Articoli con tags ‘ libertà di stampa ’


Trapani, assolto il giornalista Rino Giacalone dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa

Giu 8th, 2016 | Categoria: news
Rino Giacalone (nella foto), giornalista siciliano direttore del portale «alqamah.it»  e collaboratore, tra le altre testate, anche di «Narcomafie», è stato assolto dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa. La sentenza è stata pronunciata ieri, martedì 7 giugno, dal giudice Gianluigi Visco del Tribunale trapanese, in base alla libertà di stampa sancita dall’articolo 21 della Costituzione. Il processo era scaturito dalle denunce di Rosa Pace, vedova del boss Mariano Agate, morto nell’aprile 2013 per cause naturali, dopo che in un articolo pubblicato sul sito «Malitalia.it», Rino Giacalone tracciava il profilo criminale del boss, definendolo “un gran pezzo di merda”. Nel corso del dibattimento in aula, il pm Franco Belvisi ha chiesto e si è chiesto: «La tutela della dignità umana vale anche per il diritto di tutti i consociati a un’organizzazione criminale, o hanno diritto a delle tutele inferiori?». Al termine della requisitoria, la richiesta di condanna a 4 mesi di reclusione e 600 euro di multa per l’imputato, difeso da Domenico Grassa, Carmelo Miceli e Enza Rando. I quali, al termine della pronuncia della sentenza, hanno dichiarato: «Siamo soddisfatti della sentenza emessa dal Tribunale di Trapani, sentenza che scrive un pezzo di storia giudiziaria italiana in difesa del diritto di critica e...


Le cause per diffamazione, un modo per limitare la libertà di stampa. Il caso armeno

Mag 9th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Daniela Ferrara
L’abuso di cause per diffamazione rivolte contro i giornali, specie se indipendenti, può diventare un modo per limitare la libertà di stampa. I giornali indipendenti, infatti, privi delle coperture economiche per rispondere a cause milionarie rischiano la chiusura. Se poi le cause per diffamazione vengono da potenti uomini politici, ecco che la volontà di limitare la libertà d’espressione da parte del potere diventa palese. Le cause per diffamazione possono così diventare uno strumento legale per compiere un disegno illegale: imbavagliare l’informazione. E’ quanto avviene in Armenia, piccola repubblica del Caucaso meridionale, democratica sulla carta ma inficiata da corruzione dilagante, abuso di potere, brogli elettorali. L’Armenia è però uno snodo fondamentale degli interessi energetici euro-americani e il Paese aderisce al programma Partnership for Peace della Nato. Facile quindi immaginare un certo lassismo da parte dei partner occidentali nel far rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali. Non a caso Reporter sans frontières si è detta preoccupata per il crescente numero di denunce per diffamazione che coinvolgono i “media” armeni e per la sproporzione delle condanne richieste. Le multe salate minacciano l’attività di alcuni giornali e creano le basi di un clima propizio all’auto-censura. Questa tendenza al soffocamento giudiziario...


L’Ungheria ha la sua legge bavaglio

Dic 29th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Lo scorso aprile l’Ungheria ha votato per il rinnovo del Parlamento. Per la prima volta, dopo vent’anni di dominio socialista, ha vinto il partito di centrodestra Fidesz, guidato da Victor Orban, poi nominato Primo Ministro. Il partito socialista è l’erede diretto del Partito Socialista Operaio Ungherese, al potere durante il regime comunista. Nel corso di questi vent’anni ha dominato la scena politica fino al 2006, quando le elezioni parlamentari lo vedono trionfare ancora, ma i venti di rivolta cominciano a soffiare. Il 23 ottobre di quell’anno, durante la commemorazione per i cinquant’anni dell’Insurrezione di Budapest, avvengono scontri molto gravi nella capitale, alcuni manifestanti si impossessano addirittura di un carroarmato e si lanciano contro il Parlamento. Malgrado gli scontri e il dilagare del malcontento, malgrado la sconfitta alle amministrative, il Governo non si dimette e chiede la fiducia del Parlamento che gli viene accordata. Alle elezioni dell’aprile scorso questo malcontento si è tramutato in plebiscito per Fidesz, che ottiene il 52,7% dei consensi, conquistando più dei due terzi dei seggi in Parlamento. Numeri che consentono di cambiare la Costituzione senza passare dal benestare dell’opposizione. Il governo di Orban, dopo avere subito il contraccolpo della crisi greca, ha mandato al diavolo il Fmi....


