Articoli con tags ‘ imprenditori ’


Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

Mag 5th, 2011 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
«L’Italia ha la migliore normativa antimafia invidiata da molti altri Paesi, specie dagli Stati Uniti». Così Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha esordito davanti alle 500 persone presenti ieri, mercoledì 4, nell’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo. Centinaia di persone che hanno accolto il pm con un lungo e accorato applauso; moltissimi i giovani presenti, affascinati dal magistrato carismatico che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata il fulcro della propria carriera. Una professione «che ho scelto ma che, credetemi, comporta tanti, tanti sacrifici. Io ho sempre cercato di svolgerla al meglio, con professionalità e rigore, senza farmi condizionare dal senso comune della collettività, com’è giusto che accada in magistratura. Perché altrimenti si assisterebbe alla mancanza della democrazia». (altro…)


Libero Grassi e l’imprenditoria padana

Feb 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Quello che abbiamo tra le mani è un volumetto realmente prezioso. “Mafia o sviluppo”, del febbraio 1992, è il primo quaderno pubblicato dall’Osservatorio Libero Grassi a pochi mesi dalla morte dell’imprenditore siciliano, ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991. Il libro raccoglie gli atti del convegno organizzato il 4 maggio 1991 a Palermo dalla Federazione dei Verdi. «Il dibattito voleva essere un’iniziativa di solidarietà a Libero Grassi – scrive la moglie Pina Maisano nell’introduzione – ma la partecipazione non è andata oltre le 30 persone, se si toglie per qualche tempo la presenza, casuale, di una scolaresca in visita al palazzo». Erano trascorsi pochi mesi da quando l’imprenditore aveva osato sfidare i propri estorsori indirizzando loro una lettera aperta, e la tensione successiva a quel gesto è perfettamente percepibile nei toni tesi del dibattito raccolto nel volume. Dalle sue pagine prendono vita non solo i botta e risposta tra Grassi e Giuseppe Albanese, presidente dell’Api, esponente di quell’imprenditoria meno esposta sul tema della criminalità e convinta che denunce e giornalismi troppo focalizzati sulla mafia danneggino la regione e la sua economia, ma anche le parole a tratti profetiche di Umberto Santino, direttore del Centro Impastato, che invita tutti a «non fare...


‘Ndrangheta, sette arresti della cosca Piromalli grazie alla denuncia di due imprenditori

Dic 20th, 2010 | Categoria: news
Un’altra crepa nel muro d’omertà che consente alla criminalità organizzata di prosperare. Due imprenditori presi di mira dalla cosca dei Piromalli hanno avuto la forza di reagire e, dopo avere subito una richiesta estorsiva, hanno denunciato i loro taglieggiatori. E’ successo a Gioia Tauro, in quella Calabria dove la ‘ndrangheta ha sempre represso con durezza i tentativi di ribellione “civile”. Grazie alla denuncia dei due imprenditori sono finite in carcere sette persone accusate di estorsione con l’aggravante di avere agevolato “l’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta”. A capo del gruppo di presunti estorsori, secondo quanto è emerso dalle indagini della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Gioia Tauro, ci sarebbe Girolamo Piromalli (nella foto), di 30 anni, figlio di Gioacchino Piromalli a sua volta cugino del capocosca Giuseppe, detto “facciazza”. Girolamo Piromalli era dunque noto alle forze di polizia, che già lo fermarono nell’ambito nell’operazione “Cent’anni di storia” del luglio 2008. In occasione di quell’operazione, però, il provvedimento di fermo non venne convalidato e di conseguenza Piromalli tornò in libertà. Negli ultimi due anni la Dda di Reggio Calabria non lo ha perso di vista ed ha continuato ad indagare su di lui, scoprendo così l’attività estorsiva che aveva...


