Articoli con tags ‘ integrazione ’


A Caserta si ragiona di lavoro e migranti

Ott 19th, 2012 | Categoria: news
“Questa terra è anche la mia” è il tema della seconda edizione del Premio “Jerry Masslo”, che si svolgerà a Villa Literno da lunedì 22 a mercoledi 24 ottobre. Il premio è dedicata al bracciante sud africano (nella foto) ucciso nel  1989 nelle campagne casertane ed è rivolto alle scuole, ai laureati e ai giornalisti che producano un elaborato sulle tematiche del lavoro dei migranti e integrazione nel tesuto economico e sociale italiano. La rassegna, che ha preso il via nel 2010, è organizzata dalla Flai Cgil, e prevede anche momenti di incontro e approndimento, come il convegno inerente al volto femminile del lavoro migrante, la visita guidata al bene confiscato “Casa di Alice”, lo spettacolo teatrale “Voci di lavoro” presentato dalla compagnia “Fuori terra” di Castel Volturno. Nel corso della giornata conclusiva dei lavori – mercoledì 24 – al mattino gli organizzatori incontreranno le famiglie delle vittime innocenti della camorra, mentre al pomeriggio (ore 15) si procederà con la consegna dei riconoscimenti. La rassegna “Questa terra è anche la mia terra” vanta anche l’Alto Patrocinio dell’Ambasciata del Sudafrica. Per maggiori informazioni www.flai.it (Ma.De.)


Riace, l’immigrazione è di casa

Feb 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Chiara Maritato
Da dieci anni amministratori e cittadini di piccoli Comuni della Locride si impegnano per garantire l’integrazione degli immigrati che rientrano nel programma nazionale di asilo. Un percorso complesso che unisce solidarietà e diritti (altro…)


Prove di autoritarismo

Ott 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Cenerentola del Sud America per molti anni, oggi la Bolivia suscita interesse nei fori internazionali, merito soprattutto del carisma del presidente Evo Morales. Sul piano interno però la giovane compagine governativa è divisa. Ripiegata nell’esclusiva promozione delle istanze indigeniste, sta creando lo scontento dei ceti urbani e imprenditoriali, che temono la vicinanza ideologica col populista Chavez Fino a un anno fa per molte persone la Bolivia era poco più che una fotografia delle Ande e delle selve descritte nel diario di Ernesto “Che” Guevara. Per un paio di decadi questo centralissimo Paese del Sud America ha fatto parlare di sé quasi solo per i colpi di Stato (189 dalla fondazione della Repubblica, nel 1825) e la repressione dei movimenti sociali. Questi ultimi, nati negli anni 90 dall’opposizione al piano di eradicazione forzata della coca voluto dall’ex presidente Hugo Banzer, si sono rafforzati durante le cosiddette “guerre” dell’acqua (2000) e del gas (2003), per approdare alla vittoria politica in occasione delle elezioni presidenziali, lo scorso dicembre. L’insediamento al vertice dello Stato del loro leader, Evo Morales, il 22 gennaio scorso, ha risvegliato l’interesse – e in molti casi la simpatia – di ambienti politici e non, sia nel continente sia oltreoceano....


Licenza di uccidere

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Da oltre 13 anni sono discriminati, arrestati e uccisi barbaramente in nome di una fantomatica integrazione (nazionalistica) alla Cina. E ora, nella perenne indifferenza della Comunità internazionale, i musulmani dello Xinjiang devono difendersi anche dall’accusa di appartenenza alla rete di bin Laden  «Mi chiamavo Kamile, ma i cinesi mi hanno cambiato nome e cognome. Per loro erano impronunciabili e così ora sono Kai-mi-lai. Questo è capitato a tutti noi uyguri nello Xinjiang. I cinesi dicono di averlo fatto per migliorare la nostra integrazione, per darci una mano a sentirci parte della Cina. Ma il risultato è l’opposto: ora non siamo più parte di niente. Nei nostri nomi c’era la storia delle nostre famiglie e del nostro popolo». Kamile sembra una bimba. Eppure, mentre aspetta che il pane sia cotto, seduta su un marciapiede della città antica a Kashgar, ha già in braccio sua figlia di un anno. «Tante violenze su noi uyguri si chiamano così: “integrazione”. Chi non si vuole “integrare” è un terrorista che la polizia cinese può arrestare, picchiare, uccidere. Ho perso così uno zio e un cugino ancora adolescente, massacrati durante una manifestazione pacifica. Quello stesso giorno, mio fratello maggiore è sparito. Mia madre lo aspetta ancora, ma io so...


