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Le cicatrici tra i miei denti

Nov 25th, 2016 | Categoria: articoli
di Lello Voce
Un fumetto è una cosa fatta da disegni e parole. Di che fumetto si tratti dipende poi anche (e, a volte, soprattutto) da che rapporto c’è tra disegni e parole e questo vale più che mai nel caso di Gianluca Costantini e di questi suoi ritratti. Qui le parole sono invadenti, vanno sopra le figure, le coprono, ma non le nascondono, anzi si integrano nei segni visivi, divenendone parte, potenziandone la capacità allusiva grazie ad un loro aspetto curvo, arabeggiante. Le parole scritte (anzi, disegnate) da Costantini, quasi fossero una rete di vocaboli gettata sulle tavole a catturarne il senso e a trattenerlo stretto, accanto al disegnatore e al suo lettore/spettatore, sono una sorta di grafemi, sono segni ‘concreti’ (nel senso che alla parola attribuivano teorici e poeti del calibro di Haroldo De Campos, o Eugene Gomringer) dove la forma materiale del supporto linguistico ha valore (formale e anche semantico) pari ai contenuti veicolati, stabilisce una forma dello scrivere, del lettering, che è esteticamente decisiva e che influisce sul senso globale della comunicazione e mi ricorda, per l’appunto, certe esperienze internazionali di poesia concreta e visiva. Per altro verso, continuo, legato, legato quanto un corsivo, è il tratto del disegno, a volte morbido a...