significato della memoria e dell’impegno e ho percepito che la cultura contro le mafie ha seminato grandi prati. Da poco laureata sono andata ad assistere a qualche udienza all’aula bunker. I miei ricordi sono di grande tristezza: avevo sempre lo sguardo rivolto alle parti offese (alcune volte anche parti civili), sempre sole, accompagnate dal loro coraggio personale e dalla grande dignità che portavano con sé, sempre a testa alta. Cercavano la verità e chiedevano giustizia. Il loro sguardo comunicava responsabilità e coraggio. A Palermo stava nascendo una bella primavera dell’impegno per l’affermazione della cultura della legalità e della responsabilità, ma si faceva molta fatica. Dopo i...


“Il mondo è allergico alle mediazioni. Dobbiamo ripartire dall’uguaglianza”. Intervista a Davide Mattiello

Giu 12th, 2015 | Categoria: articoli
di Lucia Lipari L’onere della prova è il nuovo libro di Davide Mattiello, parlamentare della Commissione giustizia e della Commissione antimafia. Uno strumento di lavoro importante che riflette sulle responsabilità del Parlamento di analizzare e giudicare il rapporto tra mafie e politica, a partire dalla relazione della Commissione Antimafia della XI Legislatura. Il libro, che contiene un saggio di Nando Dalla Chiesa, vuole dimostrare come la stagione delle stragi sia una questione non ancora chiusa. Abbiamo intervistato Mattiello, per approfondire i temi contenuti nel testo. 12 marzo 1992, h 9:45, giungeva al 113 della locale Questura la segnalazione che in via delle Palme a Mondello era stato commesso un omicidio, quello dell’On. Lima. Si rompe il vaso di Pandora… Violante nel 1992, quando acquisì un atto giudiziario, importante, ma decisamente non definitivo come una ordinanza di custodia cautelare, si assunse la responsabilità di fare la differenza, scavando prima e giudicando poi. Questo libro, non è un libro, ma un atto politico che ha una tesi di fondo: l’attività della Commissione Antimafia e l’attività della Magistratura Antimafia, non coincidono, non devono coincidere, però non si devono nemmeno ignorare reciprocamente. L’attività della Commissione Antimafia, come in generale l’attività della politica, non può delegare all’autorità...


Se la mafia favorisce i cretini, l’antidoto sono gli uomini retti

Nov 26th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
“A chi fa il suo dovere”. Recita così la dedica dell’ultimo libro di Nando Dalla Chiesa, dal titolo “La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica” pubblicato dalla Melampo editore e in uscita oggi, venerdì 26 novembre. “Se ognuno di noi facesse il proprio dovere al meglio, la mafia sarebbe debellata – spiega l’autore, che raggiungiamo telefonicamente per commentare l’uscita del volume -. Invece troppo spesso accade che chi compie il proprio dovere scrupolosamente venga additato come eretico, intruso: è allontanato dai propri incarichi, delegittimato, isolato, fino ad arrivare all’eliminazione fisica”. Come è avvenuto anche per il generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre di Nando (e di Rita e Simona), ucciso la sera del 3 settembre 1982 insieme alla moglie e all’agente di scorta. “Sono fermamente convinto che la mafia sia riuscita a infiltrarsi ad ogni livello: sociale, politico, istituzionale; è presente nelle perizie dei colletti bianchi, siano essi architetti, avvocati o medici; sta nella disponibilità di quei sindaci che negavano la presenza delle mafie al Nord e che adesso si trovano con l’acqua alla gola, perché devono giustificare la cavalcata della ‘ndrangheta sui propri territori” “Convergenza” è il termine in cui si racchiude il...


“Nonostante la paura”, un libro chiamato a testimoniare

Nov 17th, 2010 | Categoria: prima pagina
di Luigi Ciotti
Esce in questi giorni, per l’editore “La Meridiana”, un’edizione aggiornata del volume “Nonostante la paura”, di Michela Buscemi. È la storia autobiografica dell’autrice, siciliana, che racconta la difficile scelta di diventare testimone di giustizia per denunciare, durante il Maxiprocesso contro Cosa nostra del 1985/86, gli assassini dei suoi fratelli. Riportiamo la prefazione di don Luigi Ciotti.   Bisogna davvero dire grazie a Michela Buscemi. Per il coraggio delle sue scelte e per la generosità con la quale, attraverso questo libro pubblicato nel 1995 e che viene ora ristampato in una nuova edizione arricchita, ci ha offerto la sua storia di vita. Un vissuto così intenso e anche così denso di ferite. «Ogni parola mi è costata molto, in ogni parola c’è il mio cuore», scrive. Questa sola frase ci dice e ci dimostra in cosa consiste la vera gratuità: donare ciò che costa fatica, il necessario non il superfluo. Ci dice e ci dimostra cosa è il vero coraggio: coraticum, che appunto significa «per cuore»; cor habeo, «ho cuore». Il cuore di Michela è grande, segnato da inguaribili cicatrici eppure ancora capace di ricerca e di dono. Nel suo cammino nessuna sofferenza le è stata risparmiata, sin dalla tenera età; impronte di dolore si sono cucite indelebili...


