Articoli con tags ‘ guerra ’


Silenzio di piombo. Poligoni e veleni in Sardegna

Mar 9th, 2016 | Categoria: articoli, prima pagina
di Mariangela Maturi
[Questa che segue è la prefazione della giornalista Mariangela Maturi al suo libro Silenzio di piombo, appena edito dalla Round Robin. La pubblichiamo per gentile concessione della casa editrice] Palau, costa nord orientale della Sardegna. Marco e i suoi amici si svegliarono di prima mattina, pronti a salpare. Chi va per mare sa bene che le migliori uscite si fanno all’alba. Preparata la cambusa e mollati gli ormeggi, quei tre uomini in barca presero il mare dal porticciolo di fronte alla Maddalena, con l’idea di trascorrere la prima giornata di navigazione costeggiando la Sardegna orientale nella perfetta cornice di un mare clemente, un bel sole e un buon vento. Invece, una serie di sfortunate circostanze gettò i provetti navigatori in un’odissea che ancora oggi raccontano con stupore. Dopo qualche ora di timone, superato il promontorio di Murtas, capirono che qualcosa non andava. Un monoposto militare sfrecciava insistentemente sopra le loro teste, cercando di avvisarli di qualcosa. La loro radio di bordo era infatti fatalmente rotta e l’aereo cercava di attirare la loro attenzione perché erano entrati nella zona a mare del poligono interforze del Salto di Quirra, distaccamento di Capo San Lorenzo, senza rendersene conto. Alcuni militari li approcciarono con una...


Congo, come si prepara una guerra criminale

Nov 29th, 2012 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
La crisi della Repubblica democratica del Congo non trova soluzione, malgrado i tentativi diplomatici. Dopo l’offensiva che ha portato il M23 alla conquista di Goma (importante centro al confine con il Ruanda) si è tenuto il 23 novembre scorso un vertice internazionale a Kampala, capitale dell’Uganda, finalizzato a evitare un’escalation del conflitto. Questa Conferenza internazionale della regione dei Grandi Laghi ha prodotto un cessate il fuoco gravido di polemiche. “I ribelli dovranno uscire dalla città sulla base di un piano che gli consegneremo. Ci sarà una forza presente per assicurarci che nessuno commetta violazioni del cessate il fuoco” hanno annunciato da Kampala i capi di Stato di Uganda, Rd.Congo e Burundi. Critico invece Paul Kagame, presidente del Ruanda, che ha ribadito che “di fronte a problemi così complessi non servono scambi d’accuse né rendere gli altri responsabili dei propri problemi”. Prima della conclusione della riunione di Kampala, le autorità ruandesi hanno invitato Kinshasa ad avviare un dialogo politico con la ribellione; una strada che finora i governanti congolesi non hanno mai contemplato. Se il Ruanda arma i miliziani La posizione ruandese, sostanzialmente a favore dei ribelli del M23, trova una spiegazione nel recente report degli esperti dell’Onu, che scrivono: “Il governo ruandese...


Congo, tra false notizie e potere criminale

Ago 28th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Nella Repubblica democratica del Congo vige una pace fragile, così fragile che quando nel luglio scorso Thomas Lubanga è stato condannato dall’Aja a 14 anni di carcere con l’accusa di aver reclutato bambini soldato durante la guerra in Ituri del 2002-2003, una levata di scudi da parte di alcune fazioni delle milizie lui fedeli ha riacceso il conflitto. Un conflitto perenne, anche dopo gli accordi di pace, che vede contrapposte milizie criminali ed esercito regolare. Una contrapposizione fittizia, poiché entrambi concorrono al controllo delle risorse naturali e al loro sfruttamento illecito (su questo si legga: Le mafie dietro la guerra, Narcomafie 7-8/ 2011). Lo scopo della guerra, insomma, è solo il denaro. Occorre quindi controllare il territorio, con le sue miniere, e sottomettere la popolazione (specie minori) facendone minatori, soldati o schiavi sessuali. I signori della guerra congolesi sono criminali, nessuna idealità politica li muove. Nessuna. Ma essi stessi non sono che burattini nelle mani di padroni invisibili che tirano le fila di un conflitto che, grazie al volume di traffici illeciti prodotti, arricchisce una lunga filiera criminale e affama milioni di persone. Quello del controllo delle miniere è il business più lucroso: oro, stagno, diamanti fino al prezioso coltan, una...


