Articoli con tags ‘ Giuseppe Pignatone ’


Le “Mafie di Roma” a processo

Feb 1st, 2016 | Categoria: articoli, prima pagina
di Norma Ferrara e Edoardo Levantini
Due processi e un’unica linea difensiva. Obiettivo: dimostrare che a Roma non esistono mafie autoctone. Accade da alcuni mesi nelle aule del tribunale della Capitale dove si stanno svolgendo, parallelamente, alcuni procedimenti giudiziari contro le “Mafie di Roma”: da Mafia Capitale alla Mafia del Litorale. Qui la parola d’ordine delle difese è diventata una sola: provare a smontare, pezzo dopo pezzo, l’accusa di 416 bis, ovvero l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Si tratta di una interessante  questione giuridica, non soltanto per i procedimenti in corso nella Capitale. Intorno a questa accusa, da mesi in tribunale si sono alzati i toni al limite dell’esercizio del diritto alla difesa – ha commentato in queste ore il presidente della Federazione nazionale della Stampa Italiana, Beppe Giulietti. E se da un lato alcuni avvocati hanno spostato in avanti il livello dello scontro, si sono moltiplicate  dall’altro le conferme dell’impianto accusatorio della procura di Roma. Ad oggi, oltre venti giudici hanno sancito, a più livelli, la “mafiosità” dei sodalizi criminali mandati alla sbarra dai pm romani. Cosa è accaduto al tribunale di Roma. Nell’ultima udienza per il processo d’Appello contro i clan di Ostia  nell’Aula Occorsio di Piazzale Clodio, a pochi passi dalla procura, l’avvocato Giosuè...


Mafia Capitale, confiscati beni per 25 milioni a Ernesto Diotallevi

Apr 29th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma –  a seguito della richiesta dei pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, sotto la direzione del procuratore Giuseppe Pignatone – ha confiscato beni per 25 milioni di euro ad Ernesto Diotallevi, considerato dalla Procura romana il referente di Cosa nostra nella Capitale. Nello specifico, sono stati confiscati quote societarie, immobili a Roma e Olbia, un hotel a Fiuggi, conti correnti e opere d’arte, per un valore tra i 25 e i 30 milioni di euro. Alcuni beni sono tuttavia stati esclusi dalla confisca con revoca del sequestro: il 50% della società “Lampedusa srl”, alcuni quadri, una vettura, il 49% del patrimonio aziendale della “Gamma Re srl” e una decina di conti correnti con importi intorno a 1.000 euro. Sono stati rigettati dal tribunale alcuni ricorsi di Banca Carim, Banca Sella e Banca Tercas, relativi a mutui e aperture di credito garantiti da ipoteca sugli immobili, ritenendo che questi siano stati concessi in malafede. I contratti erano stati stipulati in favore dei fratelli Diotallevi e della moglie di Ernesto, Carolina Lucarini. La sentenza potrà essere impugnata da Diotallevi in Corte di appello. Al tribunale di Roma si apre ad ogni modo...


Blitz nella capitale, maxi operazione di Carabinieri e Fiamme gialle

Dic 2nd, 2014 | Categoria: news
Oggi 2 dicembre la criminalità organizzata romana ha subito un duro colpo. I carabinieri del Ros, su ordine della Procura di Roma, hanno arrestato Massimo Carminati, detto “il Re di Roma”, capo di un clan romano, e con lui altre 28 persone, sue affiliate. Sono anche stati sequestrati 200 milioni di euro di beni, molti dei quali appartenevano a Carminati, che si serviva di prestanome per gestirli. “Il Re di Roma” – militante neofascista e accusato dal pentito della Banda della Magliana, Antonio Mancini, di aver ucciso il direttore del settimanale «Op Osservatorio Propaganda», Mino Pecorelli – oltre ad aver stretto legami con altri clan mafiosi italiani come Cosa nostra, aveva fatto in modo di crearsi una rete anche nel mondo dell’imprenditoria e della politica, per poter aggiudicarsi appalti, corrompere, estorcere e riciclare denaro. Infatti, il procuratore capo Giuseppe Pignatone, con l’aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli stanno indagando su 37 persone coinvolte nell’organizzazioni, tra le quale anche l’ex sindaco Alemanno. Sono state disposte decine di perquisizioni: negli uffici e commissioni della Regione Lazio, della Presidenza dell’Assemblea Capitolina, del consigliere regionale del Pd Eugenio Patanè, di quello del Pdl Luca Gramazio e del presidente dell’Assemblea...


Pignatone e Cortese trasferiti a Roma, capitale della violenza

Feb 9th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Alessia Càndito
Insieme hanno vissuto da protagonisti gli ultimi quattro anni della storia e della cronaca di Reggio Calabria. E adesso, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro hanno ricevuto il trasferimento ad altra sede. Per entrambi, il capo della Mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese, e il procuratore Capo, Giuseppe Pignatone, si tratta della capitale. Una sede prestigiosa, quanto complicata, soprattutto oggi che Roma sembra vivere una nuova stagione di violenza, tra gambizzazioni, agguati e omicidi sui quali si allunga l’ombra della criminalità organizzata. Il capo della Mobile, Renato Cortese ha salutato la città di Reggio Calabria “con un misto di felicità e tristezza”, ha dichiarato, “perché sono combattuto fra l’attesa di andare a Roma dove mi aspettano non solo un incarico importante allo Sco ma anche gli affetti familiari, e il dispiacere di lasciare il gruppo di lavoro che mi ha affiancato in questi anni». Pignatone invece non ha ancora fatto dichiarazioni, se non puntualizzare che “ad oggi sono ancora Procuratore Capo di Reggio Calabria e fino a quando lo sarò, continuerò a lavorare per Reggio Calabria”. Del resto, per l’ufficialità manca ancora qualche settimana. La Commissione per gli incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura l’ha indicato all’unanimità come prossimo procuratore...


Operazione Minotauro, quando il Piemonte è ‘ndranghetista

Giu 8th, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
“Un autonomo sodalizio”. Così il Procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli definisce la ‘ndrangheta in Piemonte. “Autonoma ma con radicamenti innegabili al sud, in Calabria”, aggiunge Giuseppe Pignatone, procuratore di Reggio. E la duplice presenza di Caselli e Pignatone restituisce la portata dell’operazione “Minotauro”. Cinque anni d’indagine “portati avanti da uomini straordinari con mezzi ordinari” afferma quasi commosso, in conferenza stampa, il colonnello De Vita. Tre distinti filoni d’indagine poi confluiti in un unico immenso dedalo di nomi, fatti, connessioni. Ben 191 persone iscritte nel registro degli indagati, 141 i mandati di custodia cautelare spiccati dal gip, due dei quali eseguiti in Calabria. Solo due, il resto è tutta una “questione settentrionale”. Tra i reati contestati: associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis), detenzione illegale di armi, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, riciclaggio ma anche “voto di scambio” (416 ter) reato che coinvolge esponenti politici e della pubblica amministrazione. Politica e ‘ndrine. Nevio Coral e non solo. “Stupisce e amareggia che ci siano numerosi casi singoli che riguardano...


Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

Mag 5th, 2011 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
«L’Italia ha la migliore normativa antimafia invidiata da molti altri Paesi, specie dagli Stati Uniti». Così Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha esordito davanti alle 500 persone presenti ieri, mercoledì 4, nell’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo. Centinaia di persone che hanno accolto il pm con un lungo e accorato applauso; moltissimi i giovani presenti, affascinati dal magistrato carismatico che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata il fulcro della propria carriera. Una professione «che ho scelto ma che, credetemi, comporta tanti, tanti sacrifici. Io ho sempre cercato di svolgerla al meglio, con professionalità e rigore, senza farmi condizionare dal senso comune della collettività, com’è giusto che accada in magistratura. Perché altrimenti si assisterebbe alla mancanza della democrazia». (altro…)


‘Ndrangheta, quattro arresti per l’attentato a Pignatone

Apr 15th, 2011 | Categoria: news
La polizia ha eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere contro altrettanti presunti affiliati al clan di ‘ndrangheta Lo Giudice, ritenuti responsabili degli attentati contro il procuratore generale di Reggio Calabria e delle minacce contro il procuratore capo della Dda reggina. Lo rivelano i carabinieri. I quattro uomini arrestati, fanno sapere gli inquirenti, avrebbero recitato un ruolo importante negli attentati dinamitardi compiuti contro il procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro e sarebbero i responsabili delle intimidazioni nei confronti del procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Tre degli uomini cui sono state notificate le ordinanze di custodia cautelare erano già in carcere, uno di loro era invece a piede libero. L’indagine, fanno sapere gli inquirenti, ruota attorno alle dichiarazioni del pentito Antonino Lo Giudice, che era a capo dell’omonima famiglia di mafia e che ha iniziato a collaborare con la giustizia dopo l’arresto e dopo essersi autoaccusato per l’organizzazione degli attentati alla Procura Generale di Reggio Calabria e all’abitazione del procuratore generale.


Pignatone sul Corriere: “Nord, reagisci”

Mar 24th, 2011 | Categoria: news
La ‘ndrangheta reggina “che non solo ha accumulato e continua ad accumulare immense ricchezze con il suo ruolo di intercolutore privilegiato dei narcotrafficanti sudamericani, ma è anche riuscita ad espandersi in molte parti del mondo a cominciare dalla Lombardia e da altre regioni del Nord Italia” non è un ”fenomeno nuovo” ma ”stiamo assistendo ad un’evoluzione decisiva”. Lo scrive Giuseppe Pignatone, capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, in una lettera al Corriere della Sera. Il procuratore reggino spiega che un ”cono d’ombra informativo ha impedito di cogliere non solo la diffusione dell’omertà e del silenzio in tante province lombarde, come denunciato dalla procura della Repubblica di Milano, ma, ancora e di più, la presenza della ‘ndrangheta in tanti settori dell’economia dell’Italia centrale e settentrionale luogo ideale per investire, senza destare troppo l’attenzione, somme ingentissime, di cui le cosche dispongono. Chiarissimo è stato in questo senso l’allarme del Governatore della Banca d’Italia”. Nella lettera Pignatone parla della ”precisa consapevolezza” che ”bisogna contrastare la ‘ndrangheta tanto in Calabria, dove ci sono il cuore e la testa dell’organizzazione, quanto nel Nord Italia, dove...


Omertà lombarda

Dic 16th, 2010 | Categoria: news
Nonostante i fenomeni di estorsione e usura continuino a verificarsi in Lombardia, le vittime non denunciano i loro “cravattai”. A lanciare il grido d’allarme il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, la quale ha aggiunto che il dato che non stiano pervenendo denunce «è un fatto sintomatico e ne prenderemo atto. Non possiamo immaginare che, dopo l’operazione Crimine, i fenomeni di estorsione e usura siano stati eliminati, anche perché essi esistono e li stiamo monitorando continuamente». Una situazione che assume significati ancora più preoccupanti se si pensa che «dalle associazioni di categoria non pervengono denunce relative ai fenomeni estorsivi – come avvenuto per esempio a Palermo – e se la si contestualizza nel momento di crisi che stiamo vivendo». Tali aspetti sono emersi nel corso della conferenza stampa indetta dalle Procure di Milano e Reggio Calabria: alla presenza dei loro rispettivi procuratori – Ilda Boccassini, per l’appunto, e Giuseppe Pignatone – è stato reso noto che oggi la Dda lombarda inoltrerà la richiesta di giudizio immediato per 174 delle oltre 300 persone arrestate lo scorso 13 luglio nell’ambito dell’operazione Crimine, saltando così la fase dell’udienza preliminare. La parte dell’inchiesta coordinata dalla Dda reggina sarà invece chiusa a gennaio: «Il ramo reggino è più...


Infiltrazioni ‘ndranghetiste nella ricostruzione dell’Abruzzo

Nov 4th, 2010 | Categoria: news
Sabato scorso – il 30 ottobre – a Reggio Calabria sono state arrestate 33 persone. Secondo la Procura della provincia reggina gli indagati sono esponenti delle cosche Borghetto-Caridi-Zindato oltre che Serraino e Rosmini. L’importanza di questi arresti sta, secondo la stessa procura, nel ruolo ‘dirigenziale’ svolto dagli arrestati. Nel gruppo spiccano infatti i nomi di Diego Rosmini, Domenico Serraino e Giuseppe Zindato, tutti esponenti di primo piano. L’attività degli investigatori della Questura di Reggio era cominciata nel 2007 ma le indagini interessano un arco temporale che inizia nel 2002 e finisce col giorno degli arresti. I crimini contestati sono numerosi: omicidi, estorsioni, danneggiamento a fini estorsivi, detenzione e porto di armi, fittizia intestazione di beni e attività imprenditoriali. I Borghetto-Zindato-Caridi come anche i Serraino e i Rosmini esercitavano il controllo del territorio tramite la pratica estorsiva. I loro obbiettivi prioritari erano gli esercizi commerciali; il settore più fruttuoso era quello edile: per l’esecuzione di qualsiasi genere di lavoro venivano imposte agli imprenditori le ditte gradite ai vertici del clan. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura erano in realtà 34. L’assente, tuttora latitante, è Francesco Zindato, sospettato di essere l’autore dell’omicidio di Giuseppe Lauteta, avvenuto l’11 gennaio 2006...