Articoli con tags ‘ mafia e teatro ’


Siracusa, mafia al teatro greco

Mag 25th, 2011 | Categoria: news
  Il sacrificio di Ifigenia, la flotta di Agamennone bloccata in Aulide dopo la caduta di Troia, il presagio delle due aquile che uccidono la lepre pregna. La polis radunata sugli spalti riunita a celebrare il mito, questo per gli antichi era il teatro, un modo per rafforzare il senso della comunità civica. Il teatro greco di Siracusa fu restituito alla moderna polis nel 1914 quando l’Inda (Istituto nazionale del dramma antico)  lo inaugurò proprio con l’Agamennone di Eschilo. “Agamennone” è il nome dell’operazione di polizia che ha portato alla condanna di dieci persone, colpevoli di associazione mafiosa, ritenute responsabili della gestione del Teatro Greco di Siracusa. C’è voluto un lungo processo, preceduto da dieci anni di indagini – dieci anni, come la guerra di Troia – per arrivare a questa sentenza, emessa dal tribunale di Siracusa, che svela gli interessi della piovra mafiosa anche sul mondo dello spettacolo. Accanto alle dieci condanne si annoverano due assoluzioni e otto prescrizioni. La rete criminale è stata colpita al cuore ed è stato smantellato l’intero piano per controllare le rappresentazioni in scena al teatro del V secolo a. C. Le pene sono pesanti: Sebastiano Cassia dovrà scontare la pena più pesante, ovvero 14...


La risata che uccide l’onore

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
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Giulio Cavalli, primo attore teatrale sotto scorta

Mag 10th, 2009 | Categoria: news
Dopo aver subito l’ennesimo atto intimidatorio, Giulio Cavalli, 32 anni, attore e autore teatrale di Lodi, lo scorso 27 aprile si è visto assegnare una scorta 24 ore su 24 dal Comitato per l’ordine e la sicurezza di Milano. Mente e voce narrante di “RadioMafiopoli”, trasmmisione radiofonica diffusa via internet, protagonista dello spettacolo “Do ut Des”, Cavalli si caratterizza per la capacità di irridere usi e costumi dell’universo mafioso, coniugando l’attività teatrale con la denuncia civile. Già da alcuni mesi era sottoposto a vigilanza leggera


La risata che uccide l’onore

Apr 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
La famiglia, l’onore, l’osservanza dei dogmi religiosi. La mafia vive anche grazie all’immagine che è riuscita a costruirsi attorno. Fa leva su questo elemento per far proseliti. Valori piegati ai propri interessi, dunque vissuti in modo distorto. Eppure la malavita è riuscita a ritagliarsi, oltre a fette considerevoli dell’economia legale e non, un posto d’onore tra i falsi miti del malcostume italiano. Timore reverenziale e sacralità vengono smontati da Giulio Cavalli punto per punto con picconate di ironia pungente e raffinata. Cavalli è autore e attore teatrale, nonché mente e voce narrante di Radio Mafiopoli, trasmissione radiofonica diffusa via web. La satira è la sua arma. Uno sgarro mai digerito dalla malavita e pagato in prima persona dall’attore: minacce, intimidazioni e il peso di vivere sotto protezione. Il metodo stupisce per la semplicità con cui raggiunge l’ascoltatore-spettatore e per la capacità di raccontare i fatti, sempre ben documentati. Si parte dal dato, giudiziario o di costume, e lo si smitizza riconducendolo a un fenomeno umano. Portando in scena lo spettacolo “Do ut des”, prodotto dai comuni di Gela e Lodi, l’attore racconta la storia di Totò Nessuno, giovane non troppo sveglio alle prese con la ricerca di un lavoro. Totò...


