Articoli con tags ‘ imprenditori ’


Legislazione antimafia, l’apparente schizofrenia del Governo

Ago 15th, 2009 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Vincenzo Macrì
Se si volesse tentare una prima valutazione di un anno di attività legislativa del governo Berlusconi sotto il limitato, seppure importante, aspetto della normativa antimafia, il compito sarebbe meno facile di quanto si possa pensare. Da una parte, infatti, i ministri della Giustizia e dell’Interno annunciano di avere ottenuto, su questo terreno, risultati di gran lunga superiori a quelli dei loro predecessori dello schieramento opposto, nonostante fossero questi a presentarsi come paladini dell’antimafia; dall’altra influiscono pesantemente pregiudizi e sospetti circa la effettiva volontà dell’attuale governo di volere contrastare il fenomeno mafioso, ritenuto componente non trascurabile del suo largo successo elettorale, soprattutto in Sicilia. Sarà bene, quindi, rinunciare a giudizi superficiali e passare all’esame dei provvedimenti adottati con leggi, a quelli in corso di approvazione davanti al Parlamento, a quelli ancora in preparazione, senza rinunciare neppure a “leggere i segnali” provenienti dalla maggioranza circa gli obiettivi reali dell’azione di governo in tema di contrasto alla criminalità organizzata. Occorre dire in apertura che il viatico migliore all’attività del nuovo esecutivo era stato offerto dal precedente governo Prodi, caratterizzato infelicemente in questa materia dalla legge sull’indulto, con un impatto sull’opinione pubblica devastante quanto a immagine e credibilità. Dopo qualche mese dal successo elettorale dell’aprile...


O mia bedda Madonnina

Giu 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Per affrontare oggi il tema delle infiltrazioni mafiose a Milano e in Lombardia è utile rileggere il libro di Goffredo Buccini e Peter Gomez, O mia bedda madonnina, pubblicato nel 1993 da Rizzoli. Un volume che “nasce dalla voglia di capire” e contiene già in premessa molti dei tormentoni che il prossimo affare dell’Expo ha resuscitato sui nostri giornali. Uno su tutti, la negazione dell’evidenza. Il pervicace rifiuto da parte di molti esponenti della classe politica dell’idea che la mafia possa prosperare ai piedi delle Alpi. “Millanterie” era la parola in voga nei salotti meneghini 15 anni fa. “Allarmismo” ciò di cui si parla oggi. Il libro ripercorre la storia della famiglia Carollo, protagonista della Duomo connection. E a partire da quella recupera storie di “padrini e padroni, di mafiosi, imprenditori e politici”.  A scorrere l’indice dei nomi, ci sono tutti. Da Joe Adonis a Badalamenti, da Berlusconi a Calvi, Dell’Utri, Ligresti e Mangano.  L’ultimo capitolo si chiude con le condanne della Duomo connection, la sentenza letta dal presidente della corte Caccamo, il 25 maggio 1993, a poche ore dalla strage di Capaci. Giovanni Falcone aveva collaborato con Ilda Bocassini all’inchiesta. Insieme avevano raccontato una Piovra perfettamente inserita a Milano, capace di fare...


Proiettili, lambrusco e mattoni

Giu 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
Il clan dei casalesi si è infiltrato in modo pesante nel mondo dell’edilizia. Con società controllate che si aggiudicano i subappalti, ma anche attraverso l’imposizione del pizzo alle centinaia di imprese di origine casertana che operano sul territorio Si dice che a Modena e dintorni la camorra si annidi principalmente nell’edilizia, e nell’edilizia siamo andati a cercarla. Gli appalti pubblici nel settore valgono 200 milioni di euro all’anno, quelli privati 400 milioni. Un fiume di denaro che da decenni attira imprese e lavoratori campani per lo più onesti, ma inutile negarlo, anche colonie di casalesi criminali. «570 imprese edili di origine casertana operanti sul territorio non possono non destare sospetti» sostiene il pm della Dda bolognese Lucia Musti, il magistrato che nel 2008 ha fatto condannare gli esecutori della gambizzazione dell’imprenditore Giuseppe Pagano da parte degli scagnozzi di Raffaele Diana. Centinaia di pagine di atti processuali descrivono come il clan dei casalesi abbia eletto questa provincia a luogo privilegiato di insediamento per le proprie imprese. Basta aprire il data base della Cassa edile di Modena, dove sono registrate le aziende con dipendenti che lavorano sul territorio, per imbattersi in decine di cognomi che, al di là dei casi di omonimia, evidenziano legami,...


