Articoli con tags ‘ Livio Pepino ’


La Tav e l’alibi del progresso

Lug 13th, 2011 | Categoria: archivio articoli, editoriali
di Livio Pepino
Cominciamo dai fatti. La Val Susa è una valle bellissima che l’uomo ha già gravemente ferito. Tra 20 anni (o 30 o 40, dati i tempi delle opere pubbliche nel nostro Paese) essa dovrebbe essere attraversata – oltre che da due strade nazionali, un’autostrada e una ferrovia – da una ulteriore linea ferroviaria: la Torino-Lione, pensata oltre 20 anni fa, quando gli scenari dell’economia, dell’industria, dei trasporti, dello sviluppo erano del tutto diversi (e lo stesso termine “globalizzazione” era sconosciuto ai più…). Tale linea, progettata inizialmente per il traffico passeggeri, è stata poi convertita per il trasporto merci e prevede 70 km in gallerie, di cui una di 54 km (si pensi, tanto per avere un’idea, che la lunghezza del traforo del Gran San Bernardo è di 5.798 m. e quella del Monte Bianco di 11.600…). La montagna da scavare è, pacificamente, ricca di amianto e di altri materiali gravemente nocivi. Da 20 anni la popolazione della valle si oppone all’opera e ha dato vita al movimento No Tav, che ha raccolto consensi crescenti anche fuori valle (al punto che la manifestazione di Chiomonte del 3 luglio scorso ha visto la presenza di 70.000 persone). I sostenitori della linea ferroviaria affermano...


L’indifferenza della piazza nel declino di un regime

Feb 2nd, 2011 | Categoria: archivio articoli, editoriali
di Livio Pepino
Nel lessico politico istituzionale il termine «regime» non designa, necessariamente, un governo autoritario in senso classico. Esso descrive, piuttosto, la sistematica torsione delle regole, delle procedure e delle istituzioni di governo in funzione degli interessi del blocco politico sociale dominante, accompagnata da spiccate venature personalistiche e sorretta da una cultura di stampo plebiscitario. Orbene il regime da anni in vigore nel nostro Paese – ché di questo, indubbiamente, si tratta – sta concludendo il suo ciclo. Non sappiamo, oggi, quando il crollo avrà la sua ratifica formale né cosa avverrà dopo (meglio o peggio che sia…) ma, in ogni caso, la fase politico-istituzionale apertasi nei primi anni Novanta si è chiusa. I cumuli di rifiuti che continuano a sommergere Napoli (con la loro valenza simbolica oltre che materiale), i costumi da basso impero del presidente del Consiglio e dei suoi cortigiani, il sistema di favori e di privilegi diffuso ormai (al centro e in periferia) ancor più che nella stagione di Tangentopoli, il rifiuto di ogni forma di controllo (giudiziario e non) all’esercizio del potere, la contestazione finanche delle più classiche attribuzioni del capo dello Stato sono solo le ultime manifestazioni, impudiche e imbarazzanti, del disfacimento di un progetto di...


Sentenza Dell’Utri, l’angoscia, la sofferenza, la vergogna

Nov 25th, 2010 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino
Abbiamo scritto nell’editoriale dell’ultimo fascicolo di, questa rivista – riprendendo, in realtà, analisi ben note, – che lo scambio con il potere economico e la politica è lo, specifico delle organizzazioni mafiose. Sono passati pochi, giorni e la sentenza di un giudice della Repubblica ha fornito, di questa realtà uno spaccato di rara e agghiacciante evidenza., La sentenza, la cui motivazione è stata depositata nei, giorni scorsi, è quella emessa il 29 giugno scorso dalla Corte, di appello di Palermo nei confronti di Marcello Dell’Utri., Con essa il potente parlamentare è stato riconosciuto responsabile, di concorso in associazione mafiosa e condannato, – con riduzione della pena inflittagli l’11 dicembre 2004, dal tribunale del capoluogo siciliano – a sette anni di reclusione., La sentenza non è certo viziata da pregiudizi accusatorî. C’è, anzi, chi ne ha criticato un certo formalismo e un, insufficiente rigore nel trarre dagli elementi emersi nel processo, coerenti conclusioni (in particolare, nella parte in cui la condotta, penalmente rilevante dell’imputato, viene ritenuta provata solo fino al, 1992, escludendosi analoga prova, per il periodo successivo, e cioè, quello «in cui, dalla fine del 1993 in, poi, l’imprenditore Berlusconi si determinò, ad assumere il ruolo a tutti, noto nella politica...


Sentenza Dell’Utri, l’angoscia, la sofferenza, la vergogna

Nov 22nd, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Livio Pepino
Sono state pubblicate il 19 novembre le motivazioni della sentenza d’appello che lo scorso 29 giugno aveva condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il collegio giudicante, composto dal presidente Claudio Dall’Acqua, dal giudice a latere Sergio La Commare e dal relatore Salvatore Barresi, ha riaffermato il ruolo di “mediatore” del senatore – già evidenziato dal tribunale di Palermo nella sentenza di primo grado del 2004 – tra Cosa nostra e l’imprenditore Silvio Berlusconi, nelle mire della mafia sin dagli anni 70. Abbiamo scritto nell’editoriale dell’ultimo fascicolo di questa Rivista – riprendendo, in realtà, analisi ben note – che lo scambio con il potere economico e la politica è lo specifico delle organizzazioni mafiose. Sono passati pochi giorni e la sentenza di un giudice della Repubblica ha fornito di questa realtà uno spaccato di rara e agghiacciante evidenza. La sentenza, la cui motivazione è stata depositata nei giorni scorsi, è quella emessa il 29 giugno scorso dalla Corte di appello di Palermo nei confronti di Marcello Dell’Utri. Con essa il potente parlamentare è stato riconosciuto responsabile di concorso in associazione mafiosa e condannato – con riduzione della pena inflittagli l’11 dicembre 2004 dal...


Travolti dalla questione morale

Ago 4th, 2010 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino
Riesplode, nel Paese, la questione morale. Più esattamente essa ritorna sulle prime pagine dei giornali, ché, in realtà, non è mai scomparsa. Neppure negli anni di Tangentopoli quando, a partire dalla primavera del 1992, si moltiplicarono comunicazioni giudiziarie e arresti di politici eccellenti per corruzione e reati connessi, furono sottoposti a procedimento tutti i segretari dei partiti di governo, l’ex presidente del Consiglio Craxi fu raggiunto da più ordinanze di custodia cautelare (e, poi, di carcerazione) e solo a Milano, epicentro del fenomeno, si contarono ben 1.281 condanne per delitti contro la pubblica amministrazione. In quegli stessi anni, infatti, ci furono a Reggio Calabria – per limitarsi a un esempio – solo tre condanne per corruzione (sic!), pur in un quadro descritto, in sede processuale, dal sindaco Agatino Licandro (dimessosi nel 1992) in questi termini: «A Reggio si vive su un sistema che, senza mazzette nei momenti e nei punti giusti, si paralizzerebbe; (…) non un’orgia di arrembaggi, ma una realtà di regole, rapporti, convenzioni solide, un linguaggio dove sfumature e sottolineature assumono la solennità della firma di un contratto». Questo è la questione morale (o, più esattamente, la questione immorale): un sistema di regole e di rapporti privati e...