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Seppellita l’ascia di guerra? No, e l’Africa preferisce il kalashnicov

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Per la sua instabilità politica e per le numerose guerre e rivolte ancora in corso, il continente africano è una piazza privilegiata per il mercato di armi. Quello clandestino come quello ufficiale, nel quale non mancano aspetti oscuri e buchi legislativi La proliferazione di armi è una questione complicata, con canali di generazione e di estensione difficili da controllare o da monitorare, che sfuggono alle procedure internazionali. Per di più anche nel commercio regolare di armi tra Stati esistono dei “buchi”, determinati da clausole segrete nei rapporti commerciali bilaterali, che nascondono la vera entità di questo mercato. È pertanto opportuno distinguere tra il commercio ufficiale di armi e quello illegale o clandestino.  Nel continente africano l’instabilità politica degli Stati è in parte indotta dalle possibilità crescenti di accesso al mercato delle armi sia degli attori statali (governi, milizie paramilitari) sia di quelli non statali (milizie ribelli, movimenti di opposizione). La presenza di molteplici attori non sempre identificabili nella filiera dello smercio di armi rende spesso il traffico invisibile. In modo particolare le piccole armi (quelle per uso personale, tra cui revolver, pistole automatiche o semiautomatiche, fucili, carabine, mitragliatrici) e le armi leggere (le armi maneggiate da più persone, tra cui cannoni, obici,...