Articoli con tags ‘ Luiz Inàcio Lula da Silva ’


Codice antimafia: Niente passi indietro sulla lotta alle mafie

Lug 25th, 2011 | Categoria: articoli, news, prima pagina
“Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, coordinamento di oltre 1600 realtà nazionali e locali tra cui Agesci, Arci, Azione Cattolica, Acli, Gruppo Abele, Legambiente, Uisp lancia un appello al Governo e al Parlamento per la proroga dei tempi di approvazione del decreto legislativo in materia di legislazione antimafia e l’introduzione di modifiche alle norme previste sul sequestro e la confisca dei beni alla criminalità organizzata. (altro…)


Lula: ancora eroe, nonostante tutto

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Le pratiche corruttive, parte integrante della storia brasiliana e (quasi) accettate socialmente, si sono consolidate con la sinistra al Governo. Ma mentre il partito del Presidente è coinvolto in scandali, lui, grazie alle sue politiche sociali e al suo carisma, si avvia a essere rieletto Che in Brasile la corruzione sia diffusa è cosa nota. Emerge chiaramente anche dalle classifiche di Transparency International: in quanto a trasparenza, nel 2005 la decima potenza industriale del mondo si trovava nel truppone di coda, tra il Belize e la Giamaica. Al contrario di altri contesti latino-americani, tuttavia, va notato che qui la corruzione ha assai poco a che fare con la fragilità istituzionale, l’arretratezza tecnologica o la povertà; rappresenta piuttosto una subcultura storica della vita pubblica brasiliana. È per questo che ciò che dovrebbe scandalizzare qui è accettato, talvolta con rassegnazione, assai più spesso con indifferenza. Secondo un’inchiesta condotta nel marzo scorso dal «Jornal do Brasil», il 55% dei lettori credeva che nessuno sarebbe stato punito per i recenti scandali economico-politici che vedevano coinvolto addirittura Antonio Palocci, il potente ministro della Fazenda (Economia, nda.). Ma allora le prime pagine dei quotidiani, le copertine dei settimanali, le aperture dei telegiornali? Riti mediatici, a quanto pare,...


L’arte d’arrangiarsi

Mag 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Nel Sertão, arida regione brasiliana, manca di tutto: lavoro, infrastrutture e diritti. In attesa che le riforme di Lula diano risultati, gli unici slanci di uno sviluppo rispettoso delle garanzie dei lavoratori e dell’impegno sociale si rintracciano nell’intraprendenza degli abitanti e nell’ausilio della rete del commercio equo  Sembra di essere finiti in un disegno di Andrea Pazienza. Nel cielo senza una nuvola volano già in tondo gli urubù: sono le sei del mattino, il bus partito da Fortaleza la sera prima, dopo dieci ore di viaggio, è finalmente arrivato a Picos, nel cuore del Piauì, Stato federale della regione del Sertão. Novantamila abitanti, terza città dello Stato per densità di popolazione, Picos è il più grande snodo stradale del nord-est brasiliano: da qui passano ondeggiando i bus che vanno verso le grandi capitali del litorale, Fortaleza, Natal, Recife, mete del divertimento (e dello sfruttamento) internazionale.  L’emblema del Sertão. Nel Piauì, però, i turisti non si fermano. I collegamenti con i villaggi limitrofi sono difficoltosi: le strade non sono asfaltate e quando finalmente piove si allagano, diventando impraticabili per settimane. Non ci sono fabbriche, la gente per lo più si arrangia grazie a un’economia di sussistenza e la disoccupazione endemica costringe i giovani...


Nascere colpevoli

Mag 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Povertà, violenza, cannibalismo. Nelle favelas brasiliane – controllate dai narcotrafficanti con il consenso di poliziotti corrotti – per migliaia di persone il crimine costituisce l’unico orizzonte possibile. E di fronte a tanta disperazione anche Lula sembra impotente P. tira cocaina dall’inalatore vick sinex. È appena uscito indenne da una porta di servizio dell’enorme garage dove si balla funky brasiliano – e si consumano droga e sesso in piedi– in cui la polizia sta effetuando una retata. Scende veloce le strade viscide d’immondizia e pioggia sino ad incontrare la folla nottambula delle favelas, che si apre improvvisamente per far passare una moto guidata da un indio in mimetica. «Matador!» ripete la gente sottovoce. L’indio si avvicina tirando fuori una catenina d’oro per darla a P., che la esamina accuratamente  e la intasca dicendo: «Adesso torna a lavorare». Siamo a Rocinha, la favela più grande del Sud America: centinaia di migliaia di persone in una valle sovrastante i ricchi palazzi di Rio.  P. è il braccio destro del Comando Vermelho, l’organizzazione criminale che controlla le attività illecite della città. Gestisce il traffico e lo spaccio di droga, ma anche gli omicidi di chi sgarra. Il Matador è il suo killer, che ad ogni omicidio gli porta gli oggetti di valore recuperati...


