Articoli con tags ‘ mafia albanese ’


Da subordinate a strutture organizzate. Le mafie straniere secondo la Dia

Feb 4th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Le mafie straniere hanno “abbandonato il ruolo di manovalanza subordinata” per diventare, in accordo con quelle italiane, delle consorterie a sé stanti. Questa, (molto) in breve, è l’analisi racchiusa nella Relazione della Dia riguardo l’azione delle criminalità organizzate estere. Strutture sempre più organizzate, secondo gli inquirenti, con i piedi (e talora le menti) ben saldi nei paesi d’origine ma anche capaci di organizzarsi in Italia, stringendo accordi in nome dell’affare. Albania. Paese mediterraneo, l’Albania, con alle spalle l’Oriente e di fronte, al di là dell’Adriatico, le coste pugliesi. Ed è proprio via mare, che in Puglia sono arrivati e continuano ad arrivare i carichi di droga. Le consorterie albanesi – si legge nella Relazione – si sono tramutate “da organizzazioni elementari ad altre ramificate sul territorio, con forte legame con la terra d’origine”. Una mala, quella albanese, ben dotata di armi e che si contraddistingue per la “marcata inclinazione verso metodiche violente e intimidazione nella risoluzione di situazioni conflittuali”. Attività primarie sono il traffico internazionale e lo spaccio di sostanze stupefacenti, con specifica su marijuana ed eroina. In questo senso, la saldatura collaborativa con le mafie autoctone è pressoché totale. A giugno 2015, con l’operazione Vrima, la Dia di Bari scoprì nel...


Droga albanese nel Salento, undici arresti

Nov 23rd, 2011 | Categoria: news
La Dia ha eseguito undici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone rdi nazionalità italiana esidenti in provincia di Brindisi ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’illecita detenzione e spaccio di stupefacenti. L’operazione è stata coordinata dalla Dda di Lecce. L’organizzazione, della quale secondo gli investigatori farebbero parte elementi di spicco della frangia brindisina della Sacra corona unita, provvedeva a smistare in provincia di Brindisi e Lecce ingenti quantitativi di cocaina, hashish ed eroina proveniente dall’Albania. La terra della due aquile è ancora una volta al centro del narcotraffico internazionale, un vero hub che raccoglie le rotte dell’eroina afghana, dell’hashish di produzione locale e di provenienza turca, e della cocaina sudamericana. Tutto convogliato in direzione della Puglia, porta d’Europa. La Scu, ridotta ai minimi termini dalle operazioni antimafia degli anni duemila, ritrova nello spaccio e nello smercio di droga di provenienza albanese nuova linfa criminale. L’operazione di oggi, i cui particolari sono stati illustrati dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, è una diretta promanazione dell’operazione “Berat-Dia” che, nel 2007, portò all’arresto dei fratelli albanesi Lekli e di diversi brindisini, trafficanti di  stupefacenti importati dall’Albania. Un’associazione mafiosa armata, capeggiata dai...


Mafia albanese, un’epopea criminale

Ott 19th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Federico Giamperoli
Storia e attualità di una scalata criminale esemplare nel mondo globalizzato: dalla prostituzione alle mani sulla “brown sugar” afghana. L’inizio del riciclaggio della ricchezza criminale. Nei prossimi mesi Narcomafie pubblicherà un dossier sulla storia e sugli affari della mafia albanese in Italia, analizzando come si è evoluto il fenomeno criminale shqipetaro dai primi anni Novanta ad oggi. C’erano una volta l’ondata migratoria albanese, la marea umana che scatenava il primo grande dibattito sull’immigrazione e ci bloccava 7 anni sulla ratifica dei trattati di Schenghen. Oggi molta acqua è passata sotto i ponti e i centinaia di migliaia di albanesi che vivono, studiano e lavorano onestamente nel nostro Paese hanno più visibilità degli allarmi di allora sulla delinquenza e il degrado che potevano portare in casa nostra. Quel clima di emergenza però si è lasciato dietro un effetto controproducente curioso: appena gli albanesi hanno smesso di essere “ brutti, sporchi e cattivi” agli occhi di chi li denigrava, di criminalità albanese si è smesso di discutere, e di quella organizzata non si è mai nemmeno cominciato a parlare. Anche se gli albanesi che fuggivano dal loro Paese...