Palermo, in cella il re del cemento

Giu 10th, 2009 | Categoria: news
Benny Valenza, soprannominato “il re del cemento”, residente a Borgetto in provincia di Palermo, è stato arrestato il 5 giugno assieme ad altre tre persone con l’accusa di attestazione fittizia di beni. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palermo su richiesta della Dda è stata eseguita dai carabinieri della compagnia di Monreale. Valenza, secondo gli inquirenti, avrebbe costruito un impero economico del valore di milioni di euro grazie alla vicinanza con i boss Vitale di Partinico, che gli avrebbero garantito il monopolio delle forniture di calcestruzzo in gran parte delle province di Palermo e di Trapani. L’imprenditore è anche accusato di aver venduto cemento depotenziato utilizzato per la costruzione di alcune opere pubbliche. I controlli hanno già determinato il sequestro del commissariato di polizia di Castelvetrano.


La potenza di “un piccolo no”

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Per senso etico, per coerenza, per non arricchire chi sfrutta il lavoro altrui e arruola ragazzi condannandoli alla galera o alla morte. Ecco alcuni dei motivi che hanno spinto un commerciante a puntare il dito in tribunale contro i suoi estorsori Intervista a Rocco Mangiardi Incontriamo Rocco Mangiardi, 53 anni, imprenditore lametino specializzato nella rivendita di ricambi per auto, in un albergo di Firenze. Si presenta un signore semplice e gentile, capelli sale e pepe. È nel capoluogo su invito delle Regioni Toscana e Calabria a portare la sua testimonianza a un convegno nazionale sul tema della lotta al racket. Rocco Mangiardi ha trovato spazio nelle cronache dei giornali nazionali per quello che lui definisce “un piccolo no”: si è rifiutato di pagare il pizzo a una ‘ndrina e, il 9 gennaio scorso, ha testimoniato contro i suoi estorsori in un’aula di tribunale, indicandoli al presidente della corte. Un gesto che non è poi così piccolo. Nella città di Lamezia, sciolta due volte per infiltrazioni mafiose, per molti anni i commercianti hanno pagato la “tassa della mafia” senza batter ciglio. Molti continuano a pagare, come conferma lo stesso Mangiardi. Soltanto nel marzo del 2008, dopo il terribile incendio che nell’ottobre 2007 devastatò...


Salerno-Reggio Calabria, arrestati 3 imprenditori

Mar 10th, 2009 | Categoria: news
Il 27 febbraio i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catanzaro hanno arrestato tre imprenditori nell’ambito di un’inchiesta sull’infiltrazione della ’ndrangheta negli appalti per l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Si tratta di Salvatore Mazzei, Antonino Chindamo e Giuseppe Prestanicola. Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro, Mazzei sarebbe stato il rappresentante della ’ndrangheta − in particolare della cosca Mancuso − nell’infiltrazione nei lavori di ammodenamento della A3, imposto dalle cosche come unico fornitore per le società aggiudicatrici nel tratto Lamezia-Pizzo Calabro. Avrebbe inoltre giocato il ruolo di garante della tranquillità dei cantieri e di gestore della ripartizione tra le cosche dei proventi delle estorsioni. Secondo gli inquirenti, l’attività di condizionamento dei lavori da parte dell cosche ’ndranghetiste influisce pesantemente sulla qualità tecnica delle opere, realizzate da maestranze non sempre all’altezza e con materiali spesso scadenti. In passato lo stesso Mazzei era comparso in altre inchieste sull’infiltrazione della mafia calabrese neglia appalti per la Salerno-Reggio Calabria, ma come vittima di estorsione e quindi persona offesa.


