Articoli con tags ‘ Matteo Messina Denaro ’


Vandalizzata la casa dei Guttadauro-Messina Denaro. Ladri spericolati o intimidazione al boss?

Gen 9th, 2017 | Categoria: prima pagina
di Rino Giacalone
  Stavolta il segnale di minaccia colpisce la famiglia naturale di Matteo Messina Denaro, il boss di Castelvetrano, capo della mafia trapanese, latitante dall’estate del 1993. Amaro è stato il risveglio dei suoi familiari nella giornata dell’Epifania. Ignoti hanno danneggiato, violato e svuotato di parecchie cose la casa di campagna di Rosalia, sorella del boss, sposata con un altro capo mafia, il palermitano Filippo Guttadauro (nella foto), con suo fratello, il medico Giuseppe, esponente di spicco della mafia di Bagheria e di Brancaccio, sobborgo di Palermo. La casa, che è inglobata all’interno di un’azienda agricola nella contrada castelvetranese di Strasatti-Paratore, è stata completamente messa a soqquadro. E’ stata Rosalia Messina Denaro nella tarda mattinata di oggi a scoprire cosa era accaduto ed ha avvertito i carabinieri.   L’abitazione è intestata al figlio di Rosalia e Filippo, Francesco Guttadauro, il nipote prediletto di Matteo Messina Denaro, in carcere, come il padre, per mafia, già da qualche tempo. I carabinieri una volta giunti sul posto hanno trovato una montagna di masserizie ammassate nella stanza principale della villetta, forse l’intenzione dei malfattori era quella di appiccare un rogo ma probabilmente qualcosa deve avere indotto gli ignoti ad allontanarsi, dopo comunque avere depredato le pareti di molti...


Il villaggio dei boss: confiscati cento milioni di euro all’imprenditore palermitano Calcedonio Di Giovanni

Ott 5th, 2016 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
  Tre anni di sorveglianza speciale sono stati inflitti dal Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani, presidente Piero Grillo, all’imprenditore palermitano Calcedonio Di Giovanni, al quale è stato anche confiscato un patrimonio da 100 milioni di euro, che comprende anche società con sede in San Marino e Londra, coinvolte in complesse operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali. Il provvedimento è stato notificato nei giorni scorsi dalla Dia di Trapani su ordine del Tribunale. I giudici hanno accolto la proposta di confisca avanzata dalla Dia, a firma del Direttore Nunzio Antonio Ferla, e il procedimento è stato coordinato dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Dino Petralia. Di Giovanni per decenni è stato un imprenditore assai attivo nel settore edilizio e turistico alberghiero, nel 2014 aveva subito il sequestro del patrimonio ora confiscato perché risultato contiguo all’associazione mafiosa, l’attività edilizia da lui condotta ha avuto sempre dietro le spalle il contributo di Cosa Nostra, molteplici gli interessi con le cosche come con quella di Mazara del Vallo capeggiata dai famigerati Agate, ma non di meno rilevanti i rapporti con il noto faccendiere Vito Roberto Palazzolo, figura di spicco di Cosa nostra palermitana. Rapporti che Calcedonio Di Giovanni ha in...


Palermo, nuova udienza per il processo D’Alì

Lug 7th, 2016 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Oggi a Palermo dinanzi alla Corte di Appello presieduta dal giudice Daniela Borsellino, il sostituto procuratore generale Nico Gozzo ha chiesto la condanna a 7 anni e 4 mesi per il senatore di Forza Italia Tonino D’Alì, che tra il 2001 e il 2005 fu anche sottosegretario all’Interno, con i ministri Maroni e Pisanu, nel Governo Berlusconi. Per il parlamentare trapanese il reato contestato è quello di concorso esterno in associazione mafiosa. In primo grado per D’Alì fu pronunciata una sentenza di prescrizione per i fatti risalenti sino al 1994 e assoluzione per i reati contestati nel periodo successivo. Il pg Gozzo ha evidenziato i rapporti storici tra D’Alì e la famiglia mafiosa belicina che faceva capo al padrino di Castelvetrano Francesco Messina Denaro, contatti che per Gozzo sono continuati anche con l’attuale latitante Matteo Messina Denaro, il capo mafia siciliano ricercato dal 1993. I Messina Denaro furono i campieri nelle terre possedute nel Belice dal parlamentare trapanese che è stato anche uno dei più importanti banchieri italiani, attraverso la gestione della Banca Sicula (assorbita poi dalla Commerciale) e dove tra i dipendenti c’era anche un altro Messina Denaro, Salvatore, primogenito del padrino della mafia castelvetranese Francesco Messina Denaro morto,...


