Articoli con tags ‘ mafie straniere ’


Il 416 bis parla nigeriano

Mar 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
Sono altamente scolarizzati, sanno usare i computer e hanno una capacità imprenditoriale che li rende in grado di gestire attività commerciali paravento di affari illeciti. Una realtà criminale davvero organizzata e capace di mimetizzarsi, quella nigeriana. Tanto da dover rispondere del reato di associazione di stampo mafioso (altro…)


Rapporto 2009 sulla criminalità straniera in Toscana

Dic 10th, 2009 | Categoria: documenti
Questa ricerca del professor Enzo Ciconte, completa il precedente studio La criminalità organizzata in Toscana, Storia, caratteristiche ed evoluzione, con l’introduzione del Vicepresidente della Regione Toscana.


L’industria dell’oppio

Dic 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli, Orient Express
Dal 2001 la coltivazione di papavero in Afghanistan è cresciuta, ma oggi è un altro il dato da monitorare: i centri di raffinazione si stanno moltiplicando. Segno che il narcotraffico non è più solo una fonte di introito per la guerriglia, ma la base di un’attività criminale più organizzata. I gruppi antigovernativi si stanno trasformando in veri e propri cartelli (altro…)


Mafie straniere: “Tu fai un favore a me…”

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Albanesi, rumeni, cinesi: gruppi ben strutturati, dalla forte organizzazione. Milano oggi è esposta alle mafie straniere in modo sempre più capillare. E le forze dell’ordine avvertono: “Rischiano di determinarsi pericolose saldature tra le mafie straniere e quelle tradizionali” Abile, feroce, spietato. Soprannome: “Ufo”, “il gatto”. Appariva: sequestrava, violentava, uccideva; scompariva nel nulla. Un osso duro anche per la polizia tedesca. Per gli inquirenti è lui ad aver firmato l’assassino di un inglese a Duisburg nel 2004. Il suo covo: via Solferino, Milano. Cellule albanesi. “Primula rossa” della criminalità albanese, Ilir Paja, 36 anni, è stato catturato lo scorso marzo da due investigatori della squadra mobile di Milano. Localizzato a Tirana, dopo due evasioni dalle carceri italiane.  Nel 2006 a Perugia lo arrestano con l’accusa di stupro. Riesce ad evadere calandosi da un muro di cinta alto 8 metri. Nonostante un braccio fratturato, riesce a far perdere le proprie tracce. Lo individuano un anno dopo a Cologno Monzese. Sparisce ancora una volta. Riappare a Bresso. Nel 2007 uccide un ecuadoriano fuori da una birreria. Viene arrestato a Buscate con il complice, Gentjian Makshisan, e una trentina di affiliati. Durante il trasferimento verso il carcere di Carinola, presso Caserta, riesce a sfuggire a sei agenti...


Il cinese e le ’ndrine

Dic 12th, 2008 | Categoria: archivio articoli
  Tra il luglio 1993 e il dicembre 1995, quand’era direttore generale dell’impresa privata “Harbin Dadi Industrial Group”, frodando i clienti della società, Song Zhicai s’appropria di una considerevole cifra di yuan e vola in Italia, dove, tre anni dopo, viene arrestato ma non estradato perché avrebbe rischiato la pena capitale. Tornato libero, il 31 luglio 2003 dà vita alla Cinamercato Service, con sede a Napoli, piccola cooperativa i cui soci eseguono i lavori di pulizia, controllo e custodia dentro il fatiscente immobile di Cinamercato. Folgorato dal gioco del calcio, Song individua l’AS Palmese Calcio che milita in C2 e illustra il suo sogno ai notabili di Palma Campania che hanno in mano la società. Vuole realizzare un mega centro commerciale e per accaparrarsi le simpatie della gente acquisisce, senza però sborsare un solo euro, tre quote per un totale di 238mila euro, che vengono intestate a “Cinamercato srl”. E neppure paga il notaio.  Assiste alle partite avendo accanto la moglie, Lyia Chen, promette il passaggio in serie B entro un paio d’anni e rimpingua la squadra mettendo sotto contratto, per tre anni, giocatori che già militano in B. Ad agosto scompare e il 14 dicembre 2004 l’AS Palmese Calcio viene dichiarata...


Torino, colpita la mafia nigeriana

Giu 10th, 2006 | Categoria: news
Il 17 maggio scorso una vasta operazione di Carabinieri e Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, ha portato all’arresto di 34 persone in varie regioni italiane aderenti a sette segrete di origine nigeriana. Le accuse variano dall’associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata all’estorsione e allo sfruttamento della prostituzione, alla truffa, al tentato omicidio. Questi gruppi criminali sono caratterizzati da un tasso molto elevato di violenza e intimidazione verso le vittime ma anche verso i propri adepti. Gli affiliati infatti debbono ubbidienza incondizionata ai boss, che hanno poter di vita e di morte sugli altri membri e possono affibbiare pene corporali (percosse, frustate, aggressioni a colpi di macete nei casi più gravi) a chi trasgredisce al rigido regolamento interno. Per entrare a far parte di questi gruppi è necessario sottostare a un rito di iniziazione che prevede anche la marchiatura della pelle dei neoadepti con un ferro rovente.


