Articoli con tags ‘ mafia e tv ’


Lotta alla mafia, tra circo mediatico e dati di realtà

Dic 10th, 2009 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino Anche la “questione mafia” sembra diventata sempre più una comparsa del circo mediatico che ha, ormai da tempo, sostituito la politica. Così, in molte trasmissioni televisive, l’analisi razionale viene sostituita dall’invettiva e la caratura antimafia di improbabili contendenti alla “palma del migliore” si misura con i decibel delle vanterie di ciascuno. Dal gioco non sono escluse neppure le vie delle nostre città, tappezzate da migliaia di manifesti in cui si esibiscono come palmarès arresti e confische (tacendone gli artefici per poterli, così, attribuire a sé…). È un metodo fatto apposta per occultare i problemi reali su cui, invece, vogliamo riportare l’attenzione. Primo. Le mafie sono nate prevalentemente in contesti territoriali limitati e spesso caratterizzati da economie arcaiche. Ma non sono fenomeni contingenti legati all’arretratezza, economica, sociale, politica, come dimostrano il loro sviluppo e la loro espansione in luoghi e mercati diversi dal territorio di radicamento. Esse, in realtà, non sono figlie del sottosviluppo e la loro rappresentazione come metafora dell’arretratezza è una visione a dir poco parziale ché il loro tratto specifico è proprio quello di essere state sempre (e tanto più ora) strutture di potere capaci di coniugare tradizione e modernità e, soprattutto, di inserirsi nelle dinamiche economiche...


Se la mafia in tv è sempre un caso politico

Nov 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Parlare di mafia suscita reazioni infastidite bipartisan tra i politici che amministrano i territori ad alta densità mafiosa. Lo dimostra quanto accaduto recentemente con la trasmissione televisiva “Annozero” di Michele Santoro. La prima puntata, andata in onda a settembre, dedicata al caso Napoli poche settimane prima dell’ennesimo ritorno in prima pagina dell’emergenza Camorra di fine ottobre, ha suscitato la reazione indignata del sindaco del capoluogo partenopeo Rosa Russo Iervolino, esponente di primo piano del centrosinistra. «Penso a un’azione civile di risarcimento nei confronti di Michele Santoro e dei responsabili di rete. La stampa è libera, ma se lui ha diritto di denigrare in televisione la nostra città, io ho il dovere di difendere Napoli e i napoletani». E ancora: «È una speculazione politica incredibile contro la quale urlerò con la mia voce stridula fino in fondo. Ho deciso di vedere la trasmissione assieme a un avvocato. Qualcuno deve pure difendere la nostra città quando su un canale della tv pubblica nazionale è stata mandata in onda solo un’immagine negativa, mentre sappiamo tutti che Napoli reagisce e sa reagire». Lo stesso refrain si è ripetuto il mese successivo, dopo una puntata, ancora di “Annozero”, dedicata alle infiltrazioni della ’Ndrangheta nella società calabrese....


Riflettori spenti sull’Onorata Società

Lug 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La sera di giovedì 22 aprile scorso poteva apparire uguale a molte altre, ma ora, col senno di poi, capiamo che è successo qualcosa di importante, se non altro per quanto riguarda i rapporti tra mafia e comunicazione. All’ultimo istante, Rai Tre sospende la prevista puntata di Blu notte, condotta da Carlo Lucarelli, dedicata in quest’occasione alla mafia, con un titolo evocativo e, visti gli sviluppi, perfino profetico: Dalla mattanza al silenzio. Il direttore di rete Paolo Ruffini appare costernato, ma ratifica la notizia a meno di un’ora e mezza dall’inizio del programma, come riporta un’Ansa delle ore 19.38: «Sento il dovere di scusarmi con i telespettatori per l’impossibilità di mandare in onda stasera, così come annunciato, la puntata del programma Blu notte dedicata alla mafia, in quanto il programma non è stato riconosciuto dall’azienda come una trasmissione informativa riconducibile alla responsabilità di una testata giornalistica, come previsto dalla legge sulla par condicio e dalle disposizioni della Commissione parlamentare di Vigilanza». Al posto di Totò Riina e dell’art. 41 bis va in onda un western con Clint Eastwood, Impiccalo più in alto, ricco di notazioni sull’uso perverso della legge e sulla possibilità di manipolare la giustizia secondo logiche personalistiche, legate agli...


C’era una volta la fiction sulla mafia

Mar 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
«Negli ultimi anni alla Rai è calata una sorta di censura: le fiction come Commesse o Il maresciallo Rocca vanno benissimo, però ci sono altri problemi importanti da affrontare. Insomma, non bisogna abbassare la guardia e devono essere tenuti alti i livelli di attenzione e vigilanza nei confronti di un fenomeno come quello mafioso, che diventa ogni giorno più preoccupante». Con queste parole, e ricordando come nasce il suo impegno contro la mafia, Michele Placido, durante le pause del suo ultimo film C’era una volta in Sicilia, apre una polemica con la televisione di Stato, ma lancia anche segnali di speranza e ottimismo rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni. Di recente lei è stato citato nella Storia d’I­talia dell’Einaudi come attore simbolo impegnato in film sulla mafia. Quindi lei ha fatto una scelta di campo in un momento, l’inizio degli anni Ottanta, in cui parlare di mafia era ancora tabù. Vuole raccontarci come nasce il suo impegno in film di denuncia contro la mafia? Il mio impegno nasce con Damiano Damiani, che aveva già fatto esperienze importanti con film come Il giorno della civetta, tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia. Registi come Damiani hanno fatto in modo che il cinema non svolgesse solamente un...