Articoli con tags ‘ magistratura ’


Ciaccio Montalto, 30 anni dopo mai più nessun giunco che si pieghi alla mafia

gen 28th, 2013 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Si racconta che un giorno di fine 1982, passeggiando in carcere il capo mafia di Mazara Mariano Agate, passando davanti alle celle fece sapere a tutti che “Ciaccinu arrivau a stazione”, qualche settimana ancora e Ciaccio Montalto che non era uno qualsiasi ma era un magistrato della procura di Trapani, fu ucciso davanti casa sua a Valderice. Era il 25 gennaio del 1983. Ecco “Ciaccinu arrivau a stazione” è la frase centrale di questa storia che però per 30 anni è rimasta nascosta, mai pronunciata se non in rare occasioni per poi sparire di nuovo, riemergere e svanire e diventare oggi finalmente famosa. In ritardo! Nonostante una sentenza di condanna all’ergastolo per i capi mafia Riina e Agate quali mandanti del delitto. Anche questa arrivata in ritardo! Roba di mafia insomma quel delitto e invece per anni la città di Trapani ha creduto, ha voluto credere, che Ciaccio Montalto fosse stato ucciso per altro, anche per motivazioni poco nobili ma che la mafia sa sempre fare bene circolare quando è il momento giusto, quando c’è da mascariare qualcuno o qualcosa, un delitto, un avvertimento, anche riuscire a fare spacciare da Roma come normale avvicendamento il trasferimento di un prefetto come...


Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

mag 5th, 2011 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
«L’Italia ha la migliore normativa antimafia invidiata da molti altri Paesi, specie dagli Stati Uniti». Così Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha esordito davanti alle 500 persone presenti ieri, mercoledì 4, nell’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo. Centinaia di persone che hanno accolto il pm con un lungo e accorato applauso; moltissimi i giovani presenti, affascinati dal magistrato carismatico che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata il fulcro della propria carriera. Una professione «che ho scelto ma che, credetemi, comporta tanti, tanti sacrifici. Io ho sempre cercato di svolgerla al meglio, con professionalità e rigore, senza farmi condizionare dal senso comune della collettività, com’è giusto che accada in magistratura. Perché altrimenti si assisterebbe alla mancanza della democrazia». (continua…)


Magistratura, si dice politicizzazione, si legge indipendenza

mar 4th, 2011 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino
La giustizia penale è, da tempo, uno snodo centrale nella vita del Paese. Ne accompagna le vicende più rilevanti, funge da surrogato di una politica che non c’è, suscita reazioni abnormi che rischiano di travolgere le stesse basi dello Stato di diritto. Fino a determinare, da ultimo, un mix di tragico e di grottesco. Un capo di governo inquisito per fatti di prostituzione minorile è un unicum nella storia delle democrazie occidentali. E altrettanto unica è la reazione. Un capo di governo che risponde a quella imputazione ordinando ai suoi tecnici e commensali di “punire” i pubblici ministeri che indagano rinvia a scenari di caduta dell’impero romano, quando «un criminale benestante poteva non solo ottenere l’annullamento di una giusta sentenza di condanna, ma anche infliggere all’accusatore, ai testimoni e al giudice la punizione che più gli piaceva» (così, con riferimento all’epoca dell’imperatore Commodo, E. Gibbon, Declino e caduta dell’impero romano, Mondadori, 2000). Non si tratta solo di contingenze. La gravità dei fatti e la loro reiterazione ha ormai seminato il terreno di macerie, in termini sia istituzionali che culturali. Per questo è necessario porre sin d’ora alcuni paletti in vista di una necessaria ricostruzione. Una delle macerie culturali è la diffusa...


