Articoli con tags ‘ libertà d’espressione ’


Due incontri per raccontare alcune “voci scomode” del giornalismo

Nov 24th, 2014 | Categoria: news
“Voci scomode. Dai giovani giornalisti rifugiati di Azerbaigian e Cecenia a Ilaria Alpi: storie di chi sfida il potere”. Questo è il titolo dei due incontri organizzati dal Caffè dei Giornalisti, previsti per il 27 e il 28 novembre. Giovedì 27 novembre, alle ore 18 a Torino, presso Palazzo Saluzzo Paesana (via Della Consolata 1bis), verrà presentato il libro “La strada di Ilaria” di Francesco Cavalli, direttore del Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi. L’incontro sarà aperto da Rosita Ferrato, presidente del Caffè dei Giornalisti; interverranno anche Alessandra Comazzi, giornalista e membro della giuria del Premio Ilaria Alpi, Stefano Tallia, segretario dell’Associazione Stampa Subalpina e Raffaele Masto, giornalista della redazione esteri di «Radio Popolare», che modererà l’incontro. La cantante, autrice e attrice Saba Anglana interpreterà poi alcune pagine del libro “La strada di Ilaria”. Venerdì 28 novembre, alle ore 10 nell’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi, Agil Khalilov, giornalista dell’Azerbaigian e Zara Mourtazalieva, giornalista russa di origini cecene parleranno agli studenti del corso di laurea in Comunicazione Pubblica e Politica insieme ad altri relatori dei Dipartimenti di Culture, Politica e Società e di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino. Entrambi i giornalisti sono dei rifugiati e sono stati accolti dall’associazione “La Maison des Journalistes”...


L’affaire Vaxevanis, incarcerato l’Assange greco

Ott 30th, 2012 | Categoria: news
di Matteo Zola
Si chiama Costas Vaxevanis, è un giornalista greco, ha pubblicato sulla sua rivista Hot Doc una lista di evasori fiscali eccellenti. E’ la cosiddetta “lista Lagarde”, un elenco di 2059 presunti evasori, possessori greci e ciprioti di conti correnti sulla banca britannica Hsbc. Il processo comincia oggi ma ieri è stato arrestato e poi rilasciato quasi subito per “aver violato la privacy” di chi era su quell’elenco. Scrive la giornalista Margherita Dean da Atene che la lista “seppur arrivata in Grecia per via diplomatica, ben 18 mesi fa, è ‘scomparsa’ nei cassetti dei due ministri delle finanze succedutisi da allora: Evanghelos Venizelos e Ghiorgos Papakonstantinou”. L’elenco di detentori di conti off-shore illegali arrivò al governo di Atene direttamente da Parigi ma non fu reso pubblico: tra i nomi “amici di amici”, politici e imprenditori, tra cui spicca il nome di Voulgarakis, già ministro di Nea Dimocratia. In un’intervista, pubblicata su La Stampa, a firma di Tonia Mastrobuoni, il giornalista dichiara: “In Grecia ci sono persone che ormai mangiano i rifiuti e altre che hanno conti illegali all’estero. E negli ultimi due anni tutti i governi si sono sempre comportati come se quell’elenco non esistesse, hanno detto bugie e a noi non è...


Rapporto Press Emblem Campaign: 59 reporter uccisi solo nel 2010

Lug 6th, 2010 | Categoria: news
Risale a ieri la limitata diffusione della denuncia effettuata dalla Ong The Press Emblem Campaign riguardante i giornalisti uccisi durante lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative. Il dato sembra essere preoccupante: nei primi sei mesi del 2010 il numero dei reporter assassinati equivale a 59. Nel 2009 in questo stesso mese il numero comunque tragico ammontava a 53 individui. Un aumento di circa 10 punti percentuali in soli sei mesi. Il Messico è il paese che detiene il primato con ben nove assassinii in questo preciso settore professionale. Il secondo paese è l’Honduras con otto vittime, il terzo è il Pakistan con sei, poi Filippine e Nigeria con quattro. In Europa è la Russia a primeggiare con tre morti, al pari della Colombia. Due in Iraq, Nepal, Thailandia eVenezuela. Uno in Afghanistan, Angola, Bangladesh, Brasile Bulgaria, Camerun, Cipro, Ecuador, Israele, Repubblica democratica del Congo, Ruanda, Turchia, Somalia e Yemen. La denuncia di Press Emblem Campaign è allarmante se si considerano due aspetti. Il primo è temporale: in sei mesi si è già superata la soglia del 2009. Il secondo è qualitativo: alle uccisioni andrebbero affiancati i rapimenti e le minacce. Press Emblem Campaign tramite la voce del suo presidente, Blaise...


