Articoli con tags ‘ legge Cirami ’


La verità val bene un’inchiesta

Giu 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Rosaria Capacchione, giornalista de «Il Mattino» di Napoli più volte entrata nel mirino del clan dei Casalesi a causa dei suoi articoli scomodi sugli affari e le collusioni camorristiche nel casertano «Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo». Sono queste parole di Giuseppe Fava, giornalista assassinato dalla mafia a Catania nel 1984, le più adatte per introdurre Rosaria Capacchione, giornalista da ventisette anni, tra le file de «Il Mattino» di Napoli sin dal 1985 e adesso vicecaposervizio alla redazione di Caserta. La incontriamo al Festival di Letteratura “Passepartout” di Asti la cui direzione, nell’edizione appena conclusasi, ha voluto dedicare una giornata in memoria di Giovanni Falcone e delle vittime di mafia. Rosaria partecipa come relatrice a un laboratorio per giovani studenti dedicato al giornalismo d’inchiesta che, ci tiene immediatamente a sottolineare, «viene purtroppo confuso con quello di cronaca che dovrebbe vedere il cronista semplicemente impegnato a riportare i fatti accaduti. Spesso – prosegue – ci si dimentica che l’articolo di un giornalista deve rispondere a cinque domande: chi, come, dove, quando e perché. Proprio quest’ultima viene sistematicamente omessa riducendo, così, di significato l’articolo. Solamente spiegando i “perché”...


Paolo Di Lauro si appella alla Cirami

Dic 10th, 2005 | Categoria: news
Il boss di Scampia Paolo di Lauro, detto “Ciruzzo o’ milionario”, arrestato a Secondigliano il 16 settembre, e protagonista della faida che ha insanguinato Napoli nei mesi scorsi, ha chiesto il trasferimento del processo che lo vede imputato per traffico di stupefacenti e associazione camorristica, appellandosi alla legge Cirami sul legittimo sospetto. Il suo avvocato Vittorio Giaquinto ha giustificato questa iniziativa ricordando l’episodio dell’incontro tra il proprio assistito e il figlio Vincenzo (anche lui detenuto), chiesto ed ottenuto da Paolo di Lauro a margine della prima udienza in tribunale. I due si abbracciarono in aula, suscitando le proteste anche della Commissione antimafia, che criticò il permissivismo dei magistrati che avevano concesso ai due imputati di compiere un gesto carico di valore simbolico nel linguaggio mafioso. La stessa richiesta è stata presentata dal figlio Vincenzo e dal cognato Enrico d’Avanzo. Questi e il boss di Scampia furono protagonisti di un altro episodio che infiammò il clima della prima udienza, il 21 settembre scorso: simularono un bacio sulle labbra attraverso il vetro blindato che separa le gabbie all’interno dell’aula.


Un duro colpo per i Casalesi

Nov 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Dopo 7 anni, si è concluso il primo maxiprocesso contro i camorristi di Casal di Principe: 140 indagati tra cui il Gotha dell’organizzazione, 21 ergastoli, 90 condanne e la ricostruzione di dieci anni di traffici illeciti e guerre tra clan. Con filoni d’indagine che hanno portato a nuovi e clamorosi risultati giudiziari «La sentenza è il riconoscimento dell’impianto accusatorio. Le accuse hanno retto al dibattimento ed è stata accolta la stragrande maggioranza delle richieste di pena formulate dall’accusa. Un processo che ha riguardato non solo il Gotha del clan dei Casalesi, ma anche figure di secondo piano e in cui, soprattutto, c’ è stato il riconoscimento da parte della Corte sulla parte economica, perché a molti dei condannati sono stati confiscati tutti i beni». Il pm Federico Cafiero De Raho pronuncia queste parole il 15 di settembre, quando sono da poco passate le 13.00 e nell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Ce) il presidente della Corte, Catello Marano, ha appena finito di leggere le trenta pagine del dispositivo della sentenza di primo grado del processo “Spartacus”. Nessun legittimo sospetto. La Corte ha ricostruito la mappa dei clan della Camorra dell’area di Casal di Principe (Ce), le guerre intestine per...


Il boss chiama, la Cirami risponde

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Molti lo avevano previsto: il legittimo sospetto reintrodotto dalla legge Cirami indebolirà la lotta alla criminalità organizzata. Lo sviluppo di alcuni processi di Camorra sta dando loro ragione  «Le leggi si applicano nei confronti di chiunque. Perché la Cirami può essere applicata per Previti e non per Francesco Schiavone?». Rispondeva così – il 2 dicembre scorso – l’avvocato napoletano Saverio Senese, difensore di Sandokan, il capo della Camorra di Casal di Principe, a quanti facevano finta di scandalizzarsi della richiesta di applicazione della legge Cirami anche per il suo assistito.  Sventati in extremis  Schiavone è un cittadino come gli altri, e ha dalla sua anche il fatto di non avere, nonostante il curriculum criminale, alcuna condanna passata in giudicato. E, dunque, risulta innocente fino a giudizio definitivo. Il boss, prendendo la parola in aula durante il processo d’appello per la detenzione delle armi trovate nel suo rifugio al momento dell’arresto nel 1998 – dopo sette anni di latitanza – aveva detto: «Questo processo è inquinato, la stampa ha condizionato il collegio. Voglio essere giudicato altrove».  Ecco serviti quanti avevano assicurato che la legge Cirami non sarebbe andata in soccorso ai pericolosi boss della Camorra e di Cosa Nostra. Schiavone, peraltro, era riuscito a governare anche dal carcere, nonostante...


Il boss vince in trasferta

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Approvata in questi giorni alla Camera dopo molte polemiche, la legge “Cirami” sul legittimo sospetto potrebbe rivelarsi un formidabile strumento in mano alle mafie. Come dimostrano diversi processi del passato Nelle polemiche scoppiate dopo la presentazione e l’approvazione alla Camera del progetto di legge “Cirami” sul legittimo sospetto si è spesso parlato dei precedenti storici in cui la norma è stata applicata. Si è parlato di corruzione, di Tangentopoli, di criminalità economica, mentre soltanto incidentalmente si è fatto riferimento ai processi di mafia. In questo caso rivangare il passato si rivela un utile strumento per evidenziare i limiti e i rischi connessi alla legge. Proprio nei processi di mafia in cui si è fatto ricorso alla “legittima suspicione”, infatti, le sentenze si sono quasi sempre risolte a favore delle cosche. Questo spiega l’interesse più volte manifestato dai mafiosi per il legittimo sospetto: sulla base degli esiti di questi processi la mafia ha avuto l’opportunità di ricompattare le sue fila e di riprendere fiato. Col senno del poi, sappiamo che imputati prosciolti sarebbero stati riconosciuti colpevoli di aver organizzato e diretto dal vertice Cosa Nostra siciliana.  I precedenti storici degli ultimi cento anni riportati qui di seguito dimostrano quindi come una norma che dovrebbe rappresentare una garanzia per i...