Reggio Calabria, in manette il re dei videopoker

Gen 10th, 2009 | Categoria: news
Martedì 13 gennaio a Reggio Calabria la Guardia di finanza ha arrestato l’imprenditore Giampaolo Campolo, 70 anni, con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori. Il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ha dichiarato: «Ci sono dichiarazioni di collaboratori di giustizia che affermano una contiguità di Campolo alla cosca De Stefano, ma su questo vi sono altre indagini in corso». «Gli esponenti della cosca – ha aggiunto Pignatone – riuscirono a bloccare anche il progetto di ucciderlo da parte di altri gruppi mafiosi». Soprannominato “il re dei videopoker”, non è la prima volta che Campolo finisce nel mirino degli inquirenti: lo scorso luglio gli erano stati sequestrati dall’autorità giudiziaria beni per 25 milioni di euro. In manette, ma ai domiciliari, anche la moglie Renata Gatto e il figlio Demetrio, di 27 anni. La Guardia di finanza ha anche eseguito un ulteriore provvedimento di sequestro del valore complessivo di 35 milioni di euro: si tratta di appartamenti e terreni siti nella provincia di Reggio più due appartamenti di Roma e di Parigi. Le indagini in corso stanno appurando se Campolo abbia utilizzato la sua attività per riciclare denaro della ’ndrangheta. In un immobile dell’indagato ha sede il Tribunale di sorveglianza di...


Ennesima intimidazione contro Andrea Vecchio

Dic 10th, 2008 | Categoria: news
Andrea Vecchio, 67 anni, imprenditore catanese presidente della sezione etnea dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), nella notte tra il 3 e il 4 dicembre ha subito l’ennesimo atto intimidatorio ai danni della sua impresa. Si tratta del furto di due escavatori utilizzati presso il cantiere aperto sulla strada Cassibile-Rosolini, in provincia di Siracusa, per la realizzazione dell’impianto di illuminazione. Tra maggio a dicembre sale così a otto il numero dei mezzi meccanici sottratti all’imprenditore, che vive sotto scorta da quando ha denunciato gli estorsori del clan Santapaola. Dure le sue prime dichiarazioni: «Sapendo che non mi possono chiedere soldi, perché non ne avrebbero, hanno deciso di infastidirmi in questo modo. Devo decidere se chiudere il cantiere e licenziare 45 dipendenti oppure restare e munire gli operai di armi. La situazione sta diventando insostenibile e sto pensando di gettare la spugna se le istituzioni non interverranno». L’imprenditore ha aggiunto di non vedere un futuro roseo per il paese: «Ho la sensazione che questa nostra Italia sia destinata a diventare come uno stato dell’Africa centrale nel breve periodo di tre o quattro anni. Vedo una inefficienza diffusa negli organi amministrativi burocratici e politici». Vecchio ha ricevuto la solidarietà trasversale da parte di...


Indagato per riciclaggio imprenditore antiracket gelese

Dic 10th, 2008 | Categoria: news
Stefano Italiano, presidente della cooperativa Agroverde di Gela e membro di primo piano della locale associazione antiracket, è indagato per riciclaggio aggravato da parte della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta. La cooperativa Agroverde, la più importante realtà imprenditoriale nel settore agricolo del circondario gelese, con un fatturato di 20 milioni di euro all’anno, è stata posta sotto sequestro dal Gip di Caltanissetta su richiesta dei magistrati antimafia, guidati dal procuratore capo Sergio Lari. Il valore dei beni aziendali sequestrati ammonta a 32 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Stefano Italiano, che dal 2005 aveva iniziato a collaborare con la giustizia denunciando e facendo arrestare i propri estorsori, tra cui un cugino aderente alla Stidda, avrebbe fatto luce solo su alcuni aspetti del suo complesso rapporto con le cosche locali. I fatti contestati risalgono al periodo precedente all’ingresso nell’associazione antipizzo “Gaetano Giordano”. Il riciclaggio sarebbe stato realizzato attraverso aumenti di capitale finanziati con denaro proveniente dalle attività illecite di Stidda e Cosa nostra e fittiziamente attribuiti ai soci. Grazie a tali aumenti di capitale l’Agroverde avrebbe usufruito di contributi europei finalizzati all’ammodernamento degli impianti, lavori poi eseguiti da imprese attigue al clan Madonia. Oltre a Italiano l’inchiesta coinvolge altri 9 indagati, tra...


Confiscati 78 milioni a imprenditore

Set 10th, 2008 | Categoria: news
Il 2 settembre scorso, il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto la confisca di beni mobili e immobili per un valore di 78 milioni di euro appartenenti a Cipriano Chianese, imprenditore attivo nel settore smaltimento rifiuti ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Il Tribunale gli ha imposto la sorveglianza speciale per 3 anni e mezzo. L’ingente patrimonio è costituito da quote societarie, appartamenti dislocati tra Roma e Caserta, da un complesso alberghiero a Formia, da altri immobili e da titoli e contanti per 20 milioni di euro.