Articoli con tags ‘ inquinamento ’


Nascere all’ombra delle ciminiere

Apr 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Una frequenza sospetta di malformazioni tra i neonati e numerose morti per tumore. Molti pensavano fosse colpa dell’inquinamento, ma nessuno l’aveva mai dimostrato. Finchè un magistrato non ha iniziato a indagare Neonati con malformazioni all’apparato digerente e urogenitale, agli arti e al sistema cardiovascolare. Bambini nati senza palato, con sei dita o senza un orecchio. Fino al 2002 questi problemi erano attribuiti al caso e vissuti nel chiuso delle famiglie, da genitori che affrontavano in silenzio il dolore, il disagio psicologico e le difficoltà di raggiungere gli ospedali dotati di attrezzature adeguate alle cure dei propri figli, a Palermo e Catania, ma anche a Genova, Milano e Bologna.  Poi il numero dei bambini gelesi che alla nascita presentavano gravi patologie è aumentato, e i pediatri hanno cominciato a notare una frequenza sospetta: «Nel 2002 mi si presentarono numerosi casi di malformazione – racconta il dottor Orazio Rinciani, il primo a dare l’allarme – né io né i colleghi avevamo mai prestato particolare attenzione alle ipospadie, malformazioni dell’apparato uro-genitale, frequenti tra i nostri piccoli assistiti, ma quell’anno riscontrai tre casi di gravi patologie dell’apparato digerente e tre casi di destrocardie, ossia lo spostamento degli organi da destra a sinistra. Ne parlai con i...


Il tempo del dialogo

Dic 30th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Lungi dall’essere antagonismo all’innovazione, il “no” trasversale all’alta velocità in Val di Susa è un esempio di democrazia dal basso contro la sicumera di istituzioni miopi che, in nome di interessi economici, ignorano le ragioni di un’intera collettività Sul numero di «Narcomafie» dello scorso luglio pubblicavamo un articolo sul progetto di realizzazione della linea ad alta velocità in Val di Susa, sollevando perplessità – sulla base di interviste a tecnici e professori universitari che del progetto si sono interessati – in merito all’opportunità dell’opera. Alla luce dei fatti delle ultime settimane, appare chiaro che la vicenda della Val di Susa è diventata oggi molto più di un progetto contestato (da 15 anni!) dalla popolazione. Molto di più per ciò che rappresenta in termini di democrazia, soprattutto tenendo conto di quello che di questo progetto, man mano che il tempo passa e le questioni affiorano, si viene a sapere: intrallazzi, assenza di verifiche, ditte che dopo aver sondato il terreno (e non in senso astratto) si sono ritirate… Siamo tutti valsusini. La Val di Susa vede oggi un fronte che, oltre alla storica presenza di tutti i sindaci (40) e i presidenti delle due Comunità Montane, si è allargato all’Italia intera, dal Friuli alla...


Chi pesca nel torbido?

Ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Tre anni fa la petroliera Prestige naufragava riversando in mare 70 mila tonnellate di greggio. Disastro inevitabile?  Il movimento civico Nunca mais svela intrighi di potere e denaro… Il prossimo 13 novembre, stando a programmi ufficiosi, sfileranno di nuovo per le strade di Madrid. Non più con uccelli marini neri di petrolio crocifissi a mo’ di macabro stendardo in punta al corteo. Il clamore è diminuito, ma le domande restano. Loro sono quelli del Nunca Mais, il movimento spontaneo nato in Galizia in seguito al disastro della petroliera Prestige.        La costa della morte. Tre anni fa la Prestige naufragò al largo delle coste galiziane. Lo scafo si spezzò, provocando un lento, ma inesorabile inabissamento della nave, e riversando in mare migliaia di tonnellate di greggio: delle oltre 70 mila che la Prestige trasportava, oggi solo 4 o 5 mila sono rimaste a bordo.  Al disastro ecologico seguì lo scandalo suscitato dal modo in cui il Governo, guidato dal Partito Popular, gestì l’emergenza. Tra Cabo Finisterre e La Coruna transitano ogni anno circa 500 petroliere. Dagli anni Ottanta fino a quel giorno di novembre, la Galizia aveva già subito le conseguenze di cinque naufragi. Eppure il ministero dell’Ambiente parve non aver tratto alcun insegnamento,...


Un’altra Marghera?

