Articoli con tags ‘ mafia ’


Ostia, incendio nel magazzino del teatro che ospita l’iniziativa “Mafia, comprenderla per combatterla”

Nov 22nd, 2016 | Categoria: brevi di mafia
Ostia, 21 novembre. Ore 21.30. Fiamme e fumo avvolgono il magazzino adiacente al teatro Fara Nume, dove è in programma per oggi, martedì 22, l’iniziativa “Mafia, comprenderla per combatterla”, organizzata dalla Consulta Provinciale degli studenti di Roma Capitale in collaborazione con l’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza della Regione Lazio. A dare l’allarme, ieri sera, alcuni abitanti della zona, di fatto considerata feudo del clan Spada. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri della compagnia di Ostia, che stanno indagando sull’accaduto. A «Repubblica», l’esponente Pd Giovanni Zannola ha così commentato l’accaduto: “Nel territorio di Ostia continuano a verificarsi episodi ‘anomali’ e allarmanti. L’incendio che ieri sera ha interessato il magazzino utilizzato dal teatro Fara Nume in via della Carlinga rientra senz’altro tra questi. Se è vero, come sembra, che l’impianto elettrico del capannone non era in funzione, allora diventa difficile credere nell’ipotesi dell’evento accidentale e l’avvenimento assume senz’altro dimensioni inquietanti. Qualora venisse accertata la natura dolosa del rogo, ne conseguirebbe un’ulteriore preoccupante associazione. Confidiamo nel lavoro degli investigatori augurandoci si tratti soltanto di una fatale coincidenza, tuttavia non dobbiamo mai smettere di vigilare e di impegnarci al fine di sviluppare gli anticorpi necessari per debellare il cancro della...


Le masso-mafie del trapanese. La Commissione antimafia in Sicilia per far luce

Lug 21st, 2016 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
“Abbiamo sconfitto la mafia contro la quale combatterono Falcone e Borsellino. Oggi abbiamo innanzi una mafia che è mutata, che uccide di meno ma incide di più nella vita sociale, politica ed economica del Paese”. Sono le parole della presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, espresse a conclusione della tre giorni siciliana, una missione durante la quale numerose sono state le audizioni ma c’è stata anche la significativa presenza alle manifestazioni a ricordo dei 24 anni dalla strage di via d’Amelio. “Abbiamo ritardi anche politici da scontare – ha detto la Bindi – Falcone e Borsellino non sono stati mai ascoltati da una commissione antimafia, a 24 anni dalla strage di via d’Amelio abbiamo ascoltato Lucia Borsellino, figlia del procuratore aggiunto Paolo ucciso con la sua scorta il 19 luglio del 1992, a lei abbiamo promesso il nostro impegno, ma dobbiamo anche dire che si tratta di restituire non solo a lei e alla famiglia Borsellino, e ancora alla famiglia Falcone, alle famiglie dei poliziotti uccisi, dobbiamo restituire al Paese segmenti di verità”. La nuova mafia. Il lavoro di audizione e raccolta dell’antimafia nel trapanese è stato lungo e complesso. D’altronde, è qui, nella terra di Trapani, che da sempre le mafie hanno...


Provenzano, l’uomo dell’inabissamento. Con lui la pax è diventata metodo

Lug 14th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Gian Carlo Caselli
Quando “regnava” Totò Riina, Bernardo Provenzano viveva nella sua ombra. Quasi un alter ego che ne condivideva le scelte restando in disparte. Favorendo leggende impastate di nebbia che narravano tutto e il suo contrario. Secondo Saverio Lodato era ” l’uomo ombra che c’è e non c’è, l’uomo grasso e malato, l’uomo asciutto e atletico, l’uomo che non decide mai, l’uomo che ha sempre perseguito una strategia, l’uomo con un cervello di gallina, l’uomo dall’intelligenza curiale…”. Qualcuno ne parlava persino come di un uomo refrattario alla violenza, nonostante fosse detto “U tratturi” per la sua ferocia. Dopo l’arresto di Riina, Provenzano si staccò dalla sua linea stragista per adottare la tecnica del “cono d’ombra”. Un distacco simboleggiato anche da opposte abitudini di vita. Riina in una lussuosa villa di Palermo. Provenzano in un ambiente sciatto: una campagna desolata; una costruzione diroccata; puzza di rancido; pagliericci laidi; pannoloni, pizzini e Vangeli annotati (perfetto emblema, per un assassino, della sacralità atea della mafia). Uno scenario squallido. Ma ideale per chiedersi quale “galantuomo” potrebbe mai avere rapporti d’interesse o di scambio con un “barbone” afflitto da crisi mistiche come quello. Nessuno! Come a dire che blaterare di “relazioni esterne” con la mafia equivale a evocare fantasmi....


Pizzini, latitanza record e relazioni pericolose. Morto Bernardo Provenzano

Lug 13th, 2016 | Categoria: prima pagina
di redazione
È morto a dieci anni di distanza dalla sua cattura, avvenuta l’11 aprile 2006. A 83 anni, all’ospedale San Paolo di Milano. Soprannominato Zu Binnu, Il ragioniere ma sopratutto Binnu ‘u Tratturi per la violenza con cui falciava letteralmente le vite umane. Bernardo Provenzano è morto oggi, 13 luglio 2016. Considerato il capo assoluto di Cosa nostra dal 1993 – anno della cattura di Totò Riina – fino al suo arresto, avvenuto in una masseria poco distante dalla sua abitazione di Corleone e che ha messo fine ai 43 anni di latitanza iniziata il 10 settembre 1963, quando i Carabinieri di Corleone lo denunciano con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Paolo Streva, ex sodale del medico Michele Navarra. Eppure, secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Calderone, Provenzano è uno dei cinque killer, travestiti da finanzieri, che fanno irruzione nell’appartamento di viale Lazio uccidendo il boss Michele Cavataio. È il 10 dicembre 1969 e Zi Binnu ha già alle spalle un’assoluzione in contumacia per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari per gli omicidi avvenuti a Corleone dal 1958. Bernardo Provenzano e Totò Riina sono cresciuti all’ombra di Luciano Liggio. Hanno scatenato la cosiddetta “seconda guerra di...


“Brotherwood”, affari tra Cosa nostra e massoneria catanese

Giu 16th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Saul Caia
Mafia e massoneria insieme, uniti da un’amicizia ‘fraterna’ per cooperare nell’aggiudicazione di appalti, estorsioni e recupero di beni finiti nelle aste giudiziarie. È il panorama emerso dall’operazione Brotherwood condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Catania che ha portato all’arresto 6 persone, mentre altre 5 risultano indagate. La figura apicale è Aldo Ercolano, considerato il reggente dell’omonimo clan Ercolano-Santapaola, figlio del pluripregiudicato Sebastiano ‘Iano’ Ercolano e nipote del boss della cupola Benedetto ‘Nitto’ Santapaola. Già coinvolto in diverse operazioni antimafia, era sorvegliato speciale da diversi mesi, eppure al momento dell’arresto nel suo appartamento le forze dell’ordine hanno trovato quattro pistole, più una ad aria compressa e un fucile. Il mediatore tra il mondo mafioso e quello massone sarebbe Sebastiano Cavallaro, ‘uomo di fiducia’ di Ercolano e contemporaneamente ‘primo diacono’ del gruppo massonico Kairos, una delle quattro logge aderenti all’effigie della “Gran Loggia Massonica Federico II Ordine di stretta osservanza, di rito scozzese antico e accettato”, fondata a Catania nel 2010 e diretta dal venerabile maestro Massimo Pellegrino, che però non è coinvolto nell’inchiesta. All’interno della ‘Federico II’ ricopre la carica di ‘sovrano’ Francesco Rapisarda, altro arrestato, imprenditore etneo accusato insieme al fratello Carmelo di turbativa d’asta. Il modus operandi. Negli atti del giudice...


Rosario Di Salvo, al fianco di Pio La Torre fino alla morte

Apr 29th, 2016 | Categoria: articoli
di Giulia Panepinto
Dal 1982, il 30 aprile di ogni anno si ricorda l’anniversario dell’omicidio di Pio La Torre. Negli articoli di commemorazione si trova a volte il nome di Rosario Di Salvo, spesso identificato come semplice autista del segretario regionale PC. In realtà Di Salvo era molto di più. Spesso ci si dimentica che le vite stroncate dalla violenza delle mafie appartengono a uomini e non ad eroi. Invece di rievocare le loro storie si creano dei personaggi irraggiungibili, che schiacciano tutto ciò che hanno attorno, a partire dai sentimenti più semplici, come l’amicizia. Barese, classe 1946, Rosario Di Salvo si trasferisce a Palermo e nel 70 convola a nozze con Rosa. I due coniugi emigrano subito dopo in Germania per cercare una maggiore stabilità economica, ma i loro progetti non vanno come desiderano e in meno di un anno ritornano a Palermo. Decidono di tesserarsi al partito Comunista Italiano di Berlinguer. Di Salvo diventa un membro effettivo dell’apparato di partito. Questo ruolo lo porta a viaggiare per la Sicilia e a far conoscere il suo sorriso a molte persone. Fra i compagni di partito stringe amicizie speciali. Con Achille Occhetto, all’epoca segretario regionale, per esempio, si instaura uno stretto rapporto di stima...


Dal bar Mafiozzo ai consigli di mamamafiosa. Il brand mafia spopola nel mondo del cibo

Mar 10th, 2016 | Categoria: news
di redazione
Stereotipo o brand? Qualunque sia la risposta, per la Coldiretti c’è ben poco da ridere. Nel mondo (in quello fisico e in quello, circoscritto, della ristorazione), mafia è un marchio che va. Tira. Da questa e dall’altra parte dell’Oceano, il rimando all’organizzazione criminale è frequente: caffè, ristoranti, vine bar. In Spagna, per esempio, mangiano da La Maffia (catena che ha riprodotto murali di gangster, of course, italiani); a Sharm El Sheik, in Macedonia, in Messico e in Minnesota passano le sere nelle pizzerie Cosa nostra (che a Phuket, in Thailandia, ha anche messo in piedi il servizio da asporto). Tutti, per giunta, con rimando all’Italia. Come un’identificazione. Come un’assioma. E la Coldiretti, oggi impegnata nella mobilitazione nazionale Sos dieta mediterranea, prende posizione: “Il marchio è usato a raffica nella ristorazione internazionale per fare affari”. Che sia il bar Mafiozzo della Bulgaria o il Chili Mafia britannico, dal vino Il Padrino distribuito a litri nella Napa Valley fino al sugo Wicked Cosa Nostra venduto in Missouri, fa poca differenza. E così ancora succede che in Germania condiscano il cibo con le spezie Palermo Mafia shooting, magari che tanto bene stanno con le patatine belghe SauceMaffia (belgi che, tra l’altro, producono e vendono il sugo SauceMaffioso). Per gli amanti...


E valga il vero

Feb 10th, 2016 | Categoria: articoli
di redazione
Riproponiamo due estratti di libri. Il primo, tratto da “Trent’anni di mafia” di Saverio Lodato (edizioni Bur, 2006), racconta il clima di quel 10 febbraio 1986, a Palermo, nell’aula bunker. Il secondo, pubblicato in “Io non tacerò” (Melampo editore, 2012), a cura di Maria Grimaldi, è tratto testualmente dalla parte iniziale della sentenza/ordinanza da cui nacque il Maxiprocesso (scritta dal Giudice insieme ai magistrati del pool Falcone, Borsellino, Di Lello e Guarnotta).   (altro…)


Mario Francese, giornalista-giornalista ucciso 37 anni fa

Gen 26th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Marta Pellegrini
Mario Francese è nato a Siracusa il 6 febbraio 1925. La sua vita si è conclusa il 26 gennaio 1979, 37 anni fa, con sei colpi di pistola esplosi in strada, in viale Campania, a Palermo. Aveva iniziato facendo un mestiere che non esiste più: il telescriventista, per l’Ansa. La carriera da giornalista era iniziata davvero quando aveva preso a collaborare con il quotidiano «La Sicilia» di Catania. Successivamente si era spostato e aveva iniziato una collaborazione con «Il Giornale di Sicilia» a Palermo. Nel 1958 era stato assunto all’ufficio stampa dell’assessorato ai Lavori pubblici della Regione siciliana. Dieci anni dopo si era però licenziato, era il 1968, per dedicarsi del tutto alla professione giornalistica. Sempre per «Il Giornale di Sicilia» si occupò della cronaca giudiziaria, entrando inevitabilmente in contatto con i temi legati alla mafia, ai quali si dedicò con passione e lucidità. Si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai Corleonesi a Bari, nel ’69, dell’omicidio di Giuseppe Russo, colonnello dei carabinieri, e dell’omicidio di Cosimo Cristina, del quale era convinto fosse stato un omicidio di mafia. Tra tutti, fu lui l’unico a intervistare Antonietta Bagarella, moglie di Totò Riina. Grazie alla sua capacità di analisi riuscì, nel corso...


Giangiacomo Ciaccio Montalto, 33 anni fa l’omicidio

Gen 25th, 2016 | Categoria: prima pagina
di redazione
Giangiacomo Ciaccio Montalto nasce a Milano da famiglia trapanese. Già figlio di un magistrato di Cassazione, Enrico, e nipote, per parte di madre, di Giacomo Montalto, notaio ed ex sindaco di Erice, la sua vita lo porterà ad entrare in magistratura nel 1970 per diventare Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani nel ‘71. Ricoprirà il ruolo di pubblico ministero nel processo contro Michele Vinci, il “mostro di Marsala”, che aveva rapito e lasciato morire tre bambine, tra cui una nipote, in un pozzo. A partire dal 1977 indagherà sulle organizzazioni mafiose nella provincia di Trapani, sui loro legami con il mondo imprenditoriale e con quello bancario, ricostruendo il percorso del denaro sporco nelle banche della provincia. Verso la fine del decennio si concentrerà sempre di più sul clan dei Minore, alleato dei Corleonesi, composto da Antonino (Totò), Calogero, Giuseppe e Giacomo. I Minore furono coinvolti in diverse indagini tra cui il finto sequestro dell’industriale Rodittis e il sequestro di Luigi Corleo. Tra gli episodi che riguardano le inchieste condotte da Ciaccio Montalto, si ricorda l’occasione in cui fece riesumare la salma di Giovanni Minore per verificare che fosse realmente morto d’infarto. Il gesto, si dice, destò le ire della famiglia che lo...