Le sfide del Presidente

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Robert Zoellick, segretario al Commercio degli Stati Uniti, ha condannato il comportamento assunto dal Brasile e da altri Paesi al recente (fallito) vertice di Cancun del WTO, ascrivendolo ad una «cultura della protesta che ha definito la vittoria in termini di atti politici, piuttosto che di risultati economici». Insomma, un atteggiamento ­– secondo il discutibile punto di vista americano – ben poco pragmatico, che avrebbe opposto all’intransigenza dei Paesi del “Nord” del mondo sulle politiche agricole quella riflessa di numerosi stati del “Sud” (tra cui appunto Brasile ed India), rappresentanti la metà della popolazione mondiale. A prima vista, potrebbe apparire singolare che a farsi capitano della rivolta, rivendicando con fierezza la volontà di “non farsi trattare come cittadini di serie B” dagli Stati Uniti, sia stato proprio il Brasile: uno Stato che ha nell’America del Nord il primo partner commerciale e in cui milioni di ettari di foresta amazzonica sono sotto il controllo di svariate multinazionali – europee, asiatiche ma soprattutto statunitensi – impegnate a sfruttarne sino al midollo le risorse naturali. Un Paese dove la recente apertura governativa, sia pur provvisoria, alla coltivazione della soia transgenica è stata vista da molte organizzazioni ambientaliste come un atteggiamento di vassallaggio nei confronti...


Aspettando la svolta

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Il Brasile di Lula è stato il capofila dei Paesi del Sud che il mese scorso, a Cancún, hanno fatto sentire la loro voce contro i programmi dell’Organizzazione mondiale del commercio. Ma, in patria, il “presidente operaio” deve affrontare momenti difficili, diviso tra le pressioni del Fondo monetario internazionale e l’urgenza delle grandi riforme strutturali, in primo luogo la riforma agraria, chiesta a gran voce dal movimento dei Senza Terra. Finora prudente sul piano degli interventi sociali, Lula sta puntando innanzitutto a riassestare l’economia del Paese e a creare un equilibrio politico interno, atteggiamento che suscita le critiche di buona parte della società civile, impaziente di vedere realizzate le promesse elettorali contro lo sfruttamento, la miseria e l’analfabetismo di quasi metà della popolazione. «Narcomafie» ne ha parlato con Gigi Eusebi, oggi impegnato presso il Ministero per lo Sviluppo Agrario del Brasile. Tra i suoi obiettivi c’è quello di promuovere l’economia solidale nel Paese presieduto dall’ex sindacalista Luiz Inàcio da Silva, fondatore del Pt, il Partido dos Trabalhadores. Sviluppare il commercio equo a livello internazionale, incentivare il turismo responsabile, mettere in rete realtà locali di piccoli produttori, spesso dislocate su un territorio immenso, sono soltanto alcuni degli obiettivi di un impegno complesso, tutto...


Ieri la caserma, oggi la banca

Dic 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
La crisi economica ha portato in America Latina all’elezione di governi non allineati ai diktat degli Stati Uniti. Che rispondono aggiornando in chiave neoliberista il golpismo degli anni 70 Un “asse del Male” sotto casa? Casa Bianca e Pentagono scoprono improvvisamente un nemico nella zona andina, strategica per la posizione geografica e ricca di materie prime, tra cui quell’oro nero che orienta la loro politica estera e attira gli interessi personali dei suoi capi. A preoccupare Washington è un’anomala triade formata da due colonnelli d’ispirazione bolivariana – il venezuelano Hugo Chávez e l’ecuadoregno Lucio Gutiérrez, eletto lo scorso 24 novembre – e da un sindacalista brasiliano – Ignacio da Silva, detto Lula. Sgraditi finché si vuole, i tre sono regolarmente saliti al potere attraverso il “libero esercizio del voto democratico”, condizione che spiazza soprattutto lo staff che deve averci a che fare, diretto da Otto Reich. L’arroganza di questo personaggio (un ultrareazionario resuscitato dall’era reaganiana, da sempre proclive a complotti, minacce e diktat) e le gaffes degli ambasciatori statunitensi sparsi nel continente tradiscono l’incapacità degli Stati Uniti di praticare, specie nel loro “cortile di casa”, una diplomazia che non si limiti all’ostentazione dei muscoli e all’uso di una propaganda sempre meno credibile. Basti ricordare il ruolo svolto...