Gargano, trovati i corpi degli imprenditori scomparsi

Nov 29th, 2010 | Categoria: news, prima pagina
Erano scomparsi il 18 novembre scorso. Giuseppe e Martino Piscopo, fratelli di 51 e 45 anni,  imprenditori nel settore turistico, gestivano un villaggio vacanze nei pressi di Vieste, in Puglia.  Dopo dieci giorni di ricerche i loro corpi sono stati ritrovati. La carcassa di un’auto bruciata, nascosta in una radura tra Vieste e Peschici, conteneva i due corpi irriconoscibili: le mani legate dietro la schiena, uccisi sul sedile posteriore con un colpo di lupara e tre di pistola. Poi il rogo per distruggere cadaveri, macchina e tracce. Secondo gli investigatori della Procura di Foggia, che ha condotto le indagini, il tutto si è svolto nell’arco di un quarto d’ora tra rapimento e omicidio. “Le modalità del duplice omicidio dimostrano che la mafia è tornata a colpire sul Gargano in maniera efferata e violenta». Lo scrive la Procura Distrettuale Antimafia di Bari. Un omicidio di mafia, dunque. Contrariamente a quanto pensato in un primo momento i due imprenditori, descritti come “tranquilli lavoratori”, intrattenevano forse rapporti pericolosi perché: “Non è che un duplice omicidio si possa realizzare così, in modo semplice e da sprovveduti. C’è qualche questione che bisogna approfondire” dichiara Antonio Diomeda, comandante provinciale dei carabinieri, che aggiunge: “Evidentemente c’è...


Infiltrazioni ‘ndranghetiste nella ricostruzione dell’Abruzzo

Nov 4th, 2010 | Categoria: news
Sabato scorso – il 30 ottobre – a Reggio Calabria sono state arrestate 33 persone. Secondo la Procura della provincia reggina gli indagati sono esponenti delle cosche Borghetto-Caridi-Zindato oltre che Serraino e Rosmini. L’importanza di questi arresti sta, secondo la stessa procura, nel ruolo ‘dirigenziale’ svolto dagli arrestati. Nel gruppo spiccano infatti i nomi di Diego Rosmini, Domenico Serraino e Giuseppe Zindato, tutti esponenti di primo piano. L’attività degli investigatori della Questura di Reggio era cominciata nel 2007 ma le indagini interessano un arco temporale che inizia nel 2002 e finisce col giorno degli arresti. I crimini contestati sono numerosi: omicidi, estorsioni, danneggiamento a fini estorsivi, detenzione e porto di armi, fittizia intestazione di beni e attività imprenditoriali. I Borghetto-Zindato-Caridi come anche i Serraino e i Rosmini esercitavano il controllo del territorio tramite la pratica estorsiva. I loro obbiettivi prioritari erano gli esercizi commerciali; il settore più fruttuoso era quello edile: per l’esecuzione di qualsiasi genere di lavoro venivano imposte agli imprenditori le ditte gradite ai vertici del clan. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura erano in realtà 34. L’assente, tuttora latitante, è Francesco Zindato, sospettato di essere l’autore dell’omicidio di Giuseppe Lauteta, avvenuto l’11 gennaio 2006...


Blitz alle falde dell’Etna. Indagati amministratori, imprenditori e cosche

Nov 3rd, 2010 | Categoria: news
Quarantasette ordinanze di custodia cautelare in carcere e sequestri di beni per 400 milioni circa. Questi i numeri dell’operazione Iblis messa in atto stanotte dai carabinieri del Ros. I comandi coinvolti hanno sede in differenti regioni italiane – Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia – vista la rete composta dagli indagati: amministratori, imprenditori e appartenenti a Cosa nostra. Le richieste di arresto sono state formulate dalla Dda di Catania e emesse dal Gip Luigi Lombardo. La gamma di reati ipotizzati spazia dall’associazione mafiosa all’omicidio, dall’estorsione alla rapina. Determinanti ai fini dell’inchiesta sono le dichiarazioni di almeno due pentiti: il colletto bianco Eugenio Sturiale e il sicario Maurizio Avola, esponente del clan Santapaola che si è autoaccusato di oltre 50 omicidi. Iblis aveva l’obiettivo di acclarare il sistema di infiltrazione di Cosa nostra negli appalti pubblici del territorio alle falde dell’Etna. A Catania gli occhi delle forze dell’ordine erano da tempo puntati sugli interessi criminali e le relative collusioni in ambiente amministrativo, oltre che ai sodalizi col settore imprenditoriale. I 400 milioni di beni sequestrati sono infatti riconducibili alle imprese coinvolte. I settori di attività delle imprese sono piuttosto vari – dalla grande distribuzione all’edilizia, al commercio, al movimento...