Pacekeeping, la guerra comincia a casa

Gen 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Davide Mazzocco
Dopo aver fatto il loro dovere sui fronti caldi del pianeta, migliaia di soldati e di membri di ong sono ammalati di cancro. La causa è l’esposizione non protetta – fino a fine anni 90 – all’uranio impoverito contenuto negli armamenti Nato. Eppure la sua tossicità era nota da almeno 30 anni (altro…)


Le guerre vanno, le mafie restano

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
  Millenovecentonovantanove: intervento Nato in Kosovo. Dieci anni ci separano da un conflitto che ha stravolto il diritto internazionale, definito nuovi assetti geopolitici e introdotto nuovi attori. L’azione della Nato nel cielo della Serbia comunque sia etichettata – “operazione di polizia internazionale” o “ingerenza umanitaria” – ci ha condotto verso un nuovo ordine mondiale, conseguenza della caduta del muro di Berlino. Un ordine scandito dalla ritrovata praticabilità della violenza armata e da una rivalutazione della sua utilità come strumento di risoluzione delle controversie. Bosnia, Croazia, Serbia, Kosovo ce lo hanno dimostrato. Gli anni seguiti allo sgretolamento del blocco sovietico hanno posto l’umanità di fronte all’emergere di nuove guerre, frutto della globalizzazione, figlie dei processi di privatizzazione della violenza. I conflitti dei Balcani hanno espresso un nuovo modo di concepire la guerra. Di fronte al crollo del comunismo, sono nate organizzazioni criminali schierate e collegate fra loro secondo logiche diverse dalla contrapposizione di un mondo bipolare, Usa/Urss. Durante la guerra serbo-bosniaca, per esempio, sul versante macedone si vide una stretta collaborazione nel contrabbando di armi fra gruppi di musulmani e di cristiani ortodossi, gli stessi che  a qualche chilometro di distanza si massacravano brutalmente. Solo una delle tante dimostrazioni del conflitto balcanico...


La stabilità in ostaggio

Dic 10th, 2008 | Categoria: recensioni
Quello che racconta Francesco Strazzari in Notte balcanica ci riguarda tutti, da vicino. E non solo perché nei Balcani l’Unione Europea sta giocando la sua più importante partita nell’arena internazionale, assumendosi nel Kosovo chiare responsabilità di politica estera. Il saggio è un viaggio, vissuto e testimoniato, nel “sottobosco balcanico” governato da forze economiche opache che, attraverso vorticosi capitali e pericolose influenze politiche, stanno cambiando il rapporto di categorie che fino a prima della caduta del muro di Berlino si davano come universali ed immutabili: sovranità e criminalità. Notte balcanica è uno sguardo tagliente e disinibito sugli avvenimenti tragici che hanno caratterizzato la periferia del sud-est europeo dopo il crollo dei regimi socialisti. Uno scrupoloso sguardo scandaglia tra i fondali delle zone grigie in cui prosperano clientelismi mafiosi. È netta la denuncia: la stabilità della parte orientale dell’Europa è tenuta in ostaggio da commistioni tra criminalità organizzata e connivenze politiche. Come ha sostenuto Luca Rastello, giornalista di frontiera e scrittore, l’analisi delle strutture criminali è «essenziale per capire il nuovo equilibrio sociale. L’economia criminale è sempre più il terreno su cui si forgiano i fenomeni decisivi del mondo: oggi pare essere il modello vincente perché è quello che produce ricchezze rapide. Accumulazioni...


La convivenza armata

Ott 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Gli instabili equilibri tra israeliani e palestinesi si fondano, anche, sulla militarizzazione dei territori. E, da entrambe le parti, c’è chi con le armi fa ottimi affari In Israele e nei territori palestinesi di armi se ne vedono continuamente. In una situazione di tensione e di conflitto permanente che dura da sessant’anni, la militarizzazione è diventata parte della vita quotidiana e si è insinuata nelle immagini della società. Ma l’argomento armi rimane un tabù, da entrambe le parti, anche se per diverse ragioni. In Palestina, la gente preferisce non parlarne: «È un discorso sensibile», risponde quando la si interroga in proposito. In Israele, la proliferazione di armi leggere possedute da militari e civili passa inosservata, come si trattasse di un dato acquisito, e si preferisce piuttosto discutere di sicurezza.  Eppure, le armi giocano una parte fondamentale nel conflitto, e aumentano esponenzialmente mano a mano che ci si avvicina alle zone calde. Sono le mitragliatrici dell’Idf, l’esercito israeliano, e delle forze di sicurezza palestinesi. Sono, anche, i fucili dei civili israeliani, spesso coloni, che sentono il bisogno di proteggersi da soli. Le armi della resistenza palestinese (o dei terroristi, a seconda della prospettiva da cui si guarda), invece, rimangono nascoste, e compaiono solamente...