L’indifferenza della piazza nel declino di un regime

feb 2nd, 2011 | Categoria: archivio articoli, editoriali
di Livio Pepino
Nel lessico politico istituzionale il termine «regime» non designa, necessariamente, un governo autoritario in senso classico. Esso descrive, piuttosto, la sistematica torsione delle regole, delle procedure e delle istituzioni di governo in funzione degli interessi del blocco politico sociale dominante, accompagnata da spiccate venature personalistiche e sorretta da una cultura di stampo plebiscitario. Orbene il regime da anni in vigore nel nostro Paese – ché di questo, indubbiamente, si tratta – sta concludendo il suo ciclo. Non sappiamo, oggi, quando il crollo avrà la sua ratifica formale né cosa avverrà dopo (meglio o peggio che sia…) ma, in ogni caso, la fase politico-istituzionale apertasi nei primi anni Novanta si è chiusa. I cumuli di rifiuti che continuano a sommergere Napoli (con la loro valenza simbolica oltre che materiale), i costumi da basso impero del presidente del Consiglio e dei suoi cortigiani, il sistema di favori e di privilegi diffuso ormai (al centro e in periferia) ancor più che nella stagione di Tangentopoli, il rifiuto di ogni forma di controllo (giudiziario e non) all’esercizio del potere, la contestazione finanche delle più classiche attribuzioni del capo dello Stato sono solo le ultime manifestazioni, impudiche e imbarazzanti, del disfacimento di un progetto di...


Richiesto l’esercito a Reggio Calabria

ott 6th, 2010 | Categoria: news
A Reggio Calabria potrebbe essere inviato l’esercito al fine di presidiare gli edifici della Procura della Repubblica e della Procura Generale, questo almeno secondo le dichiarazioni del prefetto Luigi Varratta giunte al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al Comitato hanno preso parte anche il procuratore generale Salvatore Di Landro e il procuratore Giuseppe Pignatone che proprio ieri è stato oggetto di un’intimidazione da parte della ‘Ndrangheta: un bazooka è stato infatti rinvenuto nei pressi del tribunale. Al ritrovamento è seguita una telefonata dal messaggio esplicito: “possiamo colpire quando vogliamo”. Appresa la notizia il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha subito invocato l’intervento dell’esercito facendo da sponda al Comitato che oggi ha avuto gioco facile nell’avanzare la richiesta di un intervento dei militari. ”Il Comitato – spiega il prefetto Varratta – ha condiviso all’unanimità la mia proposta di chiedere la presenza dell’esercito. In questo momento il territorio ha bisogno di questa presenza, non molto visibile ma finalizzata alla vigilanza della Procura e della Procura generale”. Non mancano però le repliche, prima tra tutte quella del procuratore generale Di Landro che, pur partecipe delle decisioni del Comitato, puntualizza: ’La presenza dell’esercito non fa male, ma è più importante...


Calabria, continuano le intimidazioni ai magistrati antimafia

mar 10th, 2010 | Categoria: news
Il 6 marzo una busta contenente un proiettile è stata rinvenuta presso l’ufficio postale di Saline ioniche, frazione di Montebello ionico, in provincia di Reggio Calabria. Destinatario dell’atto intimidatorio il pubblico ministero della Dda di Reggio Antonio De Bernardo. Il materiale sequestrato dai carabinieri è stato consegnato al Ris di Messina per l’analisi scientifica dei reperti. De Bernardo negli ultimi anni si è occupato di varie inchieste su traffico di stupefacenti, armi e usura. Attualmente è impegnato nel processo “Ramo spezzato” che riguarda esponenti del clan Iamonte di Melito Porto Salvo, territorio che è stato svariate volte oggetto delle sue indagini. A Vibo Valentia, la notte del 7 marzo è comparsa su un muro del centro la scritta “Spagnuolo vattene o muori”. L’intimidazione è indirizzata al procuratore capo Mario Spagnuolo, che ha impegnato la procura in importanti inchieste contro la criminalità locale. Spagnuolo era stato già oggetto di intimidazioni negli anni scorsi, quando prestava servizio presso la Dda di Catanzaro. Solidarietà a nome di tutto il Consiglio superiore della magistratura è stato espresso dal vice presidente Nicola Mancino.