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Occupazione, benessere, crescita economica e sociale: ecco cosa avrebbe dovuto portare in Puglia l’impianto della Montecatini. A 40 anni dalla sua costruzione restano invece spreco di fondi pubblici, danni ambientali irreversibili, decessi per tumore. E un processo contro 23 imputati atteso per il prossimo 3 ottobre Doveva rappresentare il futuro, la grande occasione di rinascita e riscatto sociale. E invece l’arrivo della Montecatini e della chimica ha segnato per Brindisi non solo la fine di ogni aspirazione alla ricchezza e al prestigio dei grandi poli industriali, come Torino e Milano, ma ha dato l’ennesimo colpo di grazia alle sue possibilità di sviluppo. Quello che rimane oggi, a più di 40 anni di distanza dalla posa delle prima pietra per la costruzione del petrolchimico, è un bollettino di guerra. Decine di morti per tumore, centinaia di malati, il degrado di un ambiente vergine e selvaggio e gran parte dei responsabili usciti indenni dalle aule di tribunale per prescrizione dei reati.  Famosa per il suo porto, Brindisi è stata fino ai primi anni 50 un piccolo centro, con gravi problemi di disoccupazione, emigrazione, analfabetismo e scarsa qualificazione professionale, dovuti principalmente a un’economia di tipo agricolo. Uniche risorse, quelle paesaggistiche e naturali: chilometri di spiagge incontaminate, mare pescoso e campagne che regalavano...


Parzialmente inquinato

Apr 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Latte con preoccupanti tassi di diossina e un’inchiesta che risale al commercio di rifiuti industriali non trattati. In Campania – ma non solo – il business delle ecomafie ha ripercussioni dirette sulla salute dei cittadini Doveva essere un’indagine di routine dell’Unione europea su alcune località scelte a caso, e invece i risultati – resi noti la scorsa estate – hanno provocato un terremoto. Perché nel latte degli animali sottoposti ai test (pecore e capre di due allevamenti di Castel Volturno, in provincia di Caserta, e Marigliano, in provincia di Napoli) sono stati rilevati livelli di diossina al di sopra dei parametri di legge consentiti.  Scattato il sequestro, gli operatori sanitari si sono resi conto della necessità di monitorare il territorio, specie quello casertano, da sempre terminale delle ecomafie, che qui – proprio nelle zone in cui è stata riscontrata la diossina negli animali – hanno disseminato rifiuti tossici d’ogni tipo. Analisi di laboratorio su bufale e mucche hanno confermato tracce di diossina al di sopra della norma anche in questi animali.  Il corpo forestale dello Stato, su ordine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha provveduto al sequestro di 38 aziende zootecniche e di quasi 9000 capi di bestiame il cui latte risulterebbe contaminato. Centinaia di analisi...


Biciclette globali

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Nel luglio del 1997 «Time», «Usa Today» e altri giornali americani riempirono le prime pagine parlando di un insolito movimento di ciclisti che con sempre maggiore frequenza prendeva possesso della strada. In uno di questi appuntamenti San Francisco fu invasa da un corteo di cinquemila bici che mandarono in tilt l’intero traffico cittadino. Chi erano, cosa chiedevano? Il loro nome, ironia della sorte, lo coniò l’allora sindaco di San Francisco Willie L. Brown, quando davanti all’ennesima paralisi della città a causa delle numerose biciclette, disse che si stava creando una vera e propria “massa critica”. Difficile da gestire anche da un punto di vista legale (i ciclisti non infrangevano di fatto alcuna legge del codice della strada) il movimento rivendicava spazi, piste ciclabili, ma soprattutto chiedeva ai cittadini di usare meno l’automobile per muoversi in città. “Critical mass” era sorto nel ’92, dunque negli stessi anni, e quasi in parallelo, con i movimenti poi venuti alla ribalta con gli scontri di Seattle del ’99. E, come quei movimenti, si è sviluppato anche grazie a Internet. Da San Francisco la voglia di pedalare in gruppo per «combattere le automobili» si diffonde così in altre città americane, sino ad oltrepassare i confini e giungere...


Il Bangladesh, l’Unicef e l’arsenico

Set 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Da più di quindici anni in Bangladesh si muore a causa dell’acqua. All’origine di tutto, i pozzi fatti costruire senza controlli dall’UNICEF. Un clamoroso “errore umanitario” che tarda ad essere riconosciuto L’ultima speranza arriva dagli Stati Uniti. Un team di ricercatori dello «Stevens Institute of Technology» del New Jersey ha trovato un sistema economico ed efficace per ridurre la quantità d’arsenico presente in acque contaminate. Dopo un anno di esperimenti condotti nel villaggio Gulmohar in Bangladesh, si è appurato che aggiungendo polvere di ferro all’acqua e filtrandola poi nella sabbia, la quantità di arsenico viene ridotta a livelli ritenuti sicuri dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Centinaia di buchi nell’acqua. La notizia sembra di poco conto. Ma per gli abitanti del Bangladesh è molto importante. Sono dai 15 ai 18 milioni le persone, soprattutto bambini, che in questo paese (130 milioni di abitanti) soffrono di tumore ai polmoni, allo stomaco, alla pelle, avvelenate dall’arsenico. Altri 70 milioni di persone sono a rischio o manifestano già sintomi d’avvelenamento a vario livello: eruzioni cutanee, mal di testa cronici, bronchiti. La gravissima situazione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito «il più grande disastro ambientale del mondo», ha, ufficialmente, origini ancora sconosciute. Ma sembra sempre...