Articoli con tags ‘ legge Bossi-Fini ’


Storie, non numeri

Mag 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Gabriele del Grande di Manuela Mareso
«Roberto Maroni, ministro leghista dell’Interno, dopo tanti sputi in faccia si è preso una bella soddisfazione. I numeri dimostrano che sui cosiddetti respingimenti aveva ragione lui: lo sbarco dei clandestini è diminuito del 96%. E scusate se è poco». Così Vittorio Feltri sul «Giornale» del 15 aprile scorso. I dati riportati dall’house organ berlusconiano, che si riferiscono al periodo che va dal 1° gennaio al 4 aprile 2010, sono inconfutabili: 170 stranieri sbarcati contro i 4.573 degli stessi mesi dell’anno precedente. I primi respingimenti hanno avuto il via libera nel maggio 2009, a seguito della definizione del risarcimento alla Libia (verso la cui costa i migranti vengono trasportati) per i danni inferti dal nostro paese durante il periodo coloniale. E oggi, a un anno di distanza, è possibile fare i primi bilanci. «Fermare l’immigrazione clandestina non significa solo contrastare la criminalità ma anche salvare vite umane – ha più volte ripetuto alla stampa lo stesso Maroni – perché grazie alle nostre politiche non ci sono stati più morti nel Mediterraneo». Ma è davvero così? Gabriele Del Grande, giornalista e scrittore, classe 1982, ha elementi per dimostrare il contrario. Autore di “Mamadou va a morire” (Infinito edizioni, 2007), coraggioso reportage che racconta le vittime dell’immigrazione...


Complici o misericordiosi?

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli, articoli
I gestori del Cpt di Agrigento non ci stanno ad essere considerati parte di un sistema repressivo. Difendono il loro operato e descrivono una realtà più complessa, ancora priva di soluzioni alternative Agrigento, contrada San Bene-detto. Sulla carta dovrebbe esserci un Cpt, ma ormai è solo un capannone abbandonato. Era in ristrutturazione quando gli osservatori del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa, in visita in Italia alla fine del 2004, ne denunciarono le pessime condizioni, costringendo il Ministero dell’Interno a chiuderlo definitivamente. Dentro quel capannone, oggi deserto, sono passate migliaia di persone alla ricerca di un futuro in Europa. Ad occuparsi di loro ci sono stati, dal 2002 al 2004, i volontari delle confraternite agrigentine Misericordia di Realmonte e San Biagio Platani, oggi in attesa che venga costruito un altro centro: la convenzione firmata con il prefetto Nicola Simone è congelata e loro chiedono di tornare a lavorare, certi di aver gestito al meglio il Cpt e della necessità di queste strutture in assenza di soluzioni alternative.  Trenta euro per la vita. Francesco Labbruzzo, che da volontario coordinava il centro insieme al dott. Biagio Palumbo, ci mostra uno dei loro magazzini: i ripiani sono zeppi di indumenti e coperte,...


«Invivibili e inutili»

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
«Ogni anno migliaia di cittadini stranieri, a seguito di un effettivo o tentato ingresso illegale in Italia o in ragione del loro soggiorno irregolare, ricevono ordini di espulsione o di respingimento […]. In attesa di essere allontanate dal Paese, le persone raggiunte da un ordine di espulsione vengono trattenute nei Cpta, dai quali sono emerse numerose denunce di trattamenti e condizioni di detenzione non in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani e diritto dei rifugiati». È quanto sostiene, fra gli altri, Amnesty International nell’introduzione ad un rapporto (Italia. Presenza temporanea, diritti permanen-ti), reso pubblico il 20 giugno scorso, nel quale vengono denunciate «aggressioni fisiche da parte di agenti di pubblica sicurezza e del personale di sorveglianza; un eccessivo e umiliante uso di sedativi e tranquillanti; condizioni di vita non conformi alle regole dell’igiene; un’insufficiente assistenza sanitaria; mancanza di comunicazione con il mondo esterno; difficoltà di accesso alla consulenza legale necessaria a contestare la legalità della propria detenzione e del decreto di espulsione e, per coloro che intendono far domanda d’asilo, difficoltà ad aver accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato, con il susseguente rinvio di persone in paesi ove essi rischiano gravi violazioni...


