Articoli con tags ‘ infiltrazioni ’


Ergenekon. E’ ancora stato profondo?

Ago 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Matteo Tacconi
I tentacoli della mafya negli apparati militari e istituzionali: inevitabile il parallelismo tra Susurluk e Ergenekon. Capiamo il perché (altro…)


Mafie ad alta velocità

Mar 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_3_2010 A Milano e in Lombardia la mafia esiste e non si limita a riciclare denaro. Minaccia, uccide e intimidisce fin dentro le aule del Tribunale. Trentuno gli iscritti al registro degli indagati per associazione mafiosa nell’ultimo anno e almeno cinque gli omicidi. Clan emergenti, nuove alleanze tra Cosa nostra e ‘ndrangheta, speculazioni in Borsa, amministrazioni infiltrate e politici minacciati. Uno scenario che preoccupa gli inquirenti e che riserva sorprese, soprattutto in vista del prossimo Expo 2015. Questo e altro ancora, sull’ultimo numero di Narcomafie (altro…)


Abruzzo, primi segnali d’infiltrazione negli appalti

Set 10th, 2009 | Categoria: news
Nei mesi scorsi il rischio di infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo era stato denunciato da più parti. Ai primi di settembre, ci sono stati due riscontri empirici. Il primo riguarda un’impresa abruzzese e i suoi presunti legami con Cosa nostra. Il prefetto de l’Aquila Franco Gabrielli ha disposto la revoca della certificazione antimafia alla Di Marco srl, impegnata nella realizzazione di due subappalti: uno a Bazzano, del valore di circa 130 mila euro, e un altro più cospicuo a Sassa, del valore di circa 500mila euro. La Di Marco srl appartiene a Dante di Marco, incensurato, del quale non sono sfuggite alle autorità alcune frequentazioni d’affari sospette. È stato infatti tra i fondatori di un’altra società, la Marsica plastica srl, tra i cui soci figurava anche tale Achille Ricci, arrestato lo scorso marzo con l’accusa di aver riciclato parte del tesoro di Vito Ciancimino nella costruzione di un villaggio turistico nel paese di Tagliacozzo. Nella stessa società anche la moglie di Gianni Lapis, il commercilista condannato nel 2007 per riciclaggio del tesoro dell’ex sindaco di Palermo. Il secondo caso riguarda la Fontana Srl, impresa edile Campana sospettata di legami con i casalesi, alla quale la prefettura...


A Fondi l’abusivismo è di casa

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
«Un’amministrazione insensibile alle regole, alla trasparenza, collusiva nei confronti degli interessi di tipo criminale». Lo riporta la relazione d’accesso del Prefetto di Latina inviata al ministero dell’Interno. Lo scorso settembre Roberto Maroni ne ha chiesto lo scioglimento, ma ad oggi il Cdm tace. Senza un’apparente ragione (altro…)


Penetrazione mafiosa, quando negare diventa un alibi

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Luigi De Ficchy Un conto è Roma, un conto il litorale o il basso Lazio. In questi circondari il tessuto criminale e culturale è profondamente diverso: vanno quindi tenuti ben distinti, perché il Lazio è una realtà molto variegata. Lo sanno bene le mafie, che si muovono e speculano a seconda dell’area. Lo ribadisce da tempo Luigi De Ficchy, Procuratore di Tivoli, già Sostituto alla Direzione nazionale antimafia: «A seconda dei circondari abbiamo fenomeni diversi, non apparentabili: si tratta di storie diverse, come sono diversi Lazio e Campania». Secondo il procuratore De Ficchy: «la presenza della criminalità organizzata nella regione Lazio si è consolidata». L’allarme maggiore proviene «dalla presenza di strutture criminali con caratteristiche di stampo mafioso nelle zone periferiche della provincia romana e nei territori a sud di Roma». Dottor De Ficchy, in qualità di pubblico ministero lei si occupò di istruire i più importanti processi contro la Banda della Magliana. Quali conseguenze potrà avere l’eliminazione di Emidio Salomone? Si tratta del seguito di una storia criminale o della spia che si stanno stabilendo nuovi equilibri e nuove assetti nel litorale romano? Bisogna tenere presente che, per come era strutturata, la Magliana finisce nel 1984. Da allora non parliamo...


Con le mani nel sacco (edilizio)

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Per Casalnuovo (Na) il 2007 è stato un anno nero: scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose e 80 edifici abusivi sequestrati in quindici giorni. Un enorme affare sfumato per la camorra, che non ha perdonato e ora ha vendicato lo “sgarro”. A suo modo… Interi quartieri completamente abusivi. Palazzi fantasma. In totale, nel giro di una quindicina di giorni, nel febbraio 2007, sono stati sequestrati 80 edifici di quattro e cinque piani, circa 450 gli appartamenti, per un valore stimato in centinaia di milioni di euro. Una cinquantina di appartamenti regolarmente venduti ad altrettanti nuclei familiari. Tutto illegale. Siamo a Casalnuovo, comune alle porte di Napoli. A scoprire la cittadella abusiva fu un blitz dei carabinieri su ordinanza della Procura di Nola. Tra il silenzio e l’omertà. Come ospitare un elefante in un salotto e non accorgersene. Fino all’arrivo dei carabinieri, infatti, nessuno li aveva notati. O almeno così giurano tutti. Dai vigili urbani, ai responsabili dell’ufficio tecnico, dal sindaco ai consiglieri d’opposizione, dal parroco ai cittadini. E poco importa se a poche centinaia di metri dal “quartiere abusivo” ci sono gli uffici anagrafe del Comune. Solo meraviglia e stupore. Se l’affare sfuma, qualcuno paga. Che i soldi per realizzare i palazzi...