Il quartiere trova Casa

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
A Mirafiori, quartiere simbolo della Torino industriale, sopravvive una vecchia cascina. Diventerà uno spazio di ascolto, di aiuto e di aggregazione. Un passo concreto nell’attuazione di politiche di prossimità Durante la progettazione per la partecipazione della città di Torino al bando europeo di Urban 2 per l’area del quartiere di Mirafiori Nord (circa 25mila abitanti su una superfice di due milioni di metri quadrati) nasce l’idea della Casa del quotidiano, uno spazio nel quale i cittadini del quartiere possano essere accolti ed accompagnati per auto-organizzarsi intorno ai bisogni, ai disagi e ai desideri che sentono propri. Uno spazio che agisca non nella logica del servizio che seleziona le domande del territorio, ma dell’accoglienza e della ricerca-azione sui problemi sentiti dai cittadini.  Spazio “living” La proposta nasce da un’analisi della realtà locale e dall’esperienza maturata negli anni dal Gruppo Abele nell’ambito dei servizi alla persona, del lavoro di rete e di comunità, della mediazione dei conflitti. Approvato il progetto Urban 2, per la Casa del quotidiano si è posto il problema di passare dall’idea ad un progetto operativo che ne definisse le linee di attuazione e la possibilità di consolidarsi e svilupparsi nel tempo. È partita così una prima fase di lavoro – iniziata nell’ottobre 2002 e che...


Abbattere stereotipi costruire comunità

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Parigi, Glasgow, Torino alla ricerca di un nuovo volto.  Strategie diverse, ma un’unica filosofia: la qualità della vita attraverso la riqualificazione urbana. Con particolare attenzione ai quartieri in difficoltà Inutile negarlo; il loro nome evoca ancora sinonimi inquietanti come “ghetti”, “quartieri dormitorio”, “bronx”, eppure le periferie sono scelte da un numero sempre crescente di persone come luogo di residenza. L’incongruenza tra l’immaginario collettivo e la realtà è confermato da recenti statistiche ufficiali che consegnano proprio alle zone e ai quartieri della prima cintura la palma d’oro per la qualità della vita. Anzi, le periferie per molti versi sembrano precorrere i tempi – fedeli al concetto di frontiera come laboratorio – e diventano il terreno ideale per attuare strategie innovative di riqualificazione e di integrazione, lasciando sempre di più al centro urbano la funzione di contenitore delle attività produttive, come testimonia il crescente fenomeno dei cosiddetti city users, coloro cioè che affrontano il traffico e la congestione della down town solo nell’orario di lavoro. Di sicuro è difficile demolire stereotipi radicati nel tempo che identificano le periferie con il degrado e la pericolosità, ma forse tra tutti il più duro a morire è proprio il pensare ancora le periferie come un luogo fisico, dal...


