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A trent’anni dal maxi processo: una storia ancora attuale

Mag 20th, 2016 | Categoria: articoli
di Alessandra Dino
Il 10 febbraio 1986, dinanzi alla 1^ Sezione della Corte di Assise di Palermo presieduta da Alfonso Giordano, prende avvio il dibattimento del processo a carico di Abbate Giovanni + 474, che passerà alla storia come il “maxiprocesso” alla mafia. I quaranta volumi e le 8.607 pagine dell’ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio depositata dai magistrati dell’Ufficio Istruzione del capoluogo siciliano disegnano un quadro organico di Cosa nostra, descrivendone l’evoluzione, l’ordinamento interno, i traffici illeciti e i diversi episodi criminali che l’hanno vista protagonista negli anni della sanguinosa seconda guerra di mafia. Oltre a individuare i vertici dell’organizzazione, la monumentale tesi accusatoria inquadra per la prima volta gli eventi oggetto del processo nell’ambito di un’unica strategia criminale, condotta da un’organizzazione a struttura unitaria e verticistica e dotata di un sistema di regole e di competenze rigidamente formalizzato, un vero e proprio sistema di potere. La ricostruzione dell’organigramma mafioso, l’individuazione dei ruoli e delle funzioni attribuite ai diversi livelli di comando e di controllo della sua piramide gerarchica, sono rese possibili grazie al contributo dei collaboratori di giustizia e alla copiosa mole di investigazioni patrimoniali e bancarie che vi fanno da riscontro. Le dure condanne, rese definitive dalla Sentenza della Corte di Cassazione del...


Il maxiprocesso, trent’anni dopo

Feb 10th, 2016 | Categoria: articoli
di Nando dalla Chiesa
Sono trascorsi trent’anni. Un’epoca da un’epoca. Il maxiprocesso di Palermo iniziato il 10 febbraio del 1986 è stato probabilmente il più importante processo nella storia d’Italia. Un mosaico fatto di un’infinità di tessere. La comparsa sulla scena di una nuova leva di magistrati siciliani, quando si era fatta strada l’idea che per combattere la mafia occorreva affidarsi a magistrati non siciliani. L’avvio di nuove tecniche investigative e l’elaborazione di una nuova dottrina giuridica in materia di mafia. La legge La Torre, con il reato di associazione mafiosa e l’istituto del sequestro e della confisca dei beni. Le confessioni di Buscetta, giunte come una valanga sull’edificio culturale costruito in più di un secolo a protezione del potere mafioso, quella teoria – cioè – della mafia come mentalità e modo di essere ma mai, Dio non voglia, come organizzazione. I delitti eccellenti, compiuti in serie nella consapevolezza che i narcodollari dell’eroina garantivano la capacità di corrompere diffusamente in ogni settore della vita pubblica; e di finanziare le campagne elettorali, non più solo di portare voti contati e sicuri. Uno scontro tra coraggio e paura, uomini che affrontavano la morte e altri che ne scappavano. Un conflitto culturale acutissimo, perché la mafia sta...