Articoli con tags ‘ Marcello Tatangelo ’


Omicidio Caccia, niente processo e nuove indagini

Nov 30th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Demetrio Villani, stampoantimafioso.it
Processo Caccia, udienza del 30 novembre. Azzeramento del processo confermato. Il giudice Mannucci ha appena pronunciato la sentenza nella quale si sostiene “il non doversi a procedere” nei confronti dell’imputato Rocco Schirripa. La decisione è motivata da un difetto di procedibilità: siccome il PM Tatangelo non ha chiesto al GIP l’autorizzazione a riaprire le indagini su Schirripa dopo l’archiviazione del 2001,  tutti gli atti raccolti sinora sono inutilizzabili. Entro domani il GIP si pronuncerà sul fermo nei confronti Schirripa: se resterà in carcere durante la nuova fase investigativa oppure se tornerà a piede libero. Ad ogni modo, il processo è rimandato e la giustizia è ancora molto in là a venire. Seguiranno presto aggiornamenti.


Processo Lea Garofalo, la requisitoria del procuratore Tatangelo

Mag 15th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Milano, Palazzo di Giustizia. Riprende oggi, 15 maggio, dopo un mese di pausa il processo di appello per la morte di Lea Garofalo. Un secondo grado che, come ha ammesso lo stesso Procuratore Marcello Tatangelo esordendo con la propria requisitoria finale, «offre molteplici novità rispetto alle condanne di primo grado, a seguito delle dichiarazioni rese da Carmine Venturino prima e da Carlo Cosco poi. Sicuramente, così come fu per Salvatore Sorrentino, nemmeno questi due imputati sono stati mossi dal senso civico e di giustizia, ma dalla volontà di ottenere uno sconto di pena. Non è comunque da sottovalutare il gesto di Carmine Venturino, che ha ammesso le proprie responsabilità, auto accusandosi del reato di distruzione del cadavere». (altro…)


Il pm Tatangelo: “Così hanno ucciso Lea Garofalo”

Mar 28th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Tutti gli imputati hanno commesso i reati a loro contestati. Non vedo però come agli stessi si possa riconoscere l’aggravante mafiosa, considerato un precedente processo nel quale sono stati assolti da questa accusa. Chi non ha premuto il grilletto non si differenzia dagli altri, non è certamente migliore. Tutti hanno agito con crudeltà e pervicacia. È orrendo pensare ad una donna immobilizzata, legata, terrorizzata, torturata e poi uccisa. È nauseante pensare a un padre che sfrutta il desiderio di una figlia che vorrebbe comprarsi una felpa ma che non ha i soldi, ingannandola, dicendole “Vieni da me che ti compro io ciò che vuoi” pur sapendo che Denise sarebbe partita solo con la madre, e che dunque quella sarebbe stata l’occasione per tendere una trappola a Lea. Mentre preparavo la requisitoria, mentre rileggevo le carte, mi sono reso conto che di questa donna di cui abbiamo analizzato la vita al microscopio, in realtà non sapevo nulla, non ho avuto la fortuna di conoscerla. Vi chiedo di dare giustizia a lei e a chi la piange, i colpevoli hanno un nome e un cognome: quello degli imputati. Condannateli alla pena più giusta: l’ergastolo. Per ognuno di loro. Forse se trascorreranno lunghi...


Processo Lea Garofalo, a fine marzo le conclusioni dei legali

Mar 5th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
«Sento il dovere di rivolgere al Pubblico Ministero la richiesta dell’aggravante ex articolo 7, utile anche ad individuare il movente. L’istruttoria ha fatto emergere che Lea Garofalo rappresentava un pericolo per Carlo Cosco e i suoi sodali; le modalità atroci con cui è stata fatta sparire rimandano alla criminalità». Roberto D’Ippolito, difensore di Marisa Garofalo e Santina Miletta, rispettivamente sorella e madre della testimone di giustizia con queste parole dà l’avvio alle sue richieste, a conclusione della fase dibattimentale del processo. L’aggravante del metodo mafioso torna dunque a far parlare di sé all’interno dell’aula della prima sezione della Corte di Assise del Tribunale di Milano. La legge 203/1991, al punto citato dal difensore di parte civile, stabilisce un “aggravamento di pena a carico di chi, nella commissione di reati, si avvale del metodo mafioso”. Un’aggravante che nell’ordinanza di custodia cautelare non compare, in quanto derubricata dal gip di Milano Giuseppe Gennari. Quando a luglio il processo ebbe inizio, si parlò nell’immediatezza del fatto che il pm Tatangelo non volesse contestare l’aggravante del metodo mafioso. Le motivazioni di questa scelta saranno palesate nel corso della requisitoria in calendario per il 26 marzo; per il momento il pubblico ministero, rispondendo alla richiesta di...


