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Attentato dell’Addaura, Riina dovrà risarcire i Falcone. Ma fu lo Stato a gettare fango

Nov 22nd, 2010 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Un pezzo di Stato voleva Falcone morto. Dietro l’attentato dell’Addaura c’erano “ambienti delle istituzioni”. Cosa nostra è colpevole ‘solo’ del fallito attentato. A dirlo è il giudice Paola Proto Pisani del Tribunale civile di Palermo che condanna Totò Riina al risarcimento di 144.048,47 euro, denaro che ripaga il tritolo ma non il fango gettato sul magistrato siciliano che, in quel giugno 1989, fu oggetto di “umiliazioni e calunnie, sleali attacchi e torbidi giochi di potere”. Attacchi gravi: Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione Antimafia, riporterà, in riferimento al fallito attentato, quanto veniva fatto circolare nei giorni successivi negli ambienti della Dc e del Pci a Palermo: «I seguaci di Leoluca Orlando (allora sindaco di Palermo, ndr) sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità». Una vicenda intricata, per comprenderla è bene fare un passo indietro. L’Addaura è una località marinara, secoli fa separata dalla città, ma ormai parte integrante di Palermo di cui rappresenta, anzi, l’insediamento più antico. Quelle che oggi sono ville lungomare un tempo furono piccole case di un borgo sviluppatosi a ridosso del porto. Tra queste ville era quella che  Giovanni Falcone aveva affittato per trascorrere l’estate. Cinquantotto candelotti di dinamite furono piazzati nei pressi della spiaggetta antistante la...


Mafia? Che significa?

Giu 10th, 2001 | Categoria: editoriali
Le elezioni politiche sono ormai alle nostre spalle e con esse — è lecito sperare — gli slogan semplificatori. È, dunque, tempo di ragionare sui nuovi scenari istituzionali, sulla natura dei cambiamenti intervenuti, sui rischi che s’intravedono con riferimento alla questione mafia e criminalità organizzata. Ci ragioneremo nei prossimi mesi. Ma alcuni spunti sono sin d’ora possibili. Giorni fa, parlando in ricordo di Giovanni Falcone, Luigi Ciotti ha espresso inquietudine per il fatto che in Sicilia ben 61 seggi su 61 siano stati conquistati dalla Casa delle libertà. C’è chi se ne è adontato, considerando quelle dichiarazioni un imprudente attacco politico. Non è così. È, piuttosto, la realistica preoccupazione di chi conosce l’intreccio tra mafia e sistema politico e i pericoli connessi con l’affermarsi di un sistema di potere omogeneo e chiuso in se stesso. È una storia che il nostro paese ha già conosciuto. “Cosa Nostra — scrive Salvatore Lupo nella sua Storia della mafia — non è un partito, non ottiene il consenso per se stessa. Questo riporta la palla nel campo della politica, alle opinioni, agli scambi materiali e simbolici. Ad esempio nel successo di Forza Italia a Palermo alle elezioni politiche del 1994, ad appena pochi mesi dalla...