Un “cartello” tra albanesi e cinesi

Giu 10th, 2005 | Categoria: news
Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Firenze hanno scoperto un accordo criminale tra malavitosi cinesi e albanesi finalizzato alla gestione dell’immigrazione clandestina dalla Cina. L’“Operazione alleanza”, condotta in collaborazione con i Carabinieri del comando pratese, il 19 maggio scorso ha portato all’arresto di 26 cinesi, mentre 10 albanesi sono stati denunciati. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dalla rapina al sequestro di persona. La tratta degli immigrati clandestini cinesi avveniva sull’asse Pechino-Grecia-Albania-Ancona. Secondo il racconto di un immigrato sfuggito all’organizzazione, giunti in Albania gli immigrati venivano sequestrati dal clan albanese e dopo settimane di segregazione venivano condotti verso Ancona sui barconi. Da lì, dopo aver raggiunto Bologna, venivano portati nella zona di Prato.


Primo sequestro alla mafia cinese

Apr 10th, 2005 | Categoria: news
Per la prima volta in Italia sono stati sequestrati beni ad esponenti di una organizzazione mafiosa straniera. È accaduto venerdì 20 marzo a Firenze. A quattro cittadini cinesi condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso è stato sequestrato un patrimonio costituito da due appartamenti (uno dei quali nel centro di Firenze), due capannoni ospitanti laboratori artigiani e un’autovettura Bmw, per un valore complessivo di oltre 600 mila euro. Secondo gli inquirenti, i beni sequestrati sono frutto della tratta di esseri umani – fatti arrivare in Italia clandestinamente per lavorare in condizioni di semi-schiavitù nei laboratori artigianali cinesi – dello sfruttamento della prostituzione, del gioco d’azzardo, ma anche di estorsioni e rapine.


Allarme Europol

Feb 10th, 2005 | Categoria: news
L’Europol, nel “2004 European Union Organised Crime Report”, la relazione annuale sulle tendenze della criminalità organizzata, ha lanciato l’allarme mafie in Europa. Il crimine organizzato è in crescita nel continente, e l’Italia vanta il primato per le organizzazioni più ramificate. Anche se tutte le mafie tendono a una diversificazione delle attività, il rapporto mette in evidenza come alcune organizzazioni si siano specializzate in precise attività criminali. Quelle lituane e bulgare, per esempio, sono diventate le più esperte nella falsificazione delle banconote in euro, campo in cui hanno ottenuto livelli di efficienza notevolissimi grazie al reclutamento di figure altamente specializzate. Le banconote false vengono prodotte, oltre che in Bulgaria e Lituania, principalmente in Polonia, Albania, Turchia e Kosovo. Il prezzo iniziale di una banconota falsa è pari all’8% del valore nominale della stessa.


L’appeal di Sofia

Giu 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
L’aumento dei controlli nei Paesi Bassi e in Spagna – tradizionali punti d’approdo europei della cocaina sudamericana – ha costretto i trafficanti a cercare rotte alternative. La Bulgaria, per la posizione centrale e il traballante contesto politico, ne è così diventata la meta privilegiata  Lo scorso 17 marzo, al largo delle coste venezuelane, nel mare dei Caraibi, le autorità americane e olandesi hanno ispezionato la nave da diporto Sunrise e scoperto a bordo 180 chilogrammi di cocaina, rimanenza di un carico non stimabile perché precipitosamente gettato in mare da quattro membri dell’equipaggio, di nazionalità bulgara, intenti a ritornare verso il loro Paese d’origine.  Qualche mese prima, nell’agosto 2003, un’altra operazione di polizia internazionale, denominata “Moonlight”, aveva messo in luce il ruolo svolto dalle reti bulgare nel traffico di cocaina tra l’America Latina e l’Europa. Scattata in Bolivia, l’operazione ha portato ad una ventina di arresti (tra cui quello di un colombiano presentato come il capo della rete) e permesso il sequestro nella città boliviana di Santa Cruz di 5 tonnellate di cocaina, di cui 3 avrebbero dovuto essere esportate dal Cile verso il porto di Varna, in Bulgaria, per essere poi instradate fino a Plovdiv. Nel corso dell’operazione la polizia bulgara ha fermato quattro individui: tre bulgari...