Articoli con tags ‘ Luciano Liggio ’


Omicidio di Giancarlo Siani: tutto da rifare?

dic 14th, 2010 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
Riaprire alcuni dei casi più drammatici e sanguinari avvenuti nella Campania anni 80. Sembra essere questa la logica conseguenza scaturita dai fatti che Giacomo Cavalcanti (foto), capo della Nuova Famiglia a Fuorigrotta e condannato a 14 anni di carcere per aver commesso una serie di fatti di sangue, ha raccontato nel suo libro “Viaggio nel silenzio imperfetto” edito da Tullio Pironti. 58 anni, conosciuto nell’ambiente come “O’ poeta” non in omaggio al suo quasi omonimo autore del Duecento ma in virtù della sua passione per la scrittura e per i versi, Cavalcanti è stato ritenuto di recente, dal Tribunale del Riesame di Napoli, estraneo a fatti criminali dal 1990 e dunque riabilitato alla vita sociale. (continua…)


Ciancimino jr. al processo De Mauro

ott 22nd, 2010 | Categoria: news
Un manoscritto di tre pagine a firma Vito Ciancimino. E’ stato acquisito oggi agli atti del processo per la sparizione e morte del giornalista Mauro De Mauro. Il pm Sergio De Montis, titolare dell’accusa, ha ricevuto il documento dal figlio dell’ex sindaco, Massimo, di cui ha richiesto l’audizione. Nei tre fogli sarebbe contenuto anche il movente per l’uccisione di Pietro Scaglione, procuratore di Palermo assassinato nel 1971 dagli uomini di Luciano Liggio, otto mesi dopo la scomparsa di De Mauro. Scaglione sarebbe stato ucciso proprio perché indagava sulla sparizione del giornalista de L’Ora di Palermo. De Mauro, poco prima di sparire, avrebbe incontrato il procuratore Scaglione per raccontargli ciò di cui era venuto a conoscenza. Un fatto molto grave, che avrebbe “sconvolto l’Italia”: questi i termini con i quali lo aveva descritto al collega Bruno Carbone, che gli aveva infatti consigliato di recarsi dal procuratore. Il pm De Montis ha chiesto l’audizione anche di Raffaele Girotti, che oggi ha 92 anni ma nel 1962, all’epoca della sciagura aerea di Bascapé, era amminsitratore delegato di Snam, società controllata dall’Eni e proprietaria della flotta aerea dell’ente petrolifero italiano. Nel processo sulla morte di De Mauro, che ha come unico imputato Totò Riina, torna dunque ad affacciarsi...


Milano, dove si nasconde la mafia

dic 12th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
I processi di negazione dell’esistenza di un forte problema mafioso a Milano e dintorni non tengono conto di una lunga e grave serie di fatti verificatisi sul territorio. Memorandum per chi si ostina a dire che “a Milano la mafia non esiste” Quando qualcuno dice che la mafia a Milano c’è, che a Milano ci sono contatti tra affari, criminalità e politica, la risposta è sempre «non strumentalizziamo, non usiamo questi temi per fini politici». Nella storia della città il «non strumentalizziamo», il «non parliamo», il «non diciamo che a Milano la mafia c’è» risale agli anni Ottanta. Perché prima non se ne parlava neanche, non ci si poneva neanche il problema. Il sindaco Pillitteri (in carica dal 1986 al 1992, ndr.) diceva che la mafia a Milano non c’era quando Cosa nostra già vi aveva impiantato una base e mandato i suoi ambasciatori. A Milano andava spesso Stefano Bontate, l’allora capo di Cosa nostra, era sovente di passaggio Tommaso Buscetta, vi vivevano Luciano Liggio (che fu arrestato in via Ripamonti), Gerlando Alberti, Tanino Fidanzati. In Lombardia tra il ’74 e l’83 ci furono ben 103 sequestri di persona, tra quelli organizzati dai siciliani di Cosa nostra e quelli dei calabresi della ’ndrangheta. Negli...


