Articoli con tags ‘ Matteo Messina Denaro ’


“Siamo stati ad un passo da prendere Matteo Messina Denaro”. La testimonianza di Giuseppe Linares

Mag 2nd, 2012 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Tribunale di Marsala, udienza del 27 aprile contro Matteo Messina Denaro più altri. Lui è il capo mafia appena 50 enne, boss indiscusso di Castelvetrano e della cupola provinciale di Trapani, latitante da 19 anni, dal giugno del 1993; gli altri sono i suoi complici, i più stretti “picciotti”, quelli maggiormente fidati, poi ci sono i “postini”, i favoreggiatori, quelli della manovalanza, ma anche l’alter ego, il cognato Vincenzo Panicola. Aula strapiena, ma non è pubblico normale, sono i parenti degli imputati, Giuseppe Linares li sfiora entrando in aula. Linares è l’ex capo della Squadra Mobile di Trapani, quello che più di altri ha guidato la “caccia” al super boss. O meglio quando si era messo in carreggiata per fargli terra bruciata attorno, è stato promosso e portato ad altro incarico. Prima di allora aveva inanellato un successo dietro l’altro, dalla metà degli anni ’90 in poi inseguendo la corruzione di politici e burocrati, gli imprenditori a disposizione della mafia, gli appalti pilotati, il voto di scambio, era riuscito ad arrivare ai nascondigli di tutti i latitanti, mancava, e manca, l’ultimo, Matteo Messina Denaro per l’appunto. Per la sua cattura il Viminale ha messo su un pool, ne fanno parte...


Si stringe il cerchio intorno a Messina Denaro

Dic 16th, 2011 | Categoria: news
di Manlio Melluso
Terra bruciata intorno al superlatitante Matteo Messina Denaro. undici persone ritenute affiliate alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara sono state arrestate dai carabinieri del Ros. In manette anche il sindaco Ciro Caravà che sarebbe organico alla cosca. L’aria all’interno del mandamento mafioso di Castelvetrano era diventata pesante, ma per Matteo Messina Denaro gli appoggi non sono mai venuti meno. È quanto emerge dall’operazione “Campus belli”, eseguita all’alba dai carabinieri del Ros che ha portato all’arresto di undici persone, tra le quali il sindaco Ciro Caravà. L’indagine, partita nel 2006 e naturale prosecuzione delle precedenti operazioni Golem e Golem 2, ha fatto emergere che a Campobello era vivo il contrasto tra l’anziano boss Leonardo Bonafede e Francesco Luppino, cerniera di congiunzione tra Messina Denaro e il capomafia di Tommaso Natale Salvatore Lo Piccolo. Accertati anche i collegamenti tra la cosca e Salvatore Messina Denaro, fratello di Matteo, nonché quelli con Giuseppe Grigoli, il re dei supermercati Despar fiancheggiatore del boss latitante, e indicato nelle intercettazioni come “il putiaro”. Clamoroso l’arresto del sindaco Ciro Caravà, che avrebbe fornito assistenza economica alle famiglie dei detenuti in cambio del sostegno elettorale. Il primo cittadino nelle sue uscite pubbliche aveva spesso espresso giudizi forti contro i mafiosi,...


Operazione contro il riciclaggio, altri 20 arresti in Italia

Ago 2nd, 2011 | Categoria: news
La Guardia di Finanza di Locri e Palmi, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha effettuato stamani 20 arresti tra Sicilia, Calabria, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Gli arrestati, secondo quanto affermato dalle fiamme gialle, sarebbero coinvolti in un’operazione di riciclaggio da centinaia di milioni di euro organizzato da ‘ndrangheta e Cosa nostra. Si tratta di imprenditori, liberi professionisti ed esperti di finanza legati ai clan della ‘ndrangheta Facchineri, Avignone e Aquino-Coluccio, e alle famiglie mafiose vicine al super latitante Matteo Messina Denaro. Le accuse mosse nei loro confronti sono quelle di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, truffa, riciclaggio e falsificazione di titoli. Le indagini erano partite nel 2009 quando due uomini della ‘ndrangheta di Piana di Gioia Tauro erano stati trovati in possesso di un titolo da 860 milioni di dollari che stava per essere depositato in un istituto di credito.