La P3 scoperta da Cordova

Ago 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Certe intuizioni falliscono perché arrivano troppo presto, quando nessuno è ancora disposto a sostenerle. Oppure quando non sono sufficientemente definite o hanno avversari troppo potenti. Quale che sia il caso, il silenzio è stato il destino dell’intuizione investigativa di Agostino Cordova, figura controversa e testarda, che da procuratore di Palmi firmò, nel 1992, la prima grande inchiesta italiana sulla massoneria deviata. Partendo dagli affari del clan Pesce, attraverso la scoperta di relazioni pericolose tra mafiosi, politici e imprenditori calabresi, Cordova finì nelle trame degli affari miliardari di Gelli e di una miriade di personaggi legati a logge massoniche coperte. Fu come aprire un vaso di Pandora, da cui continuavano a uscire nomi e connessioni. Il 27 maggio del 1993 Cordova inviò un rapporto al Csm sull’ingerenza dei massoni nel potere pubblico: consegnò i nomi di 40 giudici e due liste di parlamentari. Comunicò che almeno 40 degli inquisiti della tangentopoli milanese erano massoni, così come lo erano 11 dei parlamentari per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere. Alla conclusione delle indagini scrive: «La massoneria deviata è il tessuto connettivo della gestione del potere […]. È un partito trasversale, in cui si collocano personaggi appartenenti in varia misura a quasi tutti...


Reggio Calabria, clan alleati per gli affari

Giu 23rd, 2010 | Categoria: news
Questa mattina ha preso il via l’operazione coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Il gip della Procura distrettuale antimafia di Reggio ha emesso 42 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti presunti affiliati alle cosche Condello e De Stefano-Libri. Gli arresti Non sono avvenuti solo nella provincia calabrese e nella sua cintura ma anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Le famiglie Condello e De Stefano – Libri, a capo delle quali sedevano i boss delle due cosche Pasquale Condello, arrestato il 18 febbraio 2008 dopo 18anni di latitanza e Giuseppe De Stefano, erano fino a poco tempo fa sanguinosamente contrapposte. L’operazione odierna dei carabinieri, denominata Meta, le descrive alleate e dedite alla creazione di una rete di controllo di alcuni appalti pubblici a Reggio Calabria, ma non solo. La trentina di imprenditori arrestati oggi conferma la collusione di parte della società abbiente con  la ‘ndrangheta. I beni, mobili e immobili, sequestrati ammontano a un valore di circa 100 milioni di euro. Tra questi, oltre a una casa di riposo per anziani di Reggio Calabria, ci sono numerosi appartamenti, attività commerciali e quote societarie. Delle 42 ordinanze già 40 sono state eseguite, dei due nomi mancanti uno...


Palermo: 19 arrestati tra imprenditori e boss

Giu 10th, 2010 | Categoria: news
Palermo – Oggi la polizia di stato con la squadra mobile di Palermo ha eseguito 19 arresti nei confronti di esponenti di Cosa nostra e del mondo dell’imprenditoria, al termine di un’operazione denominata “Mafia e appalti” cominciata nel 2005. Grazie a pizzini e intercettazioni la Procura di Palermo è riuscita a venire a capo del sistema tramite cui Cosa nostra manteneva il controllo del mercato edilizio. La presenza nel settore degli appalti pubblici veniva esercitata tramite alcuni imprenditori proprietari di società rilevanti nel mercato immobiliare palermitano. Nome importante nell’elenco è quello di Francesco Lena, intestatario della Santa Anastasia, nota azienda produttrice di vino di Castelbuono. L’imputazione è di associazione mafiosa, riciclaggio di denaro, interposizione fittizia di beni ed estorsione.


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Apr 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
testo e foto di Davide Mazzocco
Parigi, Grenoble e Cochabamba hanno già sottratto la gestione degli acquedotti alle multinazionali, con enormi benefici. In Italia, invece, si è appena aperta la campagna referendaria perché essa continui ad essere un bene pubblico. Gli esiti sono incerti. Intanto, chi pagherà i costi del servizio? (altro…)