Articoli con tags ‘ Mario Francese ’


Giornalismo, assegnati i premi in memoria di Giuseppe e Mario Francese

Mar 9th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
  Corrado Formigli, giornalista e conduttore di Piazzapulita, è  il vincitore del premio – giunto alla 18esima edizione – intitolato a Mario Francese, ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979. Già nel 1998 si era aggiudicato il premio Ilaria Alpi, con un documentario sulla guerra in Algeria; premio confermatogli anche l’anno successivo per un reportage nel Sudafrica del dopo-apartheid. Il Premio dedicato ai giovani giornalisti emergenti, in memoria di Giuseppe Francese, è stato assegnato invece a Saul Caia. Il giovane siracusano di trentadue anni “ha saputo mettere insieme linguaggi diversi, dal video alla scrittura, e proprio per la sua bravura e per la sua coscienza dei temi ambientali sull’isola, ha pienamente meritato il premio assegnatogli”, come si legge nella menzione. Saul Caia è da tempo collaboratore di «Narcomafie». La redazione è felice di congratularsi con lui e di fargli i migliori auguri per il futuro.


Mario Francese, giornalista-giornalista ucciso 37 anni fa

Gen 26th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Marta Pellegrini
Mario Francese è nato a Siracusa il 6 febbraio 1925. La sua vita si è conclusa il 26 gennaio 1979, 37 anni fa, con sei colpi di pistola esplosi in strada, in viale Campania, a Palermo. Aveva iniziato facendo un mestiere che non esiste più: il telescriventista, per l’Ansa. La carriera da giornalista era iniziata davvero quando aveva preso a collaborare con il quotidiano «La Sicilia» di Catania. Successivamente si era spostato e aveva iniziato una collaborazione con «Il Giornale di Sicilia» a Palermo. Nel 1958 era stato assunto all’ufficio stampa dell’assessorato ai Lavori pubblici della Regione siciliana. Dieci anni dopo si era però licenziato, era il 1968, per dedicarsi del tutto alla professione giornalistica. Sempre per «Il Giornale di Sicilia» si occupò della cronaca giudiziaria, entrando inevitabilmente in contatto con i temi legati alla mafia, ai quali si dedicò con passione e lucidità. Si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai Corleonesi a Bari, nel ’69, dell’omicidio di Giuseppe Russo, colonnello dei carabinieri, e dell’omicidio di Cosimo Cristina, del quale era convinto fosse stato un omicidio di mafia. Tra tutti, fu lui l’unico a intervistare Antonietta Bagarella, moglie di Totò Riina. Grazie alla sua capacità di analisi riuscì, nel corso...


Mario Francese. Una vita in cronaca

Feb 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Le fotografie lo immortalano mentre percorre instancabilmente i corridoi della procura palermitana. I magistrati lo ricordano per la sua incredibile capacità di mettere insieme gli indizi e arrivare prima di altri alla notizia: «Non chiedeva quasi nulla, né verbali né notizie, ma solo il riscontro a un proprio lavoro di ricerca», racconta Guido Lo Forte. I colleghi giornalisti ne rimpiangono la dedizione al lavoro. I più sinceri, come Lucio Galluzzo, non nascondono che il suo modo di intendere la professione lo isolava: «Veniva persino deriso, bersaglio di ironie, anche guardato con il sospetto che viene rivolto a chi cerca la “medaglia” da chi la medaglia la vuole senza sudarsela». I collaboratori di giustizia dicono che «non si faceva i fatti suoi», «aveva rotto le scatole a molti», «non era possibile parlargli». Uno dei figli, Giulio,  giornalista, lo ricorda disteso a terra sotto un lenzuolo. Lui che da “biondino” del giornale palermitano «Diario», quel 26 gennaio 1979, era accorso sul posto dell’omicidio senza sapere che l’ucciso fosse suo padre.  Mario Francese era un siracusano trapiantato a Palermo. Era uno che parlava con tutti, sosteneva che «è troppo facile entrare in aula e seguire le udienze. Le vere notizie si raccolgono nei corridoi»....


