Articoli con tags ‘ Leoluca Bagarella ’


Trentasei anni fa l’omicidio di Boris Giuliano, “il poliziotto di altissimo valore”

Lug 21st, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Sette colpi di pistola. Sparati alla schiena. Da Leoluca Bagarella. Così fu ucciso, il 21 luglio 1979, il vice questore Boris Giuliano, a capo della Squadra mobile di Palermo, freddato all’interno del bar di via Di Blasi, a Palermo, dove si recava abitualmente per consumare il primo caffè della mattina. Nel 1995, nel processo per il suo omicidio, vennero condannati all’ergastolo i boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro come mandanti del delitto, mentre Leoluca Bagarella venne condannato alla stessa pena come esecutore materiale dell’omicidio. Questa mattina, il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando ha ricordato, inviando un messaggio sul luogo della commemorazione, l’esempio di Boris Giuliano: “Un poliziotto di altissimo valore, un grande servitore dello Stato che, in tempi di grande compromissione tra la mafia e istituzioni deviate, ha condotto importantissime inchieste e ha pagato con la vita il suo senso del dovere e il suo impegno per la legalità”. Alla deposizione di corone di fiori in via Di Blasi è seguita la celebrazione della messa nella questura “Lungaro” della polizia di Stato.


Palermo, fermato fedelissimo dei Graviano per concorso in strage

Apr 20th, 2011 | Categoria: news
Si avvale della facoltà di non rispondere Fabio Tranchina. La procura di Caltanissetta – nelle persone dei pm Sergio Lari, Domenico Gozzo, Nicolò Marino e Gabriele Paci –  ha emesso nei suoi confronti un provvedimento di fermo per concorso in strage. Nello specifico, il cognato di Cesare Lupo (fedelissimo del clan di Brancaccio) è accusato di aver compiuto un sopralluogo con i boss Graviano in via D’Amelio prima dell’attentato nel quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino insieme ai cinque agenti della scorta, rivestendo in seguito un ruolo di tramite tra i Graviano (e di complice della loro latitanza) e il commando operativo della strage. Secondo la Dia nissena, Tranchina non solo avrebbe dunque rivestito un ruolo nell’organizzazione prima e nell’esecuzione poi della strage del 19 luglio 1992, ma figurerebbe anche come autista dei boss Giuseppe Graviano e Leoluca Bagarella, facendo da tramite tra quest’ultimo e Toni Calvaruso, uno dei suoi uomini più fedeli. L’uomo in stato di fermo è anche indagato nell’ambito dell’inchiesta aperta relativa alla presunta trattativa tra Stato e mafia; dalle rivelazioni di Fabio Tranchina potrebbero quindi emergere elementi importanti non solamente relativi all’eccidio dell’estate ’92, ma anche collegati alle stragi del 1993 avvenute a Milano, Firenze...


Cosa nostra, la pace è finita?

Set 10th, 2007 | Categoria: news
Due cartoline sono state recapitate, lo scorso luglio, al carcere di Opera di Milano, dove è recluso, sottoposto al regime del carcere duro, il boss dei corleonesi Salvatore Riina. Le cartoline, raffiguranti lo Stadio di San Siro, indirizzate allo stesso Riina e a Bernardo Provenzano (detenuto nel carcere di Novara), portano sul retro la scritta “La pace è finita”. Alcuni particolari destano preoccupazione: l’immagine di San Siro rievoca la mancata strage allo Stadio Olimpico di Roma dell’autunno 1993, quando secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, Leoluca Bagarella aveva organizzato un attentato con un’autobomba, fallito o revocato all’ultimo momento, contro le forze di polizia addette al servizio d’ordine. Altri dettagli...


Il boss vince in trasferta

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Approvata in questi giorni alla Camera dopo molte polemiche, la legge “Cirami” sul legittimo sospetto potrebbe rivelarsi un formidabile strumento in mano alle mafie. Come dimostrano diversi processi del passato Nelle polemiche scoppiate dopo la presentazione e l’approvazione alla Camera del progetto di legge “Cirami” sul legittimo sospetto si è spesso parlato dei precedenti storici in cui la norma è stata applicata. Si è parlato di corruzione, di Tangentopoli, di criminalità economica, mentre soltanto incidentalmente si è fatto riferimento ai processi di mafia. In questo caso rivangare il passato si rivela un utile strumento per evidenziare i limiti e i rischi connessi alla legge. Proprio nei processi di mafia in cui si è fatto ricorso alla “legittima suspicione”, infatti, le sentenze si sono quasi sempre risolte a favore delle cosche. Questo spiega l’interesse più volte manifestato dai mafiosi per il legittimo sospetto: sulla base degli esiti di questi processi la mafia ha avuto l’opportunità di ricompattare le sue fila e di riprendere fiato. Col senno del poi, sappiamo che imputati prosciolti sarebbero stati riconosciuti colpevoli di aver organizzato e diretto dal vertice Cosa Nostra siciliana.  I precedenti storici degli ultimi cento anni riportati qui di seguito dimostrano quindi come una norma che dovrebbe rappresentare una garanzia per i...