Al via il processo Rostagno. In cerca della verità

Feb 2nd, 2011 | Categoria: news
Dopo ventidue anni si apre oggi in Corte d’Assise a Trapani il processo per l’uccisione di Mauro Rostagno. Gli imputati sono il presunto killer Vito Mazzara e il boss Vincenzo Virga, indicato come il mandante dell’agguato avvenuto nel settembre 1988, quando nella frazione Leni il sociologo-giornalista venne crivellato dalle fucilate di un commando. In compagnia della segretaria, Monica Serra, rimasta illesa, aveva appena lasciato gli studi dell’emittente privata Rtc dove lavorava. L’associazione “Ciao Mauro” ha lamentato scarsa attenzione da parte delle istituzioni siciliane, in primis della Regione colpevole di non essersi costituita parte civile. Il governatore Raffaele Lombardo ha però replicato a stretto giro di posta: “La costituzione della Regione siciliana quale parte civile è un fatto automatico in processi come quello per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno. Lo stabilisce una legge regionale, ed esattamente l’articolo 4 della legge 15 del 20 novembre 2008, più nota come legge regionale per il contrasto alla criminalità organizzata”. L’automatismo, però, si dev’essere inceppato: “Verificheremo dove la macchina amministrativa si sia inceppata ed interverremo per garantire la formalizzazione di questa costituzione di parte civile nel processo Rostagno”, conclude Lombardo. Il processo s’avvia dopo due decenni di mistificazioni e depistaggi. Dal giorno della sua morte, benché...


Condannato Grigoli, il “re dei supermercati” che ripuliva il denaro di Cosa nostra

Feb 1st, 2011 | Categoria: news
Il tribunale di Trapani ha condannato a 12 anni di reclusione l’imprenditore Giuseppe Grigoli, originario di Castelvetrano. Grigoli è stato ritenuto un”imprenditore mafioso” al servizio di Cosa nostra nonché il cassiere di Matteo Messina Denaro, a sua volta condannato a 27 anni. La condanna ha portato alla confisca di beni per oltre 250 milioni di euro. Grigoli è stato arrestato nel dicembre 2007. L’inchiesta che ha portato al processo venne condotta dal pm della dda di Palermo Roberto Piscitello. A sostenere l’accusa in giudizio sono stati i pm Carlo Marzella e Sara Micucci. Giuseppe Grigoli, con la sua Grigoli Distribuzione srl, una holding che controllava decine di aziende e il cui capitale sociale è quantificabile in 12 milioni e mezzo di euro, era il cavallo di Troia di Matteo Messina Denaro per entrare nel circuito della grande distribuzione. In tal modo i commercianti venivano legati a Cosa nostra in modo (all’apparenza) meno coercitivo, sostituendo alla vecchia pratica del pizzo l’obbligo di rifornirsi di merci, a prezzi talvolta vantaggiosi, presso le proprie aziende di fornitura. Nel tempo Giuseppe Grigoli ha ottenuto anche l’utilizzo del marchio Despar, arrivando a controllare fino a 60 tra ipermercati e supermercati in tutta la Sicilia occidentale, nelle...


Paolo Borsellino, ricordo amaro a Castelvetrano

Gen 21st, 2011 | Categoria: news
Ieri, 19 gennaio, Paolo Borsellino avrebbe compiuto 71 anni. L’associazione Antiracket di Castelvetrano, nel trapanese, avrebbe voluto ricordarlo con un incontro rivolto alle scuole. Avrebbe, ma non è stato possibile: le classi invitate hanno disertato l’appuntamento, su impulso del dirigente scolastico Francesco Fiordaliso. Che non ha gradito la decisione degli organizzatori di chiamare tra i relatori il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, affiancato dal giornalista Giacomo Di Girolamo – autore del libro “L’invisibile” su Matteo Messina Denaro – e dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. E che ha dunque impedito ai propri studenti di assistere all’incontro, asserendo che «Calcara è un criminale e quindi lui non ci può dare lezioni di legalità, i ragazzi non hanno niente da imparare da un dottore in criminologia e malaffare», come è stato apostrofato il pentito. Già, pentito. Perché Vincenzo Calcara è l’uomo al quale Francesco Messina Denaro, padre di Matteo, aveva chiesto di uccidere Paolo Borsellino. Lui però non lo fece, si tirò indietro e decise di collaborare con la giustizia, a seguito dell’arresto avvenuto nel novembre 1991. Rivolgendosi proprio al magistrato che trovò la morte pochi mesi dopo: «Dottore io sono un uomo d’onore – gli disse – e sono quella persona...


A Castelvetrano l’olio della Liberazione

Nov 25th, 2010 | Categoria: news
Dalle ceneri di Adamo nacque un ulivo, metafora di rinascita e simbolo di pace. Il 5 novembre scorso a Castelvetrano, in provincia di Trapani, si è provato a rinascere nella legalità: una raccolta di olive sui campi confiscati alla mafia è stata organizzata da Libera. Una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza e tra i molti che hanno risposto all’appello anche il questore Gualtieri: «Tutti purtroppo associano Castelvetrano alla mafia. Io oggi ribalterei il concetto – spiega Gualtieri – poiché qui l’azione di contrasto alla criminalità non viene fatta solo dalle forze di polizia ma da tutte le forze sane della società». Un’affermazione che nulla ha di retorico in una realtà come quella del trapanese, terra del latitante Matteo Messina Denaro, terra dell’assordante silenzio di una comunità atterrita, piagata, e che oggi rinasce su quelle terre che furono ricchezza e possesso dei boss. Certo la terra promessa della legalità è difficile da mantenere se, nei processi in corso a Trapani dove gli imprenditori costituitisi parte civile sono stati lasciati soli, è presente solo Confindustria e mancano del tutto le istituzioni politiche. Oppure se Francesco Nasca, oggi condannato a sette anni, ex-funzionario del Demanio incaricato della gestione dei beni confiscati alla mafia,...