Il processo Prudentino si farà. L’ombra di un ministro albanese sugli affari della Scu

Set 22nd, 2011 | Categoria: news
Il processo sui nuovi affari della Sacra corona unita, macchinette per il gioco d’azzardo, casinò e naturalmente droga, nel triangolo Puglia-Calabria-Albania, si farà. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per 416 bis formulata dal pubblico ministero Alberto Santacatterina a carico della nuova compagine mafiosa salentina. Compariranno di fronte al collegio giudicante del tribunale di Brindisi il 16 novembre prossimo l’ex primula rossa della Scu Daniele Vicientino, 36 anni, Mesagne; Albino Prudentino, 59 anni, di Ostuni; Nicola Nigro, 36 anni di Ceglie Messapica; Bruno Bembi, 48 anni di Oria; Maurizio e Giovanni Vicientino (cugini del boss) di 34 e 58 anni; Angelo Cavallo, 38 anni di Mesagne; Tiziano Maggio, 33 anni di Mesagne; Tobia Parisi, 30 anni, di Mesagne. L’undicesimo uomo, il collaboratore di giustizia Ercole Penna, 36 anni, di Mesagne, sarà invece giudicato in un procedimento separato dato che l’ex boss ha chiesto di essere processato con rito abbreviato. Stralciata anche la posizione di Gennaro Solito,...


La mafia fluida

Feb 28th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Il suo intento era quello di incarnare la cultura mafiosa tradizionale, ma la Sacra corona unita non ha dimostrato uno spessore pari alle altre organizzazioni e dopo l’offensiva giudiziaria dei primi anni Novanta la sua portata si è progressivamente ridimensionata. La vocazione imprenditoriale che la sostiene le ha comunque consentito di trasformarsi in “mafia di servizio” per altri gruppi criminali Circa quindici anni fa, quando ho iniziato a studiare la Sacra corona unita (Scu), lo scenario che si presentava appariva alquanto caotico e incerto. Si trattava, infatti, di un sodalizio criminale pressoché sconosciuto non solo all’opinione pubblica e agli organi di informazione, ma anche ai ricercatori e agli inquirenti. Fatta eccezione per le redazioni locali dei quotidiani che seguivano con attenzione le cronache di violenza omicida che, nei primi anni Novanta, avevano iniziato a infrangere il mito di una terra felice (la Puglia) considerata immune da forme strutturate di delinquenza mafiosa, solo pochi magistrati e poliziotti, ignoti ai più, costituivano i principali interlocutori con cui cercare di avviare un primo, timido tentativo di analisi.  Ciò che emergeva dai frammenti che man mano si andavano componendo era l’immagine di un’organizzazione criminale piuttosto insolita e peculiare che, nonostante richiamasse alla memoria elementi di similitudine...


Schiavi del XXI secolo

Gen 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
L’errore più grande che si può commettere parlando di traffico di esseri umani è quello di pensare che si tratti di un fenomeno statico. È invece un fenomeno che sebbene richiami fatti molto antichi, come lo sfruttamento della prostituzione, è in continua evoluzione: cambiano i soggetti sottoposti a tratta – non più solo donne, ma anche bambini e uomini – e le finalità, che non sono più esclusivamente a sfondo di sfruttamento sessuale (anche se questa resta la componente prevalente), ma di sfruttamento del lavoro in senso lato. Il traffico di esseri umani, trattandosi di una realtà transnazionale, va inoltre letto alla luce dei mutamenti economici e sociali che si sono registrati negli ultimi decenni e che hanno concorso a determinarlo (si pensi alle guerre, al crollo dell’Unione Sovietica). L’Italia, Paese di destinazione, ma anche di transito, si è trovata ad essere crocevia di due flussi migratori, quello in direzione est-ovest e quello in direzione sud-nord. Anche per questo negli ultimi anni ha cambiato fisionomia: dalla fine dell’Ottocento fino a pochi anni fa abbiamo assistito a un fenomeno di emigrazione delle genti italiane verso ogni luogo del pianeta; oggi ci troviamo in una situazione opposta, dovendo accogliere persone immigrate. C’è dunque...


Un “cartello” tra albanesi e cinesi

Giu 10th, 2005 | Categoria: news
Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Firenze hanno scoperto un accordo criminale tra malavitosi cinesi e albanesi finalizzato alla gestione dell’immigrazione clandestina dalla Cina. L’“Operazione alleanza”, condotta in collaborazione con i Carabinieri del comando pratese, il 19 maggio scorso ha portato all’arresto di 26 cinesi, mentre 10 albanesi sono stati denunciati. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dalla rapina al sequestro di persona. La tratta degli immigrati clandestini cinesi avveniva sull’asse Pechino-Grecia-Albania-Ancona. Secondo il racconto di un immigrato sfuggito all’organizzazione, giunti in Albania gli immigrati venivano sequestrati dal clan albanese e dopo settimane di segregazione venivano condotti verso Ancona sui barconi. Da lì, dopo aver raggiunto Bologna, venivano portati nella zona di Prato.


