Articoli con tags ‘ Libano ’


Caso Toni-De Palo, il 28 agosto scade il segreto di Stato

Ago 26th, 2014 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro
«Un seme è stato gettato. Può darsi che un giorno questa verità venga a galla, anche se noi non ci saremo più, perché ci stanno conducendo giorno per giorno alla morte. L’importante è che ci sia qualcuno che alzi la bandiera, non solo per mia sorella, ma per un popolo che deve imparare a difendersi. Se noi ammettiamo che possano succedere vicende simili, e nello Stato si annidino dei nemici dei cittadini di quello stesso Stato, ognuno di noi è in pericolo. Io riterrò vinta la mia battaglia quando tutta la gente avrà capito questo. Questa è la cosa più importante». (Giancarlo De Palo, fratello di Graziella, nel 1984) «Se fra tre giorni non ci vedete cercateci», avevano detto Italo Toni e Graziella De Palo (nella foto), comunicando all’ambasciata italiana di Beirut il loro viaggio nei campi palestinesi del Libano del sud. Era il 1º settembre 1980. Il giorno successivo i due giornalisti sarebbero scomparsi per sempre nei meandri di quella polveriera mediorientale della quale entrambi erano appassionati. Sicuramente vennero rapiti e uccisi anche se i loro corpi non sono mai stati ritrovati. Trentaquattro anni dopo non è ancora stato possibile fare piena luce sulle circostanze che portarono alla loro misteriosa sparizione,...


Omicidio De Palo-Toni, dopo trent’anni la ragion di Stato copre ancora la verità

Set 3rd, 2010 | Categoria: prima pagina
intervista a Giancarlo De Palo di Emilio Fabio Torsello
Si è svolta ieri la cerimonia per il trentennale della scomparsa dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni, rapiti e uccisi in Libano il 2 settembre del 1980, mentre investigavano sul traffico di armi tra il Paese del Medio Oriente e l’Italia. La cosiddetta “ragion di Stato”, numerosi depistaggi e un’inchiesta viziata da troppi silenzi, hanno impedito – a trent’anni di distanza – di arrivare ad una verità definitiva sulla sorte dei due cronisti. Nel 1984, inoltre, il piombo del Segreto di Stato venne messo a coprire i rapporti tra L’Italia e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), guidata all’epoca dal leader Yasser Arafat, facendo cadere nel dimenticatoio l’intera vicenda. (altro…)


Archeomafie: effetti collaterali in tempo di guerra

Apr 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
L’estate scorsa, durante il conflitto armato in Libano, un giornalista italiano chiese a Fabio Maniscalco, docente di Tutela del patrimonio culturale a Napoli, tra i massimi esperti al mondo di protezione di beni culturali e ambientali in aree di crisi, che cosa sarebbe potuto accadere al patrimonio archeologico del Paese. Egli rispose: «Quello che accade nelle nazioni ricche di storia e tradizioni, colpite da crisi politico-economiche o da conflitti: si materializza il fenomeno delle archeomafie». Medio Oriente, ex Jugoslavia, Kosovo sono solo alcune delle aree del mondo di cui si è occupato Fabio Maniscalco: «In ogni tipo di guerra, colpire il patrimonio culturale diventa uno strumento per cancellare la storia e le radici del “nemico”». In Afghanistan si recò nel 2001, quando il regime dei Talebani ordinò la distruzione dei Buddha di Bamiyan. «Dieci giorni dopo la loro distruzione, si vendevano frammenti dei Buddha a Peshawar, in Pakistan. Lo segnalai all’Interpol. Chi ci guadagnò intanto? Il talebano, che magari sfamò la famiglia o il terrorismo? Non lo possiamo dire con certezza, ma possiamo pensarlo», conclude caustico il professore. Come qualsiasi altra attività criminale organizzata, anche il terrorismo sa sfruttare il patrimonio culturale mobile come strumento per guadagnare denaro da reinvestire...


Istantanee di guerra

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Il dramma di chi fugge e la determinazione di chi resta: ecco come appariva Beirut prima della tregua a un inviato di «Narcomafie». Storie di sopravvivenza quotidiana e di domande che attendono ora una risposta. Tra queste, il sospetto che Israele abbia usato armi chimiche «A causa dell’attuale situazione, in questi giorni l’esercizio rimane aperto soltanto dalle otto alle venti. Ci scusiamo con i clienti per il disagio»: l’avviso, stampato su un A4 plastificato, era appeso sulla porta a vetri di un locale di ristorazione su un angolo di Bliss street, la via che costeggia l’università americana di Beirut. Lungo la strada si contavano almeno sei, tra fast food e ristoranti: kebab, piadine, hamburger, pizze e crèpes; tutti aperti. Lungo le vie di Hamra, il quartiere centrale, negozi di elettrodomestici, tabaccai, cambiavalute, alimentari erano tutti con la serranda alzata. Traffico regolare, persone indaffarate sui marciapiedi. A colpo d’occhio una città in attività, dove non molto si era fermato. Erano piccoli i segni della guerra nella vita di tutti i giorni: un ristorante che respingeva i clienti per chiudere prima, interferenze o interruzioni nei segnali televisivi, la corrente elettrica di un fast food che saltava per via dei generatori con il vocio delle...


La tortuosa via per Damasco

Mag 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
La Siria è al primo posto nell’elenco degli “Stati canaglia”  stilato da Washington.Ma una serie di fattori – in primis la vicinanza con il Libano e i legami con i guerriglieri Hezbollah –  dovrebbe indurre gli Usa alla prudenza Con la fine della seconda guerra del Golfo, gli Stati Uniti hanno inaugurato una nuova, aggressiva strategia nei confronti della Siria: formulare, sotto la minaccia di pesanti ritorsioni, richieste alle quali difficilmente l’avversario potrà (e forse nemmeno vorrà) conformarsi in pieno. Un modo forte, ma non risolutivo, per far pesare sul capo del giovane Bashar el-Assad una spada di Damocle. Lo scopo? Intimidire, bloccare, e ridurre a più miti consigli un Paese che è una spina nel fianco per Israele e gli Stati Uniti.  L’amministrazione Usa ha quindi diffidato il governo siriano dal detenere “armi di distruzione di massa”, dall’ospitare transfughi del regime iracheno, e soprattutto dall’appoggiare le attività di gruppi terroristici. Ossia l’esatto contrario di ciò che la Siria ha fatto, sta facendo e probabilmente continuerà a fare nel prossimo futuro. Con l’eccezione della consegna di qualche pezzo più o meno “grosso” della cricca di Saddam Hussein, pedine sacrificabili di cui il governo di Damasco si è liberato e si libererà forse persino con sollievo. Ispezioni? sì, ma per tutti La...