Agguato a Belpietro nel paese smemorato

Ott 4th, 2010 | Categoria: Una boccata d'ossigeno
di Alberto Spampinato. Direttore di Ossigeno per l’informazione, osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza
Innanzitutto rinnovo la solidarietà al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, un giornalista che esprime le sue opinioni senza peli sulla lingua, che svolge inchieste e racconta i fatti senza curarsi di compiacere chi non la pensa come lui, anzi compiacendosi di fargli le bucce e di coglierlo in castagna. Questo giornalista testardo e coraggioso, da otto anni vive sotto scorta. Spesso non mi trovo d’accordo con le posizioni del direttore di Libero, ma ciò non toglie nulla alla stima professionale e alla considerazione umana che ho per lui. Le sue argomentazioni e i fatti che racconta, spesso mi lasciano perplesso, ma mi aiutano a capire, e per un giornalista i fatti sono la cosa più seria, quando sono presentati con tutte le etichette a posto, ovvero spiegando qual è la fonte e permettendo al lettore di valutare il grado di attendibilità. Dunque a Belpietro rivolgo senz’altro le parole di Voltaire: “Non condivido per nulla le tue idee, ma mi farei uccidere perché tu le possa manifestare”. Ebbene,la notte del 30 settembre scorso, Belpietro s’è preso una bella paura. Era rincasato accompagnato dalla sua scorta, si era appena chiuso l’uscio di casa dietro le spalle, quando ha sentito tre colpi di pistola...


Attacco all’informazione

Ott 1st, 2010 | Categoria: news
di Marika Demaria
Controllo preventivo prima che il giornale sia pubblicato. E’ accaduto ieri, giovedì 30 settembre, nella redazione catanese di “Sud free press”, mentre era in lavorazione il primo numero del giornale che doveva essere distribuito gratuitamente oggi, venerdì 1 ottobre. “Quanto accaduto è un fatto gravissimo, spaventoso, che ci colpisce solo perché abbiamo deciso di dire la verità”. Così Antonio Condorelli, direttore del quindicinale, commenta il controllo effettuato dalla Polizia Postale. “Sono entrati in redazione – racconta il direttore – e hanno fotografato gli schermi dei nostri computer, sui quali stavamo lavorando per impaginare il giornale, ormai in chiusura. L’azione non è frutto di un’ordinanza del Gip – sottolinea Antonio Condorelli – ma di una denuncia del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Il significato di un simile atto è che le istituzioni non ci sono vicine, impediscono che si faccia informazione in un certo modo, cioè quello corretto, raccontando le notizie vere e documentate”. A scatenare le ire del Presidente quanto pubblicato, quindici giorni fa, sul numero zero di “Sud free press”: l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Catania da Alberto Lomeo, primario dell’ospedale Cannizzaro, che si sarebbe rifiutato di firmare un falso referto che diagnosticava un aneurisma all’aorta, datato...


Sciopero dell’informazione, quando il silenzio fa rumore

Lug 8th, 2010 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
Black-out domani, venerdì 9 luglio, per l’informazione italiana. L’obiettivo è, come ha spiegato Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, “creare un giorno di silenzio per dimostrare e denunciare la gravità della situazione che si determina con il ddl. Un silenzio che diventerà assoluto su molte notizie quando e se la norma sarà approvata”. Il giro di vite, va ricordato, riguarda anche pesanti limitazioni nei confronti della magistratura, che non sarebbe più messa in condizioni di lavorare con strumenti idonei – primo tra tutti le intercettazioni – che fino a questo momento hanno permesso la risoluzione di molti casi, specie legati alla criminalità organizzata. Alla vigilia dello sciopero, tuttavia, si registrano delle divergenze. Il comitato “Valigia Blu”, che è sceso in piazza in occasione di numerose manifestazioni contro tale proposta di legge, propone, in alternativa al silenzio, una giornata di informazione massiccia con i costi dimezzati dei quotidiani, dando così la possibilità ai lettori di comprarne diversi per un’informazione pluralista. Tutto questo per evitare ciò che il comitato battezza “autoimbavagliamento”. Marco Travaglio, dalle colonne de “Il fatto quotidiano”, premette di non voler spaccare il fronte, ma chiede in maniera critica se il silenzio sia la forma di protesta più...