La presunta trattativa

Set 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli, articoli
Gli estratti che pubblichiamo di seguito sono tratti dal libro di Alessandra Dino «Mutazioni. Etnografia del mondo di Cosa Nostra», pubblicato quest’anno dalla casa editrice La Zisa di Palermo. L’autrice ricostruisce in modo documentato e incisivo i termini della cosiddetta trattativa che sarebbe stata intavolata da personaggi di spicco di Cosa Nostra con alcuni esponenti delle istituzioni. Lo scenario tratteggiato in queste pagine appare ancora più allarmante se si considerano le recentissime dichiarazioni di Leoluca Bagarella a nome dei detenuti sottoposti ai rigori del 41 bis, secondo cui i boss incarcerati avrebbero costituito la “merce di scambio” delle varie forze politiche. Uno scenario di studio che ipotizza l’esistenza di una trattativa tra Stato e Cosa Nostra, avviata nel nostro Paese a cavallo degli anni Novanta e ancora […] in corso, con l’obbiettivo di negoziare un nuovo assetto nei rapporti tra organizzazione mafiosa, mondo della politica e mondo delle istituzioni, appare suggestivo quanto […] piuttosto azzardato. Tuttavia, le ragioni che ci spingono a dedicare una certa attenzione all’argomento, […] si richiamano […] alla necessità di analizzare il valore fortemente simbolico-rappresentativo che l’eventuale apertura di una così peculiare forma di dialogo tra i due interlocutori, da pari a pari, potrebbe oggi esprimere, sia sul...


Morte per mafia di un uomo perbene

Set 10th, 2002 | Categoria: recensioni
Si può morire per un “sì” o per un “no”, per la parola detta o per quella negata, per un cenno del capo o per uno sguardo abbassato. 29 giugno 1982, ore 15.30. In una via del centro di Termini Imerese, una popolosa cittadina in provincia di Palermo, viene assassinato dalla mafia il sottufficiale degli agenti di custodia del carcere “Cavallacci”, Antonino Burrafato. Aveva 49 anni, una moglie e un figlio diciassettenne. Ci sono voluti 14 anni perché si cominciasse a fare un po’ di luce sulla vicenda, ora raccontata in un agile volume edito in occasione del ventesimo anniversario della morte. Fondamentali sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza, rese ai magistrati nel luglio 1996, nelle quali hanno trovato conferma le intuizioni del capitano dei carabinieri Gennaro Scala, che pochi giorni dopo il delitto aveva dichiarato nel suo rapporto come dietro qual fatto di sangue c’era sicuramente la mano di Cosa Nostra. Chi conosceva bene Antonino Burrafato aveva sentito il dovere di smentire categoricamente le calunnie che qualcuno, come sempre accade dopo gli omicidi di mafia in Sicilia, si era precipitato a diffondere, per depistare gli investigatori dando all’azione criminosa un movente fittizio. Si era parlato infatti di particolari...


Gli ammutinati del 41 bis

Set 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Nata sull’onda dell’emergenza criminale, la norma sul carcere duro per i mafiosi è di nuovo al centro delle polemiche. Tra lettere aperte, scioperi della fame e messaggi trasversali, i boss di Cosa Nostra rialzano la voce. E velatamente minacciano… Quando fu introdotto l’articolo 41 bis nell’Ordinamento penitenziario, l’Italia era in piena emergenza mafia. C’erano appena stati gli attentati a Falcone e a Borsellino e lo Stato sembrava impotente di fronte a un attacco criminale senza precedenti. Dal 1992 la norma che prevede il carcere duro per i mafiosi ritenuti più pericolosi viene reiterata ogni anno, ma il problema della carcerazione speciale – che oppone principi costituzionali alla necessità di proteggersi dalla forza belluina delle organizzazioni mafiose – non è mai stato risolto definitivamente.  Ricatto politico o messaggio interno? Oggi il problema si ripropone, con tanto di proclami letti dai detenuti nelle aule dei tribunali, lettere aperte a magistrati, scioperi della fame e sbarre percosse ritmicamente negli Istituti di pena. Potrebbero sembrare le  proteste che, più o meno ogni anno, si susseguono quando arriva il momento di prorogare la norma tanto odiata dai boss mafiosi, ma questa volta sono emersi alcuni aspetti diversi rispetto al passato: la lettera di Pietro Aglieri allo Stato e il proclama...