Sandokan, il maceratore di speranze

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
C’era una volta. Anche questa storia può avere inizio così. Anche questa storia ha i suoi protagonisti, ma non sono eroi, e ha i suoi luoghi, ma non sono immaginari. I loro nomi sono scritti sui cartelli posti all’ingresso del paese, con la scritta “Benvenuti” crivellata da fori da proiettile, per far comprendere che tutto è sotto controllo. Anche qui, infatti, c’è un “re”, che decide quello che bisogna fare nel suo regno, i compiti del suo esercito e i doveri dei sudditi. Il re con il suo governo proclama le leggi, impone le tasse, regola l’economia e corrompe i rappresentanti dell’altro Stato, quello nemico. La pena prevista per chi non accetta queste leggi è la condanna a morte. Il Principe di Casal di Principe. È una storia di violenze, soprusi, silenzi, consuetudini; la storia di “sudditi” rassegnati al proprio destino, che si può cambiare solo decidendo di emigrare. Siamo nell’agro aversano, la Terra di Lavoro, provincia di Caserta, una terra martoriata dalla mano armata di un violento esercito che si chiama Camorra e che qui si inquadra come clan dei Casalesi. Quartier generale, ironia della sorte, Casal di Principe; assiso sul trono, fino al momento dell’arresto avvenuto otto anni fa, Francesco Schiavone, detto...


Memorie di una tragedia pubblica e privata

Lug 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Claudio Fava Chi lo ha conosciuto bene, dice che Giuseppe Fava – il direttore de «I Siciliani» ucciso dai mafiosi di Nitto Santapaola il 5 gennaio del 1984 per le sue scomode denunce contro l’organizzazione – non amava le opere commemorative. Per questo oggi apprezzerebbe molto il lavoro di suo figlio Claudio, autore della pièce teatrale L’Istruttoria. Atti del processo in morte di Giuseppe Fava. Un’ora di spettacolo in cui le duecentosessanta deposizioni e le seimila pagine di atti giudiziari occorse perché la Cassazione confermasse, nel dicembre 2003, le condanne per mandanti ed esecutori, si fanno storia di una Sicilia gattopardesca – quanto mai attuale – attraverso i dialoghi (di amore, di rabbia, di disperazione, ma alla fine, crediamo, di speranza) tra un uomo e una donna, e le parole dei personaggi che i due interpreti (i bravissimi Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro) di volta in volta impersonano: il killer, l’inviato speciale e l’editore de «La Sicilia», il capo della squadra mobile di Catania, l’onorevole e poi ancora il pentito, l’amica di un mafioso, un vecchio mafioso, un collega di Fava. Presentato per la prima volta in occasione del 21° anniversario della morte del giornalista al centro Zo di Catania,...


Il cantastorie d’Italia

Giu 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Daniele Biacchessi Palazzo di Giustizia di Milano, 23 maggio 2006. L’aula magna è gremita: giornalisti, privati cittadini, rappresentanti delle Istituzioni e delle Forze dell’ordine, ma soprattutto avvocati. Si scambiano opinioni sulla causa x, ripassano le carte del procedimento y, poi il reading comincia e le ventiquattrore si chiudono. Sono tutti qui per rendere omaggio a un collega, Giovanni Falcone, che esattamente 14 anni fa veniva ucciso da Cosa Nostra. Al microfono, la voce calda di Daniele Biacchessi ripercorre quella triste giornata del 1992: come in un film, scorrono gli ultimi istanti di vita di Falcone, della moglie e dei 5 agenti di scorta, fino alle h.17,56, quando Giovanni Brusca, nascosto sulla collina all’altezza dello svincolo di Capaci, preme il detonatore. “L’uomo della collina”, presentato al pubblico per la prima volta da Biacchessi, è uno dei quattro quadri che compongono Storie d’Italia, l’opera teatrale che dal prossimo autunno il giornalista-scrittore-regista-attore bolognese porterà in giro per l’Italia. Biacchessi, in che cosa consiste Storie d’Italia? È come un album di ricordi; quattro storie italiane, molto diverse tra loro, accomunate dalla volontà di mostrare le tremende conseguenze che la mafia ha avuto, e ha, nelle vicende del nostro Paese attraverso il vissuto privato di alcuni...


Quante morti sono “tante”?

