Articoli con tags ‘ mafia e religione ’


Affruntata militarizzata, le forze dell’ordine porteranno le statue

Apr 11th, 2011 | Categoria: news
Come ogni anno a Pasqua, nella zona di Vibo Valentia va in scena l’Affruntata (che significa “incontro” in calabrese), una rappresentazione di carattere religioso, assai popolare, nella quale le statue di Giovanni Battista, del Cristo e della Madonna vengono portate in corsa per le vie della città finché, dopo qualche giro dell’abitato, non si incontrano. Essere uno dei portatori è ritenuto grande onore, per decidere chi porterà la determinata statua si utilizza un sistema d’asta, detto “incanto”. Chi fa l’offerta più alta “vince”. Nel paesino di Sant’Onofrio l'”incanto” che stabilisce quali saranno i portatori delle statue è gestito dalla “Congrega del santissimo Rosario”. Per decenni l’onore è toccato a picciotti e capobastone, mafiosi locali che il vescovo della diocesi, monsignor Luigi Renzo, aveva infinte tenuto fuori lanciato un monito rivolto a parroci e confraternite: via i pregiudicati dalle manifestazioni religiose. Alle disposizioni diocesane si adeguarono la parrocchia e la confraternita di Sant’Onofrio che avevano interrotto la pratica dell’incanto dei santi. Quest’anno ad essere investiti dalla parrocchia di Sant’Onofrio del compito di portare le statue nella tradizionale Affruntata sono stati il presidente e l’allenatore del Sant’Onofrio Calcio, Franco Petrolo e Luigi Naccari, dopo che il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza...


Sant’Onofrio, la festa è finita

Apr 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Francesca Chirico
Grazie alle stringenti direttive di Monsignor Renzo, per la prima volta dopo decenni, la scorsa Pasqua, in un piccolo centro del vibonese, capibastone e picciotti non hanno potuto portare le statue sacre nella tradizionale processione dell’Affruntata. Gli spari intimidatori contro la casa del priore alla vigilia della celebrazione hanno fatto rimandare la sfilata di una settimana (altro…)


Mons. Crociata, parole chiare contro antiche ambiguità

Nov 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Il segretario generale della conferenza episcopale italiana segna con parole inequivocabili un solco netto tra Chiesa e uomini d’onore. Non è la prima volta che dal mondo ecclesiastico si sollevano voci autorevoli contro gli appartenenti ai clan. Ma le resistenze alla formulazione di una pastorale contro le mafie non sono ancora superate (altro…)


Il dio dei mafiosi? È un superpadrino

Nov 10th, 2009 | Categoria: recensioni
Il «Dio dei mafiosi», titola il nuovo libro del teologo Augusto Cavadi. Ma esiste un simile Dio? Si sarebbe indotti a rispondere sì, se si analizzano, come fa l’autore, i tanti aspetti di esibita religiosità che caratterizzano la mafia siciliana, forme di ritualità riconducibili a una devozione popolare fortemente diffusa nel Mezzogiorno italiano. Riprova indiretta di quanto il fenomeno criminale non sia corpo estraneo del tessuto sociale, ma una sua malata proliferazione. Tanto da rendere possibili commistioni inquietanti, come il segno della croce che alcuni mafiosi si fanno prima di uccidere o la loro scelta di non ammazzare il venerdì. Ma se dunque si può credibilmente parlare di un “Dio dei mafiosi”, è altrettanto evidente che il loro non è lo stesso Dio cui molti di noi si riferiscono. Come ha scritto il magistrato Roberto Scarpinato, «in realtà, vittime e carnefici pregano un Dio diverso». Quello invocato dai boss è un Dio inventato e strumentalizzato a proprio uso e consumo, modellato sul sistema di pensiero e di valori proprio dell’organizzazione criminale: onnipotente, severo e implacabile. Figura rivisitata dal Vecchio testamento ma più simile a una sorte di “superpadrino” che al Padre nostro misericordioso. Frutto, puntualizza Cavadi, di «una utilizzazione ideologica dell’immaginario...