Una comunità in bilico

Dic 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Gli immigrati di origine rumena nel nostro Paese sono in crescita. Una realtà socialmente stabile e ben inserita nel mondo del lavoro, ma non esente da derive criminali, che da predatorie si stanno facendo sempre più strutturate Gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Interno fotografano un significativo aumento verso l’Italia dei flussi migratori dai paesi dell’Est Europa. Una delle presenze straniere più numerose sul nostro territorio oggi è quella rumena: una comunità, secondo la ricerca, socialmente stabile e con un buon inserimento lavorativo. Caratteristiche, tuttavia, non sufficienti a contenere gli episodi di criminalità che alcuni suoi membri commettono. Devianza e criminalità Nelle statistiche ufficiali la criminalità di matrice rumena compare fin dai primi anni Novanta, ma inizia a crescere visibilmente solo dalla seconda metà del decennio, seguendo l’andamento dei flussi migratori e passando dai 1.375 reati denunciati nel 1996 ai 10.308 dell’anno 2002. Secondo le ultime statistiche Istat, aggiornate  solo fino al 2002, risulta terza per diffusione, superata da quella magrebina ed albanese, ma è probabile che i dati riferiti al 2003, non ancora pubblicati, testimonino un ulteriore aumento.  Al di là dei reati contestati, però, è opportuno distinguere tra criminalità vera e propria e devianza di alcuni immigrati rumeni. L’opinione pubblica è infatti allarmata più da alcuni...


Albanesi, nigeriani, kosovari,

Gen 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Il 14 settembre 2000, in un casolare abbandonato in provincia di Venezia, veniva casualmente scoperto un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Era quello di una giovane moldava, Natalia Tatarenkova, venuta in Italia per procurarsi i mezzi economici necessari alle cure di una grave forma tumorale. Si era affidata, per il trasporto, ad alcuni traghettatori albanesi, ma questi, a sua insaputa, l’avevano venduta ai loro referenti in Italia. Così era cominciato per lei il calvario della prostituzione. Il tentativo di sottrarsi ai suoi sfruttatori le era costato la vita. Quella di Natalia Tatarenkova è una vicenda emblematica, ma non certo unica. Sono tante le storie di ragazze che rivelano l’efferatezza e la mancanza di scrupoli delle organizzazioni criminali che le sfruttano. Ma chi sono gli sfruttatori e come stanno cambiando? Ce lo spiega un recente rapporto del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei Carabinieri, che dei gruppi criminali del business della prostituzione ha ricostruito una lunga e dettagliata mappa.  Da traghettatori a sfruttatori È nel 1994 – spiega il rapporto del Ros – che in Italia comincia, in forma massiccia, l’arrivo di giovani albanesi da avviare alla prostituzione. Inizialmente, i gruppi criminali sono di modeste dimensioni e scarsamente strutturati, ma nel giro di pochi mesi,...


Se i narcos viaggiano in motoscafo…

Lug 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Ricca, armata, infiltrata nelle istituzioni. La mafia albanese occupa ormai – anche grazie a un accordo con i cartelli colombiani – un ruolo preminente nel narcotraffico mondiale. Recenti indagini delle procure pugliesi ne hanno ricostruito la rete criminale Sugli scafi che attraversano l’Adriatico viaggiano da tempo due merci preziose: prostitute e droga. Qualche mese fa un dossier della Direzione investigativa antimafia di Bari ha ricostruito i movimenti e la geografia del nuovo narcotraffico balcanico. Sempre più di frequente gli investigatori sequestravano partite di eroina turca del tipo “T4 beige” con un alto grado di purezza. Secondo la Dia, grandi quantità di questa droga venivano trasportate ogni notte insieme ai clandestini, anzi erano spesso gli stessi immigrati a fare da corrieri, pagandosi così il biglietto del viaggio.  Il traffico era gestito dalla mafia albanese, una mafia che dispone ormai di potenziale bellico e capacità organizzative tali da contendere alle organizzazioni criminali turche il monopolio dei traffici di eroina dal Medio Oriente. E che ha rafforzato ulteriormente la sua posizione grazie al patto siglato di recente con i cartelli colombiani di Medellín. La pista Tirana-Bogotà Tre anni fa, come ha rivelato la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, i clan di Durazzo avevano tentato di produrre in proprio...