Proiettili, lambrusco e mattoni

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
Il clan dei casalesi si è infiltrato in modo pesante nel mondo dell’edilizia. Con società controllate che si aggiudicano i subappalti, ma anche attraverso l’imposizione del pizzo alle centinaia di imprese di origine casertana che operano sul territorio Si dice che a Modena e dintorni la camorra si annidi principalmente nell’edilizia, e nell’edilizia siamo andati a cercarla. Gli appalti pubblici nel settore valgono 200 milioni di euro all’anno, quelli privati 400 milioni. Un fiume di denaro che da decenni attira imprese e lavoratori campani per lo più onesti, ma inutile negarlo, anche colonie di casalesi criminali. «570 imprese edili di origine casertana operanti sul territorio non possono non destare sospetti» sostiene il pm della Dda bolognese Lucia Musti, il magistrato che nel 2008 ha fatto condannare gli esecutori della gambizzazione dell’imprenditore Giuseppe Pagano da parte degli scagnozzi di Raffaele Diana. Centinaia di pagine di atti processuali descrivono come il clan dei casalesi abbia eletto questa provincia a luogo privilegiato di insediamento per le proprie imprese. Basta aprire il data base della Cassa edile di Modena, dove sono registrate le aziende con dipendenti che lavorano sul territorio, per imbattersi in decine di cognomi che, al di là dei casi di omonimia, evidenziano legami,...


La compagnia del “Grand hotel Sant’Anna”

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
L’operazione Medusa ha rivelato la capacità dei casalesi di continuare i propri traffici anche una volta rinchiusi nel carcere di Modena. I nomi coinvolti nell’inchiesta raccontano la storia di 15 anni di infiltrazione mafiosa nel territorio Forse li ha traditi l’atmosfera festiva, che rende il carcere ancora più opprimente e acuisce la necessità di comunicare con l’esterno. O forse semplicemente è capitato perché tutti, anche i camorristi più navigati, prima o poi fanno un passo falso. Comunque sia, è stato proprio il giorno di Natale del 2007 che le cimici nascoste nel reparto di massima sicurezza del carcere Sant’Anna di Modena, nell’ambito di un monitoraggio nazionale dei detenuti appartenenti al clan dei casalesi, hanno registrato i primi segnali sospetti. Scampoli di dialoghi, gesti furtivi, movimenti inconsueti. Piccole anomalie che hanno catalizzato l’attenzione del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e della squadra mobile. Come l’armeggiare del detenuto della cella numero 8, Nicola Nappa, detto “Nicola ’o biondo”, con un piccolo oggetto di colore nero, nascosto nella scatola delle carte da gioco. O l’intimazione brusca – “non farti vedere” – che il compagno di cella Antonio Pagano, detto “’o pettulone”, gli ha rivolto preoccupato dalla sua disinvolta spensieratezza nel maneggiarlo. Oppure come quando, un...


I vermi nelle ciliegie

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Modena e provincia sono territori benestanti, dove vivono professionisti e imprenditori di rilievo, dove ogni anno vengono effettuati investimenti consistenti. Cosa c’è dietro tutta questa ricchezza? Siamo in grado distinguere i capitali frutto del lavoro onesto da quelli illeciti da reato circolanti nell’economia locale? A qualcuno interessa questa distinzione? C. G. è una persona simpatica, dallo spiccato accento emiliano. Fa il consulente dell’investimento mobiliare e del credito. Dopo una lunga esperienza in banca, ha deciso di mettersi in proprio, prima fondando un paio di società, oggi operando come libero professionista. Lavora in un ufficio sobrio al piano terra di una piccola palazzina di Modena. Mi ha raccontato di un furto subito nel 2006 nella sede di quella che allora era la società di investimenti fondata con altri due soci. Gli rubarono la borsa e i computer. «L’unica cosa che mi importava erano i documenti contenuti nella borsa, del tutto inutili per i ladri. Feci denuncia alla polizia naturalmente, senza alcuna concreta speranza di ritrovare la refurtiva. Un giorno mi chiama un amico, uno dei nostri consulenti che procurava clienti alla società. Mi dice che uno dei clienti portati da lui, di origine napoletana, si sarebbe interessato alla cosa, perché a Modena...


“Attento quando attraversi la strada”

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
I pochi politici che abbiano provato a sollevare il tema della penetrazione mafiosa nella florida economia modenese sono stati oggetto di intimidazioni e minacce del tutto distoniche rispetto al clima di tranquillità e pace sociale che respira in questi territori. È capitato nel settembre 2006 a Roberto Adani, all’epoca sindaco di Vignola, amena cittadina di circa 20 mila abitanti adagiata ai piedi delle colline tra Modena e Bologna. Gli furono recapitati dei proiettili con una lettera in cui venivano presi di mira i suoi famigliari. «Le minacce in realtà continuarono anche successivamente al fatto dei proiettili – ricorda l’ex sindaco –. La cosa strana è che mi giungevano strani messaggi attraverso amici degli amici degli amici, che mi dicevano di fare attenzione, che mi stavo mettendo in una situazione rischiosa, che “quelli” non ci mettevano nulla a pagare un albanese perché si ubriacasse mi investisse con l’auto mentre attraversavo la strada». In quel periodo Adani era impegnato in un rimpasto della sua giunta. «Alcuni soggetti avevano evidenziato dei limiti, legati anche a una concezione della politica legata allo scambio, che non mi appartiene». Nello stesso periodo stava cercando di allontanare alcuni dirigenti comunali, a suo dire, troppo legati a certi ambienti...