«Così i mafiosi aggirano il 41 bis»

Lug 10th, 2005 | Categoria: news
I boss mafiosi sottoposti al regime carcerario duro si servono dei ministri di culto di varie religioni per comunicare con l’esterno. Lo denunciano gli agenti di polizia penitenziaria del carcere Pagliarelli di Palermo in una lettera rivolta al ministro della Giustizia Castelli, al procuratore nazionale antimafia Vigna, al capo dell’amministrazione penitenziaria Tinebra e al Procuratore capo di Palermo Grasso. «L’istituto giuridico del 41 bis dovrebbe eliminare i contatti tra i boss e le proprie organizzazioni malavitose, ma la realtà non è questa. Formalmente la disciplina giuridica che regola il regime speciale appare rigida, ma nella sostanza fa acqua da tutte le parti». Secondo gli agenti, il diritto previsto dalla legge di conferire con i  ministri di culto sarebbe sfruttato per aggirare i vincoli imposti dal carcere duro. Su questi colloqui non è consentito il controllo auditivo da parte degli agenti, con tutte le conseguenze che possono derivarne. «Negli ultimi tempi è nata la moda dei Testimoni di Geova e degli Evangelisti. […] Abbiamo imparato sul campo che i detenuti usano la loro presunta religiosità per comunicare. Il binomio mafia e religione è insito nella storia dell’organizzazione criminale».


Chiesa e mafia? È questione di militanza

Lug 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Salvatore Lupo Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Il giardino degli aranci (Marsilio, 1990) e, per i tipi della Donzelli, Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri (1993, nuova ed. 1997) e Andreotti, la mafia, la storia d’Italia (1996). Vicedirettore della rivista «Meridiana» e redattore di «Storica», Lupo è anche membro direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia. Professor Lupo, cerchiamo subito di tratteggiare le fasi storiche più importanti del rapporto Chiesa e mafia. In primo luogo, c’è da dire che la Chiesa dell’Ottocento post-unitario era un’organizzazione a debole tasso di centralizzazione regionale. In Sicilia era basata sulla parrocchia, cioè su una struttura molto più debole di quanto non fosse in altre parti d’Italia. Dunque, tra la fine dell’Ottocento e il primo dopoguerra, la vicenda del cattolicesimo sociale è caratterizzata da una scarsezza di centralizzazione episcopale, come hanno evidenziato gli storici della Chiesa siciliana, Stabile e Naro soprattutto. A ciò corrisponde però una forte partecipazione dei singoli ecclesiastici alla vita locale. A fine secolo nasce il movimento dei Fasci Siciliani. In questo caso come reagisce la Chiesa locale? Reagisce paventando il pericolo socialista e dando subito vita a movimenti di cattolicesimo sociale,...


Vangelo e impegno civile

Lug 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
La lotta alle mafie è anche una questione ecclesiale. Troppo spesso la Chiesa ha assecondato certe pratiche religiose in contrasto con la vera evangelizzazione. Il cambiamento? È in quella via che associa storia e profezia, fede e giustizia Gli interventi delle Chiese sulle mafie sono stati saltuari negli anni Settanta e si sono fatti più precisi, diffusi e insistenti negli anni Ottanta: omelie, pronunciamenti, pubblici atti d’accusa da parte di singoli vescovi, di conferenze episcopali regionali (Calabria, Campania, Sicilia), di consigli presbiteriali e pastorali, gruppi e comunità di cristiani. Questi testi costituiscono oramai un corpus pastorale consistente, seppur disomogeneo, cui fare riferimento. Essi rappresentano un luogo importante per comprendere il significato del mutato clima pastorale e le risposte che le Chiese stanno, con fatica, elaborando. Questo itinerario è stato intrapreso e percorso in corrispondenza, anche cronologica, di una analoga accresciuta percezione del fenomeno mafioso da parte delle istituzioni dello Stato; il che non esclude elementi autonomi di giudizio, interni cioè allo sviluppo proprio della riflessione ecclesiale, o di crescita effettiva della comunità, ma stabilisce un contesto di forte simmetria tra l’azione della Chiesa e quella dello Stato. Il dies irae di Wojtyla. Anche la Conferenza episcopale italiana, affrontando con molto ritardo la situazione...


