Articoli con tags ‘ Israele ’


Uniti per la Grande Israele

Dic 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
In Cisgiordania continuano a proliferare gli insediamenti ebraici nei territori palestinesi. Anche se duramente colpiti dalla crisi economica e divisi nettamente al loro interno, gli israeliani si ricompattano di fronte al ”nemico arabo“, in nome di un’entità comune e condivisa: la Grande Israele (altro…)


Tangentopoli, la metamorfosi

Dic 1st, 2009 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_12_2009 Perché la corruzione rimane una piaga in espansione nel nostro paese nonostante Mani pulite? A questa domanda risponde il dossier del numero di dicembre di Narcomafie, che illustra come gli attori cardine del sistema Tangentopoli (partiti, imprese e pubblica amministrazione) siano mutati nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e spiega perché la magistratura incontri, ancora oggi, particolari difficoltà nel perseguimento dei reati dei colletti bianchi. L’approfondimento si conclude con una analisi dei costi della corruzione che mette in luce come essi ricadano sui paesi più poveri e sulle fasce più deboli della popolazione. (altro…)


La convivenza armata

Ott 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Gli instabili equilibri tra israeliani e palestinesi si fondano, anche, sulla militarizzazione dei territori. E, da entrambe le parti, c’è chi con le armi fa ottimi affari In Israele e nei territori palestinesi di armi se ne vedono continuamente. In una situazione di tensione e di conflitto permanente che dura da sessant’anni, la militarizzazione è diventata parte della vita quotidiana e si è insinuata nelle immagini della società. Ma l’argomento armi rimane un tabù, da entrambe le parti, anche se per diverse ragioni. In Palestina, la gente preferisce non parlarne: «È un discorso sensibile», risponde quando la si interroga in proposito. In Israele, la proliferazione di armi leggere possedute da militari e civili passa inosservata, come si trattasse di un dato acquisito, e si preferisce piuttosto discutere di sicurezza.  Eppure, le armi giocano una parte fondamentale nel conflitto, e aumentano esponenzialmente mano a mano che ci si avvicina alle zone calde. Sono le mitragliatrici dell’Idf, l’esercito israeliano, e delle forze di sicurezza palestinesi. Sono, anche, i fucili dei civili israeliani, spesso coloni, che sentono il bisogno di proteggersi da soli. Le armi della resistenza palestinese (o dei terroristi, a seconda della prospettiva da cui si guarda), invece, rimangono nascoste, e compaiono solamente...


Tra il muro e il “tunnel”

Dic 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
L’occupazione militare ha messo in ginocchio la Città Santa anche socialmente. Disoccupazione, paura, povertà sono i maggiori indiziati dell’ennesima emergenza: l’abuso di droghe. Soprattutto nella parte araba della città. È qui che si trova un Centro di recupero e sostegno per i tossicodipendenti di ogni etnia e religione «Il Centro Caritas è vicino a Bab ez-Zahira» dice la voce all’altro capo del telefono. «Come ci si arriva?»  «Conosci Herod’s Gate (Porta d’Erode)? Sono la stessa cosa, in arabo la chiamiamo Bab ez-Zahira (Porta Fiorita)». La Rough Guide aveva ragione: tenere sempre presente che: “A Gerusalemme tutto ha tre nomi: quello ebraico, quello arabo e la versione anglicizzata”. Una metafora esauriente che fa luce sulla misteriosa trinità che è Al Quds, Yerushalaim e Jerusalem. Da salvato a salvatore. Il Centro Caritas per il recupero di tossicodipendenti si trova a Gerusalemme est, la parte araba della città, e per raggiungerlo si passa accanto alla Porta di Damasco, dove il suq (mercato) è in pieno svolgimento. Sopra la porta torreggiano un paio di soldati israeliani con fucile in spalla. Sono lì a tenere d’occhio la folla e a ricordare chi è il più forte, ma sembrano ignorare ciò che accade appena più in là, ai lati della porta:...


Ecuador, la verità “fuori onda”

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Il mondo non ha occhi. Nonostante le protesi informative, gli impianti high-tech, malgrado l’illusione di accesso all’informazione e le sbandierate “infinite possibilità del web”.  Non riusciamo più a guardare, nonostante i mille schermi al plasma sui palmari, nei multiplex.  Tutto è così “multi”da generare l’illusione di essere spettatori “dentro” perché circondati da schermi, mentre in realtà siamo fuori da un mondo non trasmesso via cavo e dimenticato fino al prossimo reportage.  Anche i festival sono ormai “multi”: a Torino un enorme e accogliente multiplex – il Pathé del Lingotto, collocato in un altrettanto enorme e luccicante centro commerciale – è sede ormai stabile del Torino Film Festival.  Guardare vetrine, persone o film; ma qualcosa sfugge sempre. Sfuggono le notizie, e le immagini. Sfuggono gli spettatori, impauriti da alcuni racconti che fanno inorridire. Come quello di Come Bush vinse le elezioni (in Ecuador), documentario che spiega, ma soprattutto permette di guardare, molto: ciò che si vede nel film di Gabriele Muzio, Elisabetta Andreoli e Max Pugh, presentato al Concorso Doc2003 della XXI edizione del Torino Film Festival, è infatti un grande affresco geopolitico contemporaneo, illuminante per capire alcune dinamiche locali e globali che sfuggono allo sguardo dello spettatore alienato.  I fatti: Ecuador, elezioni presidenziali del novembre...


L’anno prossimo a Gerusalemme

Mag 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Israele si trova ad affrontare la prima emergenza criminale della sua storia. Nata sulla scia della massiccia immigrazione che dalla fine degli anni Ottanta ha portato un milione di russi nello Stato ebraico Da tempo in tutta l’area mediorientale si assiste a una penetrazione mafiosa capillare e costante, che vede insediarsi i clan ovunque si sia creata una comunità di immigrati russi. Come a Cipro, dove risiedono 35mila cittadini russi e dove sono presenti 19mila società offshore, per la stragrande maggioranza russe, che effettuano quotidianamente movimentazioni bancarie per milioni di dollari. E proprio da Cipro proviene la parte più considerevole del denaro sporco riciclato attraverso canali bancari in Israele e da qui trasferito in Europa occidentale e negli Stati Uniti. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in Israele sono stati investiti ufficialmente dai 2,5 ai 4 miliardi di dollari in acquisti di società (che a loro volta possono essere utilizzate per il riciclaggio), in azioni e titoli, e nell’acquisto di centinaia di appartamenti di lusso a Tel Aviv e ad Haifa. Ormai è assodato che proprio Israele, per un insieme di fattori tra i quali la posizione strategica al centro del Mediterraneo, rappresenti oggi l’Eldorado della mafia russa, che già negli Anni Ottanta...