Rapporto Press Emblem Campaign: 59 reporter uccisi solo nel 2010

Lug 6th, 2010 | Categoria: news
Risale a ieri la limitata diffusione della denuncia effettuata dalla Ong The Press Emblem Campaign riguardante i giornalisti uccisi durante lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative. Il dato sembra essere preoccupante: nei primi sei mesi del 2010 il numero dei reporter assassinati equivale a 59. Nel 2009 in questo stesso mese il numero comunque tragico ammontava a 53 individui. Un aumento di circa 10 punti percentuali in soli sei mesi. Il Messico è il paese che detiene il primato con ben nove assassinii in questo preciso settore professionale. Il secondo paese è l’Honduras con otto vittime, il terzo è il Pakistan con sei, poi Filippine e Nigeria con quattro. In Europa è la Russia a primeggiare con tre morti, al pari della Colombia. Due in Iraq, Nepal, Thailandia eVenezuela. Uno in Afghanistan, Angola, Bangladesh, Brasile Bulgaria, Camerun, Cipro, Ecuador, Israele, Repubblica democratica del Congo, Ruanda, Turchia, Somalia e Yemen. La denuncia di Press Emblem Campaign è allarmante se si considerano due aspetti. Il primo è temporale: in sei mesi si è già superata la soglia del 2009. Il secondo è qualitativo: alle uccisioni andrebbero affiancati i rapimenti e le minacce. Press Emblem Campaign tramite la voce del suo presidente, Blaise...


Ladri che non rubano, mini-sindaci, oscure minacce

Giu 23rd, 2010 | Categoria: Una boccata d'ossigeno
di Alberto Spampinato. Direttore di Ossigeno per l’informazione, osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza
Roma – L’abitazione di Silvia Resta, giornalista de LA7, che segue da anni i fatti di mafia, criminalità e terrorismo e’ stata rovistata da cima a fondo da strani ladri. La giornalista ha trovato la porta di ingresso scardinata, ha chiamato la polizia e ha presentato una denuncia formale. Gli agenti della Digos hanno constatato che non mancano oggetti di valore. Quelli rinvenuti non sono stati portati via. Recentemente Silvia resta ha collaborato all’ ”Osservatorio TG” di Articolo 21, dove lo scorso aprile erano stati rubati i computer con un furto con scasso. (altro…)


Intercettazioni: una tela di Penelope, neppure Berlusconi ci crede

Giu 16th, 2010 | Categoria: Una boccata d'ossigeno
di Alberto Spampinato. Direttore di Ossigeno per l’informazione, osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza
”Sento che ora si parla di mettere in calendario per il mese di settembre il ddl intercettazioni. Poi bisognerà vedere se il capo dello Stato vorrà firmarlo. E quando uscirà, se non piacerà, i pm della sinistra si appelleranno alla Corte Costituzionale che, secondo quanto mi dicono, lo boccerà”. Perché il premier Silvio Berlusconi, che finora si è mostrato sicuro del risultato, esprime tanto scoramento? Perché, io credo, fa finalmente una valutazione realistica delle difficoltà, e probabilmente si prepara a rinunciare alla parte più hard e più discutibile del provvedimento. (altro…)


Intercettazioni: per qualcuno non cambia nulla, per altri tutto

Giu 14th, 2010 | Categoria: Una boccata d'ossigeno
di Alberto Spampinato. Direttore di Ossigeno per l’informazione, osservatorio della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenz
Sulle intercettazioni c’è un’ampia mobilitazione. Si levano alte proteste. Ma molti restano indifferenti, non sanno neppure di che si tratta. Altri lo sanno, ma non credono che ci sia veramente una minaccia da scongiurare. Come farglielo capire? Credo che la prima cosa da fare sia ascoltare tutte le voci, cominciando da quelle che ci dicono di non preoccuparci, perché chi strepita contro lo scempio della libertà e della democrazia, esagera. Perché con questa legge non cambierà nulla… (altro…)