La denuncia e il sofisma

Lug 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
È dagli anni Settanta che la Chiesa siciliana si pone con forza il problema della mafia. E tuttavia, a dispetto di condanne e denunce, permangono atteggiamenti poco definiti «È possibile interessarsi, in Sicilia, della Chiesa e non della mafia? O proprio l’aver trascurato le connessioni che le legano, quelle segrete e inconsce più ancora di quelle consapevoli e palesi, non è forse tra le maggiori responsabilità dei cattolici, isolani e continentali?». Così scriveva nel 1967 Giorgio Pecorini, ponendosi un lacerante e inquietante interrogativo che ci porta direttamente al cuore del problema. Com’è stato possibile, nel passato, e come ancora oggi è possibile conciliare i precetti della religione cattolica con l’agire mafioso? Domanda cui sembrano fare eco le dichiarazioni di padre Giacomo Ribaudo – uno dei tanti sacerdoti schierati apertamente sul fronte dell’antimafia – che, nel corso di un’intervista, riflettendo sulla religiosità degli uomini di Cosa Nostra, ci ha detto: «Io non riesco a capire perché siamo tutti scandalizzati per questa forma di fede: è vera, non vera? Ma la fede vera qual è? Quella degli imprenditori che mettono insieme intrallazzi ed elemosine ai poveri? Quella dei politici che mettevano insieme religione e politica sporca? […] Qual è la religiosità vera? […] Perché...


Camorra: crimine e affari all’ombra del sacro

Lug 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
«Hanno più paura del diavolo che di Dio. Ma in generale hanno paura dell’arcano, e delle punizioni che possono di conseguenza patire nell’aldilà». A parlare così dei camorristi è don Carlo Aversano, uno che li conosce a fondo. Aversano è parroco della chiesa di San Salvatore a Casal di Principe, la chiesa dove si ritrova spesso anche la famiglia di Francesco Schiavone, Sandokan. «E gli uomini della Camorra – aggiunge don Carlo – non vogliono soffrire. Non amano soffrire. Anzi hanno paura della sofferenza». Ma questa paura non impedisce loro di mettere anche la religione negli affari dei clan, soprattutto quando questa aiuta a consolidare il senso di appartenenza al gruppo. L’uso della religione in chiave criminale viene da lontano. È cominciato in pratica da quando i primi gruppi di camorristi hanno avuto una struttura organizzata. Da qui anche la necessità di condivisione degli stessi valori, degli stessi fini per consolidare il clan, perché spesso i vincoli familiari o di amicizia non bastano a far rispettare le regole. È necessaria anche una “sacralità”, utilizzata soprattutto in chiave esterna come una specie di codice morale. Nel 1820 la Camorra napoletana fonda la Bella Società Riformata, detta anche Onorata Società. Una specie di società segreta...


Battesimi di sangue

Lug 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Sin dalle origini le mafie hanno saccheggiato la simbologia e la terminologia cattoliche. Per un bisogno di legittimazione sociale e per solennizzare l’irrevocabilità dell’adesione al crimine Il rito d’ingresso nella comunità ecclesiale per i cattolici si chiama battesimo. Chi vuole essere battezzato, sia esso di sesso maschile o di sesso femminile, si presenta, assistito da un padrino, davanti a Dio rappresentato in terra dal sacerdote e chiede di essere battezzato. La cerimonia è pubblica, vi può partecipare chiunque, parenti e amici del battezzato o anche persone del tutto estranee, persino di religione diversa o addirittura non credenti. L’ingresso di un giovane in una struttura mafiosa avviene attraverso una vera e propria cerimonia che si chiama anch’essa battesimo. Con quella cattolica ha in comune soltanto il nome. Vi potrebbero partecipare solo i giovani maschi. Le donne generalmente dovrebbero essere escluse ma, a quanto se ne sa, non è mancata nel passato qualche rilevante eccezione. Il giovane aspirante è presentato da un padrino che si assume tutte le responsabilità davanti al capo della famiglia mafiosa e ai suoi membri. Contrariamente a quella cattolica, la cerimonia mafiosa è segreta e ad essa vi possono partecipare solo uomini d’onore che hanno un ben preciso ruolo da...