Mag 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
«Chi non è mai stato nel deserto non sa cosa sia il “nulla”. “Nulla” è girare lo sguardo verso i quattro punti cardinali e trovare giustamente nulla. […] A Ciudad Juarez, da più di 10 anni, chi cerca donne scomparse nel deserto trova ossa. Lì da più di 10 anni essere donna e lavorare in una maquiladora (fabbrica-subappalto di multinazionali; sull’argomento si veda «Narcomafie» 4/05, ndr.) significa trovarsi in pericolo di morte. Lì da più di 10 anni i Governi chiudono gli occhi […] nessuno ha la volontà politica di risolvere i crimini. A Ciudad Jurez le donne hanno paura», recitano le mujeres de arena. Non è la trama di un terrificante racconto di letteratura contemporanea ambientato nel soleggiatissimo Messico, Stato di Chihuahua, brulicante frontiera verso gli Stati Uniti. È forse il caso più abominevole della storia criminale di tutti i tempi, come ha scritto bene, nel settembre del 2003, il giornalista messicano Sergio Gonzalez Rodriguez. Si tratta di un eccidio, di un femminicidio, dalle cifre paragonabili a una “guerra a bassa intensità”: dal 1993 ad oggi oltre 600 donne sono desaparecidas e 400 sono state ritrovate uccise nel modo più orribile, secondo un macabro rituale ormai consolidato: sequestro, sevizie, stupro,...


Una storia di terra e di sangue

Gen 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Massimo Barilla e Salvatore Arena Cinquant’anni fa a Sciara (Pa) veniva assassinato dalla mafia il sindacalista Salvatore Carnevale. Aveva trentadue anni. Dall’emanazione del decreto Gullo del ’44, che sanciva l’assegnazione delle terre incolte ai contadini, era cominciato un periodo di lotte, scatenato dalla pervicace mancanza di applicazione del decreto stesso. A Sciara, Carnevale apre una Camera del Lavoro, riesce a mobilitare i lavoratori agricoli e le terre vengono occupate. Ma la famiglia aristocratica dei Notarbartolo, grandi proprietari terrieri e alleati della mafia, non intendendo cedere un solo centimetro di terra, emette su di lui un verdetto di morte. La personalità di Salvatore Carnevale affascinò Carlo Levi (ne Le parole sono pietre, ndr.), Ignazio Buttitta e i fratelli Taviani (che girarono il loro primo film, Un uomo da bruciare, sulla figura del sindacalista). L’aspetto più singolare dell’intera vicenda fu che al delitto seguì un processo, conseguenza niente affatto scontata quando ad agire è la mafia, e che il processo fu intentato per le denunce avanzate dalla madre di Carnevale, Francesca Serio, la prima donna a portare dei mafiosi in un’aula di tribunale. Ma gli accusati vennero tutti assolti. Altro fatto di rilievo fu che gli avvocati di quel processo diventarono...


Lo sguardo dell’orizzonte

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Senza troppo clamore e lontano dal circuito del teatro commerciale, la compagnia Retablo, da quattordici anni, percorre la Penisola con il monologo Doppio legame. Il titolo cita quella particolare situazione schizofrenica che tecnicamente si chiama double bind, in cui un soggetto si dibatte nell’insanabile contraddizione tra “dovere” e “non potere” compiere un certo atto, tenere un dato comportamento. Il testo, scritto da Salvatore Zinna (anche interprete) con Maria Piera Regoli e il contributo di Federico Magnano San Leo (curatore della regia), trae ispirazione dalle deposizioni del 1986 al maxiprocesso istruito da Falcone.  In particolare gli autori sono stati attirati dalle dichiarazioni del pentito Vincenzo Sinagra, un “pesce piccolo”, piccolissimo. «Ma io mi sono pentito perché? …Per pulirmi la mia coscienza, ma pure perché mi volevano ammazzare. Però per pulirmi la mia coscienza, perché io in tutti questi sbagli che ho fatto non ho trovato conforto. Non è che voglio dire che non mi voglio incolpare. Perché il primo c’ero io in moltissimi omicidi e cose… Però io non mi sono pentito per la giustizia, perché giustizia un ci nn’è». Così parla il personaggio di Doppio legame, che di nome fa Enzo anche lui, e che a modo suo reclama giustizia e...