Energie rinnovabili, un affare di casa nostra

Set 14th, 2010 | Categoria: news
Il Tribunale di Trapani ha fatto eseguire questa mattina alla Direzione investigativa antimafia un sequestro di beni per circa 1,5 miliardi di euro. Il sequestro riguarda numerose società con sede nelle province di Trapani, Palermo, Milano, Roma, Catanzaro. La decisione di porre sotto sequestro l’enorme capitale dei beni appartenenti a Vito Nicastri, imprenditore cinquantaquattrenne di Alcamo (Trapani), è il frutto logico delle indagini che a novembre avevano portato all’arresto del “ signore del vento”, come lo aveva definito il Financial Times. L’inchiesta di novembre porta il nome azzeccato di “Via col Vento”, ed era condotta dalla Guardia di Finanza di Avellino. Ambito dell’inchiesta le energie rinnovabili. L’accusa per l’imprenditore era di indebita percezione di contributi pubblici (per oltre 150 milioni di euro complessivamente) utilizzati per la realizzazione di parchi eolici. I parchi venivano realizzati dalle 12 società (9 con sede in Avellino e 3 in Sicilia di cui una ad Alcamo), tutte coinvolte nell’indagine. In manette a novembre erano finite anche altre tre persone, Oreste Vigorito, di 63 anni di Ercolano (Napoli) e presidente del Benevento Calcio, Ferdinando Renzulli, 42 anni, di Avellino, e Vincenzo Dongarra’, 46 anni, di Enna. L’accusa era per tutti associazione a delinquere finalizzata alla truffa...


Minacce alla Catturandi. Un messaggio per chi?

Ago 27th, 2010 | Categoria: articoli
di Elena Ciccarello
La notizia risale all’inizio d’agosto, ma è montata solo negli ultimi giorni. A Palermo, tre sconosciuti hanno minacciato la moglie di un ispettore della Catturandi. L’hanno fermata in strada e le hanno mostrato alcune foto del marito e dei figli, sorpresi in attività quotidiane. “Che bei mariti, che belle famiglie” hanno soffiato sfogliandole sotto gli occhi le foto anche di altri colleghi. La signora ha riconosciuto tre poliziotti, ma ne ha contati di più, dunque non si è certi di quanti e chi tra gli uomini della Catturandi sia stato realmente fotografato. Facile allora pensare che la minaccia sia rivolta all’intera squadra e non a qualcuno in particolare. Nel frattempo, però, per sicurezza, la signora con marito e famiglia sono stati allontanati, mentre gli altri tre ispettori identificati nelle foto hanno firmato una liberatoria per rimanere al proprio posto. È torrido come ogni anno, l’agosto palermitano, che impasta calura e sospetti. E anche l’interpretazione dell’accaduto rimane sospesa. Troppo facile l’equazione “caccia a Matteo Messsina Denaro” uguale “minacce ai poliziotti da parte del latitante”, per quanto sia un errore sottovalutare la banalità del male. L’episodio presenta dettagli anomali e inquietanti, soprattutto in un clima di incertezza come quello che si...


Messina Denaro allo Stadio Barbera in maglia rosanero

Lug 27th, 2010 | Categoria: news
Il campionato di calcio di serie A della passata stagione è stato di grande interesse per le continue rincorse e posizioni di classifica ottenute solo al fotofinish: la vittoria dell’Inter è stata determinata solo all’ultima giornata, come anche l’accesso all’ultimo posto utile per la Champions League guadagnato dalla Sampdoria a scapito del Palermo. Nella penultima di campionato lo scontro diretto tra la squadra genovese e quella siciliana, giocatosi allo stadio Barbera di Palermo, era finito con un inutile pareggio che aveva rimandato tutto all’ultimo turno di campionato della domenica seguente. La sfida prolungata aveva attratto su di sé molte attenzioni. Allo stadio si erano visti, come comprensibile per uno spettacolo sportivo tanto decisivo, molti personaggi illustri dello spettacolo ma anche della politica italiana. Di oggi è la notizia che tra i volti noti presenti al Barbera quel 9 maggio ci fosse anche il ricercato numero uno d’Italia: Matteo Massina Denaro. Secondo una voce proveniente da ambienti carcerari recepita e divulgata dai carabinieri del Ros, sembra che la primula rossa si fosse mimetizzato tra le maglie rosanero dei tifosi del Palermo. Una voce del genere ha dell’incredibile per due ragioni essenziali. La prima, è che l’individuo più ricercato entro i confini nazionali...