La fortezza illusoria

Mag 10th, 2003 | Categoria: recensioni
Il sentimento d’insicurezza, il male oscuro delle nostre società, è al centro del dibattito politico da almeno 10 anni. Non si tratta di un fenomeno solo italiano, colpisce tutti i Paesi economicamente avanzati. Per questo motivo qualunque studio che aspiri ad una comprensione approfondita delle ragioni di questo malessere non può prescindere da una prospettiva di ampio respiro che non si limiti all’analisi delle specificità dei singoli contesti nazionali. Proprio in quest’ottica, Bianca la Rocca e Maurizio Bartolucci, nel saggio Un mondo diverso è possibile? ci propongono una lettura globale di questo tema. Perché, sostengono gli autori, non c’è soluzione di continuità tra il senso di precarietà e di paura che prova il singolo cittadino nei confronti del crimine rispetto al senso di accerchiamento che provano le società occidentali verso il resto del mondo. Purtroppo la paura favorisce l’emergere di istinti primordiali ed egoistici: non solo nei privati cittadini, che invocano risposte repressive come scorciatoie per risolvere il problema della criminalità, o nelle forze politiche, che cavalcano i timori della gente a fini strettamente elettorali (vedi la clamorosa affermazione di Le Pen al primo turno delle ultime elezioni presidenziali francesi), ma anche nei governi nazionali, che invece di affrontare alle...


Quale emergenza?

Nov 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Ingressi costanti ma graduali, maggiore presenza nel mondo del lavoro, tassi di criminalità in calo. A dispetto degli allarmismi, il fenomeno migratorio è in via di assestamento. Lo dicono i dati dell’ultimo rapporto Caritas-Migrantes Il fenomeno migratorio è ormai da tempo una realtà della società italiana, ma non stiamo assistendo a nessuna invasione. È questo il dato che emerge con maggiore evidenza dalla lettura delle 480 pagine e 226 tabelle del dodicesimo dossier statistico Caritas-Migrantes sull’immigrazione. Pubblicato a fine ottobre, il rapporto è al momento la fonte più completa e aggiornata sul tema, frutto di un lungo e ormai rodato lavoro di analisi di statistiche ufficiali, provenienti da Ministero dell’Interno e altre fonti istituzionali. Proprio perché basate su dati ufficiali, le analisi riguardano per la maggior parte il milione e 600mila immigrati soggior-nanti in Italia regolarmente (1.362.630 adulti e più di 200mila tra minori e nuovi nati). I 300mila (è la stima presentata dalla Commissione Europea al vertice di Siviglia dello scorso giugno, ma non divulgata come ufficiale) tra clandestini e irregolari attualmente presenti sul territorio – vale a dire neanche un sesto del totale della popolazione immigrata – non inficiano in ogni caso l’analisi qualitativa del fenomeno fatta dal dossier. Via la polvere dagli archivi Fermo restando che i confronti...


Una legge da paura

Nov 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
«Nulla come la normativa sugli stranieri ci dice in maniera profonda che cosa siamo». Con queste parole monsignor Luigi Di Liegro, protagonista di numerose battaglie a difesa degli immigrati, sottolineava l’importanza dell’approccio verso il fenomeno migratorio come specchio del rapporto con la persona diversa da noi. Anche alla luce di questa considerazione, lo scenario che emerge dalla nuova legge sull’immigrazione (la n.189/2002), più conosciuta come Bossi-Fini, è sconcertante. La filosofia della legge è chiara e a suo modo coerente: lo straniero è una persona pericolosa e quindi deve essere sempre soggetto a controllo. Sulla base di questa ispirazione è possibile individuare quattro filoni di continuità e di innovazione rispetto alla precedente legge Turco-Napolitano. Il primo riguarda la drastica chiusura dei canali di ingresso regolare; il secondo la cosiddetta “precarizzazione” del soggiorno; il terzo la riscrittura di tutta la struttura delle espulsioni e degli allontanamenti, con un irrigidimento della normativa penale e la previsione di nuove ipotesi di reato; il quarto lo svuotamento del diritto d’asilo. Flusso? No, rivolo Per quanto riguarda la chiusura dei canali di ingresso regolare, la situazione non è molto cambiata rispetto alla precedente normativa. Il sistema – già fortemente criticato da alcuni – regola l’ingresso in Italia attraverso lo strumento...