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Silvana Saguto, le frasi ingiuriose contro i fratelli Borsellino

Ott 21st, 2015 | Categoria: news
“Squilibrato” e “cretina precisa”. Offese pesanti, insulti pronunciati dall’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo Silvana Saguto – attualmente indagata nell’inchiesta nissena sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia – nei confronti di Manfredi Borsellino e Lucia Borsellino, figli del giudice assassinato il 19 luglio 1992. Le frasi sono state intercettate mentre la Saguto si trovava sull’auto di scorta, al telefono con una sua amica e di rientro proprio dalla cerimonia di commemorazione della strage di via D’Amelio. “Poi, Manfredi Borsellino, che si commuove, ma perché minchia ti commuovi a 43 anni per un padre che ti è morto 23 anni fa? Che figura fai. Ma che… dov’è uno… le palle ci vogliono. Parlava di sua sorella e si commuoveva, ma vaffanculo”. La Saguto fa riferimento alle lacrime di Manfredi Borsellino, stretto in un abbraccio insieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale palermitano, accusata di aver costruito una rete di raccomandazioni e favori intorno alla gestione dei beni confiscati alle mafie, se la prende anche con Lucia Borsellino etichettandola, appunto, “cretina precisa”.  


Via D’Amelio 23 anni dopo. La nemica è l’antimafia…Cosa nostra manda a ringraziare

Lug 16th, 2015 | Categoria: prima pagina, Uncategorized
di Rino Giacalone
Giorni addietro Rai Storia all’interno dello spazio “Diario Civile” introdotto dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ha dato un suo importante contributo raccontando la strage mafiosa di via D’Amelio del 19 luglio 1992 nella quale persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Come era accaduto il 23 maggio 1992 con la strage di Capaci che determinò la morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco di Cillo. La storia di Emanuela Loi è servita a ricordare non solo lei, ma tutti i suoi colleghi vittime della criminalità. Spesso, ed è un grave errore, quando si ricordano le stragi, non si fanno sempre i nomi dei poliziotti caduti, genericamente i nomi che vengono fatti delle vittime eccellenti, i magistrati ammazzati, vengono accompagnati da un generico “e le loro scorte”. Sono nomi che scompaiono sotto quella scure che cade puntualmente sulle vicende della mafia, sulle sanguinose scorribande dei mafiosi stragisti e assassini. Oggi più che mai, perché, ci dice qualcuno, la mafia non è considerata più un’emergenza. Provate a parlare con i poliziotti, con i colleghi di quelle vittime, ve...