Una criminalità in bilico tra futuro e passato

lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
”Né la vipera né la mafia“. Così recita un detto sardo che allontana i sospetti di infiltrazioni mafiose nell‘isola. Ma oggi è ancora così? Viaggio nella Sardegna che delinque, tra retaggi del codice barbaricino e nuove violenze metropolitane, nel cuore di una trasformazione criminale dagli esiti ancora incerti Il 6 giugno 2008 segna una tappa decisiva nella storia giudiziaria della Sardegna. Per la prima volta nove sardi sono stati condannati, in appello, per associazione a delinquere di stampo mafioso. Una sentenza storica, capace di incrinare l’immagine di una popolazione da sempre ritenuta incapace – per costituzione – di organizzarsi stabilmente in gruppi e gerarchie criminali. Gli episodi oggetto del processo risalgono al biennio 1996-98, quando nel comune di Barisardo, in Ogliastra, un gruppo capeggiato dall’ex segretaria della locale Cgil, Maria Ausilia Piroddi, e dal suo amante e braccio armato Adriano Pischedda firmò una serie di attentati che destabilizzarono la vita democratica del paese. Le bombe, stando alle intenzioni del sodalizio, sarebbero dovute servire a fare piazza pulita degli avversari politici e favorire la scalata politica della Piroddi, prima alla poltrona di sindaco e poi al governo della Regione. Una storia eclatante ma non particolarmente originale nella regione in cui gli amministratori locali sono...


Un delitto politico-mafioso. Senza colpevoli

mar 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli, recensioni
La sera del 10 marzo 1948 Placido Rizzotto fu assassinato dagli uomino di Liggio. Nessun responsabile è stato punito e, ad oggi, il corpo del Segretario della Camera del lavoro non ha ricevuto sepoltura perché, ufficialmente, non è mai stato ritrovato. La società civile però non lo dimentica e lo commemora con la costruzione di un altare laico  Cosa pensò quella sera del 10 marzo 1948 Placido Rizzotto, quando vide avvicinarsi Luciano Liggio? Il Segretario della Camera del lavoro stava passeggiando per Corleone con Pasquale Criscione, suo vicino di casa e gabellotto dell’ex feudo “Drago”. Erano appena arrivati vicino piazza Nascé, la piazza del mercato, e l’orologio suonò le dieci. Tornavano dal Ponte Nuovo, dove poco prima avevano accompagnato a casa Vincenzino Benigno. Placido voleva salutare il Criscione per tornare anche lui a casa, ma questi lo convinse a fare ancora quattro passi. «Andiamo a vedere la mucca di mio cognato, che deve partorire…», gli propose. Ma l’inaspettato arrivo di quel “malacarne” di Liggio, che Placido riconobbe subito, nonostante avesse il volto quasi interamente coperto da un cappuccio, in un attimo cambiò la sua vita. Per sempre.  La vile imboscata. «Che vuoi?», gli chiese con un tono di voce che si sforzò...


Il boss vince in trasferta

ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Approvata in questi giorni alla Camera dopo molte polemiche, la legge “Cirami” sul legittimo sospetto potrebbe rivelarsi un formidabile strumento in mano alle mafie. Come dimostrano diversi processi del passato Nelle polemiche scoppiate dopo la presentazione e l’approvazione alla Camera del progetto di legge “Cirami” sul legittimo sospetto si è spesso parlato dei precedenti storici in cui la norma è stata applicata. Si è parlato di corruzione, di Tangentopoli, di criminalità economica, mentre soltanto incidentalmente si è fatto riferimento ai processi di mafia. In questo caso rivangare il passato si rivela un utile strumento per evidenziare i limiti e i rischi connessi alla legge. Proprio nei processi di mafia in cui si è fatto ricorso alla “legittima suspicione”, infatti, le sentenze si sono quasi sempre risolte a favore delle cosche. Questo spiega l’interesse più volte manifestato dai mafiosi per il legittimo sospetto: sulla base degli esiti di questi processi la mafia ha avuto l’opportunità di ricompattare le sue fila e di riprendere fiato. Col senno del poi, sappiamo che imputati prosciolti sarebbero stati riconosciuti colpevoli di aver organizzato e diretto dal vertice Cosa Nostra siciliana.  I precedenti storici degli ultimi cento anni riportati qui di seguito dimostrano quindi come una norma che dovrebbe rappresentare una garanzia per i...