Rapporto Freedomhouse 2010 sulla Libertà di Stampa

Giu 3rd, 2010 | Categoria: documenti


Il conformismo verso il potere

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
Un giornalismo condizionato dalla politica e piegato ai dogmi del mercato significa appiattimento della professione, assenza di memoria e approfondimento. La battaglia per la sopravvivenza di un’informazione libera è cominciata lo scorso 3 ottobre a Roma. L’impegno, ora, è tenere vive le realtà radicate nel territorio (altro…)


Riforma sulle intercettazioni: una sostanziale presa in giro

Giu 8th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Gian Carlo Caselli
Detto con tutta franchezza, sembra una presa in giro. La maggioranza di centro destra strilla ogni giorno, sempre più forte, che non se ne può più di vivere in città e paesi dove i delinquenti la fanno da padroni. Della sicurezza ha fatto il principale argomento (vincente) della sua propaganda elettorale, ma quando si tratta di intercettazioni parla un linguaggio completamente diverso, dando prova di un’incoerenza – con profili di schizofrenia – che si risolve appunto in una sorta di presa in giro. Che la sicurezza sia un bene primario, ovviamente non ci piove. È giusto mettere in campo intelligenza, energie e risorse per garantirlo nel modo migliore. Ma non a senso unico, altrimenti si entra in contraddizione con se stessi e si perde di credibilità. Che dire allora di una maggioranza che predica e pratica “tolleranza zero” quando si tratta di delinquenza ricollegabile a frange di migrazione clandestina, per poi arrendersi di fronte alla criminalità medio-grande? Perché qui sta il punto. Nel primo caso si impiega l’esercito per pattugliare le città;  si ordina alla flotta di respingere verso la Libia centinaia di poveracci in cerca solo di sopravvivenza; si pretendono con burbanzoso cipiglio ronde di salute pubblica… Sarà il tempo a...


Caso Riolo: Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 17 luglio 2008

Ago 3rd, 2008 | Categoria: documenti


Le vette del narcotraffico

Ott 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
In Kyrgyzstan vale ormai una sola regola: stare zitti, farsi i fatti propri, sopravvivere con quel poco che viene concesso La collina Takt-i-Suleyman, “il trono di Salomone”, domina la città accucciata ai suoi piedi. È impossibile perdersi ad Osh. Basta guardare in alto e cercare il “trono” per capire dove ci si trovi. Per i kyrgyzi Takt-i-Suleyman è un punto di riferimento in tutti i sensi: per ritrovare la rotta giusta mentre si muovono nell’intricato bazar, ma anche per ritrovare se stessi. Allora, quando ne sentono il bisogno, superano il ponte sul fiume Ak-Buura e cominciano ad arrampicarsi su per le pendici della collina fino ad arrivare alla moschea sulla vetta, nel punto esatto in cui la leggenda vuole che si fermò a pregare il profeta, ispirato dalla vista del brulicare della vita sottostante. Un tempo Osh era il centro economico, religioso e culturale della valle di Ferghana e ospitava uno dei bazar più vivaci lungo la Via della seta. I mercanti che arrivavano per vendere o comprare mercanzie superavano una delle tre imponenti porte delle mura fortificate ed entravano nello shakhristan, la città nel suo complesso, prima di accedere alla cittadella, il suo cuore più antico, vecchia oltre tremila anni, dove si trovavano...


In onda, controcorrente

Apr 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Informazione pilotata, programmi fotocopia, telepromozioni e telenovelas, quizzoni multicolor, sciami di nani, balletti, vallette, veline. E poi telespettatori inebetiti tra telecomandi e divani, vittime predestinate di acquisti consigliati. E tutto intorno un giro vorticoso e politico di miliardi, poltrone di strapoteri, lottizzazioni, per una tivù che ha eletto a suoi fondamenti l’audience e l’auditel, gli spot e lo share…  «Non c’era bisogno del “Financial Time” per capire che è il momento di dire basta a questa tivù, al mono-duopolio Rai/Mediaset che peggiora di giorno in giorno» dice Lemon, 23 anni, studente di Scienze politiche, disobbediente civile. «Per questo abbiamo deciso di costruirci anche noi una televisione nostra, qui a Milano, come sta succedendo in tutta Italia». E così, a fine gennaio, è nata Taz Tivù, che si è unita al coro della nuova frontiera dell’emittenza e della protesta, quella delle tivù di strada.  Sono piccole emittenti di quartiere, che trasmettono nel raggio di pochi metri, con un’attrezzatura minima. «Inutile pensare alle attrezzature per il broadcasting televisivo “vero” che ha costi e potenze insostenibili. Per funzionare bastano poche migliaia di euro: un’antenna che si trova anche nei negozi comuni e un apparato di trasmissione semplicissimo, costruito con materiali concepiti per la distribuzione del...


Turchia, tra le barbarie e l’Europa

Gen 10th, 2000 | Categoria: recensioni
Dopo il vertice di Helsinki, che ha ribaltato le decisioni prese a Bruxelles nel ’97, giunge particolarmente attuale il libro in cui Laura Schrader analizza la situazione della Turchia, neocandidata all’ingresso nell’Unione Europea, nel contesto geopolitico internazionale. È un saggio che si legge come un romanzo: l’autrice descrive “l’insostenibile realtà dell’ultimo fascismo alle porte dell’Europa” attraverso le storie di donne e uomini, kurdi e turchi. Nella lotta contro il genocidio, per il diritto di esistere e di vivere in democrazia e nel rispetto dei diritti di tutti, accanto ai kurdi si battono infatti molti esponenti della società civile turca, pronti a pagare con il carcere, la tortura, la vita, il prezzo della loro coerenza etica e politica. Dai ritratti di personaggi come Leyla Zana ( ex detenuta che sta scontando 17 anni di cercere per reato d’opinione), come Ismail Besikci ( il più noto sociologo turco, condannato ad oltre 200 anni di prigione), come il romanziere Yasar Kemal, come Abdullah Ocalan, come il leader dell’Associazione per i Diritti Umani Birdal, come quel giovane strillone ucciso per strada perché diffondeva un giornale scomodo, emerge la realtà di un Paese governato da un regime che affonda le sue radici nel razzismo, sancito da...