Alle battute finali le deposizioni dei teste per il processo Garofalo

Feb 14th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Le ultime udienze del processo Lea Garofalo sono state un testa a testa tra accusa e difese. Motivo del contendere: le deposizioni di Massimo Sabatino. Quest’ultimo infatti ha reso noto al Presidente della Corte Anna Introini di non voler più testimoniare, nonostante lo avesse già fatto nel corso degli interrogatori preliminari. Un aspetto rilevante per il pm Marcello Tatangelo, che ha letto questo comportamento come il frutto di un atto intimidatorio ai danni dell’imputato. Per avvalorare la propria tesi, il legale ha fatto riferimento ad una relazione di servizio del 21 settembre 2011 redatta dagli agenti di polizia penitenziaria, dalla quale si evince che, durante la traduzione dal carcere al Tribunale «Carmine Venturino si è avvicinato a Sabatino apostrofandolo come “infame” e scatenando la sua reazione che urlando risponde: “Infame a me? Che per colpa vostra mi sto facendo sei anni! Se ti avvicini ti stacco la testa, pezzo di merda!”». Per quella e l’udienza successiva (durante le quali depose Denise Cosco), in aula Sabatino fu diviso dagli altri imputati; poi si ritornò nella piccola aula della prima corte d’Assise, e tutti gli imputati furono di nuovo messi nella stessa cella, ma per qualche udienza lui si teneva distante dagli...


“Dal 2006 Lea Garofalo e la figlia non ebbero più i documenti di copertura”

Feb 1st, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Con l’udienza di ieri, martedì 31 gennaio, si è conclusa la deposizione del maresciallo Christian Fabio Persuich, in servizio presso la caserma dei Carabinieri di via Moscova a Milano. Il militare, la sera del 25 novembre 2009, raccolse la denuncia di scomparsa di Lea Garofalo presentata dalla figlia Denise Cosco. Ieri in aula ha precisato alcuni aspetti delle sue dichiarazioni, così come era stato richiesto dalle difese nel corso del precedente dibattimento. Nello specifico, si è parlato delle riprese delle telecamere poste in corso Sempione: i fotogrammi utilizzabili sono stati estrapolati solo da quelle messe in uso dal Comune di Milano e non dai privati, poiché «per elaborare questi dati ci sono occorsi 3-4 giorni e le registrazioni delle telecamere fatte dai commercianti della zona restano in memoria massimo per 72 ore. Dalle immagini in nostro possesso si evince però che alle 18.22 del 24 novembre 2009 due donne, una con indosso un giubbotto bianco (Denise, n.d.a.) e l’altra con indosso un uguale capo ma nero (Lea Garofalo, n.d.a.) percorrono Corso Sempione. Alle 18.25 e 23 secondi arriva un Chrisler Voyager (in uso a Carlo Cosco, n.d.a.) e dopo un minuto si vede che la ragazza non c’è più». Passano...


Processo Lea Garofalo, la fatica di ricordare

Dic 20th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
L’udienza del processo Lea Garofalo ieri – 19 dicembre – è stata caretterizzata dai «Non ricordo», «Forse», e da discrepanze tra ciò che i teste avevano dichiarato nel corso delle prime deposizioni rilasciate ai Carabinieri e agli inquirenti e ciò che hanno raccontato davanti alla Corte d’Assise presieduta da Anna Introini. (altro…)


Il processo Lea Garofalo e quel tatuaggio sul collo

Lug 8th, 2011 | Categoria: news
Seconda udienza per il processo iniziato a Milano mercoledì 6 luglio per l’omicidio di Lea Garofalo, l’ultima prima della pausa estiva. Nel corso del dibattimento, il pm Marcello Tatangelo ha mosso alcune rimostranze in merito alle liste dei testi. Su tutte, spicca l’accezione in merito alla richiesta di depennare Salvatore Sorrentino dalle persone che dovranno testimoniare presso la prima sezione della Corte d’Assise. «Il testimone è già stato ascoltato nel corso dell’incidente probatorio – ha spiegato il pubblico ministero – e dunque la sua deposizione sarebbe una replica di quanto già acquisito dalle parti. Anzi, sarebbe una deposizione inquinata in quanto il Sorrentino sta ricevendo delle minacce di morte e dunque, sotto pressione, potrebbe fornire una versione dei fatti completamente diversa dalla precedente». Una questione assolutamente non irrilevante: Salvatore Sorrentino – detenuto per traffico di stupefacenti a San Vittore – è infatti la persona che aveva raccolto la confessione di Massimo Sabatino all’indomani dell’aggressione a Lea Garofalo. Il fatto risale alla primavera del 2009, quando la donna accetta l’invito del suo ex compagno Carlo Cosco di andare a vivere a Campobasso per permettere alla figlia Denise di finire l’anno scolastico. In quell’appartamento la lavatrice non funzionava e Cosco anticipa alla...