Martiri per la verità

Nov 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Sono nove i giornalisti caduti per mano mafiosa tra il 1960 e il 1993. Ecco le loro storie. Cosimo Cristina. Il ritrovamento, il 5 maggio del 1960, del corpo di Cosimo Cristina lungo i binari della ferrovia di contrada “Fossola”, a Termini Imerese (Pa), costituì il primo caso di omicidio di un giornalista da parte della mafia e, per molti aspetti, uno dei più inquietanti casi di insabbiamento del dopoguerra. La morte di Cristina, giovane collaboratore de «L’Ora» di Palermo e fondatore del giornale «Prospettive Siciliane», con il quale aveva iniziato a indagare su alcuni oscuri delitti che legavano a filo doppio Termini Imerese con il mondo mafioso, fu additata alla pubblica piazza come suicidio e come tale archiviata rapidamente senza una indagine accurata. Il caso Cristina venne riaperto solo sei anni dopo dal vicequestore palermitano Mangano, che portò a una ricostruzione della morte come vero e proprio omicidio. Le successive indagini probatorie confutarono l’analisi di Mangano, ma nella loro incompletezza e suscettibili di contraddizione adombrano una scia di mistero su di un caso tuttora impunito. Mauro De Mauro. Intricato, misterioso, indecifrabile il retroscena sotteso al sequestro di Mauro De Mauro, giornalista de «L’Ora», avvenuto il 16 settembre 1970, quando alcuni...


Provenzano, quanto ci costi

Giu 10th, 2006 | Categoria: news
Ammontano a 28 mila euro le spese legali pagate dallo Stato italiano agli avvocati di Bernardo Provenzano durante gli ultimi quattro anni di latitanza; 20.500 euro solo per i primi due gradi del processo relativo all’omicidio del giornalista del «Giornale di Sicilia» Mario Francese, assassinato il 26 gennaio 1979. Lo ha reso noto «La Repubblica» il 20 maggio scorso. Il boss di Corleone, arrestato l’11 aprile, imputato in diversi procedimenti penali, ha potuto usufrire delle norme sul gratuito patrocinio che prevedono la possibilità, anche per i boss latitanti ufficialmentte nullatenenti, di usuifrire di legali d’ufficio spesati interamente dallo Stato. I giudici di Palermo avevano provato ad opporsi, sostenendo che la lettera della legge prevede solo l’accollo delle spese degli imputati non reperibili, non di quelli latitanti. La Cassazione, tuttavia, ha sostenuto la tesi opposta: l’avvocato che ha prestato la sua opera, e che non può ottenere dall’assistito il compenso dovuto, ha comunque diritto al rimborso. Sono numerosi gli esponenti mafiosi che hanno autocertificato lo stato di nullatenenza, confidando sulla lentezza dei controlli successivi da parte delle autorità. Le proteste sollevate negli anni scorsi da alcuni esponenti politici e da alcuni familiari delle vittime di mafia avevano acceso il dibattito sulla necessità...


Scritti col sangue

Mag 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Ucciso perché faceva bene il suo mestiere. Dice anche questo la sentenza che ha condannato in appello i mandanti dell’omicidio di Mario Francese, uno dei tanti giornalisti che negli ultimi trent’anni hanno pagato con la vita le loro inchieste sulle mafie Lo scorso 17 febbraio sono state depositate le motivazioni della sentenza di appello che condanna i mandanti dell’omicidio di Mario Francese. L’8 gennaio Giuseppe Lumia, dei Ds, ha presentato alla Commissione Antimafia la proposta di aprire un’indagine sull’assassinio di Beppe Alfano. Due giornalisti uccisi dalla mafia perché, ricalcando un passo della sentenza Francese, facevano bene i cronisti ed esprimevano uno straordinario impegno civile.  Come molti altri loro colleghi, morti perché troppo bravi. Così bravi da essere dimenticati per anni, e rispolverati solo in qualche anniversario.  La Cupola? Eppur si muove Palermo, 16 settembre 1970. Ragusa, 27 ottobre 1972. Cinisi, 9 maggio 1978. Palermo, 26 gennaio 1979. Luoghi e date delle morti di Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese.  Le loro esperienze professionali hanno un significato particolare perché, negli anni più torbidi della storia del nostro Paese, hanno saputo mettere a fuoco i cambiamenti e la struttura della cupola mafiosa prima di ogni altro. In quegli anni in Sicilia – mentre i gruppi neofascisti collegati ai colonnelli...