“W Messina Denaro”, scritta choc dentro un’aula di una scuola

Nov 4th, 2015 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
“Maestra, ma chi è questo Messina Denaro?”. Questa mattina, un’insegnante della scuola elementare Santa Lucia di Partanna si è sentita porre questa domanda da un ragazzino che, entrando in classe, si è accorto della scritta stampata con lo spray, di colore giallo, su una parete dell’aula. A fianco della scritta, un cuoricino disegnato e, dall’altra parte, un insulto probabilmente dedicato ai detrattori del mafioso. Non è la prima volta che scritte inneggianti al boss latitante dal 1993 fanno la propria comparsa per le strade del Belice, a Castelvetrano e anche dentro una galleria dell’A29, ma mai fino ad ora si era “violata” una scuola. Si esclude che a scrivere la frase scoperta oggi, mercoledì 4, possa essere stato un ragazzino, poiché ieri alla chiusura della scuola la frase non c’era; tuttavia, a stamane non sono stati trovati segni di effrazione di un’eventuale irruzione notturna destinata a mettere in atto il gesto.


Processo Golem 2, la sentenza di secondo grado

Ott 13th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
La corte d’appello di Palermo ha condannato a 12 anni e 6 mesi Giovanni Filardo, accusato di associazione mafiosa nell’ambito del processo scaturito dall’operazione Golem 2 alle cosche trapanesi, ribaltando di fatto la sentenza di assoluzione di primo grado. Sono invece state confermate le condanne già espresse in Assise e relative agli altri imputati:  10 anni al super latitante Matteo Messina Denaro e altrettanti a suo cognato, Vincenzo Panicola; 14 anni e 6 mesi all’imprenditore Giovanni Risalvato; 12 anni a Maurizio Arimondi; 13 a Tonino Catania e a Lorenzo Catalanotto; 4 a Marco Manzo; 2 anni e 3 mesi a Nicolò Nicolosi. Rigettato infine il ricorso della Procura generale per Leonardo Ippolito e Calogero Cangemi, che erano stati assolti in primo grado.


Il 14 settembre insanguinato dalla mafia

Set 14th, 2015 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Il 14 settembre 1988, Cosa nostra uccide – a poca distanza dal suo podere nelle campagne trapanesi – il giudice Alberto Giacomelli, da poco in pensione. Il 14 settembre 1992, sicari professionisti tentano di uccidere il poliziotto Rino Germanà: nel primo pomeriggio, mentre stava percorrendo il lungomare Tonnarella di Mazara, la Panda di servizio sulla quale si trovava viene affiancata da una Fiat Tipo guidata da Matteo Messina Denaro (ancora non latitante), con a bordo Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano. Si apre un conflitto a fuoco e Germanà riesce miracolosamente a salvarsi. Denominatore comune di questi avvenimenti non è solo la data – 14 settembre – ma l’attacco che entrambi hanno sferrato ai beni della mafia. Giacomelli fu ammazzato perché nei giorni del suo delitto era diventata definitiva una confisca da lui decisa qualche anno prima, relativa ad un’abitazione posseduta a Mazara da Gaetano Riina, fratello di Totò Riina. Germanà (in pensione dallo scorso maggio) si stava occupando dei rapporti tra mafia e politica, e pochi giorni prima dell’attentato aveva firmato un rapporto inerente alla Banca Sicula di Trapani. Oggi si mastica amaro a ricordare questi due accadimenti. Siamo dinanzi a due progetti criminali mafiosi nati indubbiamente dalla reazione della mafia e di...


Trapani, confiscati beni per 70 mila euro alla sorella di Matteo Messina Denaro

Set 8th, 2015 | Categoria: news
La Direzione Investigativa Antimafia di Trapani ha confiscato alcuni terreni, per un valore di 70 mila euro, ad Anna Patrizia Messina Denaro, 45enne, detenuta, sorella del latitante Matteo. La donna, già tratta in arresto dalla Dia nel dicembre 2013, nel corso dell’operazione congiunta denominata “Eden”, è stata condannata, in primo grado, dal Tribunale di Marsala, con sentenza emessa il 31 marzo scorso, a tredici anni di reclusione, perché ritenuta responsabile, in concorso, di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata in danno di Rosetta Campagna, una delle eredi di Caterina Bongiuso, sua madrina di battesimo. La sorella del boss, come si legge nel provvedimento, “svolgeva un ruolo di raccordo con il fratello per scambi d’informazioni e per il coordinamento delle risorse economiche; ruolo fondamentale per assicurare l’assoluta segretezza, consentendo al congiunto di sottrarsi alla cattura ed alla consorteria di reperire fonti di finanziamento”. Le indagini, delegate e coordinate dalla Procura Distrettuale di Palermo, d’intesa con il Procuratore Aggiunto Bernardo Petralia, coordinatore del “Gruppo Misure di Prevenzione”, sono state condotte da personale della Direzione Investigativa Antimafia trapanese. L’esito delle stesse è convogliato nelle proposte avanzate dall’Autorità Giudiziaria per l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale e personale nei confronti della Messina Denaro. L’odierno...


