Articoli con tags ‘ Hamid Karzai ’


Veleni nell’aria

Dic 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A un anno dal suo secondo mandato, il presidente colombiano Alvaro Uribe deve affrontare la minaccia della maggioranza democratica al Congresso statunitense di ridurre il finanziamento al Plan Colombia. Nonostante gli ingenti contributi già stanziati e l’uso massiccio di pesticidi, infatti, produzione e traffico di cocaina sono in costante aumento. Ma il governo di Bogotà, pur di garantirsi la rassicurante pioggia di dollari, ha offerto il proprio territorio per la costruzione della più vasta base militare Usa in America Latina Ci sono verità che non hanno più bisogno di essere dimostrate. Una di queste è l’inutilità della cosiddetta “guerra alla droga” nei paesi produttori. O meglio, l’inutilità di tanti soldi spesi, di tanta propaganda fatta e di tanti morti provocati da quasi trent’anni a questa parte, allo scopo di diminuire la coltivazione e il commercio degli stupefacenti. Lo provano le nostre strade, dove le dosi sono vendute a prezzi da discount, ma anche, ad esempio, i due paesi simbolo delle droghe più usate al mondo, l’eroina e la cocaina. Nell’Afghanistan “liberato e democratico” la produzione d’oppio è aumentata nel 2006 del 49% rispetto all’anno precedente (passando da 4.100 a 6.100 tonnellate), secondo il rapporto 2007 sul narcotraffico nel mondo, pubblicato dall’Ufficio delle...


Polveriera Afghanistan

Set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Ricchi di risorse e situati in posizione strategica, gli Stati dell’Asia centrale rappresentano oggi il terreno su cui si giocano i nuovi equilibri globali.Prima parte di un reportage lungo la Via della seta, dove mafie, terrorismo e traffici illeciti incontrano gli interessi di regimi locali e grandi potenze occidentali  Era sera e Jamshed (Jimmy) Baig stava uscendo dal suo negozio di tappeti e prodotti artigianali pakistani in Saddar Road per tornare a casa quando cominciò il suo lungo incubo. Era il 1999 e Peshawar si trovava nel pieno della stagione turistica: gli stranieri, non ancora spaventati dall’integralismo islamico di bin Laden e dallo “scontro tra civiltà” scoppiato dopo l’11 settembre, riempivano alberghi e negozi. Da tre anni i talebani avevano preso il potere a Kabul, ma per loro ancora non erano finite le lune di miele: con il governo di Musharaff il cui esercito sosteneva il mullah Omar nella repressione alla guerriglia del tagiko Massud e delle altre forze d’opposizione nel nord del Paese; con gli americani, che dai barbuti repressori di donne continuavano a mandare loro delegazioni per concludere accordi e per definire il progetto per il passaggio dell’oleodotto che dal Caspio doveva portare il greggio fino alle coste pakistane. La bastonata che gli arrivò...


Ong, la rete smantellata

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Prima dell’11 settembre in Afghanistan operavano 270 organizzazioni non governative, la maggior parte delle quali erano state costituite sul posto. Attraverso la fondazione di Ong regolarmente riconosciute dal governo talebano molti movimenti di opposizione hanno potuto operare in modo capillare, anche se “carbonaresco”, su tutto il territorio nazionale, perseguendo finalità che spesso andavano oltre quelle ufficialmente dichiarate. «Si presentava semplicemente un progetto di lavoro – l’irrigazione dei campi, lo sminamento di un’area, la costruzione di una strada – ad uno dei vari ministeri. Se l’iniziativa era approvata, si aveva diritto ad una sede, a telefoni, soprattutto potevamo incontrare altre organizzazioni, nazionali ed internazionali e parlare con gli stranieri, giornalisti compresi» spiega Baheen Sultani Ahmad, ex giornalista, ex presidente della Gwa (General Working and Developing Association) e ora dipendente delle Nazioni Unite. «Come Ong avremmo dovuto lavorare esclusivamente per il progetto dichiarato. Ma, di fatto, il nostro scopo era tutt’altro. La mia organizzazione si occupava dell’educazione delle donne, soprattutto quelle dei villaggi. Nell’ultimo periodo erano oltre seicento le ragazze che seguivano i nostri corsi. I professori andavano in giro per insegnare a leggere e a scrivere o a colmare le lacune dell’Università: futuri ingegneri, invece di imparare a costruire un ponte o...


Vite a credito

Mag 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Finita la guerra, l’oppio continua ad essere la base della fragile economia afgana. Con l’oppio si acquista, con la promessa dell’oppio si ricevono crediti, con l’oppio, anche, ci si distrugge. Per dimenticare miseria e disperazione Il violento terremoto di domenica 3 marzo ha reso inagibile una delle più ampie stanze del Ministero per il Controllo della droga di Kabul. Gli altri locali, quelli che non sono stati danneggiati, si trovano comunque in situazioni precarie. In molti uffici mancano le sedie, i tavoli, le macchine da scrivere, i fogli di carta e le penne sono contati. Solo i muri dell’ufficio di Abdul Hai Elahi, ministro senza portafoglio per la Droga del governo ad interim di Karzai, non sono scrostati. Il Ministero per la droga è l’unico a Kabul ad aver cambiato sede dopo la caduta dei talebani. Gli altri – quello per la Cultura, per l’Informazione, degli Interni, della Giustizia e per lo Sviluppo – sono rimasti negli stessi edifici di prima. E, con l’ovvia eccezione dei ministri, vi lavorano le stesse persone, con l’aggiunta di qualche donna assunta come impiegata. La scorsa estate avevamo incontrato Abdul Hamid Akhundzada, predecessore di Hai Elahi, in un edificio molto più prestigioso. Allora la “questione” della droga era, per vari motivi,...


Passati i talebani rimane l’oppio

Mag 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Nonostante i divieti del governo di Karzai, quantità ingenti di oppio continuano a uscire dall’Afghanistan. Ma nuove rotte e nuovi sistemi di contrattazione impongono un cambio di strategia nella lotta al narcotraffico Le ruspe erano già arrivate una volta, durante il regime talebano. Anche allora i fiori di papavero erano pronti per il raccolto. Ma i contadini non protestarono. In tutto il paese non vi furono incidenti e in breve tempo l’Afghanistan – perlomeno la parte sotto il controllo del mullah Omar e dei suoi sgherri – fu dichiarato poppy free.  Le ruspe sono tornate all’inizio dello scorso aprile. Non dappertutto e non con l’intenzione di radere metodicamente i raccolti, com’era successo al tempo dei talebani. Ma lì dove si sono fatte vedere, i contadini erano preparati a riceverle. Le reazioni sono state decise e violente, anche a Kabul. E così la protesta contro la nuova “missione moralizzatrice” ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, che il governo ad interim di Karzai non possiede certo l’autorità e la forza di persuasione riconosciuta, in tutte le province, ai talebani.  Forconi e fucili Per difendere i raccolti è scoppiata una piccola, ma significativa guerra civile: da un lato i contadini, armati solo di pietre e di forconi, ma...