Articoli con tags ‘ Licio Gelli ’


I misteri di Licio Gelli al processo Rostagno

Mar 1st, 2012 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
E’ la svolta del processo per il delitto di Mauro Rostagno, perchè per la prima volta c’è un riscontro concreto su un preciso “danno” che Rostagno aveva prodotto alle connessioni più pericolose esistenti nel trapanese, quelle tra mafia e massoneria, i cosidetti, veri, “poteri forti”, ma oggi, 1 marzo, a 24 ore dall’udienza in cui ha deposto il pentito Angelo Siino, i giornali, che scrivono del dibattimento, preferiscono fare sapere a chi legge che c’erano semmai “corna da rompere” riprendendo l’affermazione che secondo Siino fu usata dal patriarca della mafia belicina Francesco Messina Denaro quando con lui parlò del fastidio che aveva nei confronti degli editoriali in tv, da Rtc, di Mauro Rostagno. Nessun cenno al nome invece venuto fuori, e nemmeno per la prima volta, del gran maestro della P2 Licio Gelli, non come “evocazione” di un fantasma o di una figura incerta, così come era accaduto in altre udienze, durante le quali come ipotesi si era prospettata la circostanza che Rostagno aveva saputo di una presenza a Trapani del gran maestro della P2, ma con tanto di precisione. Siino ha infatti riferito di un passaggio “trapanese” di Licio Gelli, indicandone non solo il periodo ma anche la ragione:...


La P3 scoperta da Cordova

Ago 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Certe intuizioni falliscono perché arrivano troppo presto, quando nessuno è ancora disposto a sostenerle. Oppure quando non sono sufficientemente definite o hanno avversari troppo potenti. Quale che sia il caso, il silenzio è stato il destino dell’intuizione investigativa di Agostino Cordova, figura controversa e testarda, che da procuratore di Palmi firmò, nel 1992, la prima grande inchiesta italiana sulla massoneria deviata. Partendo dagli affari del clan Pesce, attraverso la scoperta di relazioni pericolose tra mafiosi, politici e imprenditori calabresi, Cordova finì nelle trame degli affari miliardari di Gelli e di una miriade di personaggi legati a logge massoniche coperte. Fu come aprire un vaso di Pandora, da cui continuavano a uscire nomi e connessioni. Il 27 maggio del 1993 Cordova inviò un rapporto al Csm sull’ingerenza dei massoni nel potere pubblico: consegnò i nomi di 40 giudici e due liste di parlamentari. Comunicò che almeno 40 degli inquisiti della tangentopoli milanese erano massoni, così come lo erano 11 dei parlamentari per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere. Alla conclusione delle indagini scrive: «La massoneria deviata è il tessuto connettivo della gestione del potere […]. È un partito trasversale, in cui si collocano personaggi appartenenti in varia misura a quasi tutti...


La “Rinascita” del malaffare

Dic 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
“E dopo Mani pulite vissero tutti moralizzati e contenti”. Era questo il lieto fine in cui in quei primi anni 90 sperava l’italiano medio… (altro…)


Processo Calvi, assolti gli imputati

Giu 10th, 2007 | Categoria: news
La seconda sezione della Corte d’Assise di Roma ha assolto il 7 giugno scorso gli imputati del processo relativo alla morte del banchiere Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra, il 18 giugno 1982. Il pubblico ministero aveva chiesto l’ergastolo per l’imprenditore Flavio Carboni, per l’ex cassiere della mafia Pippo Calò, per Ernesto Diotallevi e per l’ex contrabbandiere Silvano Victor, accusati di concorso in omicidio premeditato. Per la quinta imputata, l’ex compagna di Carboni Manuela Kleinszig, il pm aveva sollecitato l’assoluzione. Secondo l’accusa dietro la morte di Calvi (per anni ritenuta un suicidio) ci sarebbero stati i rapporti dell’ex ...


«Ma la Commissione deve restare unita»

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
«A me è estremamente dispiaciuto che l’opposizione abbia valutato in modo negativo la Relazione» afferma all’inizio di questa intervista l’onorevole di Alleanza Nazionale Angela Napoli, calabrese, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia. «Fino alla stesura della Relazione, avevamo lavorato in maniera unitaria, conseguendo risultati positivi nel contrasto alla criminalità organizzata». Onorevole, secondo l’opposizione la Relazione della Commissione antimafia sottovaluta la presenza mafiosa nel nostro Paese. Qual è il suo commento? Questo non è assolutamente vero. La Relazione ha suscitato una valutazione positiva di alcuni magistrati delle Direzioni distrettuali antimafia e lo stesso Ministero dell’Interno, nella sua relazione di fine agosto, ha confermato quanto scritto da noi. Abbiamo avuto il coraggio di illustrare lo stato delle organizzazioni mafiose attuali, evidenziando che la ’ndrangheta è diventata la più pericolosa e la più radicata a livello nazionale e internazionale.  Dopo quanto emerso in Sicilia lei ritiene che sia ancora possibile affermare, come è scritto nella Relazione, che il rapporto mafia-politica non interessa i livelli regionali e nazionali della politica? La Commissione non ha ancora esaminato compiutamente il rapporto tra criminalità organizzata, politica e, io aggiungo, massoneria deviata. Nel rispetto delle indagini ancora in corso e manifestando il mio garantismo nei confronti di qualsiasi parlamentare di ogni partito, io...