Si rompe il “cerchio magico” di Messina Denaro. Blitz antimafia nel cuore del Belice

Ago 3rd, 2015 | Categoria: news
di Rino Giacalone
L’operazione scattata nella notte è stata denominata “Ermes”. Nella mitologia greca Ermes era il figlio di Zeus; nella realtà odierna questo messaggero porta il nome di Vito Gondola, anziano capo della mafia di Mazara del Vallo, soprannominato Vito Coffa, un vecchio capo decina tra i pochi che erano ammessi al tavolo di Totò Riina. Gondola tra il 2011 e il 2014 è stato per la Procura antimafia di Palermo il “postino” di fiducia del super boss latitante Matteo Messina Denaro che resta un “dio”, Zeus, per i suoi complici che continuano a dire che bisogna adorarlo e rispettarlo come se lui fosse davvero una divinità. Una divinità che porta con sé incredibili strascichi di morte, stragi, ma che oggi è il capo di quella mafia imprenditrice, che è riuscita a portare i suoi soldi fin dentro le maggiori city della finanza europea. Con forzieri che ancora non sono stati violati nascosti bene come sono tra la Svizzera, il Liechtenstein, il Belgio. Stanotte poliziotti della Squadra Mobile di Trapani, Palermo, dello Sco, il servizio centrale operativo, e dei carabinieri del comando provinciale di Trapani e del Ros, sono andati a bussare alle porte di 11 persone, alcune già conclamati mafiosi, per l’ordine di arresto spiccato dal gip del Tribunale di Palermo...


Processo Eden 2, le richieste dei pm

Lug 15th, 2015 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Parlavano con estrema compiutezza del boss latitante Matteo Messina Denaro. Alcuni tra gli imputati davanti al gup Fernando Sestito, mentre erano sotto indagine, intercettati dai carabinieri sono stati sentiti parlare di ordini e direttive direttamente giunti dal super latitante, capo mafia del Belice, ricercato dal 1993. Il blitz contro di loro scattò nel novembre dell’anno scorso, gli arresti misero fine a quel clan che si era raccolto attorno ad uno dei nipoti del capo di Cosa nostra belicina, Girolamo “Luca” Bellomo, marito di Lorenza Guttadauro, figlia della sorella del capo mafia e di un altro capo mafia, il famigerato Filippo Guttadauro. I carabinieri del Ros e del comando provinciale fecero anche arresti eccellenti, come quello di un consigliere comunale di Castelvetrano, Lillo Giambalvo, appartenente al gruppo di Articolo 4 (vicino al deputato regionale Paolo Ruggirello) e di un soggetto già ex galeotto per avere scontato una pesante condanna per narcotraffico, Giuseppe Fontana, detto Rocky, anche lui parecchio vicino a Matteo Messina Denaro. Oggi dinanzi al gup Fernando Sestito si è svolta l’udienza preliminare per 13 degli arrestati che hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato. I pm della Dda Maurizio Agnello e Carlo Marzella hanno chiesto complessivamente 94 anni...


Arrestato dalla Dia Gaspare Como, il cognato di Matteo Messina Denaro

Lug 6th, 2015 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
  Quei negozi aperti a Castelvetrano erano la dimostrazione che lo Stato non era riuscito a incrinare il potere mafioso locale. Esercizi commerciali sequestrati tornati in piena attività, addirittura più grandi e più forniti. A completare l’opera ben riuscita anche una lettera della proprietà diretta ad un quotidiano regionale, “noi siamo la buona impresa e ce lo dimostra la tanta gente che ogni giorno viene qui ad acquistare”. Era accaduto che certe carte erano state confuse, che utilizzando escamotage commerciali, tanto da riuscire a resistere ad una ordinanza comunale che imponeva la chiusura, quei negozi di proprietà della famiglia Messina Denaro, tanto per capire di chi e di cosa stiamo scrivendo, erano rimasti aperti, con tanto di insegna e vetrine bene allestite. Quei negozi servivano a riempire di cose concrete le risposte che ogni volta i Messina Denaro, Bice, sorella del boss latitante, e Gaspare Como (nella foto), il marito, fornivano a chi chiedeva loro come fosse finito col sequestro: “….ma quale sequestro tutte i cose ni turnaru”. In effetti erano loro che si erano ripresti “tutti i cose”. Il bel tempo per loro però è durato poco. Stamane agenti della Dia di Trapani hanno arrestato Gaspare Como, 45 anni, per...