I (molti) padri della mala giustizia

mar 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
L’inefficienza del nostro apparato giurisdizionale è determinata da cause molteplici. Alcune andranno superate attraverso riforme legislative, altre sono determinate da disorganizzazione e irrazionale allocazione delle risorse. E le responsabilità non gravano solo sulle spalle dei magistrati (continua…)


In prima linea a ranghi ridotti

gen 10th, 2010 | Categoria: editoriali
Livio Pepino
Abbiamo chiuso l’editoriale dell’ultimo fascicolo del 2009 segnalando che, per un effettivo contrasto delle mafie, occorre, da un lato, guardarsi dai trionfalismi e, dall’altro, contrastare le spinte alla smobilitazione in atto. Siamo stati (facili) profeti. L’esplosione di una bomba davanti alla Procura generale di Reggio Calabria (evidente reazione delle cosche contro iniziative giudiziarie sgradite) e lo sfascio degli uffici di Procura, soprattutto nel Sud, non lasciano dubbi sulla gravità della situazione. I fatti – che notoriamente hanno la testa dura – parlano chiaro: le mafie sono attive, vitali e aggressive mentre lo Stato è colpevolmente debole e, in taluni casi, inesistente nel senso letterale del termine. La repressione giudiziaria delle mafie – lo diciamo da sempre – non è tutto. Ma è un elemento di primaria importanza che, per di più, fa spesso da traino in altri settori. La prima linea dell’intervento giudiziario è, come noto, demandata agli uffici di Procura, sia quelli antimafia che quelli ordinari (che costituiscono il filtro attraverso cui passano tutte le notizie di reato). Orbene, oggi in quegli uffici mancano 249 magistrati. 59 Procure hanno scoperture di organico superiori al 20%. In Sicilia sono in queste condizioni 18 Procure su 19 e in Calabria 10 su...


Lotta alla mafia, tra circo mediatico e dati di realtà

dic 10th, 2009 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino Anche la “questione mafia” sembra diventata sempre più una comparsa del circo mediatico che ha, ormai da tempo, sostituito la politica. Così, in molte trasmissioni televisive, l’analisi razionale viene sostituita dall’invettiva e la caratura antimafia di improbabili contendenti alla “palma del migliore” si misura con i decibel delle vanterie di ciascuno. Dal gioco non sono escluse neppure le vie delle nostre città, tappezzate da migliaia di manifesti in cui si esibiscono come palmarès arresti e confische (tacendone gli artefici per poterli, così, attribuire a sé…). È un metodo fatto apposta per occultare i problemi reali su cui, invece, vogliamo riportare l’attenzione. Primo. Le mafie sono nate prevalentemente in contesti territoriali limitati e spesso caratterizzati da economie arcaiche. Ma non sono fenomeni contingenti legati all’arretratezza, economica, sociale, politica, come dimostrano il loro sviluppo e la loro espansione in luoghi e mercati diversi dal territorio di radicamento. Esse, in realtà, non sono figlie del sottosviluppo e la loro rappresentazione come metafora dell’arretratezza è una visione a dir poco parziale ché il loro tratto specifico è proprio quello di essere state sempre (e tanto più ora) strutture di potere capaci di coniugare tradizione e modernità e, soprattutto, di inserirsi nelle dinamiche economiche...


Le sofferenze del giudice giusto

lug 10th, 2009 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino Nei primi anni Novanta, Antonino Salvo, uomo d’onore riservato della famiglia di Salemi, per difendersi dalle accuse del pool di Falcone proclamava di essere «sotto il mirino dei politici e in particolare, anzi soltanto, del Partito comunista italiano»; non molto dopo, il 24 maggio 1994, Salvatore Riina, nel corso di un processo avanti alla Corte d’assise di Reggio Calabria, inveiva contro «i comunista» che complottavano ai suoi danni anche nella Procura di Palermo. Da allora il panorama si è aggravato e la pratica di delegittimare pregiudizialmente, bollandoli come avversari politici, i propri giudici è diventata regola. La finalità è, all’evidenza, quella di minare, comunque, l’esito del processo. Gli attori e i comprimari della recita, poi, vanno dal presidente del Consiglio ai suoi più diretti collaboratori con l’ausilio di portaborse, clienti di ogni genere, giornalisti amici e via elencando. Le manifestazioni sono ossessivamente ripetitive: «i magistrati sono comunisti, per questo, prevenuti e animati da un odio viscerale, maniacale nei miei confronti», «le indagini sulla corruzione sono l’ultima di una serie di intimidazioni pubbliche, del tutto estranee a uno Stato di diritto, sintomi della faziosità eretta a regime giudiziario e di una gestione accanita e politicizzata della giustizia penale», «gli...