L’ombra della massomafia

Ott 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dalla Relazione della Commissione Antimafia Alla fine degli anni Settanta iniziano ad essere segnalate, da parte di settori minoritari della magistratura, ipotesi di collegamenti occulti tra criminalità organizzata calabrese e massoneria, quali segnali preoccupanti di una nuova forma di inserimento nei circuiti di potere. Ma al di là di scarni e rari riscontri processuali, bisognerà attendere la stagione dei collaboratori per avere delle conferme attendibili. Solo a partire dal 1992, e in particolare negli atti della operazione cosiddetta “Olimpia” della DDA di Reggio Calabria, giungerà una ricostruzione organica di tali rapporti anche alla luce dei mutamenti che proprio alla fine degli anni Settanta si erano registrati all’interno della ’ndrangheta, mutamenti che risulteranno, alla luce delle odierne conoscenze, funzionali proprio alla formazione di quei rapporti e di quei collegamenti con una parte della massoneria. Non si vuole in questa sede operare alcuna riduttiva semplificazione della storia della massoneria italiana, né criminalizzare le migliaia di persone che hanno aderito e aderiscono alle varie organizzazioni massoniche operanti nel nostro paese, ma si intende più semplicemente registrare i dati emersi nel corso di vari procedimenti penali, al fine di rappresentare la complessità e le diverse forme dei rapporti tra strutture criminali, poteri occulti e...


Licio Gelli e i fratelli Modeo

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. XVIII della sentenza In data 24 gennaio 1991, su disposizione del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Taranto, ebbe inizio l’intercettazione delle comunicazioni tra persone presenti all’interno del deposito “Pulito Carni di Pulito Annamaria & C. s.a.s.”, ubicato a Pulsano, in provincia di Taranto. Il 26 gennaio 1991 venne intercettata una conversazione intercorsa tra Marino Pulito, un soggetto di nome Alfonso (identificabile in Alfonso Pichierri alla luce del contenuto dei successivi colloqui e delle deposizioni rese nell’ambito del presente processo dal Pulito e dal Pichierri), Anna Quero (convivente di Riccardo Modeo) ed un altro individuo. In questa circostanza il Pulito riferì di essersi incontrato il giorno precedente (ovvero due giorni prima) con Licio Gelli, preannunziò un futuro incontro presso la villa del Gelli (sita ad Arezzo), esplicitò: “quello potrà arrivare a Andreotti, potrà arrivare a Cossiga”, e chiese al Pichierri di indicargli sinteticamente quale intervento fosse necessario compiere. Il Pichierri fece riferimento ad un processo nel quale erano coinvolti due individui di nome Carmine e Gianfranco, ed esplicitò: “Noi abbiamo quest’arma! De Mita e Andreotti”. Il Pulito, inoltre, menzionò la disponibilità, per qualsiasi processo, di un “avvocato della P2”, il quale svolgeva attività difensiva in favore del Ciancimino. (…) Dalle...


Bancarotta Signor Sindona

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. VI – § I della sentenza Dalle risultanze dell’istruttoria dibattimentale si desume che il sen. Andreotti rappresentò, per Michele Sindona, un costante punto di riferimento anche durante il periodo della sua latitanza, e che il raccordo tra i due soggetti era noto a settori di “Cosa Nostra” i quali, contestualmente, operavano in modo illecito a favore del finanziere siciliano. Come è stato evidenziato dalla sentenza n. 20/86 del 18 marzo 1986 della Corte di Assise di Milano, negli anni successivi al crac del suo impero finanziario il Sindona, per piegare il corso degli eventi in suo favore, utilizzò nel modo più spregiudicato la rete di amicizie, di compiacenze e di complicità che si era costruita negli anni della sua potenza, ed impiegò le cospicue risorse finanziarie che era riuscito a mettere al sicuro presso banche estere. In primo luogo, il Sindona attivò ambienti della comunità italo-americana di New York ed ambienti del potere ufficiale ed occulto in Italia, al fine di impedire che venisse concessa la sua estradizione dagli U.S.A.. Già con un memorandum del 5 agosto 1975 il console italiano a New York aveva segnalato l’opportunità di perseguire l’estradizione con energia, dato che il Sindona stava svolgendo un’intensa attività in...