Articoli con tags ‘ Ivan Lo Bello ’


Sono Vincenzo Santapaola, un uomo ovunque

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Un boss che in regime di carcere duro fa arrivare una sua lettera a un giornale e il direttore che gliela pubblica come se nulla fosse. Storia dell’ultima anomalia de «La Sicilia» di Mario Ciancio Nella città più analfabeta e povera d’Italia, dove l’illegalità diventa legge, dove chiudono un bar (il Tahiti) perché ritrovo di pregiudicati; nella città in cui i vertici di Confindustria Catania sono sciolti dai probiviri nazionali perché schierati contro la strategia antiracket del presidente Ivan Lo Bello – definito “monotematico” –, accade che un condannato al 41 bis, un mafioso, figlio di un boss spietato, scriva sul quotidiano «la Sicilia» una lettera aperta, dichiarando la sua innocenza. E che «la Sicilia» gliela pubblichi come se niente fosse Una posizione strategica. “Santapaola Jr: contro di me pregiudizi perché porto un nome pesante”. Questo il titolo della lettera pubblicata lo scorso 9 ottobre. Apparentemente una lunga difesa di se stesso. “Enzuccio” Santapaola si professa innocente, perseguitato, vittima di un nome “pesante”. Il primo fatto, terribilmente ordinario, è che l’editore-direttore de «la Sicilia», Mario Ciancio, pubblichi la lettera di innocenza del figlio dell’assassino del giornalista antimafia Pippo Fava, il superboss Nitto Santapaola, mentre continua a censurare il figlio di Pippo Fava, Claudio. Il secondo...


Confindustria Sicilia, primo bilancio antiracket

Set 10th, 2008 | Categoria: news
A un anno dall’emanazione del codice etico di Confindustria, che prevede l’espulsione degli associati che paghino il pizzo alla mafia, il presidente degli industriali siciliani Ivanhoe Lo Bello, durante l’incontro del 2 settembre scorso con il neo questore di Palermo Alessandro Marangoni, ha descritto un bilancio positivo dell’introduzione delle nuove regole. Secondo Lo Bello, a fronte di 64 imprenditori che hanno denunciato gli estortori, gli espulsi sono stati dieci, mentre per altri trenta è stato avviato il procedimento di sospensione (preliminare rispetto all’espulsione). Altri dieci imprenditori si sarebbero allontanati spontaneamente, prevenendo così le sanzioni. Un numero ancora ridotto in termini assoluti, ma che rappresenta un segnale di tendenza incoraggiante rispetto a decenni di insensibilità degli imprenditori siciliani rispetto al tema della lotta al racket. Le province nelle quali avrebbe dato maggiori frutti la campagna anti pizzo di Confindustria sarebbero quelle di Agrigento e Caltanissetta. Un elogio particolare è stato riservato da Lo Bello a Gela, città di 80mila abitanti, famigerata per l’alta densità criminale e in particolare per l’insistenza sul suo territorio di famiglie mafiose legate a gruppi di Cosa nostra e Stidda. «Nonostante la presenza di due mafie, gli imprenditori che collaborano con le forze dell’ordine sono 90, dei quali...