Ricordando Sciascia

Dic 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Chiudiamo l’anno con una trasgressione alla regola, segnalando un testo “in catalogo”, datato, ma ancora disponibile in libreria. Una ricorrenza ci consiglia di farlo, anzi due. Il ventennale della morte di Leonardo Sciascia e l’ennesimo ritorno della vecchia polemica sui “professionisti dell’antimafia”. Ricordare Sciascia con un’infrazione all’uniformità di una rubrica non è che un timido gioco di specchi, uno starnuto autorizzato, rispetto allo strapazzo cui è sottoposto il lettore di A futura memoria (se la memoria ha un futuro). L’opera, pubblicata dall’editore Bompiani nel 1989, anno in cui Sciascia muore a Palermo, raccoglie alcuni degli articoli dello scrittore siciliano apparsi dal 1979 al 1988 su «Il Globo», «L’Espresso» e il «Corriere della Sera». I temi più spinosi ci sono tutti: l’opinione sul Generale Dalla Chiesa e le polemiche con il figlio Nando, le valutazioni sul teorema Buscetta e l’andamento del maxiprocesso di Palermo, il caso Tortora, le critiche al Csm per la nomina di Borsellino a capo della procura di Marsala e quindi l’ormai famosissima disputa sui “professionisti dell’antimafia”. «Questo libro raccoglie quel che negli ultimi dieci anni io ho scritto su certi delitti, certa amministrazione della giustizia; e sulla mafia. Spero venga letto con serenità», scrive Sciascia nell’introduzione. Rileggere oggi il...


L’estate nera della Mobile

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Accadde tutto in nove giorni, tra luglio e agosto del 1985: tre poliziotti ammazzati dalla mafia, un presunto mafioso torturato e ucciso durante un interrogatorio di polizia, un’ondata di polemiche infuocate tra forze dell’ordine, istituzioni politiche, cittadini. Quella di venti anni fa fu un’estate drammatica e velenosa, tra le peggiori della storia recente di Palermo. Cosa Nostra aveva deciso di regolare i suoi conti con la squadra mobile, che negli ultimi anni aveva ottenuto successi importanti nel contrasto alle cosche. Grazie al coraggio e all’intelligenza dei suoi uomini, sostenuti dal pool di magistrati guidato da Rocco Chinnici prima e Antonino Caponnetto poi, la polizia del capoluogo siciliano aveva smantellato gran parte delle raffinerie di eroina presenti sull’isola e stava assicurando alla giustizia – attraverso un lavoro rischioso, paziente, meticoloso – molti di quei latitanti che avrebbero riempito le gabbie del maxiprocesso che Falcone e Borsellino stavano istruendo. Quell’estate le cosche decisero di dare un segnale forte allo Stato, eliminando due degli uomini più intraprendenti della polizia palermitana, Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Il “Serpico” di Sicilia. Pochi giorni prima di morire, Cassarà dichiarò in un’intervista che «prima o poi gli investigatori che fanno sul serio finiscono ammazzati». Beppe Montana, chiamato “Serpico” dai...


Lo sguardo dell’orizzonte

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Senza troppo clamore e lontano dal circuito del teatro commerciale, la compagnia Retablo, da quattordici anni, percorre la Penisola con il monologo Doppio legame. Il titolo cita quella particolare situazione schizofrenica che tecnicamente si chiama double bind, in cui un soggetto si dibatte nell’insanabile contraddizione tra “dovere” e “non potere” compiere un certo atto, tenere un dato comportamento. Il testo, scritto da Salvatore Zinna (anche interprete) con Maria Piera Regoli e il contributo di Federico Magnano San Leo (curatore della regia), trae ispirazione dalle deposizioni del 1986 al maxiprocesso istruito da Falcone.  In particolare gli autori sono stati attirati dalle dichiarazioni del pentito Vincenzo Sinagra, un “pesce piccolo”, piccolissimo. «Ma io mi sono pentito perché? …Per pulirmi la mia coscienza, ma pure perché mi volevano ammazzare. Però per pulirmi la mia coscienza, perché io in tutti questi sbagli che ho fatto non ho trovato conforto. Non è che voglio dire che non mi voglio incolpare. Perché il primo c’ero io in moltissimi omicidi e cose… Però io non mi sono pentito per la giustizia, perché giustizia un ci nn’è». Così parla il personaggio di Doppio legame, che di nome fa Enzo anche lui, e che a modo suo reclama giustizia e...