Una cella per nursery

Mag 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Vivere in carcere i primi tre anni di vita… Nel nostro Paese non si riesce ad evitare che i minori finiscano in cella,sacrificati in nome di una logica punitiva che non riesce a superare l’effettiva colpevolezza dei genitori. Una legge a cui appellarsi c’è, ma spesso resta inapplicata. Anche perché è modellata su un profilo di detenute che non rispecchia quello reale (altro…)


Sport e illegalità

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Il 30 agosto 1904, alle Olim-piadi di Saint Louis, è in programma una maratona. Vince il cow-boy Fred Lorz, che riceve la corona d’alloro e il bacio di Alice Roosevelt, la bellissima figlia del Presidente degli Stati Uniti. Ma una volta ricevuto il premio, Lorz ammette di aver barato, il tutto per ottenere quel bacio: ritiratosi dopo 15 chilometri, si era fatto accompagnare allo stadio nascosto in un carro di fieno. Il vincitore è, quindi, il secondo arrivato, Thomas Hicks, che si trascina penosamente fino al traguardo, dove sviene. Non per la fatica: durante la parte finale della maratona, fidandosi del suo medico, aveva più volte assunto solfato di stricnina, miscelato a brandy e albume d’uovo. In un solo giorno, Fred Lorz e Thomas Hicks avevano inventato, rispettivamente, la frode sportiva e il doping.   La storia dello sport è costellata di comportamenti illeciti – e spesso illegali – che ne deturpano l’immagine e che sono opposti al suo significato originario: dal doping al traffico di prodotti illeciti e il riciclaggio di denaro sporco che ne consegue, dalle scommesse clandestine al gioco d’azzardo, dalle frodi sportive delle partite truccate alle frodi finanziarie dei falsi in bilancio, fino ad arrivare alla violenza fisica,...


Sanatoria, fatta la legge….

Set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Fedina penale pulita, assunzione, contratto d’affitto: i requisiti di legge per accedere alle sanatorie sono sempre più restrittivi. Così sorgono reti criminali che, sfruttando i bisogni dei clandestini, forniscono false documentazioni Fin dalla seconda metà degli anni Settanta alcuni paesi europei, a fronte dei movimenti migratori seguiti al loro passato coloniale, iniziarono a ridurre le vie legali d’accesso; a partire dagli anni Novanta poi, quando la caduta del muro di Berlino, le crisi balcaniche e l’avvento del mercato globale produssero un ingente movimento di persone verso l’Europa, quasi tutti i Governi nazionali iniziarono a varare misure restrittive della condizione giuridica del cittadino extracomunitario. In questo modo, la sproporzione creatasi tra l’elevatissima domanda di emigrazione e la bassa offerta di possibilità d’accesso negli Stati europei ha dato un netto impulso alla diffusione tra gli immigrati di pratiche illegali volte all’ingresso clandestino ed alla falsa regolarizzazione; se però fino alla fine degli anni Ottanta l’immigrazione irregolare non sembrava ancora essere un’attività strutturata su basi criminali, dagli anni Novanta anche questo scenario inizia a cambiare, trasformandosi rapidamente in un vero e proprio traffico di persone.  Clandestini dalle uova d’oro In questa congiuntura internazionale il contesto italiano non ha fatto eccezione ed ai singoli passeurs, che utilizzavano il proprio taxi o il proprio peschereccio per...