Kosovo, davvero unico

Giu 10th, 2008 | Categoria: Orient Express, recensioni
Sosteneva Winston Churchill che i Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire. Senza dubbio, così è per il Kosovo. Votando unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, il 17 febbraio scorso, Pristina ha contribuito a cambiare gli assetti geopolitici dell’intera area balcanica e non solo. Il «Kosovo è un caso unico», hanno ripetuto come un mantra le cancellerie europee e il Dipartimento di Stato americano nei mesi che precedevano l’independence day dell’ex provincia serba. «È un caso unico» è la tesi sostenuta anche dal giornalista free lance Matteo Tacconi, in Kosovo. La storia, la guerra, il futuro, pubblicato questo mese per Castelvecchi. Identica la materia, stesse le problematiche. Differenti però le analisi sviluppate per arrivare all’assunto e, soprattutto, diversa l’ottica con cui l’autore inquadra il contesto. Per Usa e Ue, fautori dell’indipendenza, la nascita del settimo Stato post jugoslavo non costituisce alcun precedente nelle relazioni internazionali. Nessun altro territorio carico di velleità indipendentiste – dai Paesi Baschi, all’Ossezia – potrà prendere a modello l’esperienza kosovara. «Un dogma che non ha convinto né Mosca né Pechino né una parte della stessa Ue», precisa Tacconi. Secondo l’autore, fine conoscitore della regione balcanica, il dibattito sulla legittimità dell’indipendenza del Kosovo è solo...


Seppellita l’ascia di guerra? No, e l’Africa preferisce il kalashnicov

Apr 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Per la sua instabilità politica e per le numerose guerre e rivolte ancora in corso, il continente africano è una piazza privilegiata per il mercato di armi. Quello clandestino come quello ufficiale, nel quale non mancano aspetti oscuri e buchi legislativi La proliferazione di armi è una questione complicata, con canali di generazione e di estensione difficili da controllare o da monitorare, che sfuggono alle procedure internazionali. Per di più anche nel commercio regolare di armi tra Stati esistono dei “buchi”, determinati da clausole segrete nei rapporti commerciali bilaterali, che nascondono la vera entità di questo mercato. È pertanto opportuno distinguere tra il commercio ufficiale di armi e quello illegale o clandestino.  Nel continente africano l’instabilità politica degli Stati è in parte indotta dalle possibilità crescenti di accesso al mercato delle armi sia degli attori statali (governi, milizie paramilitari) sia di quelli non statali (milizie ribelli, movimenti di opposizione). La presenza di molteplici attori non sempre identificabili nella filiera dello smercio di armi rende spesso il traffico invisibile. In modo particolare le piccole armi (quelle per uso personale, tra cui revolver, pistole automatiche o semiautomatiche, fucili, carabine, mitragliatrici) e le armi leggere (le armi maneggiate da più persone, tra cui cannoni, obici,...


Le falle nel Muro

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Dovrebbe tenere lontani israeliani e palestinesi. In realtà, lo attraversano migliaia di persone ogni anno – pagando un “pedaggio” – per cercare un lavoro (in nero) o per commerciare. Qualcuno per farsi esplodere. E poi merci, documenti falsi, armi e reperti archeologici, specialità della mafia russa che in Israele ha radici profonde Quando il cielo è terso, dice il tassista, da quassù si vede il mare di Haifa, una cinquantina di chilometri più a ovest: oltre i cardi e gli ulivi, la striatura grigiastra del muro di sicurezza israeliano, i campi coltivati di cui i profughi di Jenin, che da quelle terre fuggirono nel ’48, continuano a rimpiangere ogni zolla. Mentre la sua mercedes s’inerpica sulla strada per Al Arraqa, nel nord della Cisgiordania, il tassista non smette di parlare. Indica i manifesti dei caduti contro gli israeliani che tappezzano muri e tralicci e snocciola nomi. «Anche i bambini li conoscono», dice. Un po’ come da noi ricordano quelli dei calciatori sulle figurine. Il manifesto più fresco ritrae un ragazzo sulla ventina, di profilo, con alle spalle la cupola dorata della moschea di Al Aqsa e vampe di fuoco. Samir Ahmad, il giovane nella foto, conosceva bene questa strada: unisce Al Arraqa,...