Articoli con tags ‘ guerriglieri ’


Frontiere a rischio

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Il controllo dei confini amazzonici della Colombia è impraticabile. Da sempre ne traggono vantaggio Farc, paramilitari e narcotrafficanti, il cui attivismo mina i rapporti diplomatici con gli Stati limitrofi   «L’Ecuador confina con le Farc, non con la Colombia». Questa frase poco diplomatica del ministro della Difesa ecuadoriano Sandoval, oggi dimissionario, riassume con precisione la situazione della frontiera nord. Una frontiera porosa, di difficile controllo da sempre, dove la violenza è esercitata da tutti coloro che sono parte attiva di un conflitto, quello colombiano, apparentemente senza vie d’uscita. Un conflitto in espansione, che sta raggiungendo province che ne erano rimaste al margine e che pericolosamente oltrepassa i confini.   Sulle rive del Putumayo. La provincia del Putumayo, in piena foresta amazzonica alla frontiera con l’Ecuador, è centro di attività illegali, di scontri, di alleanze spurie. Una zona abbandonata dallo Stato che qui non esercita sovranità, che non applica politiche sociali né educative, che non destina fondi allo sviluppo né al miglioramento delle condizioni di vita né alle infrastrutture (salvo la petrolifera) per disinteresse, per inefficienza, per inerzia, perché la popolazione non è una riserva di voti importante da sedurre. Qui si agitano i protagonisti di uno degli scenari più convulsi della Colombia: narcotrafficanti, guerriglieri,...


Il risiko sanguinoso del centro america

Ott 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Dal Nicaragua alla Costa Rica, dal Guatemala al Belize: il Centro America non ha pace tra terrorismo e scontri di frontiera, atti di forza e richiami al nazionalismo. Conflitti dimenticati, mossi spesso da rivendicazioni pretestuose, a dimostrazione della fragilità di quelle recenti democrazie Movimenti di truppe verso il confine, scavi di trincee, chiusura dei posti di frontiera. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo, lo scorso Natale in Centroamerica. Motivo della mobilitazione: la ratifica da parte del Congresso dell’Honduras del trattato di delimitazione marittima con la Colombia. Una firma che al Nicaragua era apparsa come una provocazione, vista la secolare pretesa che questo Paese ha verso San Andrés, un arcipelago dell’Atlantico ormai a tutti gli effetti territorio colombiano. Il presidente Alemán, da mesi impegnato anche in una disputa sulla frontiera Sud con il Costa Rica, non aveva perso tempo, lanciando l’ennesima crociata per la difesa dei confini patrii, chiamando i nicaraguensi a vendicare l’offesa con qualsiasi mezzo. La risposta, esagerata e incomprensibile per i non addetti ai lavori, dimostrava una volta di piú il labile equilibrio delle democrazie centroamericane, protese da un lato a scacciare i fantasmi del passato, ma dall’altro ancora ancorate agli schemi tradizionali laddove, periodicamente, si faccia ricorso...


La strage e la farsa

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Battaglioni di civili addestrati da mercenari, le milizie paramilitari sono da vent’anni l’anima nera della Colombia. Ufficialmente condannate dallo Stato, usate di fatto per le operazioni “guerra sporca” contro la guerriglia e i civili disarmati “Cominci la strage, lasciate entrare i Mastini da guerra» il William Shakespeare del Giulio Cesare potrebbe essere il cronista delle stragi che insanguinano ogni giorno la Colombia. Che risultano agghiaccianti anche solo a leggerle, filtrate e ripulite, sui quotidiani di Bogotà, quando ormai la morte ha già fatto il suo lavoro e gli assassinati sono già stati sepolti. Nell’intricato puzzle di sangue colombiano si combattono tante guerre. Quella tra l’esercito e la guerriglia è soltanto la più conosciuta. Brutale, fatta di imboscate, tranelli, assalti ai villaggi, battaglie all’ultimo sangue, dove non si fanno prigionieri. E spietata, realizzata con i mezzi più efferati di distruzione, dalle mine antiuomo, ai bombardamenti indiscriminati fino all’utilizzazione come razzi delle bombole a gas. Una guerra irregolare che fa molte vittime tra i civili, presi da due fuochi, sia nelle incursioni guerrigliere che nelle successive controffensive dei battaglioni dei rangers controguerriglia. Vittime che generali e comandanti considerano troppo spesso cinicamente inevitabili. Ma un’altra guerra è ancora più feroce: la carneficina compiuta da civili...


Noticieros de guerra

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Sottoposta per anni a un’accurata operazione di cosmesi, la Colombia sta ora rivelando il suo volto di miseria e violenza. La mancanza di legalità e gli interessi occidentali frenano il processo di pacificazione Per anni la Colombia è riuscita a nascondere sé stessa. Al mondo, raccontando che la sua barbarie era tutta colpa di Pablo Escobar. E a quanti la visitavano, che di quella barbarie non vedevano segno. Né nelle strade caotiche di Bogotà, vicino al Museo dell’Oro o dal belvedere di Monserrate, né a Cali, né nella malfamata Medellin, straordinariamente efficiente e accogliente, né tra le viuzze coloniali di Cartagena. Né, tanto meno, sulle spiagge caraibiche, sui valichi andini o nei principali siti archeologici. La Colombia non è mai apparsa attanagliata dalla paura e da una rivoltante miseria come, ad esempio, il Perù o il Guatemala, Paesi ben più frequentati dai turisti occidentali. L’altra Colombia, dei record di sangue, quella descritta impietosamente dai contabili internazionali della violenza, è sempre stata invisibile. Qualche mitraglietta o fucile di troppo, nelle zone commerciali davanti ai supermarket, o nei quartieri residenziali, sulle spalle dei custodi dei palazzi. Qualche posto di blocco. Molti mendicanti, ma ormai ne è pieno il mondo. E nulla di più. L’altra Colombia appariva...