Se la politica ostacola il cambiamento

Mag 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Guerra e globalizzazione, liberismo e povertà, risveglio della società civile e arroganza del potere. Un noto giornalista riflette sulla situazione mondiale, non risparmiando accuse a una certa sinistra e alle democrazie “di facciata” Gianni Minà, partiamo dalla guerra… Vorrei dire subito che le guerre  hanno a che fare con gli interessi delle mafie. C’è un libro di Sandro Calvani e Marta Melis, Saccheggio globale, che ho appena pubblicato nella collana “Continente desaparecido” (edizioni Sperling &Kupfer, ndr.) dove questa verità è dimostrata nei particolari. Credo che in ogni parte del mondo ci sia un tipo di finanza che specula sui traffici illeciti e le guerre sono l’occasione migliore perché questi affari prosperino. In questi business sono coinvolti anche i grandi Stati, quelli che si autodefiniscono civili e democratici. È appena finita la guerra in Sierra Leone o dicono che sia finita – speriamo di sì. Quando vedevamo quel minuto di immagini trasmesso dai telegiornali italiani con i bambini soldato reggere a mala pena fucili ipermoderni, ci doveva sorgere il dubbio che a vendere quelle armi e a metterle in mano ai bambini fossero le grandi nazioni civili e democratiche, quelle leader del settore come Usa, Gran Bretagna, la pacifica Svezia, l’Italia, la Francia. Ma il giornalista...


Una legge da paura

Nov 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
«Nulla come la normativa sugli stranieri ci dice in maniera profonda che cosa siamo». Con queste parole monsignor Luigi Di Liegro, protagonista di numerose battaglie a difesa degli immigrati, sottolineava l’importanza dell’approccio verso il fenomeno migratorio come specchio del rapporto con la persona diversa da noi. Anche alla luce di questa considerazione, lo scenario che emerge dalla nuova legge sull’immigrazione (la n.189/2002), più conosciuta come Bossi-Fini, è sconcertante. La filosofia della legge è chiara e a suo modo coerente: lo straniero è una persona pericolosa e quindi deve essere sempre soggetto a controllo. Sulla base di questa ispirazione è possibile individuare quattro filoni di continuità e di innovazione rispetto alla precedente legge Turco-Napolitano. Il primo riguarda la drastica chiusura dei canali di ingresso regolare; il secondo la cosiddetta “precarizzazione” del soggiorno; il terzo la riscrittura di tutta la struttura delle espulsioni e degli allontanamenti, con un irrigidimento della normativa penale e la previsione di nuove ipotesi di reato; il quarto lo svuotamento del diritto d’asilo. Flusso? No, rivolo Per quanto riguarda la chiusura dei canali di ingresso regolare, la situazione non è molto cambiata rispetto alla precedente normativa. Il sistema – già fortemente criticato da alcuni – regola l’ingresso in Italia attraverso lo strumento...


“Immigrazione zero”

Gen 10th, 2002 | Categoria: editoriali
Le migliaia di vittime innocenti e gli strappi al diritto internazionale non sono le sole conseguenze della guerra in Afghanistan (la cui natura di gigantesca operazione geopolitica, più che di intervento di polizia internazionale, è ogni giorno più evidente). Ad essere travolti sono stati anche principi elementari di convivenza e norme fondamentali del diritto interno dei singoli Stati. Mentre c’è chi arriva a proclamare la liceità di “un esercizio proporzionato della tortura” (sic!) e, nella base cubana di Guantanamo, si costruiscono vere e proprie gabbie, indegne degli animali più feroci, per custodire — a monito per tutti — i talebani arrestati, l’immigrazione e la sua disciplina diventano oggetto di “regolamenti di conti” da tempo attesi. Accade ovunque: anzitutto nei “paesi guida” dell’Occidente. Negli Stati Uniti è diventato possibile (con il Patriot Act del 2 ottobre 2001) l’arresto degli stranieri sospettati di “attività che possano danneggiare la sicurezza nazionale” e il loro trattenimento a disposizione della polizia per sette giorni, prorogabili sostanzialmente senza limiti anche in presenza di un ordine di liberazione del giudice: in forza di questa normativa sono stati arrestati, nei mesi scorsi, centinaia di immigrati di cui, a tutt’oggi, non viene resa nota neppure l’identità. Non meno grave la situazione nel Regno Unito, dove il...