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Da subordinate a strutture organizzate. Le mafie straniere secondo la Dia

Feb 4th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Le mafie straniere hanno “abbandonato il ruolo di manovalanza subordinata” per diventare, in accordo con quelle italiane, delle consorterie a sé stanti. Questa, (molto) in breve, è l’analisi racchiusa nella Relazione della Dia riguardo l’azione delle criminalità organizzate estere. Strutture sempre più organizzate, secondo gli inquirenti, con i piedi (e talora le menti) ben saldi nei paesi d’origine ma anche capaci di organizzarsi in Italia, stringendo accordi in nome dell’affare. Albania. Paese mediterraneo, l’Albania, con alle spalle l’Oriente e di fronte, al di là dell’Adriatico, le coste pugliesi. Ed è proprio via mare, che in Puglia sono arrivati e continuano ad arrivare i carichi di droga. Le consorterie albanesi – si legge nella Relazione – si sono tramutate “da organizzazioni elementari ad altre ramificate sul territorio, con forte legame con la terra d’origine”. Una mala, quella albanese, ben dotata di armi e che si contraddistingue per la “marcata inclinazione verso metodiche violente e intimidazione nella risoluzione di situazioni conflittuali”. Attività primarie sono il traffico internazionale e lo spaccio di sostanze stupefacenti, con specifica su marijuana ed eroina. In questo senso, la saldatura collaborativa con le mafie autoctone è pressoché totale. A giugno 2015, con l’